Parole chiave: filosofia analitica, filosofia del linguaggio
Gli spunti esegetici contenuti in questo volume testimoniano la
profonda vitalità che gli scritti di Wittgenstein mantengono,
nonostante quasi un secolo di studi e interpretazioni. È con felice
sorpresa che si nota, infatti, come il Tractatus logico-philosophicus,
uno dei testi più conosciuti e che tanto hanno influenzato il pensiero
del Novecento, riesca ancora a suggerire chiavi ermeneutiche inedite,
dopo aver dato vita a innumerevoli tentativi di interpretazione e aver
generato molteplici derivazioni. Così, in modo straordinario le quasi
ottanta pagine del Tractatus, che possono essere lette in un
pomeriggio, invitano ancora ad un confronto capace di imprevedibili
intuizioni e ribadiscono la loro resistenza ai tentativi di dominarne
in modo definitivo la complessità. Una complessità lessicale e
stilistica, semantica e culturale, non meno che filosofica in senso
stretto. E, in questa prospettiva, il volume di Bazzocchi espone una
chiave ermeneutica del testo wittgensteiniano davvero stupefacente per
semplicità, fecondità di risultati e autorevolezza; si tratta infatti
dell’indicazione per la corretta comprensione del testo data da
Wittgenstein stesso e finora sorprendentemente non valorizzata
adeguatamente dai diversi interpreti e commentatori.
Il breve volume si articola in due parti: la prima prende in esame
proprio il celeberrimo Tractatus logico-philosophicus, mentre la
seconda il manoscritto originale, noto come Ms 104, in parte pubblicato
nel volume Prototractatus. Com’è noto, infatti, durante il servizio
militare Wittgenstein scrisse le sue riflessioni filosofiche su diversi
quaderni che portava con sé nello zaino; da queste annotazioni nacque
il solo libro di filosofia che pubblicò, il Tractatus appunto,
costruito dall’autore attraverso una scelta degli enunciati migliori,
riordinati e numerati. Il Tractatus si presenta così non diviso in
normali capitoli, ma costituito da una serie di proposizioni numerate.
In particolare, troviamo sette proposizioni fondamentali, che
presentano numeri crescenti da 1 a 7, che rappresentano l’impalcatura
formale dell’intero testo; ognuna di esse, ad eccezione dell’ultima,
trova poi uno svolgimento e un commento in altre proposizioni numerate
con una cifra decimale che segue, secondo un ordine crescente, quella
della proposizione di riferimento. Si formano così gruppi di
proposizioni ordinate secondo un criterio che vuole essere non solo
logico, ma anche di rilevanza teoretica: al crescere del numero che
contrassegna un enunciato corrisponde una diminuzione della sua
importanza. La proposizione 1, ad esempio, è commentata dalla 1.1, che,
a sua volta, lo è dalla 1.11, 1.12 ecc. In definitiva, si sviluppa un
sistema d’ordine che permane in qualsiasi proposizione a qualsiasi
livello: la proposizione 2.17, settimo commento all’enunciato 2.1, è
sviluppata dalla 2.171, come la 5.23 dalla 5.231, ecc.
