La linguistica cognitiva sorge in contrapposizione della grammatica generativa teorizzata da Noam Chomsky, dal momento che - al contrario della seconda - evidenzia l'importanza del ruolo della semantica come ponte fra facoltà cognitiva umana e capacità linguistica. È il significato a permettere la generazione linguistica in categorie primitive e in regole sintattiche trasformazionali. Dopo la nascita, nella metà degli anni Settanta, della semantica generativa, un gruppo di studiosi - tra i quali Langacker e Lakoff - diede inizio alla linguistica cognitiva che, con visione olistica, non distingue in maniera categorica fra l'esperienza fisica umana e la sua rappresentazione mentale e linguistica. La psicologa Eleonor Rosch, sulla base di questi presupposti, fece notare come le categorie mentali non siano ben distinte tra loro, ma fuse in un continuum sprovvisto di contorni netti. Un ente infatti può condividere membri di altre categorie, cosicché in queste ultime alcuni membri caratterizzanti sono più centrali di altri, così da essere definiti prototipici. Le categorie sono così per la Rosch labili e, usando un termine mutuando dalle scienze cognitive, estremamente fuzzy.
In questa prospettiva, la metafora i diventa un mezzo conoscitivo utilizzato dall'uomo durante l'esperire della realtà. Rappresenta un artificio cognitivo tramite il quale, da una percezione concreta, si arriva a un'astrazione concettuale, che permette di prendere conoscenza di qualcosa di nuovo in base a qualcosa di noto. La linguistica cognitiva non presuppone una tabula rasa delle facoltà linguistiche, bensì una predisposizione naturale all'approccio semantico del mondo. Tale innatismo deriva dall'embodiment, dal fatto cioè che la mente si trova inserita in un corpo che le permette determinate percezioni sensoriali. Le forme grammaticali sono dotate di un significato più astratto di quello lessicale. La significazione poi parte dal corpo e l'abbinamento metaforico, per esempio, tra bene/alto e male/basso, scaturisce dalla maggiore importanza data alla testa in quanto sede del pensiero e della vista.
La significazione è dunque motivata e la facoltà linguistica e cognitiva sono complementari. Un significato ha sempre una controparte concettuale, partendo dagli archetipi della dimensione corporea come per la fonte degli schemi preconcettuali fissi, quelli che denotano il contenitore, la diade parte/tutto, il percorso ecc. Tali schemi sono dunque i mattoni fondamentali per la costruzione di ogni tipo di concetto più complesso, grazie anche alla sintesi metaforiche che fanno capo ai processi immaginativi. Per questo motivo, è il significato che genera i significanti di un linguaggio che non è autonomo e autogenetico come in base alle tesi di Chomsky. In questo contesto, concetti e categorie non sono astratti e universali ma partono dalla realtà concreta e funzionano come media tra mente e mondo, essendo partecipative e non rappresentative, ma strumenti per l'azione sul mondo.
La percezione è contestualizzata e indirizzata alla ricerca di opportunità. Ancora una volta, per la linguistica cognitiva il processo di significazione ha basi corporee e motivate che influiscono direttamente sulle strutture del pensiero, che derivano da complessi rapporti di ereditarietà tra concetti che diventano sempre più specifici, essendo originati da altri più generali nella dinamica della loro formazione. A discapito della centralità della rappresentazione mediata dal segno in discipline quali semiotica linguistica, nella linguistica cognitiva è ipotizzato il diretto collegamento tra mente e mondo tramite il corpo. Da ciò deriva che la logica categoriale e proposizionale umana non sia un artificio, bensì già potenzialmente nella natura stessa della realtà esperibile da una mente fisica inserita in un corpo fisico.
La linguistica cognitiva si sviluppa grazie alle nuove frontiere, ed alle esigenze, delle scienze cognitive e degli studi sull'intelligenza artificiale. Questi studi partono da premesse diverse da quelle della linguistica strutturale di origine europea. L'accento viene posto maggiormente sul ruolo del significato, l'unica matrice della comunicazione e quindi del significante. A sua volta il significato deriva dal mondo esterno mediato dal filtro del corpo umano. Tale disciplina anche se derivata dalle teorie di Chomsky, e quindi da impostazioni europee, è comunque il risultato di un discorso scientifico interno al contesto culturale americano.
Il libro offre una panoramica esauriente di questo tipo di linguistica, soprattutto per quanto riguarda le problematiche principali e le idee di base, ma offre anche varie applicazioni praticate nell'analisi linguistica sincronica e diacronica, derivate da esse.
PARTE Prima
Introduzione
2 Per un bilancio della semantica cognitiva
3 Le tematiche del corporeo
4 Il ruolo dei domini sematici nell'interpretzione di metafore e metonimie
5 Per una morfologia cognitiva
PARTE SECONDA
6 La distribuzione degli ausuliari haben e sein in tedesco
7 Le metafore del parlare in latino
8 L'origine delle espressioni d'Agente
9 I verbi deittici di moto in italiano e tedesco
10 La polisemia dei varbi dar, pegar, meter in spagnolo
11 Comitativo e strumentale nelle lingue germaniche e romanze.
Glossario
Bibliografia
Silvia Luraghi ha conseguito il dottorato di ricerca in linguistica presso l'Università di Pavia, si interessa di linguistica indoeuropea e ha insegnato Glottologia alla Terza Università di Roma.
Livio Gaeta insegna Lingua Tedesca all'Università di Torino.
International Cognitive Linguistics Association (Icla)
Cognitive Linguistics. An Interdisciplinary Journal of Cognitive Science