L'Introduzione alla filosofia del linguaggio affronta attraverso una costruzione organica le principali tematiche legate allo studio del linguaggio in ambito filosofico. L'autore ha strutturato l'opera in modo da consentire anche al lettore meno esperto di orientarsi con dimestichezza tra le teorie e le correnti interpretative, di cui il libro è una sorta di compendio. L'esposizione lucida ed essenziale, tanto più apprezzabile in quanto tratta questioni di non immediata comprensibilità, soprattutto per il neofita, rivela infatti sin dall'inizio l'intento istruttivo e didascalico dell'opera, che nasce dalla continua frequentazione dei temi proposti in ambito accademico. Un ringraziamento esplicito ai propri studenti è espresso dal professor Penco nella prefazione, che invita il lettore a considerare il testo come un supporto allo studio ed uno stimolo all'approfondimento. Attraverso riquadri posti alla fine di quasi tutti i capitoli vengono schematizzati e formalizzati i concetti più importanti e le differenti posizioni dei filosofi su argomenti comuni. Frasi incisive sono incorniciate all'interno dei capitoli, a stimolare la memoria visiva e l'attenzione dell'utente su passi di particolare rilievo teorico.
Nel volume sono individuate importanti chiavi di lettura nel panorama degli studi contemporanei. Esso è suddiviso in cinque sezioni, di cui la prima costituisce un'introduzione incentrata sui rapporti tra la filosofia e la logica/linguistica, proprio perché è a metà strada tra queste discipline che il filosofo del linguaggio ritaglia il suo spazio; il suo campo d'azione è volto all'analisi dell'espressione linguistica nei termini del ragionamento e dell'argomentazione.
Si sottolinea il ruolo centrale che l'analisi dell'argomentazione ha avuto sin dall'antichità ed il peso che la logica formale ha esercitato sullo sviluppo scientifico, almeno fino al XVI-XVII secolo. Una scansione di passaggi consequenziali rende poi evidente lo spostamento dell'asse della riflessione filosofica dal problema formale: da un lato, alla ricerca del metodo per la corretta interpretazione del mondo (Descartes e Locke), dall'altro, allo scopo di ricostruire una lingua e grammatica universali (Leibniz) con un'importante integrazione tra queste ed il calcolo combinatorio (arte della memoria). Descartes, Locke e Leibniz vengono individuati da Penco come i primi a segnare lo spartiacque tra la tradizionale logica aristotelica e stoica e le nuove possibilità della filosofia moderna.
Dalla seconda alla quinta parte del libro si dispiega la trattazione vera e propria, organizzata attorno ai grandi temi con cui il linguaggio è messo a confronto: la rappresentazione, l'azione, la comunicazione, la norma e la natura. In evidenza è posta la rivoluzione logica attuata da Gottlob Frege (1848-1925). Le riflessioni sul linguaggio operate da Frege hanno dato vita a spunti di discussione e di studio variamente accolti o criticati nel corso dell'ultimo secolo. Ogni capitolo parte da una di queste riflessioni, arrivando a discutere delle principali trattazioni contemporanee sull'argomento.
Frege ha segnato un nuovo punto di partenza per lo studio del linguaggio. Il formalismo logico su cui è improntata la sua impalcatura teorica supera, attraverso la generalizzazione del concetto di funzione dalla matematica al linguaggio, la distinzione soggetto-predicato tipica della logica tradizionale, introducendo quella di espressione-contenuto e suggerisce al tempo stesso l'individuazione di due livelli di analisi: linguistica (ed ontologica) ed epistemologica.
La filosofia del linguaggio successiva a Frege prende vita da queste distinzioni, assumendo due posizioni diverse: quella che privilegia lo studio del significato oggettivo, determinato dalla struttura logica dell'enunciato, e quella che dà maggiore peso all'intenzione del parlante, ponendo l'accento sull'uso rispetto al significato. Questa contrapposizione, molto sentita fino alla prima metà del '900, si è oggi notevolmente attenuata.
La suddivisione in sezioni, corrispondenti agli ambiti di studio del linguaggio, è un espediente, nel disegno di Penco, per affrontare un secolo di studi filosofici e per introdurre le teorie dei suoi principali esponenti.
Nella sezione dedicata al linguaggio e alla rappresentazione, Penco descrive i primi contrasti che le teorie di Frege incontrano sulla questione della nominazione. Il problema viene posto da due contemporanei di Frege: Bertrand Russell e Ludwig Wittengstein.
