Recensioni Filosofiche

Griffero, Tonino, Il corpo spirituale. Ontologie “sottili” da Paolo di Tarso a Friedrich Christoph Oetinger.
Milano, Mimesis, 2006, pp. 526, € 28,00, ISBN 9788884834133

Recensione di Davide Sisto - 06/03/08

Ontologia, estetica, filosofia della religione, teologia

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Come nota con eloquenza l’autore nella parte introduttiva di questa sua voluminosa opera, “al bebè cartesiano (dualista) che abiterebbe in ognuno di noi l’idea di una corporeità spirituale risulta totalmente incomprensibile” (p. 24). Magari in toto fascinosa per la sua valenza etimologicamente ossimorica e quindi generalmente ritenuta idonea (niente più che) al trastullo speculativo del paradosso, la nozione di “corpo spirituale” (o “sottile”, “virtuale”, ecc.) rimane, tuttavia, segregata nei sotterranei antri di un nonsense diabolicamente eretico dal dominante razionalismo “spiritualistico” (Platone-Cartesio-Fichte) che, stabilendo una rigida e apparentemente inconfutabile equivalenza tra “spirituale” e “incorporeo”, cade nel dogma dualistico contrapponente in modo radicale la sfera dello spirito come l’astratto-formale a quella del corpo come materia tangibile. Non stupisce, pertanto, che sia una verità pressoché assodata nella nostra cultura filosofico-religiosa tanto la frettolosa intercambiabilità tra spirito e anima quanto la profonda divaricazione tra immanenza e trascendenza, da cui segue la certezza del corpo come prigione dell’anima e della morte come sua sospirata liberazione.

A mettere Griffero sulle tracce di una “corporeità altra”, non del tutto identificabile con il provvisorio supporto materiale della vita organica, risulta essere un pensatore apparentemente insospettabile quale Schelling – per lungo tempo oggetto di indagine da parte di Griffero – che, nel porre a fondamento di ogni cosa l’unità di reale e ideale, cerca “lo spirituale non in una presunta sostanza immateriale esterna alla materia propriamente detta e su di essa attiva, bensì nella natura stessa” (p. 31), in cui non c’è “alcuna corporeità pura, ma dappertutto anima simbolicamente tramutata in corpo” (F.W.J. Schelling, Vorlesungen über die Methode des akademischen Studiums, in Sämmtliche Werke, hrsg. v. K.F.A. Schelling, Stuttgart-Augusta, Cotta, 1856-1861, vol. V, p. 325). La convinzione schellinghiana che l’uomo sia “una sorta di circuito vivente, in cui ogni termine scorre continuamente nell’altro e in cui nessun elemento può separarsi dall’altro, richiedendosi tutti reciprocamente” (Clara, in Sämmtliche Werke, cit., vol. IX, p. 46), conduce a una concezione tanatologico-escatologica che intende la morte, non tanto come separazione assoluta dello spirito dal corpo, quanto come “essenzializzazione” (Essentification) o reductio ad essentiam, in base a cui, eliminato l’elemento corporeo in contrasto con lo spirituale (il “cadavere” come caput mortuum), rimane post mortem un essere “che non è meramente spirituale, né meramente fisico, ma l’elemento spirituale del fisico e quello fisico dello spirituale”, chiamato da Schelling “il demonico” (Stuttgarter Privatvorlesungen, in Sämmtliche Werke, cit. vol. VII, p. 476). Con il supporto degli studi di Ernst Benz, Griffero coglie su questa singolare teoria del filosofo di Leonberg l’influenza esercitata da Jakob Böhme, il noto philosophus teutonicus del ‘600, e soprattutto da Friedrich Christoph Oetinger, uno dei più rinomati rappresentanti del Pietismo württemberghese del XVIII secolo. Da qui ha inizio un risoluto movimento à rebours che, alla ricerca della polivocità semantica che la corporeità spirituale assume nell’antichità e nella modernità, si districa tra i dedali dell’escatologia paolina e, in generale, tra gli eterogenei labirinti della tradizione giudaico-cristiana, fino ad approdare al paracelsismo e alla teosofia dei già citati Böhme e Oetinger, antesignani indiscussi della Naturphilosophie romantica; ne risulta una complessa e, a tratti, eccentrica enucleazione di modelli variegati di ontologia “sottile”, il cui filo rosso è il tentativo di dare una risposta al quesito se abbiamo oppure se siamo un corpo, quesito che già di per sé, al di là della possibilità o dell’impossibilità di ricevere un responso oggettivamente esaustivo, include una chiara presa di distanza dalla semplicistica soluzione dualistica d’impianto platonico-cartesiano, anche in virtù della esemplificativa distinzione tra Körper e Leib presente nel vocabolario tedesco.

