[Ed. or.: L’immatériel. Connaissance, valeur et capital, Galilée, Paris 2003]
Filosofia politica (economia politica) (imperialismo) (socialismo), Sociologia (comunicazione) (postmoderno)
Se la profondità di un libro fosse data esclusivamente dal numero
delle pagine, l’ultima fatica di André Gorz potrebbe passare quasi
inosservata. Di poco più di un centinaio di pagine consta questo agile
volume uscito per Bollati Boringhieri con la solita cura grafica ed editoriale.
Ma la densità concettuale e soprattutto la lucidità con la quale
l’autore scandaglia le implicazioni soggiacenti il passaggio dal capitalismo
moderno a quello cosiddetto postmoderno, valorizzano queste pagine in modo
incommensurabile.
Continuando una ricerca che ha come punti saldi i precedenti Metamorfosi del
lavoro e Miseria del presente, ricchezza del possibile, Gorz si concentra
ad analizzare quella che ritiene essere la caratteristica portante del capitalismo
attuale: la valorizzazione non più di grandi masse di capitale fisso
materiale, bensì di capitale immateriale, ossia capitale umano, capitale
conoscenza o capitale intelligenza. La conoscenza, detto altrimenti, è
divenuta la forza produttiva principale nella cosiddetta knowledge society.
Affermare che nella società dell’intelligenza il sapere, unito all’immaginazione,
è venuto a costituire il capitale primo da valorizzare ha tuttavia
alcune implicazioni che mettono in scacco proprio il modo stesso di produzione
capitalistica. Anzitutto, mentre il lavoro di produzione materiale era misurabile
in unità di prodotto per unità di tempo, le forme del lavoro
caratterizzate dallo sfruttamento di questo bene immateriale che è
il sapere sfuggono all’applicabilità delle unità di misure classiche.
Il lavoratore postfordista, infatti, lungi dall’essere spogliato del suo sapere
originario per essere reimpostato sulla base delle cadenze dettate dall’apparato
produttivo industriale, è costantemente incitato a essere soggetto
attivo e coinvolto nel processo stesso, apportando la propria cultura, le
proprie esperienze al servizio della produzione stessa e della sua incessante
innovazione. Il soggetto è incitato a prodursi producendo. Vi è
tuttavia un’inesorabile difficoltà a formalizzare, e quindi a misurare,
proprio questo crescente coinvolgimento soggettivo, tale da mettere in discussione
quella stessa nozione di valore che sola permette il funzionamento del modo
capitalistico di produzione. La conoscenza come principale forza produttiva
non può essere immediatamente tradotta e misurata in unità astratte
semplici, ovvero non può essere disponibile in termini di lavoro astratto
calcolabile, quantificabile. Ogni tentativo di una sua formalizzazione ne
rappresenta al contempo un impoverimento e ciò che va perduto è
proprio quel marchio personale che maggiormente interessa al capitale. La
crisi della misura del lavoro è la crisi della misura del valore inteso
come rapporto di equivalenza delle merci le une rispetto alle altre e rispetto
a una merce campione, il denaro, Detto àncora. Il capitalismo cognitivo
pone in essere i limiti della riduzione dell’attività umana a produzione
di merci in vista del loro scambio. È questo un fattore addirittura
rivoluzionario, secondo Gorz: la difficoltà di far funzionare con regole
capitalistiche ciò che vi sfugge perché non ha un valore oggettivabile,
pone la necessità storica, espressa per esempio già da Jacques
Dubois, del passaggio a un’economia plurale, ovvero di un’economia che accolga
altre modalità di accesso ai beni, al di là del mercato.
Questo crescente coinvolgimento assume inoltre, per Gorz, altre due valenze
sociali: anzitutto il superamento del precedente rapporto salariato che implicava
- nell’esperienza del lavoratore e quindi nei suoi processi di soggettivazione
- un discrimine netto tra la sfera del lavoro e quella della vita privata.
L’incitamento alla partecipazione porta sostanzialmente alla creazione di
un continuum tra i due ambiti, per cui l’ambito privato nel quale vengono
a generarsi quelle caratteristiche che, come detto, il capitalismo tende poi
a inglobare e a valorizzare nel processo produttivo, ovvero le forme personali
di sapere e di esperienza, viene oramai a essere pensato dal capitale come
momento integrato al processo di valorizzazione del capitale stesso. Il tempo
della vita viene cosi a ricadere sotto il dominio del principio economicista
del valore. Da questo punto di vista occorre allora considerare con estrema
prudenza le condizioni di introduzione del cosiddetto reddito di esistenza.
Due sono infatti le opzioni che si aprono: il reddito di esistenza può
si essere inteso come uno strumento per sottrarre la vita alla messa al lavoro
totale, alla mobilitazione totale dell’individuo, ma solo se si accompagna
a un’affermazione di una cultura che non sia già funzionale alle esigenze
della produzione, che non serva a niente; viceversa, se viene a essere inteso
come la retribuzione del tempo fuori lavoro, necessario alla riqualificazione
del soggetto e quindi alla produttività del lavoro stesso, questo reddito
diviene un ulteriore vincolo rispetto agli apparati di valorizzazione del
capitale.
