Estetica, Etica, Filosofia della scienza, Filosofia teoretica (tecnica)
I mille volti della scienza è valso ad Antonio Fernández-Rañada, professore di Fisica Teorica presso l'Università Complutense di Madrid, il Prix International Jovellanos d'Essai 1995.
È un testo per non addetti ai lavori e nasce come riflessione di un uomo di scienza sulla propria attività quotidiana."Mi piace riflettere sul significato e sulle ragioni del fare scienza", ha dichiarato in un'intervista durante il I^ Congreso de Comunicación Social de la Ciencia tenutosi a Granada nel 1999. Qual è il vero ruolo della scienza nell'epoca moderna? Cosa si deve conservare del periodo precedente? Nel porsi queste domande, Fernández-Rañada si rivolge alla schiera degli umanisti.
Con scrittura decisa e semplice, nel suo testo si occupa di rispondere a una domanda essenziale: C'è modo di sanare la frattura tra scienza e cultura, per salvare la nostra esistenza come genere umano? La sua riflessione è nient'affatto peregrina, in quanto la posta in gioco è alta: l'attualità problematica, con le spinte rovinose e i risultati meravigliosi, in termini di sopravvivenza, di una specie in un mutamento che chiede di essere rimessa in rotta. Il testo non si pone intenti divulgativi rispetto alla specificità scientifica, bensì prende a cuore il dilemma, sia pur senza catastrofismi oratori, di quale futuro consegnare a chi verrà dopo di noi.
I mille volti della scienza s'intesse, dunque, come un testo pedagogico, nel puro senso del condurci attraverso quello che è stato il cammino occidentale del costruire scienza e cultura. Siamo di certo avvezzi a siffatti interrogativi provenienti da schiere, strutturalmente "umaniste", di scrittori, artisti, poeti, filosofi e antropologi. Pertanto, un uomo di scienza che scenda in campo acquista il sapore di una rarità. Fernández-Rañada, maestro di diverse generazioni di scienziati in una delle aree fra le più competitive della fisica attuale, è aduso all'essere in prima linea in più di una battaglia, dal Manifiesto de El Escorial, per unamaggiore attenzione dello Stato spagnolo verso la ricerca scientifica e tecnica, al movimento Pugwash in difesa della pace e del disarmo. Così, l'apparente eccezionalità della voce di un teorico, facitore di scienza, si contempera nell'atto di responsabilità di chi, in prima persona, contribuisce a delineare un futuro pensabile, attraverso la scienza, come strumento possibile insieme agli altri disponibili.
Il contributo di Fernández-Rañada s'inserisce nella terra di confine tra i riduzionismi di parte scientistica e umanistica, esorta a costruire un ponte che renda comunicabili Scienza e Cultura, giacché la complessità del mondo non è conoscibile attraverso un'unica lente di lettura. L'antropologo Clifford Geertz, negli anni Ottanta proponeva la confusione dei generi, sotto forma del ricorso nelle scienze sociali alle discipline umanistiche per analogie esplicative. Fernández-Rañada sposa la multidimensionalità come visione scientifica aperta a trovare la possibile traducibilità della scienza nella cultura comune. E poiché anche qui è un problema di traduzione di significati, vale la "prescrizione" di costruire un'ermeneutica delle interpretazioni, per comprendere come il significato in un sistema di espressione sia manifestabile in un altro. La differenza tracciata dal fisico e scrittore C.P. Snow, sebbene non definisse una gerarchia tra le due culture, ha finito per diventare l'epigrafe posta sulla frattura esistente tra due mondi, quello umanista e quello scientifico. Fernández-Rañada prova a ricucirne i lembi, senza concessioni giustificative.