Griffero ci mostra, pertanto, come il ferreo diniego espresso dal Card. Ruini sul quotidiano “La Repubblica” (14-02-2006) nei confronti di qualsivoglia interpretazione “fisica” dell’uomo risorto (p. 48) possa essere confutato già solo dallo stesso Paolo di Tarso, il quale si rifà a distinzioni “tutto sommato inedite tra un corpo corruttibile perché dominato dall’anima (psichico) e un corpo destinato alla gloria perché dominato dallo spirito (pneumatico)” (p. 57), quindi tra il soma, “componente dell’uomo di cui, esattamente come dell’anima e dello spirito, si esige la santificazione in vista della parusia di Cristo” (p. 58) e la sarx o carne corruttibile, per una palese discontinuità assoluta tra i due corpi. Ci mette dinanzi al realismo chiliastico prospettato da Ireneo, nella cui mente prende forma “una digestione che non distrugge, un’assimilazione che non consuma, donde l’immagine, davvero emblematica, della resurrezione come 'rigurgito'” (pp. 86-87), da cui segue il concetto di “perfezionamento, articolato in varie fasi, del medesimo corpo” (p. 88), una sorta di applicazione ante litteram del concetto goethiano di metamorfosi alla resurrezione cristiana dell’uomo nella sua interezza. Ci propone, poi, secondo svariate e problematiche sfumature, l’intricato rompicapo relativo alla natura corporea di Adamo, al suo modo di percepire e di sentire, nonché al suo possibile raffronto con il corpo di Cristo (pp. 154-159).

Dovendo tralasciare per brevità i diversi capitoli relativi alle cosiddette metafisiche “intermediaristiche” (l’ochema neoplatonico, l’etere, lo spirito della filosofia medica, ecc.), la nostra attenzione non può che soffermarsi sull’analisi minuziosa della Geistleiblichkeit in Böhme e Oetinger, punti di riferimento incontrovertibili per il riconoscimento di un tratto essenzialmente spirituale nella corporeità.

Il calzolaio di Görlitz “ravvisa la perfezione dello spirituale, e quindi anche del divino, solo nella corporeità, supportato in ciò tanto dal motivo cristiano dell’incarnazione quanto dalla tendenza […] a concepire la creazione come corporizzazione e manifestazione di Dio nella sua settima (e ultima) 'figura'” (p. 264); tale Gestalt, “generata da quelle precedenti (asprezza, dolcezza, amarezza, calore, amore, suono) nella forma di un corpus tangibile o Geister Leib” (p. 265) e quindi rinviante a quel concetto di Natur che permette a Dio di autorealizzarsi dinamicamente e di superare la sua originaria statica ascosità come non-fondamento, evidenzia l’inscindibilità di corporeo e spirituale che caratterizza, secondo modalità differenti, non solo Dio stesso, ma anche gli angeli e gli uomini. In riferimento a un imprescindibile motus corporeo-spirituale intradivino che diffida del puro spirito, Griffero affronta le non limpidissime e omogenee sfumature teologiche del pensiero di Böhme, soffermandosi tanto sulla particolare dottrina del corpo adamico antecedente la caduta, quanto sul ruolo fondamentale che ricopre la teoria della signatura rerum, “indiscutibile valorizzazione böhmiana della corporeità (spirituale) della natura, nella quale si esprimerebbe l”anima” di Dio […], ivi articolandosi in forze molteplici e perfino antitetiche” (p. 282).

“Più o meno occulto ispiratore di alcuni rilevanti orientamenti filosofici posteriori: da Goethe a Schelling a Baader, fino alla filosofia russa, all’antroposofia e perfino alla teologia femminista” (p. 314), Oetinger viene ricordato, innanzitutto, per la celebre tesi secondo cui “la corporeità è la meta finale delle opere di Dio” (F.C. Oetinger, Wort. I: 223): “una corporeità – spirituale, s’intende (Metaph. 30), e altrove identificata col sabbath, col momento in cui Dio sarà tutto in tutto – che concerne l’uomo ma anche l’intera natura, con la “caduta” condannata all’imperfezione (SS II 6: 327), a una sorta di “interim morfologico”, cui consegue un deficit tanto etico quanto cognitivo incolmabile in assenza della rivelazione” (pp. 316-317). Tenuta ferma la profonda interazione di spirito e corpo che caratterizza l’intero percorso speculativo di Oetinger, Griffero ne ripercorre le singole tappe, ponendo particolare attenzione alla vis polemica nei confronti di quelle tendenze idealistiche (la linea che da Platone arriva a Leibniz e a Wolff) ree di svalutare il corporeo, contestualizzando la sopracitata tesi sul corpo come finis viarum Dei attraverso il richiamo alle numerose fonti del pensiero oetingeriano (dalla filosofia presocratica alla kabbalah, passando per Böhme, la prima Patristica, l’alchimia, il realismo biblico di Bengel, Swedenborg e molti altri ancora), riprendendo il famoso Melissenexperiment, citato esplicitamente addirittura nelle lezioni monachesi del tardo Schelling.

