Sociologia, Filosofia politica, Filosofia della religione
Nell’introdurre al
pensiero di Max Weber il
presente volume intende presentare una ricognizione del panorama
della ricezione internazionale dell’opera del sociologo tedesco,
maturata nel corso della seconda metà del novecento.
Il punto di
partenza dei tre capitoli in cui è suddiviso il libro, è il
cosiddetto canone weberiano, originariamente fissato dalle edizioni
postume delle opere di Weber curate dalla moglie Marianne e
successivamente dallo studioso Johannes Winckelmann.
Questa linea
interpretativa, che ha a lungo condizionato l’orientamento delle
ricerche weberiane, ha privilegiato l’analisi di alcuni contenuti
dell’opera di Weber (in particolare alcune parti di Economia e
società, i cosiddetti scritti metodologici, le due conferenze di
Monaco e le tesi sul rapporto tra capitalismo e protestantesimo) a
scapito di altri.
Il volume in questione propone una ricostruzione
storico-critica delle principali fasi di decostruzione del canone
weberiano al quale numerosi studiosi hanno imputato il limite di non
essere riuscito a fornire una comprensione sistematica del pensiero
del sociologo di Erfurt.
Il percorso proposto dall’autrice, nel
tentativo di restituire una lettura organica del pensiero di Max
Weber, procede per progressivi ampliamenti dell’orizzonte
interpretativo, in sintonia con l’evoluzione del dibattito avviato
negli anni ’60.
Per gli interpreti che hanno promosso tale
operazione, la revisione del canone weberiano è consistito
innanzitutto nell’adottare un approccio che tenesse conto della
totalità della produzione teorica dell’autore e secondariamente
nell’attribuzione di un diverso ruolo e peso specifico ai suoi
singoli scritti, in funzione della nuova centralità accordata al
leit motiv della razionalizzazione.
Il lavoro ermeneutico
cui nel corso degli anni è stato sottoposto il corpus
weberiano ha portato gli interpreti a porre di volta in volta
l’accento sulle diverse materie che sono state oggetto di studio e
di interesse da parte del pensatore tedesco: lo studio dei meccanismi
di sviluppo e consolidamento del capitalismo occidentale, le indagini
storico-sociologiche sul rapporto tra processi di razionalizzazione e
fenomeni religiosi, le considerazioni metodologiche sullo statuto
delle scienze sociali, l’analisi dei meccanismi di potere che
governano la società moderna, l’esplorazione teorica dei vari tipi
dell’agire sociale e della condotta pratica razionale concepita in
senso storico-universale.
Alla luce di tali approfondimenti il
fulcro del lavoro weberiano, secondo Triggiano, può essere rinvenuto
nel tentativo di “spiegare la peculiarità del razionalismo
occidentale e nell’ambito di questo, del razionalismo occidentale
moderno, a partire dalle condizioni economiche, ma senza trascurare
il nesso opposto” (p. 104), ovvero il condizionamento della
condotta di vita sulla sfera dello sviluppo economico.
Il primo
capitolo del libro, Dal canone weberiano alla svolta di Reinhard
Bendix, ricostruisce dapprima in sintesi i contenuti essenziali
delle principali opere di Weber: Economia e Società (1922),
tradizionalmente ritenuta la summa del suo pensiero, L’etica
protestante e lo spirito del capitalismo (1904), i saggi
metodologici e le conferenze del ’17 e del 19 su La scienza
come professione e La politica come professione.
L’autrice enumera i fondamenti della ‘sociologia
comprendente’ weberiana che si propone come obiettivo quello di
fornire una spiegazione causale dell’agire sociale e ne illustra le
specificità nel contesto del dibattito tedesco dell’epoca tra
storici e positivisti sul metodo delle scienze sociali.
Parallelamente vengono riassunte le linee guida della ricerca
weberiana sui temi della genesi e dello sviluppo del capitalismo in
base ai contenuti esposti in Economia e Società e nell’Etica
protestante: nella prima, a partire da un’analisi del sistema
capitalistico, e in particolare del sistema capitalistico moderno
inteso come specifica, sebbene non unica, forma di razionalizzazione
della civiltà occidentale, prevale l’intento di esplicitare le
connessioni sussistenti tra la sfera economica e la dimensione
politica, religiosa e giuridica; nella seconda, invece, Weber
privilegia la comprensione delle caratteristiche del tipo di condotta
razionale che ha consentito l’emergenza di questo modo di
produzione.
Il seguito del capitolo è costituito
dall’esposizione della svolta interpretativa compiuta da Reinhard
Bendix, lo studioso americano che ha avuto modo di riaccendere
l’interesse nei confronti dell’opera di Weber con la
pubblicazione nel 1960 del volume intitolato Max Weber an
intellectual portrait. L’opera di Bendix, che prende le mosse
dalla constatazione dello stato di frammentazione della letteratura
weberiana, incapace di rendere conto della complessità dell’opera
dello studioso tedesco, muove alla ricerca di un possibile filo
conduttore alla luce del quale comprendere l’insieme degli scritti
di Weber. Bendix giunge per primo a formulare l’ipotesi del tema
del razionalismo occidentale come centro propulsore della ricerca
weberiana e ad attribuire un ruolo importante agli scritti di
sociologia della religione - ovvero agli studi comparativi dei
sistemi di pensiero sottesi alle diverse religioni antiche e moderne
- in virtù delle profonde connessioni che essi intrattengono con i
testi di sociologia politica e analisi economica.