Innanzi tutto, nel confronto tra l'eresia scientistache vuole lascienza come l'unica conoscenzareale e vera e quella umanistica della riaffermazione delle conoscenze non scientifiche in questa epoca di degradazione e progresso, bacchetta entrambe, nel suo vigore euristico, come posizioni unidimensionalmente arroganti e limitate. Chi insiste nella tecnocrazia e chi in una nuova forma di luddismo, entrambe unidimensionali e senza via di uscita. Sembra di assistere alla querelle tra pensiero unico e pensiero molteplice dei tempi in cui si passò dal centralismo antropologico al relativismo. Per sgombrare il suo terreno di riflessione, Fernández-Rañada aggredisce la confusione imperante da più parti. In campo tecnocratico-imprenditoriale, si pensa a trar profitti dalle invenzioni scientifiche, come se qualunque problema potesse continuare ad avere una soluzione unicamente tecnologica. In campo scientifico, ci si sente elettrizzati dall'avanzata senza freni della scienza, contro l'oscurantismo e l'ignoranza di chi (leggi "umanisti") vorrebbe bloccare la modernità. In ambito umanistico, si grida alla catastrofe indotta da chi vuole (leggi "scienziati") il progresso e persino all'abbandono della cultura scientifico-tecnologica, per un ritorno a un ambiguo tempo delle origini. Nel linguaggio comune, quando si nomina la scienza, si fa un'equazione immediata con la tecnologia e si guarda soprattutto agli oggetti tecnologici di consumo e, parimenti, ai guasti prodotti da questa invasione, per esempio nell'ambiente umano e naturale.
Il filo, afferma Fernández-Rañada, di questa babilonia di linguaggi porta, paradossalmente, ai due principi della rivoluzione scientifica: la forza ragionativa della mente e la concezione unitaria della storia. Postulati metafisici generali condussero al ragionamento astratto dei greci, presso cui sono nate la matematica, la geometria e la rappresentazione di un mondo armonico. La concretezza fenomenica guidò il metodo sperimentale della rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento, sul cui terreno nacque la scienza galileiana. E fu lo stesso Galileo in vivo a testimoniare quanto, nella scienza, fosse stretto l'equilibrio fra l'astratto e il concreto, come lo stesso Fernández-Rañada riafferma, nel sottolineare la coesistenza fra un polo Einstein e un polo Edison. I tentativi riduzionistici non possono render giustizia della complessità del mondo e delle interrelazioni esistenti tra i due poli. Né porta soluzioni eque ai nostri problemi chiedersi se viene prima la scienza o la tecnologia.
Fernández-Rañada ha della scienza una visione estetica, strettamente connaturata alla progettualità umana e, in quanto tale, dentro il suo farsi culturale. La scienza sorge dal dialogo costante con il mondo, del quale gli esseri umani sono necessariamente una parte. Coglie il brivido del "meraviglioso" e della "bellezza" nell'osservazione di una teoria, quale quella della relatività o newtoniana o darwiniana, con la stessa emozione provata nell'ascolto di una sinfonia di Beethoven o nella visione di una scultura michelangiolesca. E tale emozione non si limita a rintracciarla tra facitori di scienza, come Albert Einstein o Richard Feynman o Niels Bohr, ma la ritrae tra chi, poeti e scrittori, è riuscito a coglierla, come Fernando Pessoa. Gli scienziati, egli afferma, devono compiere lo sforzo di aprirsi al mondo del linguaggio comune, per far sì che la scienza sia vissuta dai non addetti ai lavori non come una nebulosa, una torre d'avorio o una disciplina ostica. O, comunque, come qualcosa che non parla del mondo in cui viviamo.
