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Tarizzo, D., Introduzione a Jacques Lacan.
Roma-Bari, Laterza, 2003, pp.164, euro 10,00, ISBN 88-420-7002-5

Recensione di Stafano Monetti - 10/08/2003

Psicologia (psicoanalisi), Storia della filosofia (contemporanea)

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Le introduzioni Laterza sono una sicurezza: indispensabili agli specialisti ma con una spiccata finalità divulgativa. Libri che hanno un’idea editoriale precisa, bibliografia ragionata e una utilissima storia delle interpretazioni. Anche questa, verde e non arancione perché fa parte della nuova collana I maestri del Novecento, non fa eccezione. L’Autore, Davide Tarizzo, conosce bene il pensiero di Lacan, e possiede un’ottima capacità didattica.

Il pensiero di Lacan è tra i più complessi: per produrre una quadratura teorica del metodo analitico, egli si è misurato con la filosofia, l’antropologia, la linguistica, la biologia. Tradisce un numero impressionante di influenze eterogenee: Kojève, Bataille, Merleau Ponty, Koyré, Lévi Strauss, Heidegger, e andando indietro Hegel, Kant, Cartesio, Platone. Dunque leggere Lacan significa sia frequentare un pensatore geniale che conoscere gran parte della cultura francese del dopoguerra. La retorica è parte integrante degli scritti – ostici al profano ma in generale di difficile comprensione – di uno psicoanalista che sostiene la priorità del significante sul significato, e che utilizza formule matematiche e giochi di parole. Dunque è ancor più necessaria una introduzione, che in Italia ha pochi precedenti, tra i quali gli eccellenti volumi di Massimo Recalcati. Un esempio di come Tarizzo riesca a rendere accessibile Lacan: una delle tante formule sibilline del maestro, l’emittente riceve dal ricevente il proprio messaggio in forma invertita, perde il suo mistero in poche parole: quando dico a mia moglie «Tu sei mia moglie», appunto, quest’atto di parola chiede sempre una risposta, che avrà per l’emittente una forma inversa, e cioè in questo caso «Io sono tuo marito». La parola è in sostanza una domanda di riconoscimento (a p.39).

La prima parte dell’Introduzione esamina l’evolvere del pensiero lacaniano dagli iniziali contributi critici alla psichiatria alla formidabile intuizione dello stadio dello specchio, fino all’articolo sui complessi familiari per l’Encyclopédie Française. In quest’ultimo saggio, spesso trascurato, Tarizzo individua alcuni temi fondamentali, ad esempio la teorizzazione dell’istinto di morte freudiano come istanza non biologica:è il desiderio di ritornare al corpo materno. Lo stesso per la paura della castrazione, che non è riferibile a una evirazione vera e propria, ma a un fantasma di disintegrazione del corpo, lo stesso che viene compensato a livello immaginario nell’identificazione speculare. Il ruolo centrale nel processo di identificazione è riconosciuto nel padre, tramite il quale l’individuo accede alla struttura simbolica della sua civiltà. Lacan ipotizza che non sia una coincidenza la nascita della psicoanalisi proprio in un periodo storico nel quale l’autorità paterna è in declino.

Nella seconda parte del libro Hegel Heidegger e lo strutturalismo vengono appunto rilevate le influenze della sintesi filosofica francese del tempo sul pensiero lacaniano. Dal suo interesse per la linguistica (Jackobson e Lévi – Strauss soprattutto) Lacan deriva l’idea della priorità esclusiva del simbolico nell’identificazione: non ci si identifica con il padre, ma con il simbolo, che è il linguaggio, accedendo al quale il soggetto sfugge alla follia. Lacan riduce la psicoanalisi alle sue condizioni di adempimento, con una epistemologia dal deciso realismo: quel che si può conoscere dell’inconscio è linguaggio, dunque l’inconscio deve essere strutturato come un linguaggio. Questa è la caratteristica peculiare della psicoanalisi lacaniana: l’accentuazione del registro simbolico, ritenuta però da alcuni interpreti un appiattimento, che perderebbe la ricchezza dei fenomeni da analizzare (cfr. ad es. Roustang, F., Jacques Lacan. De l’équivoque à l’impasse, Paris Minuit 1986).

Il capitolo più interessante del libro e forse del lacanismo è L’etica della psicoanalisi. Lacan si è interessato molto alla questione, e i suoi proclami come l’analista non si autorizza che da sé tradiscono nel paradosso una sensibilità profonda verso questo problema. Se l’analista è in qualche modo investito di un’autorità dal paziente, se è colui che deve proporre un modello di vita e dunque dei valori, allora l’etica è il nodo centrale della psicoanalisi. Tarizzo identifica questa posizione etica nel mantenimento del processo di soggettivazione: il soggetto non si può e non si deve identificare una volta per tutte, ma esso stesso è il continuo processo di identificazioni, è un soggetto in divenire.

