Filosofia analitica, Filosofia del linguaggio, Filosofia della mente (intelligenza artificiale), Filosofia della scienza
Il ruolo che le analisi contestuali svolgono nelle spiegazioni del funzionamento di molte attività umane è sempre piú messo in evidenza da alcuni anni a questa parte: questo libro vuol essere il resoconto di ciò che si è imparato dallo studio del meccanismo del contesto.
L’introduzione di Carlo Penco traccia un filo che tiene uniti i diversi problemi trattati nel corso dei vari articoli del volume. Frege tiene conto di diversi aspetti del problema del contesto che verranno poi ripresi in seguito nell’ambito della tradizione analitica. Wittgenstein, con la sua idea per cui comprendere un enunciato significa comprendere un linguaggio (p. XVIII-XIX), allarga il principio del contesto di Frege. Quine, nei Due dogmi dell’empirismo (trad. it. in Il problema del significato, Ubaldini, Roma 1966), critica l’idea che si possa dare una verifica empirica di singole proposizioni (p. XIX) senza considerare l’intero sistema che le contiene. Per Quine, inoltre, le teorie scientifiche sono sottodeterminate dall’esperienza, cioè l’esperienza non basta a determinare quale teoria empirica sia quella corretta (p. XX). Ma queste due tesi quineane portano inevitabilmente al relativismo in filosofia della scienza, ovverosia alla tesi secondo la quale le teorie scientifiche sono tra loro incommensurabili? Unasvolta contestualista in filosofia porta a questi approdi?
Ma si può decontestualizzare un enunciato fino ad ottenere una verità eterna, ossia formulare un enunciato eterno (cfr. Quine, Parola e oggetto, Il Saggiatore, Milano 1970) che si possa dire vero? John McCarthy si è pronunciato a favore dell’impossibilità di trovare un supercontesto all’interno del quale tutto si possa decontestualizzare. L’intelligenza artificiale sviluppa delle formalizzazioni dei contesti e delle relazioni tra di essi. Un altro aspetto del problema del contesto riguarda ciò che si presuppone dicendo qualcosa, e l’ambito della filosofia del linguaggio a cui appartiene, se la semantica o la pragmatica.
Nell’intervento di Eva Picardi si considera il principio del contesto di Frege nell’ambito della sua opera e la ricezione che di esso ne ha avuta Wittgenstein. Il principio è enunciato esplicitamente nella Introduzione ai Fondamenti dell’aritmetica (trad. it. in Logica e aritmetica, Boringhieri, Torino 1965) del 1884. Frege dice: Il significato delle parole va indagato nel contesto dell’enunciato e non considerandole isolatamente (p. 3). Alcune questioni importanti emergono dal confronto della funzione e del significato che esso svolge nell’opera del 1884, con altri punti dell’opera fregeana, in particolare a riguardo del principio di composizionalità, esposto in una serie di articoli scritti tra il 1890 e il 1893, e di alcune formulazioni del principio del contesto presenti nel primo volume dei Principi dell’aritmetica (trad. it. cit.), opera del 1893.
L’articolo di Stefano Predelli presenta il trattamento dei linguaggi contenenti espressioni indicali. Un modello è una coppia formata da un universo di discorso e un’interpretazione semantica, ovverosia da un insieme di individui e da una funzione che assegna individui a nomi e classi a predicati. Gli operatori di necessità e possibilità si avvalgono del concetto di mondo possibile: necessario è vero in tutti i mondi possibili e possibile equivale a vero in qualche mondo possibile. Si aggiunge dunque al modello anche la classe di mondi possibili W. Oltre a ciò si possono aggiungere specificazioni dell’istante temporale in cui valga un enunciato. Dicendo circostanza di valutazione i già considerati mondo possibile e istante temporale, si può poi introdurre un contesto, una sequenza contenente un individuo, un luogo, un tempo, e un mondo possibile (p. 38).
Nell’articolo di Marcello Frixione si discutono le soluzioni ai problemi nati dalla formalizzazione dei contesti epistemici. Una delle prime formalizzazioni, per mezzo della semantica dei mondi possibili, dei contesti epistemici è dovuta a Hintikka. Ad un soggetto epistemico vengono correlati tutti i mondi possibili compatibili con le sue credenze. Da questo sistema però può conseguirne di trattare i soggetti epistemici come soggetti in possesso di una sorta di onniscienza logica, che, a partire dalle piú banali verità matematiche, porti, per esempio, a tutti i teoremi validi necessariamente (se tutte le verità della matematica valgono necessariamente).