Per porsi il problema dell'attività divulgativa della scienza è sicuramente necessario fare il punto sulla scienza attuale e prendere posizione su cosa si pensa veramente del pensiero scientifico, dall'interno della propria attività scientifica. Geertz affermava che le attività, le professioni, le varie discipline non sono solo compiti tecnici, ma sono il discorso slegato del pensiero umano. Abbiamo il dovere di perseguire un'integrazione genuina della vita culturale, accettando la profondità delle differenze, comprendendo che cosa siano tali differenze e, infine costruendo un tipo di vocabolario in cui esse possano essere formulate pubblicamente. Per far parlare la scienza in un linguaggio comprensibile ai più, Fernández-Rañada si appropria dell'uso della figurazione della metafora, persino nelle aule universitarie. Sollecita vivamente gli scienziati a spogliarsi dell'aridità del linguaggio teorico, durante le loro lezioni accademiche. Ebbe a dire in un'intervista: "La fisica non tratta di vettori, di derivate e di integrali. Li usa come strumenti necessari. Ma soprattutto essa tratta del mondo reale". Gli scienziati devono imparare a dedicarsi alla divulgazione per integrare la cultura scientifica nella cultura quotidiana, noncuranti del timore di esser tacciati di imprecisione. "È necessario ricorrere ad analogie e a rassomiglianze che possano avvicinare gli studenti, la gente in genere, alla comprensione dei processi matematici presenti in una teoria fisica".
E non si può certo dire di Fernández-Rañada che non renda concrete le sue convinzioni. Coordinatore del Cou (Corso di Orientamento Universitario) nel distretto di Madrid, ebbe a modificare la programmazione della sua disciplina e la sua forma di presentazione agli studenti, che hanno scoperto, con lui, che la fisica è divertente. Fonte d'ispirazione per Fernández-Rañada fu James B. Conant, scienziato e politico americano del secondo dopoguerra. Il suo tentativo, come docente di chimica e preside dell'Università di Harward, di comporre un percorso di storia della scienza che raccontasse le relazioni tra scienza e storia non vinse le resistenze della classe docente.
La risposta di nuovi comportamenti e, dunque, di nuove tecnologie alle sfide continue, poste dall'habitat naturale e culturale, ha segnato il passaggio dall'ominizzazione, percorso biologico d'evoluzione umana, alla umanizzazione. Come esseri capaci di pensare in concreto e in astratto, non siamo racchiudibili in una nicchia biologica. Le prime asce di selce e i primi graffiti mostrano che scienza ed arte spinsero il processo d'umanizzazione. Scalfire una pietra, produrre una scintilla di fuoco e rappresentarsi un futuro possibile nel primo graffito, fanno parte di quella interezza dei saperi umani che, se fossero rimasti atti separati, sarebbero stati ottiche parziali di comprensione di un mondo, che si sarebbe estinto. Pertanto, la sfida attuale è quella di resistere alla tentazione di teorie che spieghino tutto con un unico schema concettuale, poiché quello che emerge oggi è piuttosto un "gioco molteplice e diversificato di ordine-disordine-organizzazione" (p. 111). A scombinare l'idea della semplicità - già ingannevole perché, nelle teorie scientifiche, l'unica cosa semplice è il grafismo delle formule matematiche - entra il caso. Fernández-Rañada si sofferma sul caso legato alle leggi fisiche, quelle del mondo microscopico degli atomi e delle molecole. Newton l'aveva pur scoperto, ma non aveva potuto spiegarselo nella costruzione della sua teoria delle orbite ellittiche dei pianeti. Allora mancava un sistema matematico adeguato per rappresentare la forza attrattiva e scombinante delle loro orbite. Così Newton ricorse al Grande Matematico, l'unico che potesse far ritornare i pianeti in equilibrio. Lo stesso Laplace negò l'esistenza del caso e, in ossequio alla ragione, sostituì l'intervento divino con un nuovo modello matematico che mantenne a ogni costo in equilibrio i pianeti. Fu il miracolo della mente umana a trattenerli nella loro orbita. Così era nato il meccanicismo e la nuova illusione che il mondo potesse essere racchiuso in un semplice schema: errore che permase per tutto l'Otto-Novecento. Oggi il fisico Freeman Dyson propone un'espressiva metafora per spiegare la complessità della scienza odierna. Le grandi teorie fisiche sono come le cime delle grandi montagne, pure e chiare, semplici. Subito dopo si devono esplorare le valli al loro interno, le giungle, le foreste e le città, che sono sistemi complessi con molti elementi e cascate di livelli organizzativi e fenomeni di cooperazione che non si possono indagare con metodi riduzionisti.