Il Tractatus, che si presenta appunto come una successione di
proposizioni secondo l’ordine crescente dei decimali, è stato
solitamente letto, commentato e interpretato seguendo l’ordine con cui
compaiono gli enunciati nelle pagine a stampa. La tesi che viene
sostenuta da Bazzocchi, al contrario, è che attraverso i decimali
Wittgenstein stesso abbia indicato una modalità di lettura e di
approccio all’opera diversa da quella che segue l’ordine sequenziale
delle pagine a stampa. Gli enunciati vengono infatti presi in esame
considerando in successione i commenti di pari livello a una medesima
proposizione, per passare quindi all’analisi delle proposizioni a
livelli di maggiore approfondimento. Così, ad esempio, è estremamente
differente leggere il Tractatus considerando dapprima l’insieme delle
proposizioni 5.1, 5.2, 5.3 ecc., quali commenti in successione di 5, e
solo successivamente i vari commenti a ciascuna di esse. Nella versione
a stampa, invece, diverse pagine separano 5.1 da 5.2, che segue
direttamente dopo 5.156, una delle sei proposizioni poste a commento a
5.15 e quindi ad un livello logico davvero distante da quello di 5.1 o
5.2. Con questa intuizione viene modificata l’esegesi del Tractatus e
vengono risolti in modo davvero convincente diversi nodi aporetici e
aspetti che sembravano mostrare una certa oscurità. In particolare,
questa scelta riceve rilevante corroborazione dalle diverse
proposizioni che iniziano con espressioni come “qui si mostra …” o “qui
si vede …”, davvero criptiche se legate all’enunciato subito precedente
nella pagina a stampa e, al contrario, estremamente chiare se poste in
riferimento alla proposizione di pari livello immediatamente
precedente.
Questa opzione esegetica conduce il lettore alla scoperta della
struttura logica di fondo del Tractatus, paragonabile ad un albero
dalle tante ramificazioni su livelli logici diversificati a partire dai
sette “rami” principali. Con estrema naturalezza ed efficacia, inoltre,
l’intreccio dei contenuti fondamentali, una volta palesato nella sua
cristallina limpidezza, introduce spesso ad una differente comprensione
del pensiero di Wittgenstein e alla risoluzione di alcuni passaggi, che
senza l’indicazione di una lettura di questo genere restavano come veri
e propri enigmi.
Un caso emblematico, tra i tantissimi risultati che questo principio di
lettura offre e che l’autore propone con magistrale chiarezza, è
fornito dalla comprensione del famosissimo enunciato 7 “Su ciò, di cui
non si può parlare, si deve tacere”. Esso segue la proposizione 6.53
“Il metodo corretto della filosofia sarebbe propriamente questo: Nulla
dire se non ciò che può dirsi; dunque proposizioni della scienza
naturale – dunque qualcosa che con la filosofia non ha nulla a che fare
[…]” e 6.54 “Le mie proposizioni illuminano così: Colui che le
comprende le riconosce insensate, se è asceso per esse – su esse –
oltre esse. (Egli deve, per così dire, gettare via la scala dopo essere
asceso su di essa). Egli deve trascendere queste proposizioni; è allora
che egli vede rettamente il mondo”. La lettura sequenziale degli
enunciati porterebbe ad una contraddizione: se le proposizioni del
Tractatus sono insensate e ciò che è insensato si deve tacere, il
Tractatus non doveva essere scritto. Radicalmente diversa è la lettura
che pone le proposizioni al livello logico che la numerazione assegna
loro: la proposizione 7 appartiene al livello degli enunciati cardine
del testo e va intesa dopo la proposizione 6, la quale riguarda la
forma generale di ogni proposizione e che concerne pertanto tutto ciò
che si può dire. Dopo di essa l’enunciato 7 suona come un principio di
logica formale: ciò che non si può dire, si deve non dire. E’ evidente
invece che leggere la proposizione 7 dopo la 6.53 e 6.54, da intendersi
come commenti a 6.5, produca effetti fuorvianti oltre alla necessità di
interpretazioni che, tentando di far chiarezza, porteranno ulteriori
fraintendimenti.
Non può non suscitare stupore, infine, il notare come questa svolta
esegetica tragga spunto dall’unica nota a corredo del Tractatus che
Wittgenstein stesso scrisse e nella quale dichiarava esplicitamente che
i decimali indicano il valore logico delle proposizioni, tanto che
enunciati come n.1 o n.2 sono commenti di n e enunciati come n.m1 o
n.m2 sono commenti a n.m, suggerimento prezioso non valorizzato finora
a sufficienza dai diversi interpreti del Tractatus. “Simplex sigillum
veri” sembra riecheggiare dalla lettura di Bazzocchi del testo
wittgensteiniano: semplice l’indicazione di Wittgenstein, semplice la
sua applicazione, semplice la stessa risoluzione degli aspetti
problematici. Ovviamente, si tratta di una semplicità più metodologica
che di accesso alla comprensione del pensiero di Wittgenstein, che si
giova comunque di una notevole depurazione da inadeguate
interpretazioni.
