Logica, Filosofia, Scienza
In più di un’occasione ufficiale si presenta un volume appena
pubblicato come “ciò che mancava” nel panorama editoriale, legittimandone, così,
l’apparizione come necessaria per colmare presunte lacune nell’ambito di
ricerca in cui l’autore si è mosso.
Non è questo che qui si vuol fare, e ciò non perché non si possano
trovare concreti riscontri in tal senso nel lavoro di Domenico Massaro (ad
esempio la validità didattica, aspetto solitamente trascurato nei manuali di
logica e sempre presente nelle ricerche dell’autore), quanto per il motivo che
così facendo verrebbero a trovarsi in secondo piano gli altri pregi che la
pubblicazione presenta.
Ferdinando Abbri, nella Prefazione, sottolinea come dal volume
emerga l’importanza della logica “in quanto scienza dell’argomentazione
razionale” volta alla ricerca della verità (cfr. p. 4). Non si tratta di
un’introduzione alla logica intesa come computazione, di cui comunque si fa
menzione, quanto alla “logica filosofica”, la cui trattazione non può che
essere in forma “di ricognizione sistematica della storia della logica” (p. 6).
E qui si tocca uno dei punti di merito del volume, cioè il fatto, poco ‘alla
moda’, di presentare argomenti di logica senza farne una sottodisciplina
dell’algebra. La logica è nata ben prima e su altro terreno rispetto alla
matematica e quest’ultima non esaurisce le potenzialità del pensiero critico (critical
thinking) e dell’argomentazione razionale, e, ancora, non sfiora l’aspetto
etico-politico-pratico della comunicazione: “Ragionare bene – scrive Massaro –
non è soltanto un esercizio astratto […], ma la condizione per capire e farsi
capire” (p. 9).
Pensare con la propria testa nell’epoca di Internet, cioè nel
tempo in cui si realizza un bombardamento mediatico (“effervescenza dialogica”;
cfr. p. 14), è importante, ma non basta: bisogna pensare e comunicare bene, ed
in questo senso la logica si configura aristotelicamente come organon
del pensiero, non come sua fonte (cfr. pp. 15-20). Passando dalla logica
inferenziale a quella del lógos, dalla dialettica a quella
dell’argomentazione fino alla fregeana, emerge dalle pagine di Massaro un
quadro variegato e complesso in cui, parafrasando Aristotele, la logica si può
declinare in tanti modi, tutti con una propria dignità, utilità e valore.
Certamente si tratta di un insieme di regole che trovano impiego nella ricerca
della verità (rispondono, in un certo senso, alle “questioni di verità”), anche
se si devono tenere ben distinti i piani verità\realtà: “La validità di un
ragionamento può prescindere dalla validità degli enunciati di cui è
costituito” (p. 26) e “non tutta la nostra attività linguistica si identifica
con il ragionamento” (p. 29). A questo riguardo – e non solo - il Wittgenstein
delle Ricerche filosofiche è giustamente chiamato in causa (cfr. pp. 29
e ss.).
Unendo efficacia espressiva e dovizia di riferimenti, Massaro osserva
come il linguaggio non si esaurisca nel discorso apofantico (“nelle parole c’è
la nostra storia”; p. 36, cfr. pp 29-40) e come alla logica (intesa come il
linguaggio logicamente coerente) sia stato attribuito, da Boole, Frege e il
“primo” Wittgenstein in poi, un ruolo ontologico tutt’altro che secondario
(cfr. pp. 156-179). In realtà, la logica ha ‘un’altra storia’ che affonda le
sue radici nel pensiero greco; nel volume si ricordano l’importanza del verbo
essere presso gli eleatici (cfr. pp. 55-57), i paradossi di Zenone (cfr. pp
18-20), l’Organon di Aristotele, i modelli di ragionamento stoici (cfr.
pp. 87-98) ecc.
In epoca
medievale si prendono come riferimento Aristotele, Porfirio e
Boezio (cfr. pp. 106-108), ma non mancano elementi di notevole
originalità: la
logica che Massaro definisce “artistica” (come
“arte” del trivio), la quale
vede nei principi logici qualcosa di diverso rispetto a semplici
regole, un
codice al di sopra degli dei, o, più moderatamente, una
creazione divina a cui il
dio non è necessariamente assoggettato (cfr. pp. 102-106).
“Dobbiamo ai
medievali la prima chiara identificazione della logica formale”
attraverso la
distinzione dei termini sintecategorematici (le contemporanee
“costanti
logiche”, che non hanno significato isolatamente, ma collegano
altri termini.
Ad esempio: “Ogni”, “tutti”,
“alcuni”, “non”, “nessuno” ecc.; p.
108, cfr. pp.