La seconda implicazione sociale porta invece alla luce in tutta la sua evidenza,
dice Gorz sulla scorta della riflessione di Yann Moulier-Boutang, una caratteristica
di fondo e costante del sistema capitalistico di produzione, durante tutte
la fasi della sua evoluzione storica. Lo sfruttamento attuale del cosiddetto
general intellect, ovvero di quel bagaglio culturale elaborato da un’intera
collettività in attività extralavorative, non remunerate e perciò
prive di un valore di scambio, evidenzia come il sistema di produzione capitalistico
si è sviluppato sulla predazione di esternalità. Intendiamo
con il termine esternalità quelle ricchezze esterne indispensabili
al sistema di produzione di merci, ma che al contempo quest’ultimo è
incapace di produrre secondo la sua logica e i metodi che gli sono propri,
quali appunto l’intelligenza, la cultura, la creatività. Proprio sul
terreno della crescente predazione di queste ricchezza si gioca lo scontro
politico-sociale presente e futuro. Il sistema capitalistico si è infatti
evoluto, come detto, attraverso una predazione costante e crescente di esternalità,
a partire dalla recinzione delle terre comuni (commons), bene collettivo coltivato
o utilizzato come pascolo e che i primi proprietari terrieri recintarono e
parcellizarono appropriandosene (enclousers). Questo processo sta oggi interessando
un bene fondamentale come l’acqua, ma minaccia anche l’essere umano.
L’ultima parte del lavoro di Gorz è infatti dedicata a discutere -
a volte con toni apocalittici - proprio quel processo di ridefinizione dell’essere
umano operato dalle biotecnologie attraverso le possibilità messe a
disposizione non solo dalla Intelligenza Artificiale (IA), ma anche dalla
Vita Artificiale (VA) e teso, secondo l’autore, all’evoluzione del soggetto
in termini sempre più omogenei alle esigenze dell’apparato produttivo.
Come ricorda lo stesso Gorz, “l’abolizione della natura ha come motore non
il progetto demiurgico della scienza, ma il progetto del capitale di sostituire
alle ricchezze prime, che la natura offre gratuitamente e che sono accessibili
a tutti, delle ricchezze artificiali e mercantili: trasformare il mondo in
merci di cui il capitale monopolizza la produzione, ponendosi in tal modo
come padrone dell’umanità” (p. 85).
I. IL LAVORO IMMATERIALE
1. Il “capitale umano”
2. Lavorare è prodursi
3. La “mobilitazione totale”
4. Avvento dell’imprenditore di se stesso
5. La vita è business
6. Il reddito di esistenza: due concezioni
II. IL “CAPITALE IMMATERIALE”
1. La crisi del concetto di valore
2. Saperi, valore e capitale
3. Conoscenza, valore e capitale
4. Trasformazioni della conoscenza in capitale immateriale
5. Valori intrinseci e ricchezze fuori misura. Le esternalità
III. VERSO UNA SOCIETÀ DELL’INTELLIGENZA?…
1. Ridefinire la ricchezza
2. I dissidenti del capitalismo numerico
3. “Un altro mondo è possibile”
4. Fondamento del reddito di esistenza
IV. …O VERSO UNA CIVILTÀ POSTUMANA?
1. Conoscenza vs sapere, scienza vs mondo sensibile: progressi del disumano
2. Scienza e odio del corpo
3. Dall’intelligenza artificiale alla vita artificiale
4. Dall’obsolescenza del corpo alla fine del genere umano
5. Allotecnica e omotecnica: una “riforma della mente”
André Gorz, filosofo cresciuto alla scuola di Sartre, è da quasi cinquant’anni autore di un’opera importante in cui la ricerca sociologica si intreccia con la riflessione morale. Quasi tutti i suoi libri sono stati tradotti in italiano, da La morale della storia e Il traditore (Il Saggiatore 1960 e 1962), a Il socialismo difficile (Laterza 1968), Addio al proletariato e La strada del Paradiso (Edizioni Lavoro, 1982 e 1984), fino ai più recenti Capitalismo, socialismo, ecologia e Miseria del presente, ricchezza del possibile (manifestolibri, 1992 e 1998). Nella stessa collana, presso Bollati Boringhieri, è apparso Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica (1992).
Recensione del testo a firma di Yann Moulier Boutang (in francese):
http://multitudes.samizdat.net/article.php3?id_article=1145
Un dialogo fra l’autore, Boutang e Carlo Vercellone (in francese):
http://multitudes.samizdat.net/auteur.php3?id_auteur=254
Un’intervista all’autore (in spagnolo):
http://www.antroposmoderno.com/antro-articulo.php?id_articulo=63