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Cuomo, Vincenzo, Del corpo impersonale. Saggi di estetica dei media e di filosofia della tecnica.
Napoli, Liguori, 2004, pp. 97, € 12,50, ISBN 88-207-3639-X.

 

Recensione di Valentino Bellucci - 09/04/2004

 

Antropologia (corpo), Estetica, Filosofia teoretica (filosofia della tecnica)

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In questi saggi, Vincenzo Cuomo traccia alcune linee teoriche importanti, in modo particolare ripensa e ci fa ripensare il nostro rapporto col corpo e con la tecnica. Ancora oggi, dopo filosofi come Heidegger e Nietzsche, sussiste una certa ingenuità nei confronti di tali rapporti. L’autore, con chiarezza e sintesi, illustra la complessità dei rapporti stessi, e in particolare in ambito estetico: “ L’introduzione a teatro della luce elettrica non solo ha istituito nuovi codici luministici, ma ha anche provocato una parziale o totale ricodificazione degli altri codici spettacolari, come è accaduto per i codici gestuali, da quelli mimici a quelli prossemici e coreografici” (p. 25). Radicalmente heideggeriane sono le riflessioni sulla mano: “La mano che incontra la macchina, incontra una sua possibilità e un suo rischio” (p. 45). Secondo Cuomo, l’attività filosofica non può chiudere gli occhi di fronte ad alcuna dimensione possibile dell’essere; si tratta invece di cogliere ogni nuova modalità come radicalmente nuova, senza utilizzare vecchie schemi concettuali. Non esiste un rapporto che espropri la peculiarità dell’esserci, occorre invece, “parafrasando quanto Novalis ebbe a dire della filosofia, desiderare di essere ovunque come a casa propria” (ibid.).
Ogni saggio scritto da Cuomo tenta di tematizzare una ricerca filosofica che riesca a pensare l’uomo al di là di ogni trappola antropologica; non esiste un’essenza umana che ci permetta di tracciare confini netti tra mano e computer o tra mente e tecnologia virtuale, poiché “l’animale, la macchina, così come la pianta e il dio, sono alcune delle possibili dimensioni di quell’incognita chiamata uomo, sempre in bilico tra tutte, sempre sulla linea e oltre la linea, sempre sul limite e, quindi, oltre di esso” (p. 58). Questa consapevolezza ha i suoi rischi e i suoi disincanti: non a caso, nella dimensione del poeta che affida la sua voce a un nastro magnetico, “la singolarità che ci fa essere (che è i limiti del nostro corporeo esistere, quei limiti che siamo nella stessa potenza d’essere, quei limiti che non possiamo non ‘abitare’) viene perduta proprio quando crediamo di averla finalmente in pugno” (p. 68). È forse qui che l’autore coglie la grande illusione dell’uomo a proposito della tecnica: essa pone l’uomo stesso in nuove dimensioni, dove nascono rapporti impersonali che svelano una vecchia verità: “ La telepresenza manifesta in maniera forse definitiva qualcosa che nel passato alcuni pensatori (e probabilmente tutta l’arte) avevano cominciato a pensare: l’impersonalità del sentire” (p. 93). Già un filosofo come Merleau-Ponty aveva messo in luce il fatto che la percezione, il sentire, non fosse il prodotto di un soggetto ma una dimensione più alta dove il percipiente e il percepito sono intrecciati. Cuomo pone la stessa questione nelle pieghe della tecnologia, dove “l’io sembra essere poco più della parola d’ordine, della password che vi accede” (p. 94). Questo testo non cerca di tracciare confini netti, anzi, in ogni saggio si tenta di fornire nuove aperture teoriche per avventurarsi in questi nuovi rapporti che l’uomo sta intrattenendo con la realtà. È un pensiero radicalmente aperto, che non crede più in un logos filosofico che guidi il filosofo come una bussola, verso un nord prevedibile, infatti “l’accadere delle contingenze non può essere calcolato, poiché è l’incalcolabile” (p. 97). In questo “incalcolabile” il lettore è invitato a navigare.

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Prefazione
Corpo elettro-luminoso (la scena teatrale e la luce elettrica)
Il crepuscolo della mano (il filosofo e il martello)
Lo stordimento estetico ed il sentire macchinico
Fino all’ultimo respiro (il poeta e il magnetofono)
Laddove c’è la macchina… (Artaud e la radio)
Mitschwingen. Fenomenologia del Simultaneo
Telecum-sentire. Topologia dell’impersonalità

torna all'inizioL'autore

Vincenzo Cuomo (Torre Annunziata, 1955) è docente di ruolo di filosofia. Partecipa dal 1986 alle attività di ricerca Artmedia, dirette da Mario Costa. Nel 1998 ha pubblicato il volume Le parole della voce. Lineamenti di una filosofia della phoné (Salerno, Edisud). Dal 2001 codirige la rivista telematica di critica filosofica Kainos (www.kainos.it).

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