Estetica (critica letteraria)
Il volume è una
raccolta di tre scritti - due già
apparsi in rivista, il terzo è ampliamento di una relazione presentata
a un
congresso - aventi in comune, come sottolinea l’autore nella Premessa,
“l’idea della trasposizione, così come essa si manifesta in quelle
enunciazioni
teoriche della poetica antica che sembrano più prontamente raccordabili
al
pensiero critico moderno” (p. 7).
Un’antica
metafora dell’intertestualità: la pietra di Eraclea mette in rilievo
alcune
premonizioni greche della moderna teoria dell’intertestualità. Queste
premonizioni si riscontrano non solo in epoca alessandrina, ma anche
agli inizi
stessi della letteratura, in quei modi della produzione e della
ricezione che
sono propri degli aedi. Ricondurre alcune competenze dei poeti antichi
all’odierna nozione dell’intertestualità non è arbitrario, a patto che
si
ricordi che si tratta sempre di “una competenza polifonica che se, da
una
parte, lasciava risuonare nella memoria del poeta l’intera tastiera
espressiva
della tradizione, dall’altra non approdava mai alla disseminazione del
senso tipica
degli attuali esercizi decostruttivisti” (p. 14). Infatti, autorevoli
studiosi,
soprattutto Giorgio Pasquali e Gian Biagio Conte, “hanno dimostrato che
le
tecniche dell’antica ‘arte allusiva’ miravano sempre ad impreziosire la
filigrana formale del testo, mai a frantumarla nel pulviscolo in
catturabile
degli infiniti sensi possibili” (ibid.).
Ma un
vero archetipo dell’intertestualità si trova proprio in quel passo
platonico
che tradizionalmente è stato visto come il modello dell’opposta
concezione
poetica, quella - consacrata poi dal Romanticismo - del poeta come
genio
solitario ispirato. Lombardo afferma che “l’impulso che la Musa infonde
nel
poeta e che questi, a sua volta, trasmette al suo uditorio viene
paragonato
alla dynamis della calamita (la pietra ‘che Euripide chiamò
Magnete ma
che i più chiamano pietra di Eraclea’, 533d), la quale ha facoltà di
rendere
magnetici gli anelli di ferro a cui si accosta […] nel caso della
poesia si
forma una catena di poeti ispirati che trasmettono gli uni agli altri
l’energia
creativa emanata dalla Musa” (pp. 21-22). Quindi, “sostituendo
all’ipostasi
mitica della Musa l’ipostasi culturale di una Letteratura intesa come
il grande
intertesto della memoria colta del lettore, e riconoscendo negli anelli
della
catena magnetica le varie fasi di una lunga tradizione letteraria […]
si
ottiene un’efficace rappresentazione simbolica delle coordinate
teoriche
dell’intertestualità” (p. 22).
Sulla
stessa linea si muovono Longino, quando afferma l’agonismo con la
tradizione
come condizione necessaria per raggiungere il sublime, e, nel suo
commento a
Virgilio, Microbio, nonché Seneca quando dichiara “inventuris
inventa non
obstant” (cit. a p. 27), affermazione che comunque ricevette molte
critiche
sia antiche che attuali.
Il
secondo capitolo, Un’agnizione classica in Montale: il simbolo del
bivio,
consta di un percorso teorico e della verifica di tale percorso su un
testo del
XX secolo. Partendo dalle teorie di Humboldt, l’autore arriva ad
affermare che
il fruitore di un testo letterario con i suoi atti decodificatori passa
progressivamente da una semplice ricezione a una comprensione capace di
assegnare al testo significati assenti al momento della produzione.
Questa
creatività non procede ex nihilo, ma “l’apporto
produttivo del
lettore ai sensi del testo implica un repertorio di dati preesistenti
che
sappiano riaccendere le risemantizzazioni della lettura” (p.57). Tali
dati
preesistenti vanno individuati nelle conoscenze fondamentali dell’uomo,
che per
Veselovskij sono riferiti a “un lessico di schemi e situazioni tipiche,
alle
quali la fantasia è abituata a rivolgersi per esprimere un determinato
contenuto” (p.64). La letteratura, sempre secondo lo studioso russo, è
una
delle forme di attuazione storica di tali schemi e situazioni tipiche.
La
seconda parte mostra la vitalità di uno di questi schemi:
l’immagine-simbolo
del bivio ne I limoni di Montale, con due caratteristiche che
da oltre
due millenni sono rimaste costanti: “1) la cornice polemica in cui si
iscrive
la dichiarazione di un nuovo programma poetico; 2) il paradigma
oppositivo facile
vs difficile che presiede alla risoluzione stilistica della
differenza
tra le due vie” (p.66). Tali elementi si trovano in Callimaco, che
“trasferisce
il simbolo del bivio dall’originario ambito filosofico al piano delle querelles
letterarie” (p.67) e offre un testo col quale il montaliano presenta
fitti
parallelismi formali. Ma, da Callimaco, la rete intertestuale si
complica sia
in senso “regressivo” (Esiodo) che in quello “progressivo” (Virgilio,
Orazio e
Dante, col quale l’immagine è notevolmente arricchita di significati).
