Scienze dell'educazione (didattica filosofica), Storia della filosofia (antica)
Spesso l’insegnamento della filosofia nelle scuole medie superiori è
limitato - soprattutto per ragioni di tempo, ma non solo - ad alcuni autori,
sempre gli stessi, che vengono presentati per lo più secondo una scansione
di tipo cronologico. Dai programmi vengono frequentemente espunti filosofi
altrettanto importanti di quelli trattati, oppure a essi viene riservato uno
spazio decisamente troppo limitato. È il caso di Democrito, la cui
sottovalutazione è tanto più stupefacente se si pensa al credito
che riscuoteva nell’antichità. Non a caso Enrico Berti riporta all’inizio
della sua Prefazione il giudizio di Aristotele: “A dirla in breve, nessun
filosofo si è occupato di alcuna di queste questioni [scil. del nascere
e del perire] se non in modo superficiale, ove si eccettui Democrito; anzi,
non solo sembra che quest’ultimo si sia dato pensiero di tutti quanti questi
problemi, ma anche si distingua nettamente dagli altri per il modo di prospettarli”
(Della generazione e della corruzione, A 2 315a 34).
Il volume di Martini ha innanzitutto il merito di riportare l’attenzione su
questo pensatore, proponendo al docente e al discente un articolato percorso
didattico di attraversamento dei testi riconducibili direttamente e indirettamente
ai cosiddetti ‘atomisti’. Il fine, didattico ma non solo, del suo lavoro è
dunque quello di porre in luce“la non marginalità, anzi, la significativa
complessità del pensiero di Democrito, a tal punto da costituire un’autentica
alternativa al contemporaneo pensiero socratico-platonico” (p. 16).
L’ipotesi ermeneutica che sostiene il lavoro è chiaramente espressa
dal titolo: nella concezione di Democrito - su questo punto, consonante con
tutto il pensiero antico - non vi è una contrapposizione fra la sfera
umana e quella naturale: esse costituiscono piuttosto due distinti aspetti
di una realtà unitaria. Così Martini pone in luce come in Democrito
il principio dell’anticasualismo valga tanto in ambito fisico-naturale quanto
in quello dell’agire umano: “Come ogni evento ha una sua causa necessaria
e ragionevole, così anche ogni azione umana non può essere spiegata
con l’attenuante della sorte, ma deve essere ricondotta ad una ben precisa
responsabilità” (p. 91). Ma la contiguità fra i due aspetti
della realtà è tale che tanto negli atomi quanto negli uomini
è riscontrabile la comune tendenza ad aggregarsi e separarsi. In particolare,
è la tendenza ad aggregarsi che rivela quella che è stata efficacemente
definita“analogia strutturale tra l’esistenza cosmica e sociale” (V.E. Alfieri,
Atomos Idea. L’origine del concetto di atomo nel pensiero greco, Firenze 1953,
p. 194). Scrive Martini: “Tutti gli esseri tendono a raggrupparsi con i loro
simili: ciò vale per gli animali, e in particolare per l’uomo […] in
vista dell’associazione, ma anche per gli atomi che, per esempio nella fase
cosmogonica (ma non solo), si unificano secondo una legge di somiglianza”
(p. 93).
Nonostante le differenze fra l’approccio democriteo e quello socratico-platonico,
non mancano le affinità, che mostrano la comune appartenenza al medesimo
orizzonte concettuale. Ciò avviene soprattutto in ambito etico. Dopo
aver brevemente commentato gli importanti frammenti B119 (“Gli uomini si sono
foggiati l’idolo del caso come una scusa per la propria mancanza di senno.
Perché raramente il caso viene in contrasto con la saggezza, mentre
il più delle volte è lo sguardo acuto dell’uomo intelligente
quello che sa dirigere le cose”) e B66 (“Meglio deliberare ponderatamente
prima di agire, che mutare convinzione dopo”), l’autore conclude scrivendo:
“Anche in campo etico non c’è posto per alcun casualismo e tanto meno
per il relativismo perché se il piacevole è concetto relativo,
il vero e il bene sono identici per tutti gli uomini (B69): anche in Democrito,
come per Socrate e Platone, e in contrasto con Protagora e la sofistica in
genere, emerge l’esigenza di valori assoluti cui potersi riferire” (p. 62).
Un altro aspetto del lavoro che merita di essere messo in luce è il
parallelo istituito fra il pensiero di Democrito e quello orientale. Martini
è ben consapevole della delicatezza della questione ma, come scrive
Berti nella Prefazione, realizza questo accostamento in modo non ideologico,
“con coraggio, ma pure con equilibrio” (p. 8). Ciò avviene attraverso
la citazione in nota, a commento di alcuni frammenti democritei, di passi
orientali che sembrano rivelare un contenuto affine, tratti dalle Upanishad
e dai testi buddhisti e confuciani.
Lodevole è pure lo sforzo con cui l’autore rende didatticamente accessibile
la lettura dei frammenti e delle testimonianze, attraverso un commento ricco
e puntuale. Nel senso della facilitazione dell’approccio va pure l’accentuazione
dei caratteri anticipatori della filosofia democritea, in modo particolare
per ciò che riguarda l’“indagine sull’infinitesimo” (p. 17), il principio
di ragion sufficiente, il principio d’inerzia, “la distinzione tra divisibilità
geometrica e divisibilità fisica” (p. 12), la distinzione fra “quelle
che in età moderna verranno chiamate qualità primarie e secondarie”
(p. 13). In questo modo, è possibile rendere un autore meno remoto
e più appetibile agli studenti - e si tratta di un risultato non da
poco - ma forse si può correre il pericolo di sfumare troppo le differenze
fra ambiti concettuali tra loro irriducibili, proiettando nel passato categorie
e modalità di pensiero che sono soltanto moderne e perdendo così
la specificità di quello antico.
Va segnalato inoltre che ogni capitolo è corredato da una serie di
esercizi da proporre agli studenti per verificare il loro grado di preparazione.
In un libro che ha il merito e l’ambizione di restituire a Democrito una spazio
didattico adeguato, sarebbe stato infine utile qualche esempio di programmazione
annuale, preferibilmente desunta dall’esperienza di insegnamento dell’autore
stesso, al fine di mostrare come concretamente sia possibile costruire percorsi
didattici, magari di tipo tematico e non solo cronologico, in grado di valorizzare
questo e altri filosofi troppo spesso negletti anche in una situazione, come
quella delle scuole superiori, caratterizzata da una strutturale scarsità
di tempo.
Prefazione di Enrico Berti
Introduzione
Indicazioni didattiche
Scheda biografica
Scheda bibliografica
Avvertenza preliminare
Fisica
Gnoseologia e psicologia
Etica e politica
Religione, cosmologia e antropologia
Spunti per una conclusione
Letture critiche
Appendice
Nota bibliografica
Stefano Martini insegna filosofia e storia nei licei e Laboratorio di didattica della filosofia alla SSIS del Veneto. È vicepresidente della sezione veneta della SFI, socio fondatore dell’Associazione “Athena - Forum per la filosofia” e membro del Centro Interuniversitario per la Didattica della Filosofia.
Associazione “Athena-Forum per la filosofia”:
http://www.athenaforum.org
Un articolo su “Pirrone e Democrito” di Fernanda Declava Caizzi:
http://www.lettere.unimi.it/Spazio_Filosofico/imago/demfc.htm
Un articolo di Fulvio Delle Donne:
http://xoomer.virgilio.it/fudelle/democrito.htm
Democrito nella storia della filosofia:
http://www.filosofia.unina.it/sdf/ant/capIII/par8.htm