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Mazzotta, Guido, Teologia aristotelica e metafisica dell’essere. Ermeneutica tomista di metafisica lambda.
Roma, Urbaniana University Press, 2000, pp. 236, euro 18,59.

Recensione di Lorella Congiunti - 14/11/2003

Storia della filosofia (antica) (medioevale)

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Il commento di Tommaso d’Aquino alla Metafisica di Aristotele costituisce un’importante testimonianza della riflessione squisitamente filosofica del teologo medievale e inoltre possiede un valore ineludibile per la storia della metafisica in quanto tale. I commentari sono sempre un’occasione di riflessione alla duplice potenza; quando poi i due filosofi in gioco – l’esegeta e l’autore del testo interpretato - sono entrambi pensatori dotati di robusto e autonomo pensiero, allora ha luogo una sorta di punto di accumulazione della ragione (situazione che, tra le altre importanti cose, consente anche di verificare il carattere intrinsecamente dialogico del logos). Ciononostante, il commento di Tommaso non ha avuto traduzioni in lingua moderna, con l’eccezione di una inglese a opera di Rowan, risalente a circa 40 anni fa, e una parziale (limitata al libro quarto) in spagnolo firmata da Sola.
Guido Mazzotta propone la prima traduzione in italiano del commento tommasiano al libro dodicesimo (ovvero lambda) della Metafisica di Aristotele: uno dei testi filosofici, invece, più tradotti, letti e interpretati. La traduzione di questo commento ha quindi un grande valore filologico e soprattutto costituisce un prezioso ausilio offerto alla comunità scientifica, comunità che non possiede più il latino, ma che ha comunque bisogno di arricchirsi dello spessore teorico di Tommaso, spesso ignorato o ritenuto sorpassato semplicemente perché non letto. La traduzione è condotta con rigore sull’edizione curata da Cathala nel 1915 e rivista da Spiazzi nel 1950, e si avvale anche di personali verifiche effettuate sui lavori preparatori dell’Edizione Leonina. La traduzione in lingua moderna costituisce un ultimo passaggio per un testo di per sé mediato e tradotto: Tommaso infatti commenta il testo del filosofo greco lavorando sulla traduzione latina fatta da Guglielmo di Moerbecke. Come nota Mazzotta nella sua densa introduzione, si tratta di un testo dal duplice o addirittura triplice livello ermeneutico (p. 67).
Un primo elemento importante è costituito proprio dal lavoro di esegesi condotto da Tommaso sul testo aristotelico. Mazzotta nota che Tommaso porta a livelli insuperati (p. 25) il metodo dell’esegesi letterale, praticato nella Facoltà delle Arti dal 1230 in poi, in quanto è mosso dal convincimento che nell’interpretazione di un testo, foss’anche quello scritturale, bisogna sempre fondarsi in aliqua litterali expositione perché il primato spetta alla littera, ossia al senso letterale (p. 25). Tommaso ricostruisce, con un’attenzione che si può definire moderna, la lettera del testo, individuandone le strutture formali, discorsive e logiche, effettuando indagini testuali e confronti con testi paralleli; la finalità tommasiana dell’analisi delle strutture letterarie è la ricostruzione della verità del testo, ossia la verità secondo l’intentio auctoris (p. 27). La movenza tipicamente tommasiana del lavoro di esegesi è, infatti, la passione per la verità: Tommaso è mosso non solo dal rispetto nei confronti di quanto Aristotele ha veramente scritto - e pensato - ma anche e soprattutto dall’amore per la verità in quanto tale: egli, come Mazzotta pone in evidenza, intende non solo spiegare Aristotele ma soprattutto cercare la verità (p. 29). E si tratta in questo caso di una verità prima, in quanto il libro XII affronta la questione metafisica per eccellenza, la questione teologica: la prote philosophia è nei termini aristotelici essenzialmente theologia.
L’autore ricostruisce puntualmente la tradizione interpretativa di tipo neoplatonico che Tommaso conosceva e che consente di comprendere meglio le modalità dell’accettazione della teologia aristotelica da parte del Cristianesimo. La linea interpretativa che emerge è una valorizzazione di come tale accettazione abbia implicato critica vicinanza e insieme fedele distanza. Ricostruita la littera e la intentio auctoris, Tommaso non esita a prendere anche le distanze da quanto non condivide con la fierezza del pensatore cui non difetta la libertà intellettuale (p. 28). Tommaso riesce a far dire ad Aristotele cose che non ha detto ma che avrebbe potuto dire: non si tratta di un tradimento o di un parricidio, piuttosto l’esito di questo impossibile dialogo a più voci (Tommaso, Aristotele, i suoi commentatori di varie scuole di pensiero e di fede) è quanto Mazzotta con felicissima espressione definisce efflorescenza interna : L’Angelico comprende Aristotele e, proprio perché ne ritrova il movimento complessivo del pensiero, si sente autorizzato a prolungarlo e a fargli dire cose che il Filosofo non poteva nemmeno presentire e che tuttavia appaiono sviluppi naturali e logici di premesse aristoteliche (p. 27). L’autore mette in evidenza tale efflorescenza, sottolineando gli incrementi ermeneutici che Tommaso pone in atto: per esempio, nella lezione sesta relativa al commento di 1071b22-1072a25 del libro lambda, l’incremento ermeneutico consiste in un passaggio dall’ordine del movimento all’ordine dell’essere: se Aristotele argomenta che deve esserci qualcosa che muova senz’essere mosso e che sia sostanza eterna e atto (1072a23), per Tommaso invece bisogna pervenire al Primo Ente la cui sostanza è atto (p. 135) e, come Mazzotta ben esplicita, dopo quanto Tommaso dice della substantia per se existens [...] l’atto si deve ormai intendere atto puro di essere (p. 41). Il testo di Aristotele non è soppresso, piuttosto riceve nuova vita (ibid.).
Il libro lambda di Aristotele e il commento di Tommaso testimoniano l’impresa estrema e decisiva della ragione umana, appunto la ricerca di Dio (p 13). L’attenzione al testo tommasiano e insieme la riflessione sul potere della ragione sono i cardini anche di una precedente pubblicazione di Mazzotta: Forza e debolezza del pensiero. Commento di Tommaso d’Aquino al De Trinitate di Boezio (Soveria Mannelli 1996). Vi sono molte analogie tra i due lavori: entrambi sono una primizia in quanto traduzioni italiane (anche se del commento al De Trinitate di Boezio è uscita, quasi contemporaneamente, la traduzione a cura di Pandolfi per le Edizioni Studio Domenicano); entrambi sono dedicati a un commento condotto da Tommaso su un testo di estrema pregnanza; entrambi pongono al vaglio la ragione dell’uomo; entrambi evidenziano, se pure con angolature diverse, l’eccellenza della metafisica. Il Super Boethii de Trinitate, infatti, presenta una approfondita topologia del sapere in cui l’astrazione suggerisce la differenziazione. Ebbene la metafisica è contraddistinta non dall’astrazione totale né da quella formale, piuttosto dalla separazione: le realtà separate (e non meramente astratte) sono l’oggetto di conoscenza proprio della prote philosophia.
Il lavoro di Mazzotta sull’ermeneutica tomista di metafisica lambda è per più aspetti utile, stimolante, fecondo: inoltre è drammaticamente attuale. Infatti, il commento di Tommaso può anche essere letto come la testimonianza della capacità di dialogare - e dunque di fare pace - propria della ragione. La missione della ragione può e sa esplicarsi anche quando le religioni stentano a comprendersi. Scrive Mazzotta: L’opera di Tommaso si direbbe rappresenti un forum delle tre religioni monoteiste che soltanto allora riesce a costituirsi con le risorse della filosofia in un dibattito razionale. Tre grandi tradizioni religiose hanno dibattuto, discusso e dialogato grazie alla filosofia (p. 19). L’approccio ad Aristotele del cristiano Tommaso viene infatti mediato dai commenti effettuati dai filosofi ebrei, quali Mosè Maimonide, e dai filosofi musulmani, quali Averroè. Guido Mazzotta, che insegna nell’unica università specificatamente missionaria, la Pontificia Università Urbaniana, è sensibile all’aspetto missionario di questo ruolo dialogico della ragione: Solo nella circolarità nuziale di ragione e fede il dialogo missionario trova il suo habitat e la sua fecondità (p. 20).