Le interpretazioni della forma logica di un enunciato si ripercuotono sui modi di vedere il rapporto tra il linguaggio naturale e quello formale. Contro la visione di Frege, secondo cui il linguaggio formale sarebbe una correzione di quello naturale, Russell e Wittengstein identificheranno infatti rispettivamente il linguaggio formale come una descrizione di quello naturale e come un tentativo di ricavarne l'essenza (atomismo logico).
Rudolf Carnap (1891-1970) svilupperà invece una teoria modale della semantica, che si fonda sui concetti di possibile e di necessario. La sua ridefinizione dei concetti semantici di base e, sul piano logico, la sostituzione dei termini fregeani di senso e riferimento con i concetti di intensione ed estensione costituiscono i punti di rilievo della sua formula teorica, che getta le basi per la cosiddetta semantica modellistica, che tanto contribuirà allo sviluppo della linguistica e dell'informatica.
La teoria del riferimento diretto, senza l'intermediazione concettuale, è infine riproposta da Kripke e Putnam: per entrambi esistono nomi propri e nomi di sostanza, che si riferiscono ad oggetti il cui contenuto è determinato dalla diretta connessione tra i parlanti e il mondo e dal loro uso consolidato, e nomi che si riferiscono ai contenuti mentali, che non bastano a determinare inequivocabilmente la realtà del mondo (nascono così le teorie duali).
La terza sezione del libro è dedicata al rapporto che il linguaggio ha con l'agire umano, con l'intenzione del parlante e con gli effetti che l'enunciato produce sulla realtà di chi ascolta.
Il concetto di forza, il tono con cui un discorso viene pronunciato, inteso come la formulazione in una determinata lingua, usando un vocabolario ordinato in uno stile specifico, attraverso una specifica costruzione grammaticale, rendono per Frege l'intenzione del parlante al di là del contenuto cognitivo. La forza e il tono vanno quindi al di là del senso e del valore di verità, valicano il confine della psicologia, rientrando nella sfera della soggettività. Frege, tuttavia, salva la realtà oggettiva ed atemporale dei pensieri collocandoli in un terzo regno, al di fuori della mente umana. L'azione del comprendere diventa un processo mentale misterioso, primo passo verso l'azione linguistica per eccellenza: l'asserire, che Frege studia approfonditamente nei suoi rapporti con il contesto.
L'uso linguistico sarà oggetto di future elaborazioni da parte di altri filosofi, in una visione del linguaggio sempre più strettamente legato all'azione. Il Wittengstein delle Ricerche Filosofiche (1953), ad esempio, vi si soffermerà con la teoria del gioco linguistico, che arriva ad un'identificazione tra significato ed uso e sottrae l'azione di comprendere dall'ambito misterioso in cui Frege l'aveva posta, per mutarla nella capacità oggettiva e controllabile di usare correttamente i segni secondo regole.
Nello stesso ambito d'indagine, J. L. Austin (1911-1960) introdurrà una vera e propria teoria degli atti linguistici, che possono essere locutori, definiti cioè dagli aspetti fonetici, sintattici e semantici, illocutori, caratterizzati dalla forza convenzionale con cui sono emessi gli enunciati, o perlocutori, che hanno un particolare effetto di convinzione sull'uditore (ordini, minacce). La classificazione degli atti linguistici impegna Austin nel definire una complessa serie di categorie. Questa teoria ha ricevuto radicali critiche e qualche tentativo di correzione, a causa dei problemi di formalizzazione che ha sin dall'inizio sollevato.
Affrontare il problema della comunicazione linguistica apre un certo numero di questioni, esposte nella quarta sezione del libro. Qui vengono chiarite la teoria dell'olismo e le conseguenti posizioni riguardo alla questione della traduzione, che pongono l'accento sulla comunicazione interlinguistica.
Il principio fregeano del contesto viene sviluppato da W. V. O. Quine (1908-2000) e D. Davidson (1917-2003) in chiave olistica, cioè con l'estensione della dipendenza del significato di una parola o di un enunciato dal contesto all'intero linguaggio. Quine arriva a questa conclusione attraverso la demolizione dei due dogmi fondamentali sui quali è imperniata gran parte della tradizione filosofica neopositivista e post-fregeana: la dicotomia analitico/sintetico ed il riduzionismo. Gli enunciati non possono essere distinti in due classi separate, l'analitica (in cui la verità dipende dal significato) e la sintetica (in cui la verità dipende dai fatti). La componente linguistica e quella fattuale sono ugualmente presenti, anche se in diversa misura, in ogni enunciato.
