pensiero dell'esilio, esistenzialismo, cultura ebraica
L'istituto presso
la cui sede è stato stampato il volume è ovviamente il beneamato e
benemerito
Istituto per gli Studi Filosofici, che ha accolto il testo di Laura
Sanò, con
prefazione di Remo Bodei, nella
sua
collana dedicata a «Momenti e problemi della storia del pensiero».
Diciamo
subito di Rachel Bespaloff, pensatrice ancora pressoché sconosciuta,
senza
nemmeno una voce in Wikipedia, e sulla quale questo libro è il primo
lavoro in
assoluto pubblicato. Diremo poi dell'autrice, Laura Sanò.
Rachel
Bespaloff (1895-1949) – impariamo da questo lavoro – era un'ebrea
ucraina
emigrata in Svizzera, Francia e Stati Uniti, una filosofa non
accademica di
grande originalità e vigore, infilata sbrigativamente finora, dai pochi
autori
che se ne sono occupati, tra gli esistenzialisti. Di matrice giudaica,
credente
piena di dubbi (non c'è uscita tra ateismo e religione, scrisse),
Bespaloff fu
«marchiata a fuoco» (Braidotti) dall'esperienza dell'emigrazione e del
nomadismo, dalla condizione di esule, rifugiata, senza patria, sempre
alla
ricerca di una terra irraggiungibile. Due i luoghi principali
dell'esilio, che
danno anche il titolo alle due parti in cui l'autrice del volume
distribuisce,
come vedremo, il materiale di analisi: gli anni francesi (1915-1942) e
gli anni
americani (1942-1949, anno della morte per suicidio). In realtà v'erano
stati
un precedente brevissimo soggiorno a Kiev (i primi due anni, dopo la
nascita in
Bulgaria) e poi una permanenza ben più lunga a Ginevra,
quella degli anni formativi dei quali Sanò
nulla ci dice - non
si dimentichi che
si tratta comunque di una ricerca pionieristica - se non che l'autrice
giovinetta vi studiò «danza e musica».
A Parigi
Bespaloff si inserisce nei circoli degli intellettuali di punta, nei
quali
erano presenti molti ebrei emigrati dalla Russia, e partecipa con
entusiasmo
alla vita intellettuale della città, anche se le scelte di un marito
tirannico
la portarono a un certo punto lontano dalla capitale; se si pensa poi
anche
alla convivenza con una madre nevrastenica, che non andava d'accordo
col marito
di Bespaloff, si comprende come il quadro della sua vita familiare
fosse
infelicissimo, rallegrato soltanto dalla presenza dell'adorata figlia
Noemi.
Laura Sanò,
giovane e accurata studiosa del pensiero filosofico e già autrice di
altre
impegnative monografie, sceglie di parlare di Bespaloff in primo luogo
attraverso l'analisi dei testi, trattandosi di personaggio di cui si sa
ben
poco e di cui un'interpretazione di tipo ermeneutico sarebbe quasi
incomprensibile. Ci sono quindi «gli anni francesi» e «gli anni
americani, che
corrispondono più esattamente a «gli anni in cui Bespaloff scrisse
questo» e
«gli anni in cui Bespaloff scrisse quest'altro». In entrambi i paesi
vennero
scritti rispettivamente un libro monografico, alcuni articoli un po' di
corrispondenza. Non è tanto, ma Rachel Bespaloff non era una filosofa
accademica, lavorava
come insegnante
di un'altra materia e aveva da badare a una famiglia impegnativa, alla
casa e a
tutte quelle incombenze che bon gré mal
gré cadono addosso alle donne, filosofe e no.
La fase europea
vede comunque la produzione da parte di Bespaloff di studi su
Kierkegaard,
Heidegger – di cui fu una delle prime lettrici e interpreti francesi - Malraux ed altri, tra i
quali soprattutto Lev Šestov,
filosofo russo del Novecento altrettanto poco
conosciuto, anche se fu colui che a detta di Bespaloff produsse il suo
risveglio filosofico prima di essere alla fine da lei ripudiato.