Fernández-Rañada avvicina il capovolgimento epistemologico, indotto dall'ingresso della complessità e del caso nel panorama scientifico. Sottolinea il singolare rinascere di qualcosa di simile all'antica teoria delle tre sfere. Attualmente, però, i livelli di materia non sono ascendenti, ma sovrapposti e di complessità crescente, dalle particelle alle galassie all'universo stesso; un universo senza gerarchia, in cui l'ordine della complessità tiene conto del caos e della necessità, insieme. Così siamo giunti alla nuova visione cosmologica che la scienza sta elaborando. Nell'ottica della ricerca scientifica che è ricerca di verità, Fernández-Rañada s'interroga su quali siano i valori guida della nostra visione del mondo.
Dall'euforia scientifica presente nella cultura europea della rivoluzione industriale si è passati alla drammatica realtà delle applicazioni militari della scienza, durante la prima guerra e, via via fino alle minacce delle guerre batteriologiche di oggi. Siamo, dunque, in un'impasse: l'odierna sovrappopolazione del pianeta è il risultato delle applicazioni medico-igieniche, che ieri ridussero la mortalità infantile, ma la morbilità presente nei tre quarti del pianeta, oggi, non è semplice effetto diretto della non coscienza scientifica. Non minimizzando la portata irresponsabile della tecnologia, che Fernández-Rañada più volte esorta a non confondere con la scienza, rimane altresì il vuoto di decisionalità nei processi distributivi, che si colloca al livello politico ed etico mondiale. La scienza è ambivalente, non è neutrale e dà potere. Può guarire, ma anche uccidere. La scienza può fermarsi, ma la tecnologia è irreversibile. Le parole di Bertrand Russell e Albert Einstein, nel manifesto contro le armi nucleari del 1955, rammentavano che l'umanità ha bisogno di pensarsi in modo nuovo, non membri di una nazione, di un continente o di un credo, ma come esseri umani, appartenenti alla specie uomo. La sopravvivenza della specie, oggi come ieri, è in dubbio. La previsione di Malthus - crescita popolazione maggiore di crescita produzione - fu scongiurata dalla variabile del miglioramento sostanziale della produttività agricola, indotta dalla rivoluzione industriale. La teoria marxiana rintracciò, nel nuovo corso economico, l'ingiustizia della distribuzione della ricchezza che affamava una parte della popolazione a favore di un'altra. Bene, oggi, in piena rivoluzione verde, che forse riuscirà a disinnescare la bomba Malthus, non abbiamo trovato un'equa soluzione alla fame e alla miseria dei tre quarti del pianeta, segnale della non equa distribuzione della ricchezza.
Ogni periodo di transizione ha comportato cambiamenti notevoli nel sistema di valori su cui si regge l'etica. Nuove idee hanno aperto crisi di valori e mutamenti etici, finora. I mutamenti di valori della modernità contemporanea, però, sono legati agli oggetti, nella loro smisurata abbondanza di strumenti e di apparati di uso quotidiano. Sono questi a spingere sul cambiamento dei comportamenti delle persone. I valori operano dal basso verso l'alto, oggi. Sono le idee che si adeguano alle azioni. E dall'uso degli oggetti all'uso delle persone il passo è breve. A ciò ha contribuito anche un sistema scienza-tecnologia, configuratosi come una sovrastruttura autonoma, inarrestabile e con motivazioni interne. La big science ha parcellizzato il lavoro di migliaia di scienziati nei grandi laboratori pubblici o privati, a tal punto che nessuno di loro ha più influenza sul risultato finale, né lo conosce, né è interessato a conoscerlo. Big science ed etica strumentale portano a fabbricarsi ognuno le proprie regole, avvicinandoci al paradosso terminale di cui dice Milan Kundera, quando tecnica ed economia unidimensionali si appropriano della sfera dello spirito.
