Filosofia politica (liberalismo) (tolleranza)
Con questo libro Vincenzo Maimone tenta di portare delle soluzioni al problema, tipico della società contemporanea, della convivenza tra dottrine e visioni del mondo differenti e talvolta tra loro contrastanti. Rileva il passaggio ad una società poliedrica, in cui si deve permettere la pari dignità di tutti gli elementi che la costituiscono.
Da un’accurata analisi della società degli ultimi anni, che Maimone fonda su di un terreno politico-ideologico assai ampio e storicamente consolidato che spazia da Toqueville a Rawls, emerge il difficile problema dell’accettazione di visioni del mondo completamente diverse e a volte assai contrastanti tra loro.
Dal punto di vista filosofico-politico, l’incertezza acquista un ruolo preminente all’interno della dinamica sociale. Palese risulta la constatazione che l’incertezza è diventata nella nostra società uno dei parametri di definizione degli spazi d'azione degli individui e del loro rapporto con le istituzioni. Nell’analisi che ne fa Maimone, l’incertezza assume pertanto una connotazione positiva ed un ruolo decisivo nella definizione delle procedure deliberative degli assetti-base della società democratica. Inserita in un più ampio raggio d’azione ed unita non solo alla ragionevolezza, bensì anche alla volontà, al desiderio degli individui di creare un dialogo positivo, l’incertezza deve impedire il possibile scontro tra concezioni differenti e tra loro conflittuali, ponendo in questo modo le basi per una mediazione positiva: L’incertezza, e in ciò consiste il suo valore propedeutico, permette una più attenta, e non pregiudiziale, osservazione della realtà. Essa si configura così come il punto di partenza d’ogni forma di patto democratico, come uno stimolo ed un richiamo costante ad una scelta pienamente responsabile, consapevole, da parte di ciascun individuo. L’incertezza ci spinge ad un uso pubblico della ragione ed al rifiuto d’ogni forma d’imposizione o di passiva accettazione di credenze. È sotto questo profilo, di là da ogni ambiguità, che è possibile parlare di una «società incerta» (pp. 8-9).
In aggiunta a ciò, la pluralità di prospettive interne all’orizzonte sociale sembra esser divenuta uno strumento politico indispensabile nel contesto delle democrazie liberali. Il riconoscere all’incertezza e alla pluralità di prospettive un ruolo così importante pone come presupposto necessario anche il poter dare delle risposte adeguate circa la nostra identità, sia individuale sia collettiva, e quindi anche circa il nostro modo di relazionarci. Questo è sicuramente un punto di vista alquanto pervasivo e flessibile, che può pertanto essere definito il punto dal vista del pluralismo.
Il pluralismo è inteso in questo contesto come fatto politico saliente, dettato dall’esigenza di mettere al centro dell’attenzione pubblica il rispetto della giustizia e della libertà individuale, ossia si tratta di considerare l’assetto politico-istituzionale già esistente alla luce di nuovi termini dell’accordo sociale.
In questo modo la realtà è analizzata attraverso un’ampiezza focale più estesa e questo dovrebbe permettere di ricavarne un’immagine meno parcellizzata ed indagata in tutti i suoi aspetti, senza penalizzarne alcuno. Tuttavia l’accettazione di una visione pluralistica rappresenta una sfida, a cui la filosofia politica non può venir meno e che coinvolge, in modo più o meno diretto, anche la sfera economica ed etica.
L’analisi che ci offre Maimone prosegue attraverso l’osservazione delle democrazie liberali e propone delle possibili soluzioni all’instabilità, caratteristica peculiare di una società pluralistica. Da un punto di vista normativo affiora l’esigenza di una riforma dei modelli istituzionali, così che essi si possano conformare all’emergente pluralismo. La riforma dei modelli istituzionali esistenti comporta inoltre l’introduzione di nuovi parametri che devono valutare l’efficienza degli scambi all’interno del mercato (aspetto economico del problema). A questo proposito Maimone è dell’opinione che sia necessario un ridimensionamento delle certezze liberiste che, sempre più spesso oggigiorno, stanno alla base di utopie irrazionali. Altro problema emergente è quello che pone l’interrogativo riguardante la possibilità di costruire le condizioni atte a garantire una civile convivenza tra concezioni ideologiche diverse.
Dall’analisi di Maimone emerge quindi una nuova idea di società che lui definisce incerta, ossia l’idea di una società in cui si possa attuare una pacifica convivenza di dottrine diverse, in cui le varie visioni del mondo, seppur non compatibili tra loro, cooperino in conformità a un accordo pubblico e a valori condivisi.
Se si prosegue ulteriormente nell’analisi del saggio di Maimone, si nota che questi è suddiviso in tre parti, ognuna delle quali è costituita da due capitoli.
La prima parte pone l’attenzione sulle condizioni politiche fondamentali per gli individui. In modo particolare il primo capitolo concerne i dilemmi inerenti alla libertà e le condizioni che la determinano: Dire che cosa è la libertà significa affermare qualcosa, in modo più o meno diretto, in merito alla natura della cornice storica ed istituzionale. Detto altrimenti, ogni definizione della libertà è collegata alla contingenza delle situazioni storiche, politiche e sociali di un determinato contesto. E ciò rende conto non soltanto della varietà delle descrizioni possibili, ma, […]fornisce un’interessante chiave di lettura, un’originale interpretazione della libertà e del suo ruolo nell’ambito sia delle scelte soggettive sia delle decisioni collettive (p. 16).