108-110) e categorematici (che possiedono un proprio significato).
Sempre nel
medioevo inizia l’analisi delle proposizioni modali (le
proposizioni vengono
catalogate in necessarie, possibili, impossibili e contingenti) che
giungerà
agli importanti sviluppi settecenteschi di Leibniz sui mondi possibili
e ad
alcune considerazioni contemporanee di Carnap (cfr. pp. 111-116).
All’interno del volume, con opportuni riferimenti alle fondamenta
storiche di cui si diceva, vengono presentate alcune logiche contemporanee
“polivalenti” (quella di Lukasiewicz e la Fuzzy logic) in cui, ai
tradizionali valori di verità\falsità, se ne affiancano altri quali
l’indeterminato, il possibile e lo ‘sfumato’. Si affronta, poi, uno dei
principali modi di conoscenza logica, la deduzione (cfr. pp. 76-86). Il
sillogismo aristotelico con le sue figure, antenato di ogni forma logica, e i
principi di identità, non contraddizione e terzo escluso, offrono uno strumento
di conoscenza impareggiabile, esso – come il pensiero - non “crea le cose, ma
le apprende” (p. 80). L’ontologia, così, fonda la logica e non viceversa.
L’induzione è trattata in uno specifico capitolo (pp. 117-129)
all’interno del quale se ne evidenzia la fecondità. Il ragionamento induttivo
prende le mosse dalla filosofia greca (addirittura da Socrate, riferisce
Platone; cfr. p. 119) e trova una prima forma compiuta con Bacone, il quale
spiega che né il sillogismo (Massaro chiarisce che secondo Bacone “Aristotele è
stato un grande filosofo, ma i suoi concetti non servono a farci progredire
nelle scienze. Il suo metodo è paragonabile al comportamento del ragno:
costruisce la sua tela […] e poi pretende che si identifichi con il mondo”; p.
123) né l’empirismo (“neppure la formica ci soddisfa, che […] accumula dati su
dati, osservazioni su osservazioni, senza essere in grado di elaborarli”; ibidem)
aprono nuove vie alla conoscenza come l’induzione (“l’ape è la nuova metafora
della ricerca: essa, infatti, succhia il nettare dei fiori su cui si posa,
ossia osserva e raccoglie, ma poi elabora e produce il proprio”; p. 124).
John Stuart Mill, poi, ha offerto il suo contributo sull’induzione
definendone una sorta di decalogo; essa dovrebbe procedere secondo cinque
“canoni” o criteri: “Differenza”, “concordanza”, “concordanza e differenza”
congiunte, “metodo dei residui” e “metodo delle variazioni concomitanti” (cfr.
pp. 128-129).
Con la scuola di Port-Royal la logica non è più “tecnica formale di
costruzione dei ragionamenti, ma […] un’arte della scoperta e dell’invenzione”
(p. 135) che, tuttavia, necessita di un adeguato studio ed esercizio per essere
appresa. La logica, insomma, richiede una sicura applicazione in quanto un suo
cattivo utilizzo origina quegli errori che in precedenza, sbagliando, si
attribuivano ai sensi (cfr. pp. 138-140). L’influenza cartesiana di questa
teoria della conoscenza è fin troppo evidente; la novità sta nel modo nuovo di
concepire la logica come rigorosa e feconda
insieme, ‘utile’ nelle situazioni in cui serve decidere in condizioni
d’incertezza (Massaro presenta l’emblematica scommessa pascaliana; cfr. pp.
141-143).
Nel volume, successivamente, si focalizza un diverso significato di logica,
quello di “logica della scoperta scientifica” o, diversamente detto, lo studio
delle norme che reggono la dinamica del progresso scientifico (cfr. pp.
144-155). Tappe obbligate a questo proposito sono rappresentate dalle
riflessioni di Peirce (abduzione) e Popper (falsificazionismo), che Massaro
utilizza come tessere di un mosaico raffigurante la scienza nel suo concreto
sviluppo. Questa non procede “in modo schematico, né lineare, [adopera
congiuntamente] il pensiero e l’esperienza, la deduzione, l’induzione e
l’abduzione […]. E, in definitiva, è proprio in questa virtuosa circolarità,
fatta di ipotesi – osservazione - teoria – verifica, che può
racchiudersi la meravigliosa avventura della scienza e della conoscenza umana”
(pp. 154-155).
