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Egidi, Rosaria - Dell'Utri, Massimo - De Caro, Mario (a cura di), Normatività Fatti Valori.
Macerata, Quodlibet, 2003, pp. xii-393, Euro 22,00, ISBN 88-7462-098-5.

Recensione di Giovanni Damele - 02/09/2003

Etica, Filosofia analitica, Filosofia del diritto, Filosofia del linguaggio, Filosofia politica, Filosofia della scienza

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Nel dicembre del 1999 si è tenuto, presso l'Università degli Studi "Roma Tre", un convegno della Società italiana di filosofia analitica (Sifa) sul tema "Normatività, fatti, valori". Il volume raccoglie una serie di saggi derivati in gran parte da quel convegno e dai lavori dei partecipanti all'unità di ricerca della stessa università sul tema "Causalità e intenzionalità". Ciò che ispira questa raccolta (come già il convegno) è la volontà, ben enunciata nella presentazione dai curatori, di riunire "quelle che si potrebbero chiamare 'le due anime' del movimento analitico, l'una volta a indagini di natura logica, semantica, epistemologica, l'altra a tematiche etico-politiche, giuridiche e sociali" (p. x), ponendo in luce alcuni aspetti essenziali dei linguaggi normativi, comuni a tutte queste branche del sapere, in una prospettiva naturalmente di analisi linguistica. Si tratta in effetti di "due anime" che hanno caratterizzato fin dagli inizi le speculazioni nell'ambito della cosiddetta 'filosofia analitica', dal momento che le discussioni di 'filosofia pratica' hanno sempre accompagnato quelle di carattere più strettamente logico ed epistemologico, ricevendo in particolare un forte impulso dalla pubblicazione delle Ricerche filosofiche di Wittgenstein e dall'opera di Georg Henrik von Wright.

Proprio uno scritto del grande logico finlandese recentemente scomparso inaugura il volume. Valutazioni, o come dire l'indicibile è la traduzione della relazione inaugurale del convegno e costituisce un perno intorno al quale, pur con differenti impostazioni, ruotano i contributi delle tre sezioni in cui si divide il volume ("Azioni, valori e razionalità pratica", "Normatività semantica ed epistemica", "Normatività tra etica, politica e diritto"). Diversi contributi, in particolare, si confrontano direttamente con l'opera vonwrightiana (tra gli altri, Francesca Castellani, Rosaria Egidi e Alberto Emiliani), ponendone in luce e analizzandone le sfaccettature.

Von Wright affronta di petto il problema della connotazione ontologica del termine 'valore', distanziandosi dalla prospettiva wittgensteiniana del Tractatus, che lo condanna all'"indicibilità", includendo così le proposizioni dell'etica, dell'estetica e della religione fra quelle "né vere né false" e perciò senza senso, per avvicinarsi piuttosto a una "teoria emotivistica dei valori", secondo cui "la forma logica di 'questo è buono' è la stessa di 'questo mi piace'" (p. 10). Non si tratta naturalmente di una posizione inedita, ed è lo stesso von Wright a riconoscerlo, ponendo tra i suoi migliori sostenitori il sociologo finlandese Edward Westermarck. La questione è piuttosto quella di "tentare una nuova Begründung di un vecchio orientamento, preminente agli inizi del Novecento e successivamente screditato" (ibid.). Un orientamento che tende a concepire i valori piuttosto come "cose valutate" e i giudizi di valore come "valutazioni" fondate su atteggiamenti di approvazione o disapprovazione, che non possono quindi dirsi veri o falsi, ma che non per questo sono "senza significato".

Gli altri contributi inclusi nella prima parte ruotano attorno alle questioni connesse al rapporto tra azioni e valori, discusse anche con riferimento alle posizioni di Peirce, Moore, von Wright, Davidson e Mc Dowell. Sandro Nannini, in particolare, si interroga sul ruolo dei valori nel mondo dei fatti istituendo un confronto con l'opera di John McDowell e in particolare con la sua nozione di "seconda natura". Mario De Caro concentra la sua attenzione sulla nozione di responsabilità, esaminando le posizioni di quegli autori che negli ultimi anni hanno inteso porre in discussione, da un punto di vista scettico, "la legittimità stessa delle nostre attribuzioni di responsabilità" (Richard Double soprattutto, ma anche Galen Strawson, Bruce Waller, Ted Honderich e Saul Smilansky), attraverso una rielaborazione dello hard determinism fatto proprio dallo scetticismo classico (cfr. J. Hospers, Human conduct: An introduction to the problems of ethics, New York 1961).