Matteo Motterlini e Francesco Guala discutono la nozione di contesto in filosofia della scienza. Quine presenta un funzionamento olistico dell’impresa scientifica, dicendo che un’affermazione teorica a-contestualizzata non può essere falsificata dall’osservazione e che si possono sempre modificare alcune affermazioni di una teoria, in modo da rendere la teoria salva contro osservazioni falsificanti la teoria iniziale. Per quanto riguarda la pratica scientifica si dovrebbe quindi non separare scoperta e giustificazione di una teoria scientifica, per la ragione sostenuta da Popper: è soltanto l’istinto scientifico del ricercatore (influenzato, naturalmente, dai risultati del controllare e ricontrollare) che gli fa indovinare quali asserzioni [dell’insieme utilizzato per derivare la predizione confutata] debbano essere considerate innocue e quali debbano essere considerate bisognose di modificazione (p. 84). Una mossa in direzione della contestualizzazione dell’impresa scientifica è stata data da chi, come Kuhn, ha spinto l’attenzione sulle modalità in senso lato sociologiche di avanzamento della scienza, per spiegare quelli che Kuhn chiama cambiamenti di paradigma, ed il lavoro che invece caratterizza l’andamento della scienza nei periodi di scienza normale.
Altre caratteristiche delineano il tipo di lavoro che svolgono gli scienziati. Kuhn nota che la relazione fra le generalizzazioni piú astratte e le descrizioni di sistemi fisici concreti non è puramente deduttiva (p.88). Il passaggio dal livello teorico al livello di applicazione immediata alla realtà richiede l’intervento dello scienziato e la messa in pratica di regole, accorgimenti e intuizioni, che non si imparano se non con l’esercizio concreto dell’attività scientifica.
Margherita Benzi si rivolge all’analisi del ruolo del contesto nella interpretazione dei meccanismi causali spiegati dalla scienza. Una distinzione potrebbe ulteriormente delimitare questo ruolo, quella tra contesti di indagine e contesti di occorrenza. Il contesto di indagine riguarda quegli elementi del contesto in cui un evento si verifica, i quali rivelano gli scopi e gli interessi per cui si analizza la relazione causale. Il contesto di occorrenza fa riferimento invece alla situazione concreta nella quale si verifica l’evento: se sfrego un fiammifero in una carrozza fumatori di un vagone ferroviario e si accende, la causa dell’accensione è lo sfregamento; se compio la stessa operazione in una camera a vuoto e il fiammifero si accende, la causa dell’accensione è invece la presenza inconsueta di ossigeno nella camera a vuoto, e non tanto lo sfregamento (lo sfregamento sarà invece la condizione dell’accensione: con ciò si distingue tra cause e condizioni di un evento).
Il contesto può entrare nella definizione di conoscenza, e quindi avere un ruolo nell’epistemologia condotta secondo i metodi ad ora disponibili? Il testo di Nicla Vassallo si propone di cogliere le esigenze del contesto, cosí come nell’epistemologia tradizionale, cosí anche nell’epistemologia contestualista e in quella femminista.
Varol Akman presenta il panorama del trattamento della nozione di contesto in intelligenza artificiale. Formalizzare la nozione di contesto in intelligenza artificiale costituisce per McCarthy una mossavantaggiosa per tre motivi. Primo, le assiomatizzazioni non devono essere complesse, in quanto si può far passare da un contesto all’altro un assioma al cambiare della situazione. Secondo, ci permettono di usare un vocabolario specifico di una circostanza e informazioni su di essa (p. 157). Terzo, i sistemi costruiti con la nozione di contesto possono trascendere il contesto in cui sono, cosí da non essere legati ai concetti usati in un particolare momento. Per McCarthy in particolare non esistono enunciati eterni (la mitica classe che abbraccia quegli enunciati che esprimono la stessa proposizione a prescindere dal mondo in cui il suo proferimento ha luogo (p. 160)).
