Etica, Filosofia
della religione, Storia
della filosofia (antica)
A partire dalla pubblicazione del libro di Luigi Alici, L’altro nell’io
(1999), la collana di Studi agostiniani di Città Nuova - fondata da
Agostino Trapè e diretta attualmente da Remo Piccolomini - sta conoscendo
una nuova fioritura. Dopo l’uscita dei quattro volumi su Agostino e la filosofia
del Novecento (il quarto è ormai in dirittura d’arrivo), è ora
la volta del saggio di un’allieva di Alici, Donatella Pagliacci, da anni impegnata
nell’approfondimento del pensiero agostiniano. In realtà, il suo lavoro
interessa non solo l’ambito, già di per sé vasto, dell’agostinologia,
ma anche quelli dell’antropologia filosofica e della filosofia morale. L’intento
della Pagliacci infatti è quello di “tematizzare il plesso voluntas-amor
in Agostino di Ippona, facendone emergere l’originarietà e gli esiti
speculativi ed etici” (p. 5). L’esame storiografico delle opere dell’Ipponate
(limitate al periodo 386-400, cioè dalla “conversione” alla redazione
delle Confessiones) si accompagna al tentativo di porre in risalto il loro
contributo teorico all’analisi dell’essere e dell’agire umani, specialmente
in merito al problema delle radici interiori del conflitto morale.
Quelli di “volontà” e di “amore” sono due concetti cardine del pensiero
di Agostino e in quanto tali sono stati oggetto di numerosi studi. Il primo
capitolo è perciò dedicato alla delineazione dello status quaestionis:
operazione quanto mai opportuna nel caso di un autore sul quale la letteratura
critica si arricchisce ogni anno con centinaia di nuovi titoli. Pagliacci
organizza la sua rassegna intorno a quattro nodi problematici fondamentali:
la definizione dell’amor agostiniano in relazione all’eros greco e all’agape
cristiana; l’interpretazione dell’amor stesso come una forma di appetitus;
i confini tra volontà e desiderio; le implicazioni etiche e storiche
del conflitto tra le voluntates. Tra le varie ricerche ricordate dall’autrice,
spiccano quelle di Nygren, Burnaby, Rist, Arendt, Babcock, Bochet, Mausbach
e Bodei.
Il capitolo secondo individua la genesi della problematica nella riflessione
compiuta da Agostino sull’esperienza della propria conversione. Dai Dialoghi
di Cassiciaco al De libero arbitrio prende progressivamente corpo una visione
dell’uomo come soggetto naturalmente teso verso un fine ultimo del desiderio
e nel contempo capace di allontanarsi volontariamente da esso. Oltrepassando
il dualismo tipico del manicheismo e anche, sia pure in forma diversa, del
neoplatonismo, Agostino rivendica la sostanziale bontà della voluntas,
nonostante l’ambivalenza che la caratterizza. Positività ontologica
e fragilità morale sono le due facce di una medesima medaglia, ossia
della condizione creaturale dell’uomo: “Alla voluntas e all’amor viene riconosciuta
l’appartenenza alla costitutiva bontà della natura umana, creata dall’atto
del divino ordinatore, e sono pertanto delle res bonae, soggette tuttavia,
al pari delle altre res, alla mutabilità” (p. 51). La mutabilitas infatti
è la proprietà di ogni creatura che, in quanto altra dal creatore,
non ne condivide la pienezza immutabile dell’essere. D’altra parte, siccome
tutte le nature create sono buone, la malvagità della volontà
non consisterà nella scelta di un oggetto cattivo (perché nessuna
res è tale), bensì in una cattiva scelta, cioè in una
scelta che non rispetta l’ordine assiologico della creazione, fatto di cose
di maggior valore che vanno anteposte a cose di valore minore.
La dottrina dell’ordo amoris costituisce appunto l’oggetto del terzo capitolo,
che si concentra sul De vera religione e sul De doctrina christiana. L’approfondimento
della fede cristiana porta Agostino a ripensare l’essere dell’uomo alla luce
dell’idea di creazione, intesa non solo come posizione nell’essere ex nihilo,
ma anche e soprattutto come vocazione all’alterità. L’uomo viene creato
come essere capace di accogliere la relazione con il trascendente e il prossimo.
Il peccato viene interpretato come la volontà dell’uomo di negare il
proprio statuto relazionale, ripiegandosi su sé stesso in un’impossibile
solitudine. Per converso, l’amore diventa accettazione e attuazione del proprio
“essere per l’altro”: “Siamo strutturalmente predisposti a rispondere al decreto
che precede e supera il nostro stesso essere, dobbiamo soltanto liberamente
decidere di rendere attuale questa potenzialità e ciò è
l’amore. Nell’accezione piena del termine l’amare è sempre attivo,
libero, si esprime come relazione, non egoistica e finalizzata al possesso,
ma altruistica e predisposta a istituire legami oblativi, con sé, con
gli altri, con il mondo e con Dio” (pp. 128-129). Da questo punto di vista,
la conversione non è tanto un evento possibile nella vita, quanto il
senso profondo del vivere stesso.