La fase americana
appare più familiare al lettore
normalmente erudito, dal momento che nomi
e argomenti gli sono più o meno noti. Bespaloff, poco dopo
il suo arrivo
negli USA trovò lavoro nel collegio residenziale per ragazze (allora
come ora)
di Mount Holyoke, Massachusetts, grazie all'amico Jean Wahl (sul quale
pure è
uscita di recente una monografia a cura di Riccardo Piaggio, Tra esistenza e pensiero. Saggio su Jean
Wahl, il nuovo Melangolo, 2007). In quel periodo Bespaloff
compose un
saggio monografico sull'Iliade, che Sanò sceglie di mettere a confronto
con lo
scritto composto da Simone Weil negli stessi anni e sullo stesso tema: L'«Iliade» poema della forza, redatto
dall'estatica mistica francese alla fine degli anni '30 e stampato a
Marsiglia
nel 1941: «Entrambe donne, entrambe di famiglia ebraica, entrambe
esuli,
entrambe destinate a una morte prematura, esse hanno avvertito la
necessità di
compiere un ritorno al proprio passato, attraverso il confronto serrato
con uno
dei maggiori poemi epici dell'occidente», scrive di esse Sanò. Ma
mentre nella
Weil c'è una chiara e decisa condanna della forza, in Bespaloff la
guerra è
vista come necessaria e l'uso della forza come inevitabile nelle
relazioni
umane, all'interno come all'esterno di ogni collettività: la guerra per
Bespaloff è parte integrante e irremovibile dell'esistenza, come hanno
ripetuto
e ripetono tanti autori (vedi oggi Oriana Fallaci o James Hillman) che
sembrano
non accorgersi come tanti fenomeni «integranti e irremovibili
dell'esistenza»
come la schiavitù o l'oppressione delle donne, possono invece essere
superati,
e la storia è lì a dimostrarlo. È come se la presenza di Dio nel
pensiero di
Bespaloff serva a lei per ribadire la responsabilità individuale da
assumere
nel momento del flagello inevitabile, come inevitabile fu l'esodo che
la
costringeva a vagare alla ricerca di un punto in cui fermarsi a
riposare da
quella infinita stanchezza fisica e mentale alla quale alla fine
preferì – e
chi potrebbe darle torto- la morte.
In conclusione
diremo ancora che Laura Sanò, con tempra
di ricercatrice professionista di rara profondità e finezza si muove
con
perizia e competenza nei meandri del pensiero filosofico dello scorso
secolo e
non soltanto, ed è in grado di fornirci del pensiero di Bespaloff e
dell'ambiente filosofico del suo tempo e dei suoi luoghi una
ricostruzione e anche
in parte un'interpretazione assolutamente solida e appassionante. Grazie anche - lo diciamo
perché è una
conoscenza importante anche se vieppiù trascurata – a una ricostruzione
filologica ineccepibile, come si vede, tra l'altro, nel mirabile
apparato delle
note.
IndiceAvvertenza
Prefazione di Remo Bodei
Introduzione
Parte prima
Gli Anni Francesi
Capitolo
I
1.1
L'emigrazione russa a Parigi negli anni venti
1.2 “Ne cherchez d'autre raison pour mon suicide que
mon estrême fatigue”
Capitolo II
2.1 Un nuovo confine: Heidegger
2.2 L'autenticità del pensiero
di Kierkegaard
2.3. Šestov di fronte a
Nietzsche
Parte seconda
Gli Anni Americani
Capitolo III
3.1 Pontigny-en-Amérique
3.2 Sulla violenza
3.3 Un esilio cronico
Capitolo IV
4.1 Due donne e un libro
4.2 Vendetta e resistenza
4.3 Icona dell'ambiguità
4.4 La forza della guerra
4,5 La verità nella poesia
Capitolo V
5.1 Rachel Bespaloff e Simone
Weil
5.2 Fratelli nella stessa miseria umana
Capitolo VI
6.1 Sartre: ambiguità dell'engagement
6.2 Morte e liberazione in Camus
6.3 Tracce di un testamento spirituale
Epilogo
Nota bibliografica
L'autore
Laura Sanò è Ricercatrice presso il Dipartimento di
Filosofia
dell’Università di Padova. Le sue indagini sono indirizzate
all’esplorazione
della filosofia italiana contemporanea nel contesto del pensiero
europeo. Tra
le sue pubblicazioni ricordiamo: Un
daimon solitario. Il pensiero di Andrea
Emo, La Città del Sole, Napoli 2001;
Andrea
Emo. Il monoteismo democratico. Religione, politica e filosofia nei
Quaderni
del 1953, Bruno Mondadori, Milano 2003; Le
ragioni del nulla. Il pensiero tragico nella filosofia italiana tra
Ottocento e
Novecento, Città Aperta, Troina (EN) 2005. Ha inoltre curato
la raccolta di
saggi Le
potenze del filosofare. Lògos, téchne, pòlemos, Padova, il
Poligrafo, 2007.
Linkshttp://www.nybooks.com/nyrb/authors/11014