Questa
escursione intertestuale ci mostra non solo la libertà interpretativa
del
lettore ma anche come la lettura sia orientata dalla cultura letteraria
del lettore.
Se due poeti distanti oltre due millenni possono affidare i medesimi
contenuti
alla stessa immagine del bivio è perché tale simbolo “appare,
all’aurora della
civiltà, in quel nucleo di simboli archetipici costituenti il
repertorio
figurale primario e germinativo della nostra tradizione letteraria”
(p.77).
In Armonia
e movimento nelle antiche teorie dello stile, si cercano
anticipazioni
classiche della teoria della Sprachbewegung. Già in Grecia è
viva la
visione del linguaggio come sistema in movimento e questo “investe il
livello
complesso dell’articolazione morfosintattica, ma anche il livello più
semplice
dei segni alfabetici e del loro aggregarsi in sillabe e in parole”
(p.88).
Quest’idea, che viene espressa compiutamente in Platone con l’analogia
tra
l’armonia verbale e l’armonia cosmica, nasce comunque già con gli
atomisti, per
i quali il rapporto tra gli atomi e le cose è identico a quello fra
lettere e
parole. Anche un altro aspetto della Sprachbewegung, la
traduzione come
atto creativo, con la conseguente esaltazione del momento della
ricezione, si
ritrova nella storia stessa di hermeneia, che significò
dapprima “stile”
e poi si riferì alla traduzione, il che implica il legame inscindibile
tra le
due realtà e l’idea di un movimento all’interno della forma medesima.
Questo
perché “quando si affida un certo pensiero al linguaggio ci si rende
conto che
quel pensiero può essere mediato in forme diverse: può cioè ‘muoversi’
lungo
molteplici percorsi formali e può essere armonicamente composto entro
differenti
organismi testuali” (p. 93). Tali concetti si ritroveranno anche nei
più
antichi trattati di retorica: Longino sostiene che tra le cinque fonti
del
sublime la più importante è la costruzione di una synthesis
eccezionale
e che “la convergenza tra la musica e il sublime si realizza infatti al
livello
degli effetti della loro ricezione ovvero al livello delle
reazioni che
la loro forma espressiva provoca negli ascoltatori” (p.95).
Anticipazioni
delle teorie moderne si ritrovano anche nella prassi della riscrittura
metafrastica. La metafrasi, nata nell’ambito della sofistica,
“consisteva nel
dissolvere l’armonia compositiva ovvero la synthesis, la musica
particolare, di un certo passo riscrivendolo in altra forma, sì da
farne
emergere, per comparazione, le caratteristiche linguistico-grammaticali
e/o i
pregi stilistici” (pp. 100-101). Essa ha dunque come campo privilegiato
di
applicazione proprio la synthesis, in quanto questa costituisce
la cifra
stilistica del testo e il principale tratto generatore del fascino del
testo
stesso. Nell’antichità la metafrasi fu oggetto di dispute che, non
diversamente
da quelle odierne riguardanti la traduzione, dividevano i sostenitori
del
primato del testo di partenza da quelli del primato del testo di
arrivo, che
rifiutavano come riduttiva la funzione esplicativa della metafrasi e ne
rivendicavano il diritto di entrare in competizione con l’originale.
Premessa
I.
Un’antica metafora dell’intertestualità: la pietra
di Eraclea
Estetica
della ricezione e poetica antica
Intertestualità
omerica
Antichi
esempi di lettura attiva
La
metafora platonica del magnete
Il
lettore sublime e l’aemulatio
L’influenza
dei modelli e la lettura creativa
II.
Un’agnizione classica in Montale: il simbolo del
bivio
La
lettura creativa secondo Humboldt
Rappresentazione
e significato
La
poetica storica
Uso e
interpretazione dei testi
Il
simbolo del bivio in Montale
Il
simbolo del bivio in Callimaco
Il
simbolo del bivio in Esiodo
Altri antecedenti
classici
Il
modello dantesco
Attualità
di un simbolo
III.
Armonia e movimento nelle antiche teorie dello
stile
Movimento
del linguaggio e poetica della traduzione
La natura
ritmica del linguaggio
I Greci e
l’esperienza della traduzione
L’antica
nozione di hermeneia
L’armonia
compositiva del testo
Lo stile
periodico e l’origine della prosa d’arte
Giudizio
critico e tecniche metafrastiche
Metafrasi
antiche e traduzioni moderne
Giovanni Lombardo insegna Estetica presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Messina. Tra le sue pubblicazioni: Hypsegoria. Studi sulla retorica del sublime (Modena 1988), Estetica della traduzione. Studi e prove (Roma 1989). Ha tradotto e commentato: Peudo-Longino, Il sublime (Palermo 1992) e Demetrio, Lo stile (Palermo 1999). Ha inoltre curato l’edizione italiana di W.J. Verdenius, I principi della critica letteraria greca (Modena 2003).