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Boncinelli, Edoardo, Tempo delle cose, tempo della vita, tempo dell’anima.
Roma-Bari, Laterza – Fondazione Sigma-Tau, 2003, pp. 151, euro 12,00, ISBN 88-420-7144-7.

Recensione di Massimo Pulpito - 15/12/2003

Filosofia della scienza, Filosofia teoretica (tempo)

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Come già annunciato dal titolo, in Tempo delle cose, tempo della vita, tempo dell’anima Edoardo Boncinelli si propone di offrire una sorta di mappa delle questioni che ruotano attorno al tema del tempo, esplorato a partire da tre diversi punti di vista, corrispondenti ad altrettanti campi del sapere: la fisica, la biologia, la psicologia. In ognuno di questi settori della conoscenza scientifica il problema del tempo si presenta in forme diverse ma convergenti, che ognuno di essi affronta secondo i propri schemi e offrendo le proprie risposte. Il convincimento esplicito di Boncinelli, da cui nasce il meritorio contributo del libro, è che solo accerchiando il tempo muovendo da questi tre lati, è possibile migliorare la nostra comprensione del problema. Com’è scritto nel risvolto di copertina, i tre livelli rappresentano tre prospettive o situazioni esistenziali diverse e complementari, ognuna delle quali offre spunti per la comprensione delle altre due.
Sebbene il libro a tratti appaia didascalico, coerentemente con la finalità della collana alla quale appartiene, ossia Lezioni italiane, che riprendono i testi di una serie di conferenze organizzate dalla Fondazione Sigma-Tau, l’Autore è riuscito a muoversi nel giusto equilibrio tra l’intento divulgativo e il necessario specialismo richiesto da alcuni argomenti, senza mai perdere di vista l’obiettivo del testo, anche laddove il discorso parrebbe allontanarsene. È evidente che declinare il tempo secondo le forme che questo assume nei vari livelli del reale (fisico-chimico, biologico, mentale) vuol dire abbandonare la generalità della struttura temporale, l’universalità del tempo indifferente agli eventi, per occuparsi delle figure del divenire nei diversi ambiti particolari e dei loro ritmi. Dato l’approccio scelto dall’Autore, i tre capitoli del libro, che ripetono la tripartizione del titolo, più che una problematizzazione del tempo e dunque l’argomentazione di una soluzione, propongono uno sguardo il più possibile sintetico sulle teorie scientifiche che hanno un riflesso sul tema del tempo, senza per questo rinunciare a suggerire talvolta interpretazioni originali.
I tre piani del discorso sul tempo stanno tra loro come le statuine della matrioska. Il livello più ampio e generale è quello del tempo delle cose, il piano fisico-chimico, il cui nesso con la questione temporale si manifesta essenzialmente nei concetti di misurazione del tempo e irreversibilità. Sono tre le prospettive che la fisica apre alla discussione del tempo, corrispondenti a tre teorie che hanno rivoluzionato il corso di questa disciplina negli ultimi due secoli: la termodinamica, la relatività, la meccanica quantistica. La prima prospettiva è quella che ha offerto il contributo maggiore al tema dell’irreversibilità degli eventi attraverso il secondo principio della termodinamica e la questione dell’entropia. Si tratta della caratterizzazione di eventi che non prevedono inversioni e ritorni a stati iniziali, a differenza di ciò che ammetteva la meccanica classica. La relatività e la quantistica sembrano invece proporre due prospettive opposte sul tempo: da un lato vi è il tempo bloccato dell’universo relativistico, in cui l’universalità delle leggi fisiche comporta una relativizzazione delle grandezze, tra cui il tempo, fino alle conseguenze più paradossali come la dilatazione dei tempi e la messa in crisi del concetto di simultaneità (l’Autore ricorda questa osservazione di Einstein: La distinzione fra passato, presente e futuro è solo un’illusione, p. 38); dall’altro vi è il tempo aperto della quantistica che implica previsioni probabilistiche (e non deterministiche) del comportamento delle particelle elementari: Quello che verrà contiene elementi di imprevedibilità e quasi di invenzione (p. 49). Una delle conseguenze più importanti del discorso fisico sul tempo è l’indeterminatezza del concetto di presente: Il mio qui e ora è infatti ciò che sta sotto il cono di luce della mia attenzione in questo istante. Ecco che allora la precisa definizione di un tempo fisico si va inevitabilmente a saldare a quella di tempo biologico e psicologico (p. 52).
