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Fulco, Rita, Corrispondere al limite. Simone Weil: il pensiero e la luce.
Roma, Edizioni Studium, 2002, pp. 285, € 21,50, ISBN 88-382-3886-3.

 

Recensione di Chiara Terraneo - 22/03/2004

 

Filosofia teoretica (fenomenologia), Storia della filosofia (contemporanea)

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Per una filosofia che non serve: nella duplice accezione dell’utilità e dell’asservimento. La filosofia per e di Simone Weil consiste proprio nel gesto ultimo del pensiero assoluto, sciolto da qualsiasi legame funzionale e da ogni sottomissione ad altro, sia questo altro il dato scientifico, la necessità umana di avere chiarimenti, piuttosto che l’esigenza di un’ideologia che tutto spieghi e che tutto integri in sé stessa.
Il saggio di Rita Fulco si sottrae alla facile trappola di una ricostruzione “biografica” del pensiero di Simone Weil, preferendo invece dedicarsi esplicitamente alla messa in rilievo dei motivi filosofici più rilevanti. Offre così al lettore la reale possibilità di avvicinarsi alla pensatrice ebrea, a partire da alcune macrocategorie capaci di sintetizzare i punti nodali di un pensiero la cui asistematicità è fonte sia di complessità che di profonde suggestioni. L’ottima scelta dei passi citati è, insieme all’ampiezza dedicata a ciascun concetto, invito a una lettura che scorre piana e sempre interessante anche per il lettore che non ha mai avvicinato la vasta opera di Simone Weil.
Nella prima parte del saggio è ripercorsa la lunga strada che portò Weil alla definizione di un metodo di indagine, culminante nella nozione di lettura, che tenesse insieme le esigenze di rigore e precisione con quella, costante specifica weiliana, del lasciar parlare l’oggetto senza soffocarlo in spiegazioni preconcette o conclusioni affrettate. Il debito con Cartesio, ritenuto con Kant e Platone un “vero filosofo” poiché generatore di un pensiero che non ha soffocato la complessità dentro uno schema (a differenza di Aristotele e Hegel), è ricostruito dall’autrice a partire dall’entusiasmo della giovane Weil fino alle critiche profonde della maturità. La degenerazione di Cartesio, che ha fatto del suo metodo uno strumento funzionale alla scienza, è l’iterarsi di un errore proprio della metafisica occidentale, asservita al dato apparente e presuntuosa di avere capito tutto ciò che vi era da capire. Il compito del pensiero è, per Simone Weil, quello di leggere il reale senza “cannibalizzarlo”: la lettura è cosa complessa, richiede tempo e disponibilità a lasciarsi sorprendere ogni volta dalla poliedricità di prospettive che si intersecano nel medesimo fenomeno. La giustizia non sta nel trovare la chiave unica di comprensione del reale, è questa una dolorosa impossibilità, consiste piuttosto nel lasciarsi sorprendere dal fatto che la realtà possa non essere quel che si era letto a un primo sguardo. Condizione di possibilità della lettura è per Weil l’attenzione: la fissità dello sguardo che non rinuncia a guardare ciò che desidera conoscere, ma che a esso resta fedele nella certezza che il tempo manterrà la promessa per colui che non avrà desistito dal suo sforzo. E lo sforzo del pensiero non è, come dice bene un passo tratto da L’attesa di Dio, lo sforzo muscolare volontaristico, ma è quello di una sposa che dice sì, che docilmente riconosce l’uomo accanto a lei come colui che sempre ha atteso e che da sempre era lì per lei. Il metodo di conoscenza avviene entro l’imprescindibile dimensione affettiva che orienta lo sguardo e che fa da guida all’attenzione.
Tale gnoseologia corrisponde a una precisa concezione ontologica, oggetto della seconda e della terza parte del saggio, in cui il reale non appare come un dato cosificato, ma vive entro l’intreccio fra naturel e surnaturel. L’antico làscito della tradizione platonica prima e medievale poi, che legge nell’unità dei trascendentali di vero, bello e bene la struttura propria dell’essere e di ogni ente, fino alla coincidenza del bello assoluto con Dio, è ripresa da Simone Weil all’interno della sua chiara impostazione fenomenologica. L’ontologia non è qui la ricostruzione di un oggetto - fosse anche l’oggetto del soprannaturale - ma è la descrizione della propria esperienza in tutta la sua profondità, tanto da avvicinare il pensiero filosofico alla mistica delle grandi sante medievali, così come alle esperienze più profonde della sapienza orientale, dai Veda allo Zen e ancora all’Esicasmo dei Padri del deserto, di cui la Weil fu grande conoscitrice. Lo Yoga, “unione” nel suo significato letterale, è un esempio di un pensiero, che avendo compreso l’intreccio fra naturel e surnaturel, non esita a trasformarsi in gesto di tutto il corpo, in fisicità carica di riflessione.
Il fondamento della morale sta nella coppia concettuale di riconoscimento e corrispondenza: l’azione giusta non è l’adeguare il proprio agire a una norma estrinseca, qualsiasi essa sia, così come non consiste in un imperativo categorico dimorante nella propria interiorità; la giusta azione è sempre quella che riconosce il limite fra naturel e surnaturel insito in ogni aspetto del reale e nel riconoscerlo gli corrisponde, lo lascia essere senza travalicarlo e senza annullarne l’ambivalenza. La complessità del reale si traduce nell’opera di Simone Weil in un intreccio impossibile a dipanarsi tra dimensione gnoseologica, morale, politica ed estetica, il cui baricentro dimora interamente nell’unità della coscienza spalancata sul mondo.

