11 settembre 2001
8.15 EDT |
| Editoriale |
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Sulla violenza |
| Baudrillard,
L'esprit du terrorisme |
| Carens, Culture,
Citizenship and Community |
| Galeotti, La
tolleranza. Una proposta pluralista |
| Gellner, Le
condizioni della libertà |
| Oppenheim,
Il ruolo della moralità
in politica estera |
| Rawls, Il
diritto dei popoli |
Von
Clausewitz, Della Guerra
Indice
L'autore
Links |
| Walzer, Sulla
tolleranza |
| Wohlrapp, Schmücker,
Ladwig, in "Deutsche Zeitschrift
für Philosophie" 48 |
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Della Guerra è probabilmente, oltre che il più
noto, anche il più significativo tentativo nella storia occidentale
di comprendere la guerra, sia nelle sue interne dinamiche sia come
strumento di politica. Nella sua forma attuale il libro è
giunto a noi quale fu pubblicato dalla vedova nel 1832, un anno
dopo la morte di Clausewitz, raccogliendo insieme le carte del marito.
Si trattava di studi che si trovavano ad un diverso livello di elaborazione
e ancora largamente incompiuti. Questa incompletezza e l'assenza
di una revisione finale pesano assai sul libro che risulta difficile
e a volte contraddittorio. Giudizi lapidari e definizioni sintetiche
si alternano a lunghe dissertazioni su minimi dettagli e anche il
lettore più benevolo riesce a seguire con fatica capitoli
quali quello sull'organizzazione delle marce (pp. 380-391)
o sulla disposizione difensiva delle truppe di montagna (pp. 545-559).
Nonostante questi limiti, però, Della Guerra è
ricchissimo di spunti e costituisce una lettura filosofica assai
stimolante.
La riflessione di Clausewitz non è indirizzata genericamente
alla violenza né si occupa di considerare se la guerra sia
intrinseca alla natura umana, o una dimensione permanente dello
spirito. La sua indagine è assai più ristretta e presuppone
l'esistenza degli Stati organizzati quali organismi politici in
grado di rappresentare un intero popolo: la guerra è una
delle possibili forme di relazione tra i vari Stati. Prescindendo
da ogni considerazione di carattere morale, Clausewitz si prefigge
di svolgere intorno alla guerra una trattazione scientifica: il
suo scopo è spiegare cosa la guerra sia nella sua particolare
realtà, cosa è possibile ottenere per il suo tramite,
cosa invece non è lecito attendersi da essa; quale è
il suo funzionamento, in che misura funziona, quali sono le linee
probabili del suo sviluppo e in che modo è possibile giungere
a tali previsioni. Questo non significa, però, ricercare
una considerazione della guerra scientifica in senso fisico-matematico.
La guerra sfugge ai rigidi modelli matematici perché è
un fatto sociale ed è connessa con la competitività
dei popoli: gli interessi, gli obiettivi, i mezzi e le masse delle
forze che si oppongono, e che costituiscono la guerra, si influenzano
continuamente e reciprocamente. In guerra le parti interagiscono
tra loro cercando di spiazzarsi a vicenda, di ingannare l'avversario,
di approfittare delle sue debolezze, di sorprenderlo con nuove soluzioni.
La teoria dovrà dunque considerare principalmente i mezzi
per giungere alla vittoria. La sintesi teorica e la sistematicità
del sapere si realizzano nella coscienza del comandante di armata
il quale deve saper trasformare il suo apparato concettuale in decisione:
i suoi sono atti di consapevolezza trasformati in azione, in prassi.
Suo compito quello di saper riportare ad unità i mille momenti
scomposti e frammentari della battaglia. Questa soggettività
del comandante, lontana tanto dall'arbitrio delle scelte casuali
quanto dall'astrattezza di chi pretende l'applicazione di norme
universali, ha un sapore hegeliano e ricorda il carattere della
volontà determinata descritto nei primi paragrafi della Filosofia
del diritto. In quella singolare unità di anima e corpo costituita
dal comando e dalla sua armata si realizza un concetto concreto
costituito dall'atto del comando. In guerra, secondo Clausewitz,
tutto è finalizzato al combattimento ma questo non costituisce
il fine della guerra bensì il mezzo mediante il quale si
svolge. Una contraddizione soltanto apparente che trova soluzione
nella distinzione tra guerra assoluta e guerra relativa. Ciò
che distingue la guerra dagli altri comportamenti sociali organizzati
è il fatto che lo scopo ultimo in guerra è abbattere
l'avversario, piegarne la volontà sino alla cancellazione.