L’approccio presentato da Ghidini-Giunchiglia si occupa di contesti la cui informazione sul mondo è parziale, cioè non si hanno dai diversi punti di vista tutte le informazioni che si potrebbero in linea di principio avere. Nell’articolo viene presentata la logica multi-contestuale, introducendone il linguaggio, la semantica ed un sistema formale, che ne permette l’assiomatizzazione. Il sistema formale, detto Sistemi Multi-Contesto, composto di un insieme di teorie logiche (composte a loro volta di un linguaggio, un insieme di assiomi e delle regole di inferenza) e di regole di inferenza, permette di trarre conseguenze all’interno di una teoria e di esportare risultati da una teoria all’altra. Questa logica intende formalizzare due principi del ragionamento contestuale: quello che la soddisfacibilità di una formula è sempre relativa ad un contesto, e quello che asserisce la possibilità di mettere a confronto le diverse visioni individuandone la compatibilità.
I diversi lavori sul contesto, in varie discipline e differenti approcci, ammettono un comune denominatore, ossia una nozione di contesto che le rappresenti tutte? Il tentativo di Benerecetti, Bouquet e Ghidini è quello di individuare alcuni criteri universali del ragionamento contestuale. Il ragionamento contestuale è una forma di ragionamento che si fonda sull’esistenza di relazioni tra parti appartenenti a teorie in scatole diverse (cioè a diversi contesti) [una teoria in scatola è un contesto formalizzato, come nei tentativi delle varie soluzioni delle diverse discipline] (p. 201). Una teoria del ragionamento contestuale ha come oggetto di studio le relazioni tra diverse teorie (contesti), relazioni che appunto hanno a che fare con le assunzioni da cui l[e] teori[e] implicitamente dipend[ono] (p. 215).
Marina Sbisà discute il rapporto tra la nozione di presupposizione e quella di contesto. Un tipo particolare di presupposizione è la presupposizione informativa, il caso per cui lo stesso enunciato ha lo scopo di introdurre (o ricordare, …) un’informazione richiesta per la riuscita della comunicazione. L’introduzione di un tipo di contesto oggettivo, che tenga cioè conto degli stati di cose reali, anziché di stati intenzionali dei partecipanti alla comunicazione, potrebbe risolvere parte dei problemi.
John Perry tratteggia le distinzioni tra tre tipi di usi del contesto: pre-semantici, semantici e post-semantici.
I primi riguardano i casi in cui il contesto ci serve per capire a che parola o a che significato ci si sta riferendo. I secondi i casi in cui il contesto serve per chiarire a cosa si riferisca un significato. Gli usipost-semantici sono quelli in cui il contesto chiarisce quali siano i costituenti inarticolati della proposizione, cioè quegli elementi della proposizione a cui non corrispondono delle espressioni dell’asserzione che esprime la proposizione.
Claudia Bianchi delinea tre tipi di dipendenza contestuale. Il primo è esemplificato dal comportamento degli indicali: dato il contesto c’è una regola automatica per ottenere il valore semantico relativo, una funzione la cui descrizione preveda a seconda dei vari contesti possibili il valore semantico da associare. Un secondo, esemplificato dal comportamento dei dimostrativi, fissa una variabile da cui dipende il valore semantico, senza dare un modo automatico di istanziarla. Un terzo non prevede una variabile da istanziare, perché non pone limiti alla considerazione di aspetti dipendenti dal contesto in un enunciato: è un contestualismo radicale.
L’articolo conclusivo, scritto da Achille Varzi in forma di dialogo, mostra come utilizzando il tema del contesto si possa discutere e chiarire l’origine di molti paradossi semantici.
Prefazione, di Carlo Penco
Introduzione. Le ragioni di una svolta, di Carlo Penco
Parte I. Il punto di vista classico
[1. Il Principio del Contesto in Frege e Wittgenstein, di Eva Picardi; 2. Contesto e semantica degli indicali, di Stefano Predelli; 3. Contesti di credenza e onniscienza logica, di Marcello Frixione]
Parte II. Scienza e conoscenza
[1. I contesti della scienza, di Matteo Motterlini e Francesco Guala; 2. Cause e contesti, di Margherita Benzi; 3. Epistemologie contestualiste, di Nicla Vassallo]
Parte III. Intelligenza artificiale
[1. Contesti in intelligenza artificiale: una fugace rassegna, di Varol Akman; 2. Logiche multi-contestuali: ragionamento contestuale = località + compatibilità, di Chiara Ghidini e Fausto Giunchiglia; 3. Dimensioni di dipendenza contestuale e teoria del ragionamento, di Massimo Benerecetti, Paolo Bouquet e Chiara Ghidini]
Parte IV. Prospettive
[1. Presupposizioni e contesti, di Marina Sbisà; 2. Indicali, contesti e costituenti inarticolati, di John Perry; 3. Contestualismo radicale, di Claudia Bianchi]
Appendice. I contesti del paradosso, di Achille C. Varzi
Carlo Penco insegna Filosofia del linguaggio all’Università di Genova. Ha studiato a Genova e ad Oxford ed è l’attuale presidente della Società Italiana di Filosofia Analitica.