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Prefazione
Introduzione
PARTE PRIMA: UNO SGUARDO SULLA VIA DELL’OCCIDENTE: CON ALAIN DA CARTESIO A PLATONE
I. La gnoseologia nei primi scritti filosofici (1. Percezione e realtà; 2. Dubbio e conoscenza; 3. Esistenza ed intenzionalità; 4. Immaginazione; 5. Tempo ed estensione; 6. Una finestra sull’etica)
II. Sulle tracce del metodo (1. Interrogando la scienza; 2. Dai quanti alla ragione strumentale; 3. L’incanto dei greci e il disincanto della tecnica)
III. La lettura: da metodo a via etica e metafisica (1.Conoscere per analogia; 2. Non-lettura e azione non-agente; 3. Sensazioni e letture differenti; 4. Per una fenomenologia metafisica)
PARTE SECONDA: TRA NATUREL E SURNATUREL: NELLO SPAZIO DELLA DIFFERENZA
I. Le Naturel: tra necessità e bellezza (1. Il mare e l’anima; 2. Attaccamento e gravità. 3. Obbediente corrispondere; 4. Il vuoto e i ponti)
I. Il limite: vigilanza e metaxù (1. Illimitato e contraddizione; 2. Desiderio e infinito; 3. La relazione della differenza; 4. il dolore della soglia; 5. Attenzione e de-creazione)
II. Il bello: una fenomenologia del soprannaturale (1. L’amante bellezza; 2. L’invocazione del bello. 3. Nel silenzio del vero; 4. Bellezza e amore; 5. L’anima e la porta del bello. 6. L’assente presenza)
PARTE TERZA: IL SORPRENDENTE ATTRAVERSAMENTO
I. Le Surnaturel: luce trascendente e pane quotidiano (1. Il dolore della conoscenza; 2. Il tempo av-venire; 3. Il luogo dell’interiorità)
II. Il Bene: multiforme acconsentire (1. La logica dell’assurdo: 2. probità intellettuale e giustizia; 3. Ermeneutica el bene; 4. il Bene e l’anima; 5. La storia di Mussa; 6. Dipendenza e gravità)
III. Verso un’etica della corrispondenza (1. I beni e la giusta lettura; 2. Volontà e desiderio, 3. Corrispondenza e riconoscimento)
Nota biografica

torna all'inizioL'autrice

Rita Fulco (Messina 1972) è dottore di ricerca in Filosofia e collabora con la cattedra di Filosofia morale dell’Università di Messina. Ha pubblicato saggi e articoli su aspetti e problemi etico-morali della filosofia del Novecento in volumi collettanei e riviste. Tra i più significativi: 'Simone Weil. L'infinito invocare: bellezza e soprannaturale', in Il filo(sofare) di Arianna. Percorsi del pensiero femminile nel Novecento, a cura di A. Ales Bello e F. Brezzi, Mimesis, Milano 2001, pp. 147-164; 'L'istante necessario: tracce per un ethos del tempo' in Tempo sacro e tempo profano, a cura di A. Sindoni e L. De Salvo, Rubettino, Soveria Mannelli 2002, pp. 321-336; 'Etty Hillesum: kairòs e dono assoluto', in Studium, 5/2002, pp. 671-686; 'La malattia per la morte e l'eutanasia. Tentativo di un pensiero ai confini dell'abisso' in Alle frontiere della vita. Eutanasia ed etica del morire/2°, a cura di Marianna Gensabella Furnari, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, pp. 347-358. Attualmente fruisce di una borsa post-dottorato presso l'Università degli studi di Messina ed è impegnata nello studio, su fronti diversi, di Max Scheler e di Sergio Quinzio.

torna all'inizioLinks

La rassegna stampa dello SWIF su Simone Weil:
http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/weil.htm
Per una sintetica biografia di Simone Weil:
http://www.linguaggioglobale.com/filosofia/donne/weil.htm

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