A questo scopo, secondo la logica interna della guerra, tutto dovrebbe
essere subordinato. In realtà, però, una serie di
considerazioni pongono sempre dei limiti a come le guerre vengono
condotte. Clausewitz distingue tra la logica interna della guerra
e la sua funzione sociale. Egli mostra la guerra nel suo aspetto
più puro, unilaterale, nei suoi caratteri più estremi,
al fine di marcarne le differenze e le peculiarità esclusive,
e poiché ciò che caratterizza la guerra è il
suo carattere di violenza, Clausewitz ne estremizza le posizioni
marcandole in modo assoluto: in guerra occorre colpire il nemico
con forza, utilizzando subito tutta l'energia possibile, evitando
ogni escalation ma cercando in tempi rapidi la decisione finale.
Poiché ragionevolmente il nemico farà la stessa cosa,
ogni utilizzo parziale delle forze a disposizione, ogni perdita
di tempo, ogni ritardo, favorirà il nemico e danneggerà
la nostra azione. Dal punto di vista della pura logica la guerra
non può che tendere all'estremo assoluto. In realtà
però le cose non vanno mai così e sempre una serie
di considerazioni gradua lo svolgimento dell'azione bellica. Caratteri
dei popoli, situazioni storiche, alleanze, disponibilità
economiche, scopi politici: tutto questo spinge la guerra sempre
lontano dalle sue conseguenze assolute e pone limiti costanti all'azione
dei condottieri e dei governi. Dall'assoluto si passa alla condotta
ragionevole della guerra, una ragionevolezza che comporta una serie
di mediazioni. Tra queste Clausewitz rileva il ruolo dell'asimmetria
delle forze, dell'incertezza, del maggior potere della difesa rispetto
all'attacco, e soprattutto di quello che definisce l'attrito: l'inevitabile
irrazionalità che si insinua nei movimenti di grandi masse
di uomini e nella linea di comando, rendendo sovente vani i migliori
piani militari. Tutto questo sembra rendere impossibile preparare
un piano di guerra ispirandosi ai criteri della guerra assoluta.
Il compito di sciogliere tutti questi nodi è affidato da
Clausewitz alla politica. Come è noto una delle più
celebri definizioni di Clausewitz è proprio quella relativa
al rapporto tra guerra e politica: "La guerra non è
che la continuazione della politica con altri mezzi. La guerra non
è dunque, solamente un atto politico, ma un vero strumento
della politica, un seguito del procedimento politico, una sua continuazione
con altri mezzi" (p. 38). È compito della politica
dettare le regole della guerra, stabilire i suoi scopi e le sue
modalità. "Lo scopo politico, motivo primo della
guerra, darà dunque la misura tanto dell'obiettivo che l'azione
bellica deve raggiungere, quanto degli sforzi che a ciò sono
necessari" (p. 29). È proprio la politica a
riportare nella concretezza ogni azione bellica, a dettare le regole
e a dare alla guerra il suo senso. Lontano da ogni bellicismo e
militarismo, è proprio questo generale prussiano a suggerire
che sia il governo politico e non il comando militare a dare le
regole alla guerra. Alla fine, infatti, è sempre la politica
ad avere il ruolo maggiore e la guerra resta sempre un evento eccezionale.
La politica può ricorrervi, ma non deve necessariamente ricorrervi.
Essa è un mezzo, tra tanti. È indicativo che neanche
nella considerazione della guerra assoluta Clausewitz (al contrario
di Platone ne Le Leggi: I, 625e; 626a; 626c) si spinga tanto
in là da affermare che lo Stato debba sin dalla pace prepararsi
per vincere ogni guerra. La mobilitazione delle masse e delle forze
morali, delle risorse, delle armi rimane un evento possibile nelle
vicende umane ma non tale da determinare ogni senso delle scelte
politiche.
Clausewitz non vuol spiegare la guerra in termini sociologici o
con teorie politiche ma comprenderne la logica interna. Il suo interesse
non è però solo quello di disegnare una fenomenologia
della guerra, ma anche quello di evidenziare il ruolo della comunità
politica. Molte delle sue pagine sono dedicate alla situazione morale
delle popolazioni oltre che delle armate e alla loro influenza sugli
eventi bellici. Non la competitività o l'aggressività
spingono alla guerra: è chi si difende che vuole la guerra.
