Storia della filosofia (antica, moderna, contemporanea)
A differenza dei testi che lo hanno preceduto, quest’ultimo studio di
Pierre Hadot non costringe a ripensare le tradizionali idee che avevamo sul
tema di cui si occupa né offre nuove prospettive ermeneutiche sul concetto di
natura. L’autore si limita infatti a descrivere l’evoluzione storica che, da
Omero a Merleau-Ponty - passando però anche per la letteratura, la poesia, e
l’arte pittorica e quella plastica - la civiltà occidentale si è fatta dell’idea
della natura, senza proporre una rilettura di queste interpretazioni alla luce
di nuovi studi filologici o particolari intuizioni filosofiche. Eppure –
confessa l’autore – si tratta di un libro “pensato per oltre quarant’anni”. Chi
conosce bene Hadot sa che la natura gioca un ruolo chiave non solo nella sua
intera produzione filosofica, ma persino nella sua stessa maniera di concepire
e vivere la filosofia. In un libro intervista con J. Carlier e A. I. Davidson,
Hadot spiega infatti di sentirsi filosofo dal giorno in cui, ancora
adolescente, fa una particolare “esperienza della natura” che descrive come
segue: “Era calata la notte e le stelle brillavano in un cielo immenso. A
quell’epoca si poteva ancora vederle. Un’altra volta fu in una stanza di casa nostra.
In entrambi i casi fui invaso da un’angoscia insieme terrificante e soave,
provocata dal sentimento della presenza del mondo, o del Tutto, e di me in
questo mondo. […] Credo di essere filosofo a partire da quel momento, se
s’intende per filosofia questa coscienza dell’esistenza, dell’essere-al-mondo”.
E da quel momento, prosegue Hadot, “ho cominciato a percepire il mondo in modo
nuovo. […] Questa esperienza ha dominato tutta la mia vita. […] Ha dunque avuto
un ruolo importante nella mia evoluzione interiore. Per altro verso, ha
fortemente influenzato la mia concezione della filosofia: ho sempre considerato
la filosofia come una trasformazione della percezione del mondo” (La filosofia come modo di vivere,
Torino 2001, p. 23). Si tratta dunque di un’idea di natura che, al tempo
stesso, è un’esperienza come, proprio nelle righe finali de Il velo di Iside,
Hadot spiega: “Il
lettore avrà colto, di sfuggita, i temi che mi seducevano di più e sui quali
sono soffermato forse anche troppo: un’idea e un’esperienza. L’idea: la natura
è arte e l’arte è natura, giacché l’arte umana non è che un prolungamento
dell’arte della natura; […] L’esperienza: […] che consiste nel prendere
intensamente coscienza del fatto che noi facciamo parte della natura, che in un
certo senso noi siamo questa stessa natura infinita e indicibile, che ci
ingloba totalmente” (p. 314). Ovviamente il libro passa in rassegna anche altre
idee di natura ma, al di là delle sue definizioni, si concentra sul costante
mistero e segretezza che appare ricoprirla, dalla physis come origine,
nascita delle nei primi filosofi greci, sino all’alba (nel primo novecento)
dell’epoca del disincanto. Per oltre 2.500 anni la natura è stata interpretata
alla luce del “segreto invisibile che regola tutto ciò che è visibile” (p. 30),
“vale a dire la forza, la ragione invisibile, di cui il mondo visibile non è
che la manifestazione esterna” (p. 32), fenomenologica. Ecco dunque affacciarsi
in tutta la sua centralità l’aforisma eracliteo secondo il quale “la natura ama nascondersi” (af. 123).
Ma il senso di questo nascondersi e la storia delle modalità atte a
svelarlo e a riportarlo in luce mutano di secolo in secolo: da mistero
ineffabile e divino (Omero) a equazione matematica da risolvere (Newton); da
segreto da divinare a verità da estrapolare “sotto la tortura degli
esperimenti” (Bacone, cit. a p. 91); da massima espressione di perfezione da
contemplare (da Aristotele a Seneca) a perturbante brivido (in Kant e Rilke -
manca in realtà un’analisi delle molteplici interpretazioni psicoanalitiche, a
partire proprio dal perturbante di Freud), da segreto da decifrare per
conoscere se stessi e raggiungere la propria realizzazione (Novalis) a
illusione insvelabile pena il depotenziamento della nostra esistenza; da nostra
unica divinità (gli stoici) a nostro regno (il cristianesimo), da segreto
dell’essenza della verità a oggetto di manipolazione della tecnica (Heidegger)
ecc., così che “le tre parolette di Eraclito” nel corso dei secoli, finiscono
per significare “di volta in volta, che tutto quanto nasce tende a morire, che la natura è difficile da conoscere, che
essa si avviluppa in forme sensibili e in miti, che essa nasconde virtù
occulte, oppure che l’Essere è originariamente in uno stato di contrazione e
non-svelamento, e che, infine, con Heidegger, L’essere si disvela velandosi”
(p. 311). Le diverse posizioni che l’indagine di questa storia ha evidenziato
vengono ricondotte da Hadot a due categorie impersonate dalle figure simboliche
di Prometeo, che vuole indagare i segreti della natura per vincerla e
sottoporla alla sua volontà, e di Orfeo che ritiene che sia rischioso scoprire
i segreti che la natura cela e che è bene che restino tali.
Alla fine di questa lunga ricostruzione storica, Hadot invita anche a
riflettere su due conseguenze prodotte dalla fine dell’interesse filosofico per
la natura: da una parte ciò comporta lo spostamento del velo di Iside da
simbolo dei segreti della natura a icona dei segreti dell’esistenza, dall’altro
l’aridità delle spiegazioni scientifiche ha rilanciato l’importanza di
“un’altra forma di conoscenza della natura, un’altra verità, in questo caso,
estetica” (p. 313): in fin dei conti il velo non è ancora stato tolto.
Prefazione
Prologo a Efeso
Il velo della morte
Il velo della natura
La natura ama nascondersi
Lo svelamento dei segreti della natura
L’atteggiamento prometeico. Lo svelamento dei
segreti tramite la tecnica
L’atteggiamento orfico. Lo svelamento dei segreti
tramite il discorso, la poesia, l’arte
Il
velo di Iside
Dal
segreto della natura al mistero dell’esistenza. Terrore e stupore
Conclusione,
p. 311. Indicazioni bibliografiche
Indice
dei nomi
Pierre
Hadot è stato Directeur d'études all'École Pratique des Hautes Études fino al
1986, e dal 1982 è titolare presso il Collège de France della cattedra di
Storia del pensiero ellenistico e romano.