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Pulcini, Elena, Il potere di unire. Femminile, desiderio, cura.
Torino, Bollati Boringhieri, 2003, pp.194, Euro 18,00.

Recensione di Monia Andreani - 08/03/04

Antropologia (corpo), Filosofia politica (femminismo)

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Il volume raccoglie una serie di saggi che trattano la questione del soggetto alla luce della differenza femminile. La linea che guida il percorso di Pulcini è quella di un femminismo inteso come pensiero critico, come quell'approccio fecondo e critico allo stesso tempo che il pensiero delle donne, nella sua molteplicità di voci e articolazioni, ha mosso alle verità definitive della metafisica occidentale. All'interno di un'interrogazione filosofico-politica, l'autrice focalizza l'attenzione su alcune fra le patologie della modernità, utilizzando gli strumenti critici di un pensiero che parte da una soggettività politica femminile delegittimata nella modernità. Il tema delle passioni e della vita emotiva, già sviluppato nell'Individuo senza passioni (Torino 2001), si concentra sulla considerazione della "differenza emotiva, vale a dire il problema della peculiare posizione delle donne nell'ambito della dicotomia, occidentale e moderna, ragione/passione" (p. XI). All'interno di questa dicotomia, le donne non sono le sole ad aver rappresentato il polo della passionalità: le ricerche di Pulcini sull'individualismo moderno a partire da Hobbes hanno messo in luce una costitutiva passionalità intrinseca nel processo di costruzione dell'individuo moderno. La metafora hobbesiana dello stato di natura esprime la condizione di un individuo dotato di passioni e portatore di diritti che si trova nella situazione di utilizzare con libertà il proprio potere per garantirsi un'autoconservazione, ma che accanto a sé ritrova altri che condividono il suo stesso diritto. La condizione di conflitto e di insicurezza individuale innescata in questo scenario viene compensata dalle passioni di cui si riempie l'individuo moderno, tra cui "la passione acquisitiva, la passione dell'Io" (ibidem). Se l'individuo hobbesiano ricalca la figura di un Prometeo, in cui "il desiderio di potere, ispirato all'affannosa e interminabile corsa all'autoconservazione, si scontra con il desiderio dell'altro, producendo disordine, guerra e morte" (p. 118), la passionalità del femminile appare nella modernità diversamente connotata e declinata più come un sentimento in cui l'aspetto relazionale risulta determinante. Il contesto privato diviene quello privilegiato per il femminile, per un soggetto a cui lo stesso Rousseau riconosce qualità affettive peculiari, che si oppongono alle logiche di appropriazione peculiari del soggetto maschile della modernità. Secondo Pulcini, la separazione tra pubblico e privato si rafforza all'interno della particolare sfera del sentimento e delle qualità emotive con cui vengono identificati in maniera differente nella modernità gli uomini e le donne. Infatti, il maschile diviene portatore di passioni pubbliche come l'eroismo, il coraggio, la passione della politica e quella del potere, mentre al femminile viene accordato un tipo di passionalità relato alla sfera domestica e la donna è identificata con quella particolare forma di amore che è l'amore coniugale e materno. Il valore coniugale risulta centrale nel processo di costruzione e normazione del modello familiare moderno, e l'amore materno, a partire dal XVIII secolo, diventa un vero e proprio valore sociale enfatizzato da vari discorsi del potere, tra cui quello medico e quello pedagogico. Identificare il femminile con un tipo di affettività connesso con la funzione materna, ha fornito alle donne una possibilità identitaria, ma ha anche "significato una doppia esclusione: non solo dalla sfera pubblica, vale a dire dal 'contratto sociale' e dalla cittadinanza, gettando così una luce oscura sui presunti fondamenti egualitari della modernità e del liberalismo; ma anche dalla passione e dalla sua insostituibile funzione identitaria" (p. x).

