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Pagliacci, Donatella, Volere e amare. Agostino e la conversione del desiderio.
Roma, Città Nuova - Nuova Biblioteca Agostiniana (Studi agostiniani, 10), 2003, pp. 242, euro 18,00, ISBN 88-311-3412-4.


Recensione di Giovanni Catapano - 22/10/2003

Etica, Filosofia della religione, Storia della filosofia (antica)

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A partire dalla pubblicazione del libro di Luigi Alici, L’altro nell’io (1999), la collana di Studi agostiniani di Città Nuova - fondata da Agostino Trapè e diretta attualmente da Remo Piccolomini - sta conoscendo una nuova fioritura. Dopo l’uscita dei quattro volumi su Agostino e la filosofia del Novecento (il quarto è ormai in dirittura d’arrivo), è ora la volta del saggio di un’allieva di Alici, Donatella Pagliacci, da anni impegnata nell’approfondimento del pensiero agostiniano. In realtà, il suo lavoro interessa non solo l’ambito, già di per sé vasto, dell’agostinologia, ma anche quelli dell’antropologia filosofica e della filosofia morale. L’intento della Pagliacci infatti è quello di “tematizzare il plesso voluntas-amor in Agostino di Ippona, facendone emergere l’originarietà e gli esiti speculativi ed etici” (p. 5). L’esame storiografico delle opere dell’Ipponate (limitate al periodo 386-400, cioè dalla “conversione” alla redazione delle Confessiones) si accompagna al tentativo di porre in risalto il loro contributo teorico all’analisi dell’essere e dell’agire umani, specialmente in merito al problema delle radici interiori del conflitto morale.
Quelli di “volontà” e di “amore” sono due concetti cardine del pensiero di Agostino e in quanto tali sono stati oggetto di numerosi studi. Il primo capitolo è perciò dedicato alla delineazione dello status quaestionis: operazione quanto mai opportuna nel caso di un autore sul quale la letteratura critica si arricchisce ogni anno con centinaia di nuovi titoli. Pagliacci organizza la sua rassegna intorno a quattro nodi problematici fondamentali: la definizione dell’amor agostiniano in relazione all’eros greco e all’agape cristiana; l’interpretazione dell’amor stesso come una forma di appetitus; i confini tra volontà e desiderio; le implicazioni etiche e storiche del conflitto tra le voluntates. Tra le varie ricerche ricordate dall’autrice, spiccano quelle di Nygren, Burnaby, Rist, Arendt, Babcock, Bochet, Mausbach e Bodei.
Il capitolo secondo individua la genesi della problematica nella riflessione compiuta da Agostino sull’esperienza della propria conversione. Dai Dialoghi di Cassiciaco al De libero arbitrio prende progressivamente corpo una visione dell’uomo come soggetto naturalmente teso verso un fine ultimo del desiderio e nel contempo capace di allontanarsi volontariamente da esso. Oltrepassando il dualismo tipico del manicheismo e anche, sia pure in forma diversa, del neoplatonismo, Agostino rivendica la sostanziale bontà della voluntas, nonostante l’ambivalenza che la caratterizza. Positività ontologica e fragilità morale sono le due facce di una medesima medaglia, ossia della condizione creaturale dell’uomo: “Alla voluntas e all’amor viene riconosciuta l’appartenenza alla costitutiva bontà della natura umana, creata dall’atto del divino ordinatore, e sono pertanto delle res bonae, soggette tuttavia, al pari delle altre res, alla mutabilità” (p. 51). La mutabilitas infatti è la proprietà di ogni creatura che, in quanto altra dal creatore, non ne condivide la pienezza immutabile dell’essere. D’altra parte, siccome tutte le nature create sono buone, la malvagità della volontà non consisterà nella scelta di un oggetto cattivo (perché nessuna res è tale), bensì in una cattiva scelta, cioè in una scelta che non rispetta l’ordine assiologico della creazione, fatto di cose di maggior valore che vanno anteposte a cose di valore minore.
La dottrina dell’ordo amoris costituisce appunto l’oggetto del terzo capitolo, che si concentra sul De vera religione e sul De doctrina christiana. L’approfondimento della fede cristiana porta Agostino a ripensare l’essere dell’uomo alla luce dell’idea di creazione, intesa non solo come posizione nell’essere ex nihilo, ma anche e soprattutto come vocazione all’alterità. L’uomo viene creato come essere capace di accogliere la relazione con il trascendente e il prossimo. Il peccato viene interpretato come la volontà dell’uomo di negare il proprio statuto relazionale, ripiegandosi su sé stesso in un’impossibile solitudine. Per converso, l’amore diventa accettazione e attuazione del proprio “essere per l’altro”: “Siamo strutturalmente predisposti a rispondere al decreto che precede e supera il nostro stesso essere, dobbiamo soltanto liberamente decidere di rendere attuale questa potenzialità e ciò è l’amore. Nell’accezione piena del termine l’amare è sempre attivo, libero, si esprime come relazione, non egoistica e finalizzata al possesso, ma altruistica e predisposta a istituire legami oblativi, con sé, con gli altri, con il mondo e con Dio” (pp. 128-129). Da questo punto di vista, la conversione non è tanto un evento possibile nella vita, quanto il senso profondo del vivere stesso.
Il quarto e ultimo capitolo analizza la fenomenologia del dissidio interiore operata nelle Confessiones ed effettua alcuni sondaggi nel De Trinitate, al fine di confermare la persistenza del paradigma voluntas-amor anche nel pensiero agostiniano successivo. L’interiorità appare sempre più chiaramente come il luogo dell’apertura intenzionale al trascendente, in cui riposa l’incancellabile possibilità di ritornare a Dio e quindi alla beatitudine. La tensione insopprimibile del desiderio verso il bene è ciò che può riscattare la volontà dalle sue cadute, facendo sì che il processo autodistruttivo del peccato non giunga al suo esito estremo. Si affaccia qui il tema decisivo della grazia: il desiderio recupera il suo giusto orientamento perché misteriosamente attratto dall’amore divino, senza il quale la volontà non riuscirebbe a spezzare le catene delle abitudini perverse in cui essa stessa si è inviluppata.
C’è da augurarsi che l’autrice abbia modo di proseguire la sua indagine, che nel libro qui recensito s’interrompe all’anno 400: sarebbe infatti importante vedere come il plesso voluntas-amor sia andato configurandosi in occasione della lunga polemica antipelagiana, che fu per l’antropologia di Agostino un cruciale banco di prova e un forte stimolo per ulteriori approfondimenti. Nonostante questo limite cronologico e alcune imprecisioni in certi punti del testo (ad esempio, da p. 55 a p. 59 si ripete che l’interlocutore di Agostino nei Soliloquia è il benefattore Romaniano, mentre invece è la sua stessa Ragione personificata), il lavoro di Donatella Pagliacci ha il merito di mettere in luce la profondità e la ricchezza della riflessione agostiniana sull’uomo e le radici dell’agire. Per questa sua caratteristica è degno di essere preso in considerazione non solo dagli agostinologi, ma anche da quanti sono interessati a tali questioni.