La quarta sezione esamina gli ultimi seminari, tra cui il libro XVII, quello che riguarda Il rovescio della psicoanalisi. Questo rovescio è il discorso del maestro, quello che si tradisce nella filosofia. È una finzione di padronanza ed efficacia, abolizione del soggetto di fronte all’esigenza del pensare ontologico. Discorso in realtà impossibile, proprio perché impossibile è sostenere in modo assoluto il ruolo del padre e del maestro. La filosofia è identificata da Lacan come un sapere di impostazione teologica: il soggetto si abolisce di fronte al dogmatismo dell’Essere che è Dio. È allora proprio in questo seminario che egli approfondisce la sua professione di ateismo, inteso quale sospensione della delega all’Altro del fondamento della soggettività. Il soggetto desidera una verità assoluta, e non potendo trovarla in sé la riferisce ad un’alterità che lo trascende, nelle due modalità: cartesiana o heideggeriana, dio o essere. E poi il libro XX del seminario, Ancora, dove Lacan parla dell’amore…

L’Autore non si limita a fornire un’introduzione, ma qua e là approfitta per inserire alcune sue osservazioni, tra le quali sembra essenziale la definizione di etica del trattenimento: Non perché ci si debba trattenere dal fare qualche cosa, ma dal pensare qualche cosa. Dal pensare, cioè, che si possa pensare di continuo, o che il pensiero e l’essere facciano tutt’uno. Questa è l’idea della filosofia, per come l’interpreta Lacan (p.103). Quindi, più che psicoanalista-filosofo, Lacan sarebbe l’autore di una purificazione della filosofia dall’istinto propriamente filosofico, quello che fonda il soggetto come soggetto del pensiero. Così si spiega l’etica lacaniana come mantenimento della castrazione, dell’oscillazione continua che, attraverso le molteplici identificazioni, costituisce il soggetto finito. È in questa oscillazione che deve stare e sta da sempre il soggetto, trattenendosi appunto dal desiderio di assurgere a una condizione stabile e definitiva, che è solo un miraggio dell’immaginario. Viene da chiedersi però se non sia proprio questo un modo retoricamente agguerrito di presentare il soggetto finito come un assoluto imprescindibile. Almeno, si conferisce alla teoria una onnipervadenza hegeliana: il soggetto non si sa, non riesce a concludere stabilmente il processo delle sue continue identificazioni, ma è il sistema lacaniano che sa, che riesce a spiegare il perché di questo non sapersi. Svanisce allora la differenza tra limite e totalizzazione, proprio in quanto il limite è il concetto che permette la determinazione dell’assoluto – in negativo, dunque senza concessioni al sistema se non nella forma di una sistematicità preordinata alla strategia teorica.

Nella Storia della critica assume il giusto rilievo Michel De Certeau, padre gesuita allievo di Lacan, che applica l’orizzonte concettuale del maestro nei suoi studi sulla mistica. Un piccolo appunto alla bibliografia: il saggio di Derrida Pour l’amour de Lacan (contenuto in Lacan avec les philosophes, Paris Albin Michel 1991) è stato tradotto in italiano da Giovanni Scibilia su « Aut-aut », n. 260-1, marzo-giugno 1994, pp. 150-172.

torna all'inizioIndice

I.Dalla psichiatria alla psicoanalisi
                 1.        Della psicosi paranoica nei suoi rapporti con la personalità (1932)
2.        Lo stadio dello specchio (1936)
3.        I complessi familiari (1938)
        II. Hegel, Heidegger e lo strutturalismo
                 1.        Il discorso sulla causalità psichica (1946)
2.        Funzione e campo della parola e del linguaggio (1953)
3.        L’istanza della lettera nell’inconscio (1957)
        III. L’etica della psicoanalisi
                 1.        Una questione preliminare (1958)
2.        Kant con Sade (1963)
3.        La scienza e la verità (1966)
        IV. Il «matema», ovvero l’insegnamento di Lacan
                 1.        Il rovescio della psicoanalisi (1969-70)
2.        Ancora (1972-73)
3.        Il nodo dello stile
        Cronologia della vita e delle opere
Storia della critica
Bibliografia
                 1.        Opere di Lacan: 1) Scritti, 2) Il seminario: corsi editi, 3) Il seminario: corsi inediti, 4) Altri articoli e interventi pubblicati in italiano, 5) Bibliografie complete delle opere di Lacan
2.        Studi critici: 1) Studi generali, 2) Lacan e la psicoanalisi, 3) Lacan e la filosofia, 4) Lacan e la scienza

torna all'inizioL'autore

avide Tarizzo è nato a Ivrea nel 1966. Dottore di ricerca in Ermeneutica filosofica presso l’Università di Torino, lavora all’Università di Salerno. Ha scritto: Il desiderio dell’interpretazione. Lacan e la questione dell’essere (Napoli, 1998) e Il pensiero libero. La filosofia francese dopo lo strutturalismo (Milano, 2003), oltre ad articoli su Deleuze, Foucault, Lacan, Heidegger, Cartesio, Kant.

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