Sono pertanto sottolineate le condizioni necessarie per lo sviluppo della libertà, il ruolo politico che essa viene progressivamente ad acquisire e, con riferimento a tutto ciò, si tenta di dare una teoria di base per una società complessa, di cui la libertà sia condizione necessaria. Obiettivo primario di suddetta analisi è pertanto quello di costruire delle tesi argomentative che siano in grado di rispondere, coerentemente e in sintonia con gli ideali della prospettiva liberale, ai quesiti che stanno alla base d’ogni teoria politica e filosofica sulla società. Ecco quindi che l’idea di società complessa viene ad assurgere a un ruolo di primaria importanza poiché, per essere realizzata, abbisogna di un terreno d’azione e di un orizzonte di prospettive assai più ampio di quello che di solito è attribuito alla società nell’accezione tradizionale del termine.
Il dispiegarsi logico di questo discorso è reso possibile soprattutto dai continui riferimenti che Maimone fa alle concezioni storiche di libertà, citando autori quali I. Kant, B. Croce, I. Berlin, J. Locke, G. Orwell, H. Arendt. Dall’analisi di Maimone della società contemporanea, spiegata alla luce delle teorie storiche sulla libertà, emerge come fondamentale anche il concetto d’uguaglianza, che non si può scindere in nessun modo dal concetto di libertà.
Emerge quindi l’esigenza di cercare dei parametri che, anche in una società complessa come quella in cui viviamo, permettano la determinazione del concetto di libertà.
Nel secondo capitolo della prima parte l’attenzione si sposta sul problema del riconoscimento, inteso come elemento centrale con riferimento alla varietà caratterizzante una società pluralistica. Tutto questo deve avvenire grazie al recupero della dimensione politica, concepita come la base del patto sociale. Tra i fattori base che permettono la realizzazione di tale riconoscimento e quindi la formazione di una società liberale, è da ricordare la dimensione politica, per la quale è indicato come fondamentale il soggetto ossia il singolo individuo, che si manifesta nel dialogo con altri individui e con le istituzioni.
Con il concetto di riconoscimento Maimone altro non vuole intendere se non il problema dell’identità tra individuo e collettività, pertanto il riconoscimento è da considerarsi come il simbolo della tensione tra la sfera pertinente le ragioni del singolo e la dimensione pubblica, entro cui tali ragioni trovano la loro applicazione. Ciò che pertanto è costantemente posto in rilievo in questo saggio, è l’importanza di saper valutare questa dualità tra singolo e collettività fondante ogni tipo di società.
La seconda parte analizza le istituzioni di una società liberale in rapporto al sistema giuridico. Il primo capitolo elenca le procedure necessarie per stabilire i principi della struttura di base. Si tratta innanzitutto di trovare un punto d’equilibrio tra la sfera privata e quella collettiva, ossia tra le richieste, i bisogni, le aspirazioni d’ogni singolo individuo e la necessità di rendere possibile la cooperazione sociale. Si tratta di valutare in che modo l’approccio del multiculturalismo influisca sulla riformulazione del liberismo contemporaneo. Connesso a ciò è il problema della giustizia sociale e della questione della ripartizione di beni e risorse. Punto di riferimento a riguardo è il liberismo. L’obiettivo principale è di riuscire a metter in atto procedure utili alla mediazione tra le esigenze di giustizia e di equità ed il bisogno dell’efficienza e produttività del mercato. È necessario istituzionalizzare un patto, una convenzione attraverso la quale si possa esprimere in maniera concreta lo spirito politico atto a stabilire e legittimare la cooperazione. Si tratterà ora di capire come sarà possibile attuare questa cooperazione. In aiuto a ciò sembra giungere il vincolo morale, quasi che questo vincolo possa essere in grado di assicurare un duplice esito, ossia da una parte la razionalità della scelta oggettiva […], dall’altra la capacità morale di vincolare gli esiti della discussione pubblica al rispetto dei principi e delle regole, generalmente condivise (p. 75).
Nel secondo capitolo di questa seconda sezione Maimone si preoccupa di analizzare le istituzioni che, in una società liberale, si occupano di garantire la giustizia sociale. Focalizza, in modo particolare, la sua attenzione sulla società multiculturale, che forse più d’ogni realtà ci tocca da vicino e che meglio esprime un contesto socio-politico e culturale in cui le differenti culture sono alla ricerca di un proprio spazio d’espressione. Ancora una volta ritorna quindi il concetto di riconoscimento. Dopo un’accurata analisi della società multiculturale, focalizzando l’attenzione sulla distinzione storica tra stato multinazionale e multietnico, Maimone prosegue ponendo dei quesiti riguardanti l’assetto della società tal fatta. Si chiede se sia preferibile basare tale società sui bisogni o sulle preferenze, accentuando la parte individuale, nell’attesa dell’elaborazione di una teoria della giustizia: Quali sono le preferenze che meritano di essere effettivamente considerate nell’ambito delle scelte e delle decisioni formulate in un’arena pubblica? Potrebbe essere questo quesito l’interrogativo intorno all’efficacia e alla capacità risolutiva delle politiche interessate a realizzare un qualche programma di giustizia sociale. La ricerca di un