torna all'inizioIndice

Presentazione
Capitolo I: Tra amor e voluntas (1. Il quadro delle interpretazioni; 2. Dall’eros all’agape; 3. Amor qua appetitus; 4. La volontà e il desiderio; 5. L’ordine dell’amore)
Capitolo II: La genesi del problema (1. Ricerca della felicità; 2. La tensione del desiderio; 3. Potere dell’amore e del volere; 4. Volontà e male; 5. L’attività di un bene medio)
Capitolo III: L’ordine dell’amore (1. Verso un’antropologia dell’“itinerarium vitae”; 2. L’amicizia tra Dio e l’uomo; 3. Regula dilectionis e fisionomie della finitezza; 4. La dialettica di “uti” e “frui”; 5. Carità e vita morale)
Capitolo IV: Il dissidio interiore (1. Tra tensione e appartenenza; 2. Nel segno della fragilità; 3. Ambivalenza della voluntas; 4. Amore e oltrepassamento; 5. Interiorità e dialogo)
Bibliografia
Indice dei nomi

torna all'inizioL'autrice

Donatella Pagliacci (1966) ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Macerata. Ha curato la sezione bibliografica della ricerca su Agostino nella filosofia del Novecento (in 4 voll., Roma 2000-2004). Ha svolto ricerche presso l’Institut d’études Augustiniennes di Parigi e il Centro Studi Agostiniani di Perugia. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati nella collana “Lectio Augustini. Settimana Agostiniana Pavese” e negli “Studia Ephemeridis “Augustinianum””.

torna all'inizioLinks

www.augustinus.it
Tutte le opere di Agostino on line nell’edizione bilingue della “Nuova Biblioteca Agostiniana”
www.augustinus.de
Banca dati bibliografica costantemente aggiornata, con oltre 25.000 titoli
www.swif.uniba.it/lei/recensioni/crono/2001-10/alici.htm
www.swif.uniba.it/lei/recensioni/crono/2001-11/agostino.htm
Recensioni “agostiniane” su Swif

torna all'inizioIl recensore

Giovanni Catapano (1972) ha conseguito nel 1995 la laurea e nel 1999 il dottorato di ricerca in Filosofia presso l'Università degli Studi di Padova. È assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia della medesima Università. Si occupa di filosofia morale e di storia della filosofia tardo-antica e patristica. Ha pubblicato articoli e monografie su Plotino (Epékeina tês philosophías. L'eticità del filosofare in Plotino, Padova 1995) e Agostino (L'idea di filosofia in Agostino. Guida bibliografica, Padova 2001; Il concetto di filosofia nei primi scritti di Agostino. Analisi dei passi metafilosofici dal Contra Academicos al De vera religione, Roma 2001). Ha tradotto e commentato per i "Testi a fronte" Bompiani il De immortalitate animae e il De quantitate animae di Agostino (Agostino, Sull'anima, Milano 2003).

 

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