Davidson radicalizzerà le posizioni di Quine, arrivando a prospettare una nuova immagine di comunicazione, che non presuppone una condivisione di significati tra i parlanti, ma un tentativo ed un conseguente processo di convergenza verso gli stessi significati. Ciò implica e al tempo stesso suggerisce una maggiore attenzione agli aspetti di dipendenza dal contesto in cui un enunciato viene proferito.
L'ultima sezione del volume lascia intravedere, più o meno marcatamente, l'apertura verso le esigenze delle nuove scienze, a cui la filosofia del linguaggio è tenuta a dare oggi più che mai il suo contributo e alla quale tali discipline sempre più si rivolgono. La semantica cognitiva, ad esempio, costituisce il tavolo attorno al quale più figure mettono a confronto le proprie esperienze di studio. Linguisti, psicologi, filosofi, ma anche ingegneri, studiano i processi cognitivi naturali, individuando gli aspetti oggettivi e normativi del significato, applicabili ad ambiti apparentemente estranei alla filosofia del linguaggio, come l'informatica e la robotica.
Interrogarsi sul linguaggio significa entrare nei meccanismi che conducono alla comprensione reciproca. L'immaginario culturale che gli individui formano attorno alla realtà è intessuto dei rapporti continuamente rinnovati e rinnovabili tra questa e la lingua. Penco ribadisce con il suo libro che la rappresentazione della realtà attraverso il linguaggio, l'uso che del linguaggio si fa nell'ambito della comunicazione, costituiscono altrettante variabili, nella prospettiva di un'evoluzione del pensiero filosofico in cui il primo posto sia occupato dall'interdisciplinarietà. Costante resta l'identità di un processo esclusivamente umano, che ciascuno può e deve approfondire nel suo specifico ambito d'interesse e in mutua collaborazione.
Prefazione
I. Filosofia, logica e linguistica (Introduzione; 1. Dare ragioni; 2. Linguaggio e logica; 3. Semiotica
e linguistica)
II. Linguaggio e rappresentazione (1. Senso, riferimento e verità: un'introduzione; 2. Nominare
oggetti: Frege, Russell, Wittengstein; 3. Condizioni di verità e mondi possibili: Wittengstein e Carnap;
4. Teorie del riferimento diretto: Kripke e Putnam)
III. Linguaggio e azione (1. Senso, tono, forza: un'introduzione; 2. Significato e uso: il secondo
Wittengstein; 3. Convenzione e atti linguistici: Austin e Searle; 4. Intenzione e conversazione: Grice, cortesia
e pertinenza)
IV. Linguaggio e comunicazione (1. Senso, contesto e il problema dell'olismo: un'introduzione; 2. Olismo e
traduzione radicale: Quine; 3. Interpretazione e verità: Davidson)
V. Linguaggio tra norma e natura (1. Senso e giustificazione: un'introduzione; 2. Significato e inferenza:
Dummett, Brandom; 3. Significato e cognizione: intelligenza artificiale, Fodor, Marconi)
Bibliografia generale
Indice dei nomi
Indice degli argomenti
Carlo Penco (Genova 1948) insegna Filosofia del linguaggio all'Università di Genova. È autore di lavori su Wittengstein e Frege e di diverse antologie di filosofia del linguaggio, tra cui La filosofia analitica (Firenze 2001) e La svolta contestuale (Milano 2002). Ha curato numerose edizioni di autori classici, tra i quali M. Dummett, Saggio su Frege (Genova 1983) e J. L. Austin, Come fare cose con le parole (con M. Sbisà, Genova 1996). Per Laterza ha recentemente curato l'edizione di saggi filosofici di Frege, Senso, funzione e concetto (con E. Picardi, Bari, 2003).
La pagina personale di Penco sul sito dell'Università di Genova: http://www.dif.unige.it/epi/hp/penco/
Un articolo di Filosofia del linguaggio di Emilio Angelini su "Il giardino dei pensieri": http://www.ilgiardinodeipensieri.com/storiafil/angelini1.htm
Piccolo portale di filosofia del linguaggio sul sito dell'Università di Messina: http://ww2.unime.it/scef/filling/sitirete.html