La sezione Normatività semantica ed epistemica indaga il concetto di normatività alla luce delle più recenti indagini nei campi della filosofia del linguaggio, dell'epistemologia e delle teorie della cognizione. Particolarmente interessanti sono i saggi di Mauro Dorato, che affronta il problema della normatività alla luce della "naturalizzazione" dell'epistemologia (e dell'etica); e di Paolo Leonardi, che analizza "la normatività che riguarda i portatori di contenuto anziché quella del contenuto stesso" (p. 200), ponendo l'attenzione all'ambito delle teorie della cognizione. L'analisi di Leonardi, in particolare, parte dalla presentazione di "un caso in cui un comportamento normativo comincia col copiare, che è un'attività naturale" per poi svilupparsi "raffinando il comportamento corrispondente" (pp. 215-216). Marco Santambrogio si interroga sul ruolo delle autorità e dei "legislatori" linguistici, sulla distinzione tra la normatività del "linguaggio privato" e quella della comunicazione linguistica interpersonale e in particolare sul problema della costanza del significato. A questo proposito, proprio Santambrogio fa notare che se non esistesse una soluzione non scettica al problema della costanza del significato (una soluzione diversa, cioè, da quella che sostiene che gli usi futuri non sono in nessun modo determinati da quelli passati), ciò costituirebbe "un argomento nuovo e molto forte contro la possibilità di qualunque autorità linguistica" (p. 238). Il contributo di Giancarlo Zanet torna invece a confrontarsi la proposta quineiana di naturalismo epistemologico, ponendo attenzione alla nozione di "enunciato osservativo". Se infatti l'epistemologia naturalizzata "si pone un obiettivo alquanto vasto, quello di comprendere tutto ciò che avviene [...] 'dallo stimolo alla scienza'" (p. 253), allora "la nozione di enunciato osservativo gioca un ruolo fondamentale", poiché va inteso come "il mezzo per verbalizzare la predizione che controlla una teoria" (p. 254). Secondo Zanet, Quine conduce una "precisa indagine sul legame epistemico fra teoria ed osservazione, che trova il suo punto cardine nella nozione di enunciato osservativo" (p. 257), costruita appositamente da Quine "per soddisfare i requisiti che egli ritiene indispensabili per la scienza: il legame con la realtà esterna e l'intersoggettività, ovvero la possibilità che tale legame non rimanga a livello del singolo soggetto conoscitivo (solipsismo)" (p. 255). In tal senso, allora, "il ruolo evidenziale epistemico che Quine attribuisce agli enunciati osservativi ha inoltre uno specifico status normativo, poiché essi sono quel tipo di enunciati che verbalizzano la predizione e quindi 'decidono il gioco' della scienza, facendone un'impresa sotto il controllo empirico" (p. 257).

