Storia
della filosofia (idealismo, moderna, contemporanea), Filosofia della
scienza,
Filosofia della natura
La
lettura del sofferto omaggio che Xavier Tilliette dedica, nella
parte iniziale del volume, a Francesco Moiso, non può che cagionare in
ogni
spirito autenticamente devoto al sapere filosofico un vertiginoso senso
di
sincera nostalgia. La morte prematura di Moiso ha infatti privato
l’universo
filosofico italiano di uno studioso profondamente eclettico e
onnisciente,
erede della puntigliosa acutezza ermeneutica del maestro Luigi Pareyson
e uomo
visceralmente innamorato delle arti e della cultura tedesca, “in grado
–
osserva, con una punta di rimpianto, Tilliette – di improvvisare una
dissertazione sui vini del Piemonte come sulla Sacra Sindone, sui
tesori della
Galleria di Brera o della Pinacoteca di Monaco come sui viaggi e amori
di
Goethe” (p. 14). Pertanto, colleghi italiani e stranieri, su invito
dell’ex
allieva Federica Viganò, hanno deciso di mantenere viva la memoria del
grande
pensatore torinese attraverso una serie di brevi saggi, riguardanti
tematiche
affini ai suoi interessi principali. Indubbiamente non può che essere
la
natura, dal volto “misterioso e patente”, la protagonista
incondizionata di un
simile progetto editoriale, pubblicato col contributo del Dipartimento
di
Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. “Una natura osservata
con
quell’invidiabile curiosità per i fenomeni concreti che tanto
traspariva dalle
sue lezioni; una natura compresa con lo sguardo appassionato e
lucido di
chi ha profondamente rintracciato il legame tra le scienze e la loro
storia,
riuscendo a carpirne alcune ‘leggi’ che sfuggono ai più” (p. 12). A
partire dai
primi scritti del 1968 - come si evince dall’esaustiva bibliografia
curata
dalla moglie Cornelia Diekamp, in collaborazione con Andrea Potestio -
Moiso ha
cercato di insinuarsi nei penetrali più reconditi della filosofia della
natura,
alternando puntuali e minuziose indagini scientifico-morfologiche,
incentrate
tanto sulle implicazioni culturali dell’Urpflanze goethiana
quanto sulle
complesse evoluzioni della cosiddetta “scienza romantica”, ad
appassionate
ricostruzioni tragico-mitologiche poggianti sul fecondo connubio
arte/natura.
Buona parte del volume riguarda la Naturphilosophie di
Schelling,
affrontata non solo in relazione alla concitata diatriba con la Wissenschaftlehre
fichtiana o in rapporto alle discussioni scientifiche tra fautori
del
preformismo e fautori dell’epigenesi, ma anche in considerazione delle
successive riflessioni contenute nelle Ricerche filosofiche
sull’essenza
della libertà umana e gli oggetti che vi sono connessi – laddove
l’elaborazione della comune nozione di Dio passa attraverso i principi
di una
filosofia della natura – e degli ultimi interessi per la mitologia e la
rivelazione. Curioso risulta, in particolar modo, il saggio di Tonino
Griffero,
il quale mostra come l’indole irascibile e solipsistica di Schelling
sia
esponenzialmente foraggiata dalla sua ossessiva plagiofobia, “una
patologica
mania dell’originalità che si può considerare l’effetto di un’autentica
‘angoscia dell’influenza’, cioè del sentimento ipocondriaco
dell’impossibilità
di convivenza con altre posizioni filosofiche” (p. 55). Griffero,
pertanto,
ripercorre le varie beghe giuridiche del filosofo di Leonberg, mettendo
in luce
il forte attrito con Hegel e gli hegeliani, evidenziando la paranoica
allergia
schellinghiana nei confronti di appunti e dispense e sottolineando la
tragicomica antipatia verso il teologo di Heidelberg Paulus, querelato
da
Schelling per la pubblicazione non autorizzata di una vasta
trascrizione delle
lezioni sulla Filosofia della rivelazione.
