Storia della filosofia (idealismo)
Edmund Husserl ricoprì la cattedra di filosofia
presso l’Università di Frieburg dal 1916 al 1929. In occasione del suo
insediamento tenne una serie di tre lezioni su Fichte, le quali vengono ora
pubblicate in volume. Dall’Introduzione della curatrice apprendiamo che
Husserl «tenne […] le sue lezioni su Fichte alla facoltà di scienze politiche
nell’ambito dei corsi per i partecipanti alla guerra» (p. 9). E che queste
lezioni avvennero fra «l’8 e il 17 novembre 1917, per ripeterle […] due mesi
dopo, dal 14 al 16 gennaio dell’anno seguente» (p. 11). Husserl, infine, le
ripeté nei giorni «6, 7 e 9 novembre del 1918» (p. 12). Per mezzo della
filosofia di Fichte, Husserl si pone un determinato obiettivo: portare
all’attenzione del popolo tedesco due importanti caratteristiche dell’idealismo
fichtiano. Ovvero «il misticismo religioso […] e quel fervore politico in chiave
nazionalista che rende agli occhi di Husserl così attuale per quegli anni di
conflitto il pensiero di Fichte» (p. 42). Siamo dunque nel cuore della Prima
guerra mondiale. Da filosofo, Husserl sente di dover fare qualcosa per il suo
popolo. E, da filosofo, utilizza le aule dell’Università di Friburgo per
indicare nell’opera appunto di Fichte il modello da seguire (in quella
particolare congiuntura storica) per il popolo tedesco. Dunque l’obiettivo che
si pone è, come egli stesso afferma, quello di risvegliare nel popolo tedesco
«la fede nel fatto che, nel caso in cui esso adempia liberamente alla sua
destinazione più alta, con ciò debba avviare la liberazione anche per l’umanità
intera» (p. 88). Per raggiungere questo scopo di Fichte, Husserl studia i «soli
scritti popolari di carattere etico-politico e religioso senza leggere mai
nessuna stesura della dottrina della scienza eccetto le due introduzioni del
1917» (p. 33). Ed inoltre: dell’idealismo di Fichte Husserl sceglie
soltanto alcune particolari determinazioni. La prima è quella che afferma che
«essere soggetto è assolutamente nient’altro che essere agente» (p. 60).
La seconda, che «l’essenza dell’agire implica essere orientati a un fine» (p.
61). La terza, quella che dichiara che «ogni fine è un telos, ma tutti i
fini devono legarsi nell’unità del telos, dunque in un’unità
teleologica» (ibid.).
Secondo Fichte dunque esiste «un’ ordinamento
morale del mondo», la cui «idea normativa» è Dio; «un altro Dio non ci può
essere» (p. 64). Husserl dice perciò che, agendo in questo modo, Fichte crea
una «produzione teleologica del mondo» (ibid.). Ovvero, crea un mondo
«in cui l’agire morale possa avere il suo posto» (ibid.). Cioè crea «un
mondo umano […] un mondo di spiriti liberi, che siano gli uni con gli altri in
relazioni morali e che, guidati dal sublime imperativo del dovere, realizzano
un ordinamento morale del mondo» (ibid.). Husserl ha intenzione di
portare all’attenzione dei suoi compatrioti proprio questo Fichte. Cioè
quel Fichte che «negli anni della più profonda umiliazione della Germania […]
mise davanti agli occhi al popolo tedesco in forma nobile la sublime idea
nazionale [… e] la congiunse all’ideale di un popolo vero e autentico» (p. 81).
Quel Fichte, infine, che «mostra la via, l’unica via, alla liberazione
nell’innalzarsi all’ideale autentico di umanità rappresentato dalla moralità
vera» (p. 69).
Le tre lezioni su Fichte, viste nel quadro della
produzione globale di Husserl, vanno a collocarsi nel periodo in cui lo stesso
Husserl stava attendendo a una profonda messa a punto della sua filosofia.
Messa a punto che l’avrebbe portato alla pubblicazione della Logica formale
e trascendentale (1929), delle Meditazioni cartesiane (1931) e
infine della Crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale
(1936). Afferma Rocci che «in questo
periodo si trovano tracce di un interesse del tutto nuovo per l’idealismo
tedesco, che la critica nota coincidere in modo particolare con gli anni della
guerra» (p. 31). Fu in questo arco di tempo che Husserl «vide negli idealisti i
precursori, per quanto in forma non rigorosa e non scientifica, dell’idealismo
scientifico fenomenologico, di cui essi intuirono gli scopi quasi in un
“presentimento”» (p. 32). Perciò anche in questo suo accostarsi alla filosofia
fichtiana è presente il riconoscimento del «merito di aver saputo individuare
[…] l’ambito e i fini della ricerca filosofica» (p. 33). Ma (visto che, come
detto, Husserl non riconosce la scientificità dell’idealismo) in questo suo
accostarsi è del resto contenuto un uso della filosofia di Fichte solo in
relazione alla «sfera etico-religiosa» (p. 33). Così ci rendiamo conto che,
nello studio delle dottrine di Fichte e nella composizione di queste lezioni,
l’obiettivo che Husserl si propone è certamente di tipo morale. Ed
ovviamente, solo se letto in un’ottica del genere, questo Fichte e l’ideale
di umanità ci restituirà il valore esatto della seguente
dichiarazione di Husserl su Fichte: «La passione che muove il suo pensiero
teoretico non è mera sete di sapere, non è passione per un puro interesse
teoretico. Fichte fu piuttosto una natura orientata in maniera assolutamente
pratica. Per inclinazione e volontà dominante fu un riformatore
etico-religioso, educatore dell’umanità, profeta, veggente, si, posso azzardare
tutti questi appellativi, ed egli stesso se ne sarebbe compiaciuto» (p.
51).
Introduzione. Fichte e l’ideale di umanità
Avvertenza
Parte prima. L’io assoluto degli atti
Parte seconda. L’ordinamento morale del mondo come principio creatore
Parte terza. L’autorivelazione di Dio nei livelli di umanità
Edmund Husserl nacque a Prossnitz l’8 aprile del
1859. Studiò matematica con Weierstrass e fu scolaro di Brentano. Fu professore
di filosofia a Gottinga e poi a Freiburg sino al 1929. Morì a Freiburg il 26
aprile 1938.