La terza parte è dedicata ai temi più propriamente legati alla filosofia pratica e riunisce una serie di saggi volti a indagare la questione della normatività nei campi dell'etica, del diritto e della politica. Jennifer Hornsby, in uno dei contributi più interessanti al quale fa da controcanto il saggio di Piergiorgio Donatelli, concentra la propria attenzione su quello che definisce il "linguaggio dell'odio" (ad es. quello razzista e sessista), istituendo un parallelismo tra la teoria della libertà di parola e la dottrina degli atti linguistici di Austin. Sulla normatività in ambito più strettamente 'morale' e in ambito sociale si interrogano Barbara De Mori, Gianfranco Pellegrino e Daniela Piana, mentre Francesco Allegri analizza il problema della critica della fallacia naturalistica a partire dall'opera di uno dei suoi precursori, l'inglese Richard Price. D'argomento più specificamente giuridico sono invece i contributi di Gaetano Carcaterra, Luca Parisoli e Maria Cristina Redondo. Carcaterra ripropone la sua concezione istituzionalistica del diritto, cioè la tesi secondo cui "la normazione è costitutiva dell'ordinamento, nel senso che è creativa del progetto che dà forma ed esistenza ad un'istituzione, e che con ciò svolge il ruolo di principio di determinazione del contenuto, in sé astratto, del bisogno di diritto di cui è portatrice la comunità giuridica" (p. 279). Tale tesi si pone in aperto contrasto con la tesi prescrittivistica, secondo la quale il legislatore essenzialmente non fa altro che emettere comandi, affermando che il legislatore, invece, "fa molto di più e qualcosa di più alto", ovvero "costruisce una realtà concettuale" (p. 283). Presupposto di tale posizione è l'osservazione del fatto che, "poiché il legislatore, sia privato che pubblico, o fa le norme o le elimina [...], si può concludere che l'attività di normazione non è semplicemente prescrittiva di comportamenti ma è sempre intenzionalmente e costitutivamente diretta alla trasformazione dell'ordinamento giuridico", cioè "può essere sempre pensata nella forma: si dispone con effetto immediato che la tale proposizione appartenga/non appartenga più all'ordinamento" (ibid.). Luca Parisoli leva invece la sua voce "a difesa dell'utilità del concetto di diritto naturale", parteggiando piuttosto per il realismo di Alice contro il definizionismo stipulativo sostenuto da Humpty Dumpty nel celeberrimo (ormai più tra i filosofi analitici che tra i bambini) passo di Through the looking-glass di Lewis Carrol. E ciò perché il diritto naturale sarebbe "capace di meglio spiegare gli ordinamenti giuridici in relazione alla nostra esperienza morale" (p. 317), laddove il positivismo giuridico, concependo le norme "sovracostituzionali" (preesistenti ai singoli ordinamenti positivi) come semplici flatus vocis, non riuscirebbe a dar conto del reale funzionamento del diritto, che passa proprio attraverso il richiamo constante a quelle norme. Anche se infine non si comprende bene se il giuspositivismo sia, secondo Parisoli, da rigettare perché non fornisce un'adeguata descrizione della realtà o perché è "ideologicamente indesiderabile". Maria Cristina Redondo, infine, analizza la proprietà della normatività giuridica: che cosa significhi, in cosa consista la sua giustificazione e cosa presupponga l'esistenza di un ambito di normatività giuridica. Due sono infatti gli approcci possibili: si può ammettere oppure no la possibilità di un ambito differenziato di normatività giuridica. È chiaro che, nel secondo caso, il problema della normatività giuridica perde di specificità, per rifluire nel più vasto problema della normatività morale. Il primo tipo di approccio, al contrario, può assumere strategie differenti, caratterizzando diversamente il rapporto tra la normatività giuridica e quella morale. Ciò su cui Redondo vuole porre l'accento è che il riconoscimento di una normatività giuridica non necessariamente va "contro l'idea secondo cui le ragioni morali prevalgono sulle ragioni d'altro tipo, e specificamente giuridiche" o contro "l'esistenza di un'unità del ragionamento pratico". Piuttosto, ciò che tale riconoscimento contrasta è "una ricostruzione concettuale secondo cui le uniche ragioni sono morali" e, in secondo luogo, "la tesi che connette concettualmente unità del ragionamento pratico e priorità sostanziale e necessaria di un tipo di ragioni, qualunque esse siano, cosa che implicherebbe l'irrilevanza di tutti gli altri tipi di ragioni". Insomma, ciò che va evitato, secondo Redondo, è l'impoverimento della nozione di normatività tramite la sua riduzione a quella di moralità e la confusione tra "l'unità del ragionamento pratico e la priorità necessaria della morale sostantiva" (p. 353).

In conclusione, Normatività Fatti Valori costituisce una raccolta di saggi di grande interesse, per la portata delle questioni in campo e per il valore dei singoli contributi, tanto più importante per il contributo che dà alla costruzione di ponti utili a superare le barriere che la specializzazione talvolta crea anche tra appartenenti a una stessa tradizione filosofica che coltivano discipline diverse. Il volume è inoltre corredato da un'ampia bibliografia che non riporta soltanto i riferimenti ai testi citati nei singoli contributi, ma include anche opere tecnicamente rilevanti nel campo degli studi analitici sulla normatività, con una particolare attenzione per la documentazione della letteratura italiana sull'argomento e delle traduzioni apparse nella nostra lingua, e ciò, come sottolineano i curatori, "non soltanto per offrire una guida che si spera possa essere di qualche utilità, ma anche per testimoniare la qualità e l'ampiezza che negli ultimi decenni hanno contraddistinto l'opera di ricezione e diffusione nel nostro paese della ricerca analitica internazionale" (p. xii).