Eva Picardi insegna Filosofia del linguaggio e Filosofia teoretica all’Università di Bologna. Ha studiato a Bologna e ad Oxford. Tra le sue pubblicazioni piú recenti Le teorie del significato, Laterza, Roma-Bari 1999.
Stefano Predelli si occupa principalmente di filosofia del linguaggio ed è professore di Filosofia all’Università di Oslo. Ha studiato alla UCLA (University of California Los Angeles).
Marcello Frixione insegna Logica e filosofia del linguaggio presso l’Università di Salerno. Svolge la sua attività di ricerca nel settore delle scienze cognitive.
Matteo Motterlini è professore associato in Filosofia della scienza all’Università di Trento. Ha lavorato alla London School of Economics e alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh.
Francesco Guala è lecturer in filosofia presso l’Università di Exeter e svolge attività di ricerca presso il Laboratorio di Scienze Cognitive dell’Università di Trento. Ha studiato a Milano, al King’s College London e alla London School of Economics.
Margherita Benzi ha studiato a Bologna, a Genova e a Vercelli. È stata visiting scholar alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh e all’Università di Rochester.
Nicla Vassallo è ricercatrice a contratto presso l’Università di Genova. Si è specializzata presso i Dipartimenti di Filosofia del King’s College London e dell’Università di Genova. È membro dei comitati di redazione della rivista Epistemologia e della rivista Iride.
Varol Akman è professore di Computer Engineering all’Università di Bilkent ad Ankara. È stato senior researcher al CWI (Centro per la Matematica e la Computer Science) di Amsterdam e visiting all’Università di Utrecht.
Chiara Ghidini è ricercatrice presso l’ITC-IRST di Trento. È stata lecturer presso il Dipartimento di Computer Science dell’Università di Liverpool.
Fausto Giunchiglia è professore di Computer Science all’Università di Trento. È membro del comitato direttivo dell’IJCAI (International Joint Conference on Artificial Intelligence).
Massimo Benerecetti è ricercatore presso l’Università di Napoli Federico II. Ha studiato a Milano e a Genova ed è stato visiting scholar presso il Dipartimento di Computer Science della Stanford University a Palo Alto.
Paolo Bouquet è ricercatore presso l’Università di Trento. È stato visiting presso i Dipartimenti di Computer Science della Stanford University a Palo Alto e della University of Texas at Austin e presso l’Università di Dundee.
Marina Sbisà è professore ordinario di Filosofia del linguaggio presso l’Università di Trieste. È stata visiting scholar presso i Dipartimenti di Filosofia della Johns Hopkins University a Baltimore (Maryland) e della Rutgers University a New Brunswick (New Jersey).
John Perry è professore presso il Dipartimento di Filosofia della Stanford University. Ha insegnato anche alla UCLA e all’Università del Michigan. In italiano è stato pubblicato di suo Contesti, tr. di Massimiliano Vignolo, De Ferrari, Genova 2002.
Claudia Bianchi è ricercatrice a contratto presso l’Università di Genova. Si è specializzata presso il CREA (Centro di Ricerca sull’Epistemologia Applicata) dell’École Polytechnique di Parigi e presso i Dipartimenti di Filosofia delle Università di Ginevra, Vercelli e Padova.
Achille C. Varzi è professore associato di Filosofia alla Columbia University a New York. È nel direttivo del Journal of Philosophy e fa parte del comitato editoriale delle riviste The Monist, Cognitive Science Quarterly eDialectica.
“Context Web Site”;
“Lecture Notes in Artificial Intelligence”, su cui vengono pubblicati gli incontri di “Modeling and Using Contexts”;
: Il recente “Workshop on Context 2002”.