Le tesi di
Bendix, come sottolinea Triggiano, hanno rappresentato il punto di
partenza della nuova stagione di studi weberiani inaugurata in
Germania nel corso degli anni ’70 e ’80 grazie al contributo di
tre autorevoli interpreti, Friedrich H. Tenbruck, Wolfagang
Schluchter e Jürgen Habermas a cui è dedicata la seconda e più
corposa sezione di questa Introduzione intitolata Da
Economia e società a Sociologia della religione. Verso un nuovo Max
Weber.
L’autrice sottolinea come questa nuova fase di
ricezione dell’opera di Weber si sia avvalsa delle acquisizioni
della ricerca di Bendix per ridiscuterle, correggerle e superarle.
Comune ai tre studiosi tedeschi è stato l’interesse accordato agli
scritti di Sociologia della religione considerati il punto di
partenza per una comprensione organica della riflessione di Weber.
Questi scritti, pubblicati dall’autore nel 1920,
comprendono insieme all’Etica protestante e al testo su Le
sette protestanti e lo spirito del capitalismo, i saggi su
Confucianesimo e taoismo, Le considerazioni intermedie,
le Osservazioni preliminari, e l’Introduzione
all’etica economica delle religioni universali; mentre
Induismo e buddismo e Giudaismo antico sarebbero stati
pubblicati postumi dalla moglie di Weber. Il mutamento di paradigma
avviato dagli interpreti tedeschi presuppone una diversa
ricostruzione della cronologia delle opere di Weber (Economia e
Società, a differenza di quanto ritenuto da Bendix, non viene
considerato l’ultimo dei suoi scritti, ma collocato anteriormente a
l’Etica economica delle religioni universali) e presuppone
anche l’assunto che le indagini sul fenomeno religioso - sul
rapporto tra religione e economia, e più in generale tra religione e
società - costantemente rimaneggiate nel corso degli anni, siano
state il fulcro essenziale della ricerca di Weber: proprio su questo
terreno egli cercò di articolare il problema della genesi del
razionalismo occidentale.
I lavori di Tenbruck, Schluchter e
Habermas si concentrano sul concetto di razionalizzazione. Secondo
l’ipotesi di Tenbruck il processo di razionalizzazione viene
concepito da Weber nella forma del disincantamento (che
comincia agli albori della civiltà e giunge fino al protestantesimo
moderno) e nella forma della modernizzazione (che riguarda,
nello specifico, l’intensificazione e gli sviluppi occidentali di
questo fenomeno). Sempre secondo Tenbruck il disincantamento
rappresenterebbe un’acquisizione matura della riflessione
weberiana, coincidente con la stesura degli scritti di sociologia
della religione.
In una prima fase che corrisponde alla redazione
dell’Etica protestante Weber si sarebbe soffermato piuttosto
sull’analisi del processo di modernizzazione innescato dalla
razionalità economica tipica del capitalismo moderno, per arrivare,
in alcune sezioni di Economia e società dedicate al potere e
al diritto, ad esplorare le implicazioni del protestantesimo ascetico
nell’ambito delle dinamiche di razionalizzazione sociale (non
soltanto economica, ma anche giuridica, politica ed etica). Tuttavia
soltanto ne L’etica economica delle religioni universali il
pensatore tedesco sarebbe pervenuto a elaborare una comprensione
articolata del carattere storico-universale del disincantamento
religioso, che avuto origine nel giudaismo antico e sullo sfondo del
quale è emersa la modernità occidentale.
Prendendo le mosse
dall’interpretazione di Tenbruck che legge la sociologia weberiana
in chiave evoluzionista, W. Schluchter ne Lo sviluppo del
razionalismo occidentale tenta di ampliare questa lettura per
render conto anche dell’impostazione comparativista del lavoro di
Weber, guidato, secondo lo studioso tedesco, dall’intento di
ricostruire una storia generale della società moderna. Nel far
questo Schluchter si concentra principalmente sulla sociologia delle
religioni e in particolare sulle descrizioni di Weber dei percorsi di
elaborazione delle “immagini del mondo” all’interno dei singoli
sistemi religiosi in oriente e occidente. Anche la riflessione di J.
Habermas, incentrata sull’analisi della modernità e la
comprensione delle sue patologie, prende significativamente spunto
dalle categorie weberiane e in particolare dal concetto di
razionalità cui il filosofo di Francoforte accorda un ruolo
essenziale all’interno della meditazione di Weber. Tuttavia nelle
pagine della Teoria dell’agire comunicativo Habermas
rimprovera al sociologo di Erfurt il fatto di aver conferito un
primato quasi esclusivo alla nozione di razionalità strumentale,
trascurando di analizzare approfonditamente il paradigma distinto e
complementare della razionalità comunicativa.