L'aggressore non desidera la guerra, solo ottenere vantaggi sul
difensore. È questo che, per evitare svantaggi troppo forti,
è costretto a difendersi sul piano militare. Ma proprio queste
considerazioni spalancano il rapporto con la politica. La decisione
su quali siano i limiti dei compromessi accettabili, il problema
dei costi e dei tempi delle azioni belliche, i possibili vantaggi
cui mirare: tutte queste sono considerazioni politiche e costituiscono
il quadro di riferimento all'interno del quale avvengono poi gli
eventi bellici. Senza la politica la guerra è insignificante,
inconcepibile, priva di senso e scopo: priva di realtà. Considerare
la guerra in stretto rapporto con la politica non equivale, naturalmente,
a dire che la politica e la guerra sono la stessa cosa, bensì
che solo lo Stato è considerato il rappresentante della comunità
nei confronti degli altri Stati. Una guerra senza politica sarebbe
insensata, non così, ovviamente, una politica senza guerra.
La guerra è uno degli strumenti di cui la politica si serve
per i suoi fini. La guerra comporta ineliminabilmente un elemento
irrazionale e la tecnica è il tentativo di ridurre questa
irrazionalità. Se poi sia la politica stessa a poter contenere
in sé nuclei di irrazionalità, questo, il filosofo-generale,
al suo tempo non ha saputo valutarlo.
Indice |
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L'edizione proposta da Mondadori riprende integralmente la prima
edizione critica italiana, pubblicata a cura dello Stato Maggiore
dell'Esercito a Roma nel 1942.
Della Guerra è composto di otto libri, ciascuno,
come accennato, con un diverso livello di elaborazione e revisione
formale. Il primo libro è quello che sembra avvicinarsi alla
forma definitiva della redazione (anche se non è ovviamente
detto che Clausewitz lo avrebbe lasciato senza ulteriori interventi);
i libri dal due al sei sono ad uno stato molto avanzato mentre gli
ultimi due sono lontani dalla redazione definitiva ed abbiamo solo
degli schemi. Libro I: Dell'essenza della guerra. Libro II: Della
teoria della guerra. Libro III: Della strategia quale argomento
principale. Libro IV: Il combattimento; Libro V Le forze combattenti.
Libro VI La difensiva. Libro VII: L'offensiva (schemi). Libro VIII:
Il piano di guerra (schemi).
L'autore |
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Nato da una famiglia della piccola borghesia, Clausewitz si arruolò
nell'esercito prussiano a soli 12 anni, nel 1792. Nel 1794 divenne
ufficiale e utilizzato in compiti di guarnigione sino al 1806. In
questo periodo divenne amico di uno dei principali generali prussiani,
Scharnhorst, e fu da lui introdotto a corte. Nel 1806 partecipò
alla campagna di Jena e fu catturato dai francese. Tornato in Prussia
nel 1808 si impegnò insieme a Scharnhorst nella riforma dell'esercito
ma, in disaccordo con quella che gli sembrava una linea politica
filofrancese, rassegnò le sue dimissioni dall'esercito prussiano
e si arruolò, cosa frequente all'epoca, in quello russo.
Membro dello Stato Maggiore russo prese parte alla campagna del
1812 e fu tra i protagonisti dei negoziati che spinsero la Prussia
ad abbandonare la coalizione napoleonica. Ritornato nell'esercito
prussiano partecipò alle campagne del 813-14 e a quella conclusiva
del 1815. Divenuto generale nel 1818 si aspettava di poter ricevere
adeguati riconoscimenti dal sovrano prussiano ma, sospettato di
essere un riformista, venne nominato amministratore capo del Collegio
militare: una carica che era a metà tra una sinecura e un
insulto. Dal 1818 al 1830 lavorò a Della Guerra senza
però che tutto questo periodo fosse sufficiente a fargli
concludere il lavoro. Richiamato in servizio attivo a seguito degli
eventi del 1831 fu inviato sul fronte polacco ove morì per
la medesima epidemia che uccise anche Hegel
Links |
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Poche in genere le risorse sul web per Clausewitz:
- http://www.clausewitz.com/CWZHOME/CWZBASE.htm
Il web è dedicato in modo specifico a Clausewitz ed è
anche l'unico sviluppato professionalmente. È possibile
rinvenire il testo integrale, sia in tedesco sia in traduzione
inglese, di Vom Krieg, oltre a numerosi articoli e discussioni.
È certo il sito più completo sull'autore.
Oltre a questo mancano pagine web dedicate a Clausewitz. Altri
siti offrono però risorse comunque utili. Numerose sono le
singole pagine che svolgono particolari discussioni degli aspetti
militari, soprattutto tra i siti ufficiali delle varie forze armate
americane.
Per discussioni più strettamente filosofiche e storiche:
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