Si passa così al tempo della vita, restringendo ancora di più il campo. Se le leggi fisiche valevano per ogni ambito della realtà, dalle supernove ai muoni, le leggi della vita toccano solo una piccola regione dell’esistente. Il tempo biologico è un tempo strutturalmente aperto e irreversibile. A differenza degli oggetti della fisica, non è immaginabile una vita che scorra al contrario; aspetto questo che sarà radicalizzato dal tempo psicologico. La caratteristica della vita è quella di organizzarsi su diverse scale di tempo. I fenomeni biologici si pongono così su livelli eterogenei, seppure armonicamente coordinati: si va dai nanosecondi di alcune reazioni chimiche, ai giorni in cui si scandiscono i ritmi dei viventi, fino ai milioni di anni dell’evoluzione. È quest’ultimo fenomeno quello che meglio rappresenta l’apertura del tempo biologico, la sua imprevedibilità; la quale però non va confusa con la pura casualità: l’evoluzione è la più potente chiave di lettura delle leggi della vita. Secondo l’Autore, più che di casualità si dovrebbe parlare di non-direzionalità, oltre che di non-intenzionalità (p. 100). La vita non ha uno scopo, se non quello di garantire la sua continuazione. Per far ciò, sfrutta ogni variazione casuale (genetica o ambientale) che i viventi subiscono. L’Autore sintetizza il suo pensiero con una frase che sta tra Bergson e Borges: L’evoluzione biologica fornisce così l’illustrazione più concreta e tangibile dell’irreversibilità del tempo, che può essere vista come una successione di biforcazioni o di rotture di simmetrie (p. 105).
Ancora più ristretto il campo del tempo dell’anima. Esso appartiene solo ad alcuni viventi, la cui esistenza ne è profondamente permeata. Il tempo della mente è quello che emerge della relazione tra neurostati e psicostati. Elemento strutturale di questo tempo è la scansione del presente, l’architettura del qui e ora, che appartiene ad ogni singolo individuo. Il presente non costituisce l’istante liminale che separa e congiunge aristotelicamente il passato e il futuro. Ogni presente ha uno spessore temporale, una durata; in altre parole non è un evento puntuale. Il nostro tempo interiore si configura, dunque, come una collezione di atomi di presente, che hanno durata variabile (dai 250 millisecondi ai 20 secondi). La continuità è garantita dal corpo e dal processo costante realizzato dalla corteccia cerebrale, il cui scopo è quello di appianare le spigolature delle nostre esperienze. Si costituisce così la nostra identità personale nel tempo.
Nella Conclusione l’Autore fa un’ultima osservazione, che vale la pena di riportare e che ci sentiamo di condividere: Abbiamo considerato alcuni aspetti del tempo fisico, di quello biologico e di quello interiore, ma qual è il tempo? E c’è qualcosa che possiamo considerare il tempo? Forse no, a dispetto della nostra convinzione dell’esistenza di una realtà esterna indipendente dalla nostra interiorità e della sua fondamentale unità. Forse il tempo si trova al punto in cui l’oggettivo si salda con il soggettivo, dove ciò che a noi appare e che registriamo nel ricordo si salda con ciò che è, qualunque cosa questo voglia dire (p. 142).
Il libro di Boncinelli va dunque consigliato per l’idea di fondo della necessità di una sinergia tra le scienze al fine di trovare soluzione (o di determinare un avanzamento nella posizione) di problemi all’apparenza eterni come quello del tempo; ma va segnalato anche per la capacità con cui l’Autore è riuscito in poche pagine e con grande accuratezza a fare il punto della situazione sullo stato attuale delle conoscenze riguardanti il tempo.
Segnaliamo in chiusura l’unica lacuna del testo, della quale sarebbe ingiusto incolpare l’autore, il cui fine non era certo quello di offrire un quadro compiuto della questione, sfidando così campi del sapere di sua non stretta competenza. Ci riferiamo al fatto che lo spazio di conoscenza nel quale il tempo andrebbe racchiuso, a ben vedere, non è triangolare. C’è un quarto lato dal quale si può muovere l’attacco all’enigma del tempo, cui il libro non fa alcun cenno: è il lato della filosofia, che nell’ultimo secolo, nei settori dell’ontologia, della filosofia del linguaggio e della filosofia della fisica (che non è la fisica), ha riformulato analiticamente il problema del tempo, ottenendo né pochi né trascurabili risultati.

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Introduzione
IL TEMPO DELLE COSE
Gli pseudoritmi del tempo misurato (1. Dal tempo delle stelle a quello degli atomi – 2. Il tempo della fisica – 3. La freccia del tempo e l’entropia – 4. Il tempo bloccato – 5. Il tempo aperto)
IL TEMPO DELLA VITA
I ritmi obbligati del tempo imposto (1. I tempi della vita e la vita nel tempo – 2. Un’identità e una permanenza faticosamente mantenute – 3. Scale di tempi – 4. Dai nanosecondi alle ore – 5. I giorni della nostra vita – 6. Il tempo aperto dell’evoluzione biologica)
IL TEMPO DELL’ANIMA
La scansione del presente (1. Psicologia del tempo – 2. La dimensione del presente – 3. Il mio qui e ora)
Conclusione
Letture consigliate

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Edoardo Boncinelli è un fisico e dirige la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Si è occupato di genetica e biologia molecolare. Fra le sue opere: Le forme della vita (Einaudi, Torino 2000), Il cervello, la mente e l’anima (Mondadori, Milano 2000), Io sono, tu sei (Mondadori, Milano 2002), Prima lezione di biologia (Laterza, Roma-Bari 2003).

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