Un’altra ‘declinazione’ della logica, tipicamente novecentesca, è
quella linguistico-matematica. Massaro ne tratteggia i contorni a partire dallo
studio di Frege sul “senso” e sul “significato” (“denotazione”) dei termini,
inserito in un progetto generale finalizzato all’eliminazione delle ambiguità
dal linguaggio, soprattutto da quello scientifico (cfr. pp. 156-160). I
contributi di Russell e Wittgenstein mostrano la stessa intenzione seppur con
diverse sfumature (Russell “traduce gli enunciati descrittivi in enunciati
assertivi”, il Wittgenstein del Tractatus crede nella “perfetta
corrispondenza (isomorfismo) tra linguaggio e mondo” e nella possibilità “che
l’applicazione dell’analisi al linguaggio filosofico possa eliminare ogni
fraintendimento e disguido interpretativo”; pp. 162, 166-167, 170). Il
“secondo” Wittgenstein sconfesserà tale posizione esprimendo nelle Ricerche l’impossibilità
di ridurre il linguaggio ordinario a forma logica (cfr. pp. 163-170). Il logico
polacco Alfred Tarsky ha proposto di venir fuori dai paradossi della logica
attraverso l’utilizzo di piani metalinguistici, poiché “quando il linguaggio è
chiuso in se stesso genera un’antinomia” (p. 177). Si verrebbe così a formare
una serie gerarchicamente ordinata di metalinguaggi; solo che questo ‘metodo’
fa della verità qualcosa di precisamente definito unicamente all’interno di
metalinguaggi o linguaggi specialistici che parlano di oggetti (non di
proposizioni, cioè non di se stessi). Il linguaggio ordinario resta ai margini
della verità perché troppo ampio e poco ‘formalizzabile’ (cfr. pp. 175-179).
L’ultimo capitolo del volume tratta delle classiche ‘trappole’ tese
dal linguaggio alla logica. L’ambiguità da uso scorretto di quantificatori, le
citazioni fuori contesto, l’argomento dell’autorità (dimostra qualcosa facendo
leva sull’autorità di chi argomenta e non giudicando la bontà di ciò che viene
detto; cfr. p. 183) sono solo alcuni dei trabocchetti linguistici che
impediscono la comunicazione corretta. Massaro segnala come al tempo d’oggi, in
cui Internet e i mezzi di comunicazione di massa hanno reso fruibile
l’informazione, monta un’ignoranza diffusa su come funzionino proprio i mezzi
di comunicazione. Dove impera lo specialismo, la frammentazione dei saperi, gli
uomini possono restare intrappolati in ciò che hanno costruito: fallacie,
argomenti ad misericordiam (ci si appella alla compassione della persona
cui ci si rivolge; cfr. p. 183), ad populum (si fa leva sulla carica
emotiva della massa; cfr. ibidem), ad hominem (ragionamento che
prende a bersaglio la persona che parla e non ciò che dice; cfr. p. 184), ad
ignorantiam (un argomento è vero perché non se ne sa dimostrare la falsità;
cfr. p. 186).
Il discorso di Massaro si chiude volgendo lo sguardo su qualcosa di
apparentemente estraneo all’ambito logico: è lo spazio che vede interagire la
logica, quindi la verità, con la democrazia, col vivere civile. Conoscere la
logica, sia essa matematica oppure dell’argomentazione, significa, infatti,
porre rimedio ai “tanti guasti che facciamo, con le parole o le inferenze
sbagliate, quando nel tentativo di risolvere un problema ne creiamo altri e di
più complicati. […] ci può dare una mano per non farci inciampare negli stessi
errori” (p. 190).
Da sottolineare, infine, la presenza a fine testo di un utile
glossario delle definizioni e dei termini usati in logica
Prefazione di Ferdinando Abbri
Introduzione
Pensare con la propria testa
Linguaggio, pensiero e comunicazione
Onesti con le parole
La verità, innanzitutto
Vero, falso, indeterminato e altro ancora
Deduzione
Dilemmi, paradossi e rompicapo. Il lato
divertente della logica
Analisi del linguaggio, dottrina della
supposizione, ragionamenti modali. La logica nel Medioevo e oltre
Induzione
L’arte di pensare, ovvero come decidere in
condizioni di incertezza
Scienza e verità
Senso, significato e verità
Fallacie, errori e stratagemmi retorici
Epilogo. Logica, verità, democrazia
Glossario
Bibliografia essenziale
Domenico Massaro
insegna Logica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di
Siena e Arezzo. Ha già pubblicato numerosi articoli e saggi su rivista e
diverse monografie fra cui: L’arte di ragionare (Paravia-Scriptorium,
Torino 1999) Il filo di Sofia. Etica, comunicazione e strategie conoscitive
nell’epoca di Internet (Bollati Boringhieri, Torino 2000). È autore del
manuale per i licei La comunicazione filosofica (Paravia, Torino
2000-2002).
Breve saggio sull’argomentazione filosofica
http://www.casentino.toscana.it/galileo/articoli/l'argomentazione_filosofica.htm