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INTRODUZIONE (1. La teologia aristotelica; 2. Teologia aristotelica e metafisica del teismo; 3. Tommaso e il libro Lambda; 4. Tommaso interprete di Aristotele; 5. Esistenza di Dio e possibilità di una creazione eterna; 6. Essere tomistico e atto aristotelico ; 7. Dio e il mondo; 8. Dio è la sua stessa vita; 9. Pluralità delle sostanze immateriali; 10. Il Pensiero di Pensiero; 11. Aristotele nella storiografia speculativa di Tommaso)
IL COMMENTO DI TOMMASO
Lezione Prima – Metafisica e indagine sulla Sostanza
Lezione Seconda – La divisione della Sostanza
Lezione Terza – La Forma e il suo modo di essere
Lezione Quarta- Cause e Principi delle cose
Lezione Quinta – Dimostrazione della esistenza di Dio
Lezione Sesta – Il primato dell’atto e l’esistenza di Dio
Lezione Settima – La Perfezione di Dio
Lezione Ottava – Il Pensiero e la Vita ottima e eterna di Dio
Lezione Nona – Unità e pluralità delle sostanze immateriali
Lezione Decima – Le dottrine astronomiche
Lezione Undecima – Il Pensiero di Pensiero
Lezione Dodicesima – La Bontà di Dio e la causa finale
ORIENTAMENTI BIBLIOGRAFICI
1. Il commento di San Tommaso alla Metafisica (1.1 Testo, cronologia, traduzioni, strumenti; 1.2 Tommaso, Aristoteles Latinus, aristotelici medioevali; 1.3 Tommaso interprete della Metafisica aristotelica)
2. Metafisica Lambda di Aristotele (2.1 Testo, traduzioni, commenti, strumenti; 2.2 Teologia aristotelica; 2.3 La metafisica aristotelica)

torna all'inizioL'autore

uido Mazzotta è professore ordinario di Metafisica nella facoltà di Filosofia della Pontificia Università Urbaniana e decano della facoltà. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Stupore della ragione (1986), La modernità compiuta (1988), Forza e debolezza del pensiero (1996).

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