Il quarto e ultimo capitolo analizza la fenomenologia del dissidio interiore
operata nelle Confessiones ed effettua alcuni sondaggi nel De Trinitate, al
fine di confermare la persistenza del paradigma voluntas-amor anche nel pensiero
agostiniano successivo. L’interiorità appare sempre più chiaramente
come il luogo dell’apertura intenzionale al trascendente, in cui riposa l’incancellabile
possibilità di ritornare a Dio e quindi alla beatitudine. La tensione
insopprimibile del desiderio verso il bene è ciò che può
riscattare la volontà dalle sue cadute, facendo sì che il processo
autodistruttivo del peccato non giunga al suo esito estremo. Si affaccia qui
il tema decisivo della grazia: il desiderio recupera il suo giusto orientamento
perché misteriosamente attratto dall’amore divino, senza il quale la
volontà non riuscirebbe a spezzare le catene delle abitudini perverse
in cui essa stessa si è inviluppata.
C’è da augurarsi che l’autrice abbia modo di proseguire la sua indagine,
che nel libro qui recensito s’interrompe all’anno 400: sarebbe infatti importante
vedere come il plesso voluntas-amor sia andato configurandosi in occasione
della lunga polemica antipelagiana, che fu per l’antropologia di Agostino
un cruciale banco di prova e un forte stimolo per ulteriori approfondimenti.
Nonostante questo limite cronologico e alcune imprecisioni in certi punti
del testo (ad esempio, da p. 55 a p. 59 si ripete che l’interlocutore di Agostino
nei Soliloquia è il benefattore Romaniano, mentre invece è la
sua stessa Ragione personificata), il lavoro di Donatella Pagliacci ha il
merito di mettere in luce la profondità e la ricchezza della riflessione
agostiniana sull’uomo e le radici dell’agire. Per questa sua caratteristica
è degno di essere preso in considerazione non solo dagli agostinologi,
ma anche da quanti sono interessati a tali questioni.
Presentazione
Capitolo I: Tra amor e voluntas (1. Il quadro delle interpretazioni; 2. Dall’eros
all’agape; 3. Amor qua appetitus; 4. La volontà e il desiderio; 5.
L’ordine dell’amore)
Capitolo II: La genesi del problema (1. Ricerca della felicità; 2.
La tensione del desiderio; 3. Potere dell’amore e del volere; 4. Volontà
e male; 5. L’attività di un bene medio)
Capitolo III: L’ordine dell’amore (1. Verso un’antropologia dell’“itinerarium
vitae”; 2. L’amicizia tra Dio e l’uomo; 3. Regula dilectionis e fisionomie
della finitezza; 4. La dialettica di “uti” e “frui”; 5. Carità e vita
morale)
Capitolo IV: Il dissidio interiore (1. Tra tensione e appartenenza; 2. Nel
segno della fragilità; 3. Ambivalenza della voluntas; 4. Amore e oltrepassamento;
5. Interiorità e dialogo)
Bibliografia
Indice dei nomi
Donatella Pagliacci (1966) ha conseguito il Dottorato di ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Macerata. Ha curato la sezione bibliografica della ricerca su Agostino nella filosofia del Novecento (in 4 voll., Roma 2000-2004). Ha svolto ricerche presso l’Institut d’études Augustiniennes di Parigi e il Centro Studi Agostiniani di Perugia. Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati nella collana “Lectio Augustini. Settimana Agostiniana Pavese” e negli “Studia Ephemeridis “Augustinianum””.
www.augustinus.it
Tutte le opere di Agostino on line nell’edizione bilingue della “Nuova Biblioteca
Agostiniana”
www.augustinus.de
Banca dati bibliografica costantemente aggiornata, con oltre 25.000 titoli
www.swif.uniba.it/lei/recensioni/crono/2001-10/alici.htm
www.swif.uniba.it/lei/recensioni/crono/2001-11/agostino.htm
Recensioni “agostiniane” su Swif
Giovanni Catapano (1972) ha conseguito nel 1995 la laurea e nel 1999 il dottorato di ricerca in Filosofia presso l'Università degli Studi di Padova. È assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Filosofia della medesima Università. Si occupa di filosofia morale e di storia della filosofia tardo-antica e patristica. Ha pubblicato articoli e monografie su Plotino (Epékeina tês philosophías. L'eticità del filosofare in Plotino, Padova 1995) e Agostino (L'idea di filosofia in Agostino. Guida bibliografica, Padova 2001; Il concetto di filosofia nei primi scritti di Agostino. Analisi dei passi metafilosofici dal Contra Academicos al De vera religione, Roma 2001). Ha tradotto e commentato per i "Testi a fronte" Bompiani il De immortalitate animae e il De quantitate animae di Agostino (Agostino, Sull'anima, Milano 2003).