Il volume è quindi arricchito dalla seconda parte, nella quale l’autore
esamina il manoscritto del Tractatus, noto come Ms104, mostrando come
il Tractatus sia stato scritto proprio “facendo crescere” la struttura
logica di fondo. Wittgenstein ha infatti aggiunto via via commenti alle
proposizioni già presenti. Usando la metafora arborea, che l’autore
propone, si può affermare che l’albero del Tractatus è cresciuto a
partire dai sette rami fondamentali, arricchendosi di nodi sempre più
distanti e che Wittgenstein stesso abbia elaborato i rami fondamentali
e poi abbia ad essi aggiunto i rami secondari, per poi aggiungerne
altri ad essi, rispettando nella fase di stesura soltanto l’ordine
logico, come testimonia la sempre precisa numerazione, e non la
successione lineare. Significativamente, ad esempio, la pagina 5 di
Ms104 presenta di seguito le proposizioni 3.01, 3.11, 3.12, 3.13, 3.21,
1.12, 2.03 ecc., enunciati che saranno poi stampati in ben diverso
ordine.
In conclusione, lo studio di Bazzocchi rappresenta, per il neofita,
certamente una sicura guida alla comprensione del Tractatus, magari in
seguito ad una lettura dell’opera stessa, ma, d’altro canto,
difficilmente non riuscirà ad appassionare anche i profondi conoscitori
di Wittgenstein, sia per le novità che introduce, sia in ragione degli
ulteriori sviluppi che questa chiave interpretativa può suggerire
proprio al lettore esperto.
Indice
Prologo
Prefazione
Parte prima
Esercizio di lettura
Un esempio
Ordine arboreo vs ordine lineare
Rappresentazione perspicua
L’albero e la città
Forma e figura
Il gioco delle somiglianze e delle differenze
Il tocco lieve della farfalla
I codici con lo zero
Come le maglie di una catena
Baricentro
Geroglifici o proposizioni munite di senso
La possibilità di tutte le similitudini
Vedi supplemento 72
Dove p rappresenta s
Concordanze e discordanze
Opposti estremismi
Sequitur
Qui, dove?
Segni d’interpunzione
Il grande specchio
Percepire il complesso
Tra logica e scienza
I problemi forse più concreti che ci sono
Chiarezza
Enigmi
Una simmetria nel profondo
Senza finale
Parte seconda
Il manoscritto del Tractatus
La prima pagina di Ms104
Come cresce l’albero del Tractatus
Rivisitando la sciarada
Il mistero della negazione
Le prime 5 pagine
Geroglifici o si bemolle?
Come è nel taccuino, e quale è stampata sulla carta
Tra parentesi
Per chaos ordo
Cronologia e struttura
Il laboratorio a fogli sciolti
L’avvertenza in testa al manoscritto
Dai Notebook al Trattato
Due alberi a confronto
La forma generale
Il posto dell’etica e della proposizione 7
Il giusto livello
Finali immaginari
La forma è la possibilità della struttura
La revisione definitiva del ramo 2
Rielaborazioni ed accorpamenti
La Korrektur che non c’era …
…e quella che abbiamo sempre avuto
L’albero definitivo
Linearizzazione
L’ultimo commento
Opere citate
L'autoreLuciano Bazzocchi si è laureato in Filosofia alla Scuola Normale e si è occupato di ingegneria del software, di intelligenza artificiale e di neuronica. Ha approfondito i rapporti tra ragionamento naturale, logica formale e calcolo automatico, realizzando alcuni sistemi esperti in biblioteconomia e in piani regolatori urbani. Sul Tractatus di Wittgenstein, in particolare, ha pubblicato una dozzina di articoli e capitoli di libro.