Questo secondo
capitolo termina con una rapida ricognizione della nuova svolta
interpretativa introdotta alla fine degli anni’80 dalla ricerca di
Wilhelm Hennis, in controtendenza rispetto alle acquisizioni cui
erano pervenute le ricerche di Bendix, Tenbruck e Schluchter, con cui
l’autore di Il problema Max Weber condivide nondimeno
l’esigenza di produrre una interpretazione sistematica e globale
dell’opera di Weber. Hennis, interrogandosi sugli intenti teorici
esplicitati dall’autore nelle pagine dei suoi scritti, rifiuta di
considerare il tema della razionalizzazione in Occidente come
l’oggetto precipuo della sociologia weberiana. Ricentrando
quest’ultima intorno alle tesi sviluppate nell’opera su L’etica
protestante e lo spirito del capitalismo, che occupò durante
tutta la vita la riflessione dello studioso, Hennis ritiene di poter
far coincidere l’obiettivo principale degli approfondimenti di
Weber con l’analisi della “condotta razionale della vita sul
fondamento dell’idea di professione come uno degli elementi
costitutivi dello spirito capitalistico moderno, e non soltanto di
questo, ma della civiltà moderna” (W. Hennis, Max Weber
Fragestellung. Studien zur Biographie des Werks, Tübingen, Mohr,
1987, p. 28). Il fulcro dell’interesse di Weber sarebbe stato
pertanto, secondo Hennis, la comprensione del meccanismi della
condotta razionale nel corso delle varie tappe di sviluppo
dell’umanità.
La terza e ultima parte del volume ripercorre le
tappe della ricezione italiana del pensiero di Weber. L’autrice
illustra le ragioni del ritardo con cui gli studi del pensatore
tedesco hanno cominciato ad essere tradotti, pubblicati e discussi in
Italia rinvenendo una delle cause principali di tale ritardo
nell’idealismo e nell’antipositivismo dominanti nella cultura
italiana della prima metà del secolo scorso che rifiutava di
riconoscere alla sociologia moderna lo statuto di una scienza
autonoma.
Dietro le sollecitazioni di Benedetto Croce, interessato
per lo più all’approfondimento degli scritti weberiani di
argomento politico, è stato tradotto nel 1919 lo scritto su
Parlamento e governo.
L’etica protestante e lo
spirito del capitalismo, pubblicata nel 1931-32, per lungo tempo
è stata la più dibattuta delle opere di Weber, poiché sembrava che
gli argomenti dell’analisi dello studioso tedesco sulla genesi del
capitalismo potessero essere utilizzati nella comprensione del
ritardo economico e sociale della società italiana.
Soltanto a
partire dagli anni ’50, in concomitanza con lo sviluppo della
sociologia come disciplina scientifica, si è affermato lo studio
sistematico delle opere di Weber, assurte al rango di capisaldi
nell’ambito delle scienze sociali.
Triggiano si sofferma in
particolare sui contributi interpretativi di P. Rossi e F.
Ferrarotti. Tanto i lavori di Ferrarotti (Max Weber e il destino
della ragione, 1964; Max Weber tra nazionalismo e democrazia,
1972) quanto quelli di Rossi (Weber e la razionalità del mondo
moderno, 1981; Max Weber. Razionalità e razionalizzazione,
1982) hanno orientato la lettura dell’opera weberiana intorno al
tema della razionalizzazione e sul processo di razionalizzazione
specifico del mondo moderno occidentale. Per Ferrarotti si è
trattato di liberare Weber dalla distorsione delle interpretazioni
antimarxiste sottolineando l’ampiezza della prospettiva
metodologica weberiana che, secondo lo studioso italiano, non doveva
essere letta in antitesi rispetto alla teoria di Marx, ma piuttosto
considerata come un apparato teorico capace di integrare
significativi elementi dell’impostazione marxista.
Nel novero
della storiografia weberiana più recente l’autrice presenta gli
interventi di due studiosi italiani contemporanei, Alessia Zaretti e
Dimitri d’Andrea, rispettivamente incentrati sull’analisi della
sociologia della religione e del pensiero politico di Max Weber. Il
lavoro di entrambi testimonia non solo della continuità della
tradizione italiana degli studi weberiani, ma anche
dell’imprescindibilità degli strumenti concettuali elaborati dal
sociologo tedesco per comprendere le istanze e i limiti della ‘gabbia
d’acciaio’ della contemporaneità.
Indice
Introduzione
Cap. I. Dal canone weberiano alla svolta di Reinhard Bendix
Cap.
II. Da Economia e società a Sociologia della religione. Verso un
nuovo Max Weber
Cap.III. La ricezione di Max Weber in
Italia
L'autriceDaniela Triggiano è dottore di ricerca in Sociologia, analisi sociale e politiche pubbliche presso l’Università degli Studi di Salerno.
