Pratica filosofica
Fornire degli strumenti, come un martello e dei chiodi per appendere un quadro alla parete, è ciò che si propone la consulenza filosofica. O almeno è quel che emerge dalla lettura del volume La consulenza filosofica: terapia o formazione?. Volume che «inaugura un percorso che è parte e supporto dell’ampio progetto denominato FalconaraFilosofia che, tra le altre iniziative, prevede la realizzazione di una collana monografica coordinata dall’Associazione Culturale L’orecchio di Van Gogh» (p. 5), scrive Fabio Ciceroni. Curato da Moreno Montanari, il testo è composto da quattro saggi - redatti da Neri Pollastri, dallo stesso Montanari, da Maria Maistrini e da Massimo Bardin - e da un’Appendice contenente l’Anamnesi analitica di alcuni interventi di consulenza filosofica. Va detto innanzitutto che «la consulenza filosofica è ascrivibile al più ampio orizzonte delle attività di counseling d’indirizzo umanistico» (p. 7). E, come vuole la definizione data dalla British Association of Counseling: «Il Counseling è un percorso indirizzato ad individui o gruppi di persone che presentano problemi emotivamente significativi in un quadro di normalità ovvero dove non sono presenti problemi psicopatologici di competenza della psicoterapia» (p. 7). Insomma, per la consulenza filosofica, disciplina fondata nel 1981 da Gerd B. Achenbach, «lo scopo non è indicare “una strada giusta” verso la quale convergere ma cercare di lavorare sulla “filosofia spontanea” ed inconsapevole di ogni singolo cliente affinché questi possa “capirla e farsi capire” e, così, “trovare la sua strada”» (p. 8), come afferma Moreno Montanari.
Ma in che modo la filosofia può realizzare tutto questo? Neri Pollastri, nel saggio In consulenza da un filosofo, dar senso al racconto dell’esistenza, scrive: «Se, nella nostra cultura dominata dall’efficienza, dalla stima di sé e dall’immagine, una donna o un uomo giungono alla decisione di calare le maschere e “spogliarsi” nella propria intima personalità di fronte ad un loro simile, ciò che li ha spinti a compiere un tal passo non può che essere qualcosa di urgente» (p. 16). Da una parte sta un determinato problema e, dall’altra, l’urgenza e la rilevanza di quest’ultimo per la persona che lo ha prodotto e manifestato. Dunque? «Quando il consultante si siede di fronte a me, non ho di solito bisogno di altro che di dispormi all’ascolto. Ed inizia la narrazione» (p. 16). Subito dopo il racconto, accade qualcosa: «Quando […] il monologo si tramuta in dialogo, allora si entra nel vero e proprio ambito della filosofia» (p. 17). Il consulente pone alcune domande; il consultante fornisce delle risposte. A un certo punto, «tutto ciò produce di norma un “effetto sorpresa” nel consultante, effetto che altro non è se non la meraviglia che, tradizionalmente, si ritiene esser “madre” della filosofia» (p. 19). Ecco che tutto è apparecchiato affinché il consultante possa proporre all’attenzione del suo assistito un «nuovo progetto esistenziale» (p. 20). Starà poi al cliente l’onere e l’onore della scelta. Il porre o meno in atto la decisione di far propria quella nuova Weltanschaaung che avrà a disposizione, di cui ora sarà a conoscenza, che finalmente intuisce. Formazione o terapia, perciò? Per Maria Maistrini, «la psicoterapia non basta, né a noi donne né ad altri» (p. 39). È del resto vero che «in consulenza filosofica non si trattano le malattie perché non si hanno competenze per farlo, da una parte, e perché si considera problematica la loro stessa definizione» (p. 10).
In realtà,
la consulenza
filosofica si presenta piuttosto come un dare e fornire gli strumenti
idonei per risolvere una determinata situazione di conflitto
psicologico. Attraverso i vari passaggi dell’urgenza del problema,
del racconto, del dialogo socratico, della meraviglia e della messa a
punto di una possibile via d’uscita, la consulenza filosofica offre
la chance di una cassetta degli attrezzi filosofici che stia lì,
completamente a disposizione di chi ne voglia usufruire. Una
cassetta degli attrezzi buona per quell’evenienza
che il consultatore ha prospettato al consultante durante la propria
narrazione dei fatti. In definitiva: «Il Counselor
può indicare le opzioni di cui dispone il cliente e aiutarlo a
seguire quella che sceglierà. Il Counselor
può aiutare il cliente a esaminare dettagliatamente le
situazioni o i comportamenti che si sono rivelati problematici e
trovare un punto piccolo ma cruciale su cui sia possibile originare
qualche cambiamento. Qualunque approccio usi il Counseulor
[…] lo scopo fondamentale è l’autonomia
del cliente: che
possa fare le sue
scelte, prendere le sue
decisioni
e porle in essere» (pp. 7-8). Per cui la funzione della
filosofia, cioè del dialogo, in questo senso è una
sola. Quella di «districare e portare alla luce le categorie e
i modelli nascosti in base ai quali gli esseri umani pensano […],
rivelare ciò che in essi c’è di oscuro e
contraddittorio; discernere quelle incompatibilità tra modelli
che impediscono la costruzione di modi più adeguati per
organizzare, descrivere e spiegare l’esperienza» (pp. 8-9).
Come afferma Massimo Bardin: «Il percorso filosofico non può
essere altro che una via per il distacco dall’io psicologico per
poter produrre una apertura al mondo e una congiunzione con il mondo.
Rimuover, toglier via, liberarsi dai legami che tengono avvinta
l’anima. Fare deserto. Esercitarsi a morire. Da quale decisione può
accadere questo processo di cura che fa del distacco dell’io una
via per il benessere personale? Dalla decisione di rapportarsi alle
situazioni dal punto di vista scoperto nel proprio esercizio di
distacco dall’io» (p. 54). Nella consulenza la filosofia
fornisce/rende dunque al cliente gli strumenti per una presa di
coscienza, per un «capire» (p. 20), per un «movimento
del pensiero e una riflessione» (p. 18), per una «nuova
maniera di essere e di agire nelle situazioni concrete» (p. 54)
e al filosofo la possibilità di una partecipazione «alla
vita pulsante che è racchiusa nel racconto proprio per
comprenderne la trama, gli intrecci, il senso, senza però –
come viceversa accade in molte psicoterapie - farsene carico»
(p. 56). Come chiodi e martello, gli strumenti della filosofia
saranno pronti allo scopo. E lo scopo sarà quello di appendere
il quadro di una nuova e presumibilmente migliore scelta di vita.
IndicePresentazione di Fabio Ciceroni
Prefazione di Moreno Montanari
In consulenza da un filosofo,dar senso
al racconto dell’esistenza di Neri Pollastri
Filosofia come cura di Moreno Montanari
Dalla terapia di gruppo per donne
che amano troppo alla consulenza filosofica
di genere di Maria Maistrini
Esercizi spirituali
filosofici.Relazione di aiuto e pratica filosofica di Massimo Bardin
Appendice.Anamnesi analitica di alcuni
interventi di consulenza filosofica
Bibliografia di riferimento
Il curatore
Moreno Montanari
è Presidente di Pratica filosofica,
consulente
filosofico, membro dal 2000 della Internazionale
Gesellscaft
für Philosophische Praxis di Gerd Achenbach è iscritto
all'Istituto Italiano Soto Zen Shobodan Fudenji dove ha appreso
l'insegnamento della meditazione zen.
Ha scritto: Il Tao di
Nietzsche, Mimesis, Milano, 2004.