Pulcini ha voluto scavare proprio quel lato lunare e poco esplorato della soggettività femminile costituito da alcuni fondamenti sepolti, che possono far emergere "un potenziale critico verso la parabola moderna dell'individuo acquisitivo e narcisista e che facessero emergere possibilità alternative, senza evidentemente implicare una visione riduttiva dell'identità delle donne attraverso la sua assimilazione totalizzante all'immagine materna" (p. XI). Tra le figure aurorali e potenzialmente alternative per una identificazione non rigida e definitiva del soggetto articolato al femminile, troviamo Diotima e Psiche. La straniera di Mantinea, che insegna al giovane Socrate i misteri dell'amore, in quanto maestra d'amore fa emergere come proprio del femminile un aspetto passionale collegato alle capacità relazionali e strettamente radicato nella potenza dell'eros. Prendere sul serio il nesso platonico tra Diotima ed eros, secondo Pulcini apre il soggetto femminile a una potenzialità ampia che supera i confini del sentimento, per reinserirli sulla linea dell'erotica come via maestra di mediazione e relazione, in cui anche il materno si radica veicolando una forma di pienezza antecedente al logos e ad esso estranea. Sul piano simbolico, che ha radici nella narrazione mitica, "possiamo trovare in Bachofen e nella psicologia del profondo di matrice junghiana una ricca descrizione di questa dimensione, attraverso l'intimo legame tra il femminile e il simbolismo della luna e di Dioniso, entrambi caratterizzati da una stessa idea di coniunctio, connessione, relazione" (p. 70). In questo percorso aurorale si trova Psiche che, nella narrazione di Apuleio, emerge come figura che coniuga in sé elementi di un femminile che rifiuta l'oggettivazione della propria bellezza e combatte contro il ruolo privato e passivo di reclusione a cui il suo amante la vuole confinare. E Psiche supera la passività quando si riappropria di una passionalità lunare e amazzonica, eludendo il divieto impostole da Eros, quello di non vederlo mai alla luce. Il gesto di porre la candela a illuminare il volto dell'amato è il gesto prometeico del femminile, simbolicamente inserito in una linea di acquisizione di soggettività attiva e relazionale. Psiche, come madre e come moglie, esce così dal limbo di un rapporto passivo per accedere a una dimensione consapevolmente relazionale. Sia Diotima che Psiche aprono la strada alla considerazione di un soggetto femminile attivo e passionale, in cui si può situare "la possibilità di pensare un soggetto autonomo e relazionale a un tempo, fedele ai propri desideri ed esposto all'altro quale parte mancante e costitutiva dell'Io, irremovibile nell'adesione alla propria vita emotiva e tuttavia in costante e inquieto dialogo con un altro da sé, intensamente desiderato e sempre inassimilabile e sfuggente" (p. XII). E la passione per l'altro, concetto in cui Pulcini riassume questo status creativo del soggetto, porta con sé anche la possibilità di costruire "una struttura dinamica e aperta della soggettività, costantemente esposta al divenire e al cambiamento" (ibidem). Quindi, di fronte all'individualità moderna che risponde al proprio bisogno di autoconservazione dando sfogo alle passioni acquisitive tra cui il potere e la ricchezza, la riflessione critica femminista ha fornito alcune interessanti proposte di una soggettività non rigida e disidentificata, che tenga presente e faccia tesoro della tradizionale capacità di essere in relazione del femminile, superando i confini dicotomici di pubblico/privato. In tale direzione si trova ad esempio la proposta di Teresa de Lauretis di un soggetto femminile eccentrico e disidentificato, che consapevole della propria costituzionale apertura e ibridazione sia capace di resistere in senso foucaultiano ai discorsi e alle strategie di potere sia sociali, sia simboliche e politiche. E se resistere significa staccarsi dal proprio agire e dal proprio pensare lavorando sulle complicità interne al soggetto con il contesto di potere/sapere, resistere significa anche staccarsi dal proprio sentire, dalle proprie passioni attraverso una "ermeneutica delle passioni e del desiderio [...] che tenda a una 'comprensione' in senso spinoziano - e freudiano -, della propria vita emotiva, sottratta alle sue opacità ed emendata degli aspetti lesivi della soggettività" (p. XIX). Pulcini parla in senso spinoziano di potenza del soggetto, che emerge nitida dove alle passioni viene negato il carattere di onnipotenza e mette in luce come nella attualità post-moderna sia necessario riflettere sul nesso costituito da poteri/saperi concentrati sulle tecnologia della vita e sulla possibilità di alimentare desideri e passioni in relazione alla potenza individuale sulla vita. L'autrice introduce il concetto di valorizzazione della memoria del corpo come potenzialità corporea che, tradotta in termini simbolici, significa per il femminile potenzialità del materno come virtuale apertura all'altro e all'essere due, tema su cui ha riflettuto Luce Irigaray. E come aspetto centrale di una riflessione che prende in esame la prospettiva di un superamento dell'assolutezza del desiderio in favore di una responsabilità verso l'altro, viene delineato il concetto di cura. Cura dell'altro che è "l'attenzione a quella complessa rete di legami e responsabilità nella quale ogni Io riconosce la materia vivente del proprio essere nel mondo; la dimora che 'contaminandolo' lo costituisce" (p. XVII). Le donne simbolicamente hanno avuto una storia millenaria determinata dal legame con questo aspetto particolare della cura, che ha segnato la costruzione emotiva e psichica del femminile. E se, come ricorda Pulcini, il dibattito attuale si muove a partire da questa prospettiva di lettura del femminile sul nesso concettuale cura-diritti-giustizia, l'assunzione acritica del concetto di cura rimane comunque problematica, come rimane problematica la questione dell'altro. A questi problemi l'autrice cerca di dare una possibile direzione di approfondimento attraverso la proposta del concetto di responsabilità, che accentua la piena autonomia del soggetto da un lato e che dall'altro mette l'accento sulla capacità di scelte squisitamente etiche di quest'ultimo. A questo proposito, è proprio la bisognosità - concetto introdotto da Martha Nussbaum - che secondo Pulcini spinge il soggetto a "interrompere la spirale illimitata dei propri desideri e a misurarli sulla cura dell'altro, producendo così un'intima alleanza tra desiderio e cura" (p. XXIX). La necessità di ampliare il concetto dell'altro, anche con l'inclusione di un altro che sia remoto ma non destinato all'impersonale e indifferenziato, e la prospettiva della cura come inclusa nel desiderio dell'altro interno all'Io, sono temi cari alla filosofia del dono. La considerazione del concetto di dono è in questa prospettiva del tutto estranea al simbolico sacrificale, si basa sul dono come evento simbolico in cui è posta la tensione emotiva verso l'altro, come passione per l'altro. Il soggetto che dona è un soggetto relazionale, aperto e ospitale così come lo articola Derrida. Il dono è espressione di una scelta autonoma e il donare è espressione di fedeltà a sé stessi, in quanto ci si riconosce come relati e dipendenti dall'altro, dal legame con l'altro. Pertanto, "riappropriarsi della simbologia del dono può così rispondere non solo alle esigenze di autonomia e di differenza del soggetto femminile, come fa peraltro l'etica della cura, ma anche alle sue pretese di autenticità" (p. 165). Il donare è gesto di un essere come essere per l'altro e "il soggetto femminile può così affermarsi come un soggetto autonomo nella dipendenza, in contrasto con l'idea moderna di soggetto inteso come individuo autosufficiente e compiuto in se stesso, chiuso alla dimensione dell'alterità e della differenza" (p. 166).

