Storia della filosofia (medievale, moderna), Filosofia della scienza, Filosofia teoretica (gnoseologia)
La
necessità di tracciare i confini entro cui la mente umana può attingere
il suo sapere,
la possibilità di fondazione del sapere umano, costituisce il fulcro
della
ricerca filosofica. La naturalizzazione epistemologica, che oggi più
che mai è
al centro del dibattito della comunità scientifica, potrebbe quasi
sembrare una
novità introdotta nella filosofia dagli analitici anglosassoni del
secolo
scorso – per quanto debba esser loro riconosciuto il merito del
riaccendersi
del dibattito su questo tema. Il libro di Maria Emanuela Scribano
costituisce
un contributo quanto mai pregevole nel chiarire come la
naturalizzazione delle
teorie della conoscenza possa e debba esser vista nel suo dispiegarsi
all'interno della storia della filosofia tutta. I contributi della
Scribano
sulla storia del pensiero dell'età moderna, e in particolare riguardo a
temi
come la teoria della conoscenza e la teologia razionale, sono ben noti
e
ampiamente apprezzati. Questo suo ultimo testo rappresenta però una
felice
evoluzione del lavoro di questa studiosa, che propone un excursus che
guida il
lettore dal Doctor Angelicus a Baruch Spinoza. Per quanto le
pagine
dedicate all’età moderna siano sicuramente cospicue e di notevole
interesse
risulti l'analisi del rapporto, che risulta essere complesso e
variegato, di
Descartes, Malebranche e Spinoza con la visio beatifica, la
parte
dedicata all'evo di mezzo costituisce la parte essenziale di questo
lavoro. Se
il tentativo di chiarire come l'intelletto creaturale possa conoscere
la verità
si configuri, secondo le indicazioni della Scribano, rispetto al
modello
agostiniano, accolto o rifiutato, la figura che sopra ogni altra si
erge e
informa di sé quest'analisi è Tommaso d'Aquino - ovvero proprio colui
che attua
la frattura con questo modello. È infatti all'aquinate che si deve “il
primo
tentativo filosoficamente elaborato di costruire una compiuta teoria
della
mente senza contatto con il divino” (p. v). La teoria della conoscenza
di
Tommaso è complessa e articolata, forse sarebbe più adeguato parlare di
teorie
della conoscenza di cui in questa sede Scribano dà conto rivolgendo la
sua
attenzione al viator, agli angeli e ai beati. Ciascuna di esse
è
inserita in una cornice di naturalizzazione del sapere in cui si
esplica il
progetto tomista di distinguere il sapere umano dal sapere divino, la
conoscenza naturale e quella supernaturale: “Questo progetto, a sua
volta,
viene portato avanti da Tommaso attraverso il tentativo di separare la
conoscenza naturale degli enti finiti dal contatto con l'infinito, o,
detto
altrimenti, attraverso il tentativo di stabilire quali siano i confini
della
conoscenza vera raggiungibile all'interno della finitezza, senza il
contatto
con Dio e con la verità increata” (p. 3).
Così,
Tommaso, che fa proprio il modello aristotelico, dà una sua fondazione
autonoma
al sapere del viator, che ha una via d'accesso autonoma alla
sua mente e
alla sua anima, il suo esperire i corpi e gli oggetti sensibili, la sua
capacità d'astrazione sono fonte di conoscenza; conoscenza autonoma, ma
limitata quindi, in quanto Dio e tutte le cose che non appartengono al
mondo
materiale non sono comunque direttamente accessibili alla mente
creaturale
legata al proprio corpo: si attua così quello che lScribano definisce
un
“restringimento e un consolidamento” della conoscenza naturale del viator.