Che fare? È necessario riprendere una sorta di terapia del senso che porti alla riaffermazione della dignità umana, indipendentemente da ogni religione o economia, sotto il denominatore dell'etica del vivere. Una terapia che ci porti a riempire di significato un futuro, anche per chi sarà dopo di noi. E, soprattutto, la nostra cura deve portarci a bandire ogni dogmatismo interpretativo dei risultati della scienza, ricordando con Karl Popper che la scienza è provvisoria e fallibile.
Prefazione di Alessandro Di Caro
Globalizzazione e unità/diversità delle culture e delle scienze
Nota introduttiva
Prologo per umanisti
I. Le due concezioni unidimensionali (Una frattura nella società; Due
unidimensionalità contrapposte; La scienza ha molti volti)
II. La relatività e la lampadina (Einstein e Edison, in altre parole le idee e gli
oggetti; Cosa viene prima, la scienza o la tecnologia?; Una polarità della mente; I
greci e l'astrazione; Galileo equilibra i due poli; La Rivoluzione industriale e il
concreto)
III. Per un'estetica della scienza (Le pietre cantano, la natura risplende; Paesaggi mentali;
Newton e la musica; La bellezza della scienza)
IV. La meraviglia (La civetta di Athena e la scienza; Molti perché; Rendere il mondo di
nuovo affascinante)
V. Le sfide e l'umanizzazione (L'uomo accetta le sfide; Pensare globalmente; Due motori
dell'umanizzazione; La sterilità del facile; Competizioni sportive)
VI. Elogio della complessità: l'universo senza gerarchie (Una semplicità
ingannevole; Sul caso e il determinismo; L'ossessione per la semplicità; Unificazione e
diversificazione; I livelli di complessità di fronte al riduzionismo; Un capovolgimento
epistemologico; Dall'opera della scienza all'opera d'arte)
VII. La comunicazione della scienza. La proposta di Conant (Non affaticare con teorie e
nozioni; L'aiuto della storia; Come divulgare)
VIII. Un esempio: la cultura spagnola e la scienza (L'ipotesi; Un brillante inizio; Il crollo e
le sue ragioni; Impegni unidimensionali)
IX. L'ambivalenza della scienza e i problemi del mondo (La scienza: un genio nella bottiglia?;
Mancanza di neutralità o ambivalenza?; La formula di Drake e la sopravvivenza di una
civiltà; Un esempio: la fame del Terzo mondo; L'ottimismo degli scienziati)
X. E l'etica? (Cambiamenti scientifici e fermenti etici; Un'etica strumentale; Tre
principi)
XI. Per riassumere
Epilogo per scienziati
Indice dei nomi
Antonio Fernández-Rañada è professore di Fisica Teorica all'Università Complutense di Madrid, direttore della "Revista Española de Física" ed è stato per parecchi anni presidente della Società Spagnola di Fisica. Ottenuta la laurea e il dottorato in Scienze Fisiche a Madrid e un secondo dottorato all'Università di Parigi, ha pubblicato, oltre a svariati articoli scientifici, numerosi libri.
Interviste:
http://cts.usal.es/EPOC.tbl/fingidor.doc
http://www.ucm.es/OTROS/especulo/numero5/fern_ran.htm
Papers:
http://www.ucm.es/info/electron/publicaciones/ranada/QUANTO1.pdf
http://www.ucm.es/info/electron/publicaciones/ranada/razonnov98.pdf
http://www.ucm.es/info/electron/publicaciones/ranada/ABCMAY98.pdf
http://www.ucm.es/info/electron/publicaciones/ranada/REFFisiMate.pdf
http://www.ucm.es/info/electron/publicaciones/ranada/ElCulturalEne00.pdf
http://www.ucm.es/info/electron/publicaciones/ranada/RevistaOccidente.pdf