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Introduzione. Sentire differentemente
Abbreviazioni
I. Miti e simboli del femminile (1. Diotima. Il mito platonico dell'éros e il Matriarcato di Bachofen; 2. La lampada di Psiche. Simbologie del femminile in Bachofen; 3. La memoria del corpo. Il femminile nell'universo junghiano)
II. Soggetto femminile e patologie della modernità (1. Il potere di unire. Femminile e potere tra modernità e mito; 2. La politica e il femminile. Le ragioni di un'esclusione; 3. La modernità, l'amore e la disuguaglianza nascosta; 4. Sovranità e carenza dell'individuo moderno; 5. Potere, desiderio, desiderio di potere. Identità femminile e potere)
III. Dono, cura, responsabilità (1. Incluse nella pólis. Le ragioni della passione; 2. Il desiderio di donare. Simbolica del dono e identità femminile; 3. Oltre il contratto. La responsabilità appassionata)
Appendice. L'identità femminile europea e l'idea di passione
Indice dei nomi

torna all'inizioL'autrice

Elena Pulcini è professore di filosofia sociale presso il dipartimento di Filosofia dell'Università degli Studi di Firenze. Si occupa di teoria della modernità, di teoria dell'individualismo moderno, di teoria delle passioni e di gender's studies. Tra le sue pubblicazioni: La famiglia al crepuscolo (Roma 1987), Amour-passion e amore coniugale. Rousseau e l'origine di un conflitto moderno (Venezia 1990), L'individuo senza passioni. Individualismo moderno e perdita del legame sociale (Torino 2001). Ha curato l'edizione italiana delle opere di Rousseau e Bataille.

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Pagina personale di Elena Pulcini presso l'Università degli Studi di Firenze: www.unifi.it/unifi/philos/persone/pulcini.htm

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