La teoria
della conoscenza elaborata da Tommaso per gli angeli viene ritenuta da
Scribano
un punto focale: la mente finita, ma questa volta non legata alla
corporeità,
si vede attribuita una maggiore possibilità di conoscere, e,
soprattutto, di
conoscere autonomamente senza dover ricorrere alla partecipazione della
dimensione divina. E questo, nell'analisi che ci viene proposta,
costituisce
l'inizio di un percorso che prosegue e porta il lettore nell'età
moderna, sulla
quale l'influenza di Tommaso si farà sentire con una forte carica
innovativa che
trae origine proprio dalla sua teoria della conoscenza angelica, in cui
si
recupera l'innatismo di marca platonica rifiutato a favore
dell'aristotelismo
nell'analisi della conoscenza del viator. Quindi Scribano
costruisce un
parallelo fra la mente angelica tomista e la mente umana cartesiana in
cui
fondamentale è il fatto che il legame di quest'ultima col corpo non
esaurisce
le possibilità del soggetto conoscente al livello del sensibile, ma è
altresì
portatrice di un bagaglio di idee innate, quelle stesse idee innate che
in
Tommaso permettevano agli angeli di supplire alla mancanza della
corporeità per
conoscere il mondo sensibile. Ma è con il riferimento al tema della visio
beatifica che si esplica in tutta la sua chiarezza la scelta di
Descartes
di un modello angelico di marca tomista, su cui informare la sua
descrizione
della mente dell'uomo: “Tra i due platonismi – quello della
partecipazione alla
verità increata cristianizzato da Agostino e quello innatista
privilegiato da
Tommaso per gli enti finiti immateriali – Cartesio ha scelto il secondo
proprio
perché questo si opponeva alla partecipazione alla mente divina,
escludeva la
visione di Dio e salvaguardava la possibilità di raggiungere il vero
all'interno della mente finita” (pp. 159-160).
Proprio
in questo tracciare con sicurezza un filo rosso che permette, come si è
qui
cercato di esemplificare, di seguire l'evoluzione dei concetti
attraverso i
secoli e gli autori risiede il maggior merito di questo scritto. Le
righe
introduttive in cui Scribano afferma di voler “pensare alle teorie
della
conoscenza elaborate nel medioevo non tanto come 'fonti' del pensiero
moderno,
quanto come insiemi articolati, coerenti al loro interno, come
'modelli', che
si ripropongono nel corso del pensiero per la loro capacità di
rispondere a un
ricorrente problema filosofico” (p. vii) alla fine del libro suonano
più come
una dichiarazione d'intenti che come un semplice chiarimento; intenti
ambiziosi
e ampiamente rispettati nell'aver proposto in modo tanto chiaro quanto
dovizioso
modelli che sono dall'autrice perfettamente applicati come strumenti
per le
esegesi delle teorie degli autori della modernità presi in esame, ma
che non
esauriscono in questo la loro valenza, invitando a un sensato utilizzo
anche
nella teoria della conoscenza contemporanea che troppo spesso perde
quel solido
impianto cui strumenti come questo tipo di storia della filosofia la
possono
certamente ricondurla.
I.
Tommaso d’Aquino. Uomini, angeli e beati
II.
Duns Scoto. Uomini e angeli
III.
Gli angeli di Cartesio
IV.
Cartesio oltre gli angeli
V. I
beati di Malebranche
VI.
Conoscenza di Dio e rappresentazione senza somiglianza
VII. I
beati di Spinoza
Emanuela
Scribano si è laureata nel 1972 in filosofia presso l’Università di
Firenze
dove ha poi svolto attività di ricerca e di insegnamento. Dal 1986 al
1996 ha
insegnato Filosofia delle religioni presso l’Università di Venezia, e
dal 1996
insegna Storia della filosofia moderna e poi Storia della filosofia
presso l’Università
di Siena. Si è occupata prevalentemente di storia della filosofia
moderna e in
particolare si è recentemente dedicata ai rapporti tra pensiero
medievale e
pensiero moderno, sui quali ha lavorato sia negli studi dedicati alla
teologia
razionale sia negli studi dedicati alla struttura delle teorie della
conoscenza.