Su
un piano prettamente ermeneutico si collocano, invece, quei saggi
intenti ad affrontare tematiche che concernono l’idealismo tedesco e la
Goethezeit:
Matteo Vincenzo D’Alfonso si sofferma, per esempio, sul problema
dell’impulso
nella fichtiana Dottrina della Scienza 1804-II, ripercorrendo i
significati principali che il concetto di Trieb assume con il
continuo
evolversi del pensiero fichtiano, mentre Vittorio Morfino confronta
scrupolosamente le interpretazioni elaborate da Herder e Goethe nei
confronti
della filosofia spinoziana, sottolineando come Goethe, rispetto a un
Herder
intento a trasformare la sostanza di Spinoza in un soggetto dai tratti
hegeliani, evidenzi piuttosto il carattere “acentrico e asimmetrico” di
una
natura, in cui “ogni forma è l’effetto dell’istantaneo rapporto tra
l’infinita
variazione cui è soggetto ogni individuo lo sforzo di persistere di
questo una
volta venuto all’esistenza” (p. 243).
Due
autori particolarmente cari a Francesco Moiso sono, senza dubbio,
Kant e Nietzsche. Del filosofo di Königsberg si occupano Piero
Giordanetti, il
quale pone in evidenza come la Critica della ragion pura “proponga
una
fondazione a priori del passaggio graduale dalla coscienza
all’inconscio, tema
che si svincola dalle ricerche empiriche dell’antropologia e si
inserisce, come
“anticipazione della percezione”, nel sistema dei principi sintetici
dell’intelletto puro, oggetto della filosofia trascendentale” (p. 244);
e
Maurizio Ferraris, convinto che la rivoluzione copernicana di Kant “non
sia
avvenuta senza spargimento di sangue” (p. 256): la riduzione del
conoscibile a
ciò che sta nello spazio e nel tempo, la dipendenza della conoscenza
dagli
aspetti soggettivi dell’uomo e l’inevitabile indifferenza tra “essere”
e
“conoscere”, da cui consegue l’assottigliarsi della distanza che separa
l’ontologia dall’epistemologia, sono le principali fallacie insite nel
criticismo kantiano, elementi teorici scottanti che nessun studioso
odierno può
permettersi d’ignorare. Nietzsche è, invece, protagonista dei saggi di
Federico
Vercellone e Vincenzo Vitiello. Vercellone, mettendo in luce i fattori
escatologici che hanno determinato una profonda lacerazione nel
rapporto tra
antico e moderno, segue quella via teorica che, attraverso il graduale
dissolversi della quieta compiutezza formale goethiana, porta a una
vera e propria
ermeneutica morfologica, prospettante una forma aperta, non “formata”
ma
“formante”, quindi avvertita come sorgente e genesi. Vitiello, invece,
s’immerge nel cuore del pensiero di un Nietzsche fautore di Eraclito e
avversario di Parmenide, i cui scritti sono guidati “dall’esigenza antimetafisica
di sciogliere completamente e definitivamente l’essere nel
divenire, l’Uno
nel molteplice” (pp. 280-281). Da qui le celebri critiche alla scienza,
al
linguaggio ordinario e a una verità intesa metafisicamente come adaequatio
intellectus et rei, come accordo della rappresentazione soggettiva
con un
oggetto semplicemente presente.
Ampio
spazio viene dato alla scienza e alla filosofia della natura tout
court: Claudio Ciancio, per esempio, pone la propria attenzione su
alcune
divergenze di stampo epistemologico che allontanano la prospettiva
filosofica
di Pascal da quella più strettamente razionalistica di Cartesio, mentre
Stefano
Poggi analizza i caratteristici tratti neurologici della scienza
romantica,
dedicando maggior interesse al medico Georg Büchner, il quale ritiene,
da
monista spinoziano qual è, che “l’assoluta necessità delle leggi di
natura
costituisca un fatto, così come il passaggio a un fatalismo d’impronta
decisamente materialistica gli appare inevitabile, innanzitutto dal
punto di
vista delle scienze naturali” (p. 330).
Nella
parte conclusiva del volume spiccano gli interventi di Giuseppe
Riconda, che in contrapposizione alle tendenze nichilistiche e
postmoderne di
una società obnubilante l’esperienza del male esplicita, attraverso
precisi
richiami ai più importanti filosofi russi, la necessità di affermare
Dio e il
male insieme, sviscerando il profondo e abissale senso escatologico
della
religione cristiana; e di Federica Viganò, il cui obiettivo consiste
nel porre
alla base del paradigma dello sviluppo economico il concetto di
libertà,
soffermandosi, in particolare, sulle teorie di Isahia Berlin e di
Amartya Sen,
quest’ultimo premio Nobel per l’economia del 1998.
Ora,
da questa concisa e sommaria descrizione dei saggi più
significativi contenuti nel presente tributo a Francesco Moiso è
possibile
notare il carattere prevalentemente composito di un lavoro colmo di
spunti
stimolanti, preziosa fonte per l’approfondimento di temi - storici e
teoretici
– d’interesse ineludibile per l’attuale panorama filosofico europeo.
Premessa
XAVIER TILLIETTE
Omaggio a Francesco Moiso
FÉLIX DUQUE
Schelling: Filosofìa de la
Revelaciòn como dialéctica de la historia
TONINO GRIFFERO
Un “segreto pubblico”.
Schelling e l’idea di proprietà intellettuale
WILHELM G.
JACOBS
Schellings Philosophie der
Musik
JÖRG JANTZEN
Ausser der Vernunft ist
nichts, und ihr alles
HANS JÖRG
SANDKÜHLER
Naturwissenschaft und
Idealismus. Zur Naturphilosophie Schellings
RAINER E.
ZIMMERMANN
Freiheit & Unfreiheit.
Zur Interpretation der Freiheitsschrift Schellings durch Francesco Moiso
CARLO
TATASCIORE
Note su filosofia e
scienza empirica nelle Ideen e nella Weltseele di
Schelling
GIANFRANCO
FRIGO
Filosofia della natura e
medicina in Schelling
MATTEO
VINCENZO D’ALFONSO
L’impulso nella Dottrina
della Scienza 1804-II di J.G. Fichte
DIETRICH VON
ENGELHARDT
Altern und Alter in der
Philosophie Hegels
VITTORIO
MORFINO
Spinoza tra Herder e
Goethe
PIERO
GIORDANETTI
Dalla coscienza
all’inconscio. Implicazioni della lex continuitatis nella Critica
della ragion pura
MAURIZIO FERRARIS
Goodbye Kant. Dalla
critica della ragione alla ontologia
FEDERICO VERCELLONE
Estetica tra morfologia ed
ermeneutica. Dalla Klassik all’espressionismo tedesco
VINCENZO
VITIELLO
Nietzsche: l’origine del
linguaggio e la critica della metafisica
CLAUDIO CIANCIO
Scienza e filosofia in
Cartesio e Pascal
PAOLA BASSO
La “prima maglia” della
deduzione. Riflessioni a margine di un manoscritto del 1801
STEFANO POGGI
La neurologia dei
romantici e il caso Georg Büchner
LUCA GUZZARDI
Scienza e Morfologia: da
Mach a Goethe
REINHARD BRANDT
Ein Bilder-Essay:
Moskau-New York
GIUSEPPE
RICONDA
Escatologia e Apocatastasi
FEDERICA VIGANÒ
“More Aesthetics, more
Ethics”. Il concetto di libertà alla base del paradigma dello
sviluppo
economico
BIBLIOGRAFIA
DI FRANCESCO
MOISO
(a cura di Cornelia
Diekamp e Andrea Potestio)