L’accuratissima esegesi testuale operata dall’autore nei confronti dei molteplici pensatori presi in esame, nel mal adattarsi alla necessaria brevità di una recensione, spinge il lettore ad avventurarsi in un territorio filosofico in larga misura inesplorato, laddove escatologia e soteriologia s’innestano in prospettive ontologiche estranee all’oscurantismo culturale imposto dal razionalismo moderno di matrice dualistica.


Indice

INTRODUZIONE
La forza dell’ossimoro – Dalla differenza d’ordine a quella di grado – Quasi una “storia” (breve): il mondo si è fatto spirito – Essere o avere un corpo? – Antichi e moderni – Quasi una “storia” (lunga): tradizione gnostica ed enclave antidocetista – Soluzioni o problemi? – E per cominciare (dalla fine)…Schelling e Baader.

CAPITOLO PRIMO

UGUALE EPPURE DIVERSO.

IL “CORPO SPIRITUALE”: PROBLEMI ONTOLOGICI E IDENTITARI
Risorgeremo tutti giovani e belli? – Il valore aggiunto alla polivocità – L’incerto monismo giudaico –Paolo e il “corpo spirituale” – Addirittura la carne: continuità fisica intermittente – La resurrezione come metamorfosi e sviluppo organico: continuità spirituale nonostante la spettralità – Resurrezione come ricomposizione istantanea – Vecchie e nuove tuniche – Continuismo come replica all’angoscia del cambiamento – Anatomia “gloriosa”: alcune domane impertinenti – Il catalogo è questo: rigurgito, ricomposizione, inveramento del corpo ascetico – L’ilemorfismo: risorsa suprema del continuismo – L’anima si materializza: l’invasione degli ultracorpi – Il corpo metonimico (a pezzi) – Le dotes: un’estetica ultraterrena – Problemi identitari – Conclusione.

CAPITOLO SECONDO

MATERIE “SOTTILI”: ALLA RICERCA DI UN TERTIUM QUID

Corpi mistici: la Chiesa, il Re, i santi – Il corpo eucaristico: presenza reale e manducatio spiritualis – C’è spiritualismo e spiritualismo – Ma Dio ha un corpo? – I sensi di Adamo – Angels and demons at playSophia, golem e zelem – Scorribande pneumatiche – Ochema: corpora sunt multiplicanda – Le “madri” di tutti gli imponderabili: quinta essenza ed etere – Spirito medico o spirito santo? – Il lapis alchemico: un’ontologia impaziente – Corpi interinali – Niente di nuovo sul fronte orientale? – Il “soprarivestimento” (bicolore) e Madre Zuana (Postel) – Come sfuggire all’horror vacui con il pluralismo ilico (Paracelso) – L’”Elemento santo” (la teologia della corporeità di Jacob Böhme) – Spissitudo essentialis: platonici a Cambridge (Cudworth e More) – Corpi di luce e meccanica di precisione: il caso di Philipp Matthäus Hahn – Teosofia en plein air: Johann Michael Hahn – Il mesmerismo come fase suprema del fluidismo.

CAPITOLO TERZO

È NEL CORPO CHE LO SPIRITO SI REALIZZA.

FRIEDRICH CHRISTOPH OETINGER E LA CORPOREITÀ SPIRITUALE
La corporeità come fine delle opere di Dio – Anti-docetismo: da Cerinto a Wolff – Realismo biblico tra compensazione esistenziale e istanza ermeneutica – Corpi spirituali – Quale corporeità per Dio? –Conclusione: un materialismo pasquale.

BIBLIOGRAFIA

SIGLARIO

LETTERATURA

L'autore

Tonino Griffero è professore ordinario di Estetica nella Università di Roma Tor Vergata e membro della Direzione della “Rivista di Estetica”. Tra le sue pubblicazioni: Interpretare. La teoria di Emilio Betti e il suo contesto (Rosenberg & Sellier, Torino 1988), Spirito e forme di vita. La filosofia della cultura di Eduard Spranger (Angeli, Milano, 1990), Senso e immagine. Simbolo e mito nel primo Schelling (Guerini e Associati, Milano, 1994), Cosmo Arte Natura. Itinerari schellinghiani (Cuem, Milano 1995), L’estetica di Schelling (Laterza, Roma-Bari, 1996), Oetinger e Schelling. Teosofia e realismo biblico alle origini dell’idealismo tedesco (Nike, Segrate-Milano 2000), Immagini attive. Breve storia dell’immaginazione transitiva (Le Monnier, Firenze 2003).


Link

http://mondodomani.org/filosofiatorvergata/docenti/griffero/ (pagina personale del filosofo con biografia e pubblicazioni)

http://www.sensibilia.it/Griffero.html (progetto diretto da Griffero e comprendente conferenze, convegni e pubblicazioni)

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