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Prefazione (Rosaria Egidi, Massimo Dell'Utri, Mario De Caro)

AZIONI, VALORI E RAZIONALITÀ PRATICA
Valutazioni o come dire l'indicibile (Georg Henrik von Wright)
Il ruolo delle credenze nel ragionamento pratico (Francesca Castellani)
Connessione tra fatti e valori in una prospettiva wittgensteiniana (Gemma Corradi Fiumara)
Responsabilità e scetticismo (Mario De Caro)
On the dichotomy between cognitive judgements and value judgements: speech acts and commitments (Francesca Di Lorenzo Ajello)
Von Wright e il paradosso delle azioni autodeterminate (Rosaria Egidi)
The ontology of value: G.E. Moore's ethics between logic and metaphysics (Maria Michela Marzano)
The universalizability problem in moral philosohy (Georg Meggle)
The normativity of moral reasons (Roberto Mordacci)
"Seconda natura" o "naturalismo crudo"? Una critica a J. McDowell (Sandro Nannini)
Intention and intentional action: some remarks about the "simple view" (Jlenia Quartarone)
D. Davidson e l'irriducibile base normativa della razionalità (Giacomo Romano)

NORMATIVITÀ SEMANTICA ED EPISTEMICA
Dipendenza contestuale e noramtività (Claudia Bianchi)
Lo spazio normativo dei sentimenti nell'ottica di Peirce (Rosa M. Calcaterra)
Realismo and rule-following (Louis Caruana)
Le coordinate della normatività (Massimo Dell'Utri)
Cognitive norms, the metodology of science and the naturalization of ethics (Mauro Dorato)
Von Wright on mind and matter (Alberto Emiliani)
Normatività del significato e normatività della logica (Pierdaniele Giaretta)
Normatività di superficie (Paolo Leonardi)
Ipotesi della modularità massiva e razionalità naturale (Massimo Maraffa)
Chi ha da essere il padrone? (Marco Santambrogio)
Normatività epistemica (Gabriele Usberti)
Epistemologia e normatività in W.V. Quine (Giancarlo Zanet)

NORMATIVITÀ TRA ETICA, POLITICA E DIRITTO
Richard Price e la fallacia definizionistica (Francesco Allegri)
Reparational obligation: ideal and actual (Alberto Artosi e Silvia Vida)
L'attività normativa nella realtà istituzionale del diritto (Gaetano Carcaterra)
Sulla natura dei diritti morali: tra normatività e permissività (Barbara De Mori)
Free speech and hate speech: language and rights (Jennifer Hornsby)
Hate speech and speech acts: A reply to Professor Hornsby (Piergiorgio Donatelli)
Una riflessione sullo status ontologico delle norme fondamentali (Luca Parisoli)
La costruzione della normatività (Gianfranco Pellegrino)
Rappresentazione cognitiva delle norme ed effetto framing (Daniela Piana)
Il problema della normatività giuridica (Cristina Redondo)

torna all'inizioI curatori

Rosaria Egidi insegna Filosofia teoretica presso l'Università Roma Tre. È autrice di lavori su Frege, Wittgenstein, Marty e l'epistemologia analitica. Ha curato i volumi Wittgenstein. Mind and Language (Dordrecht 1995), In Search of a New Humanism. The Philosophy of G.H. von Wright (Dordrecht 1999), Wittgenstein e il Novecento. Tra filosofia e psicologia (Genova 2002).

Massimo Dell'Utri insegna Filosofia teoretica e Filosofia del linguaggio presso l'Università di Sassari. È autore di Le vie del realismo (Milano 1992) e Il falso specchio. Teorie della verità nella filosofia analitica (Pisa 1996). Ha curato il volume Olismo (Macerata 2002).

Mario De Caro è ricercatore in Filosofia politica presso l'Università Roma Tre. È autore di Dal punto di vista dell'interprete (Roma 1998) e curatore di Interpretations and Causes (Dordrecht 1999), La logica della libertà (Roma 2002) e, con David Macarthur, di Naturalism in Question (Harvard 2003)

torna all'inizioLinks

http://sifa.unige.it/: Società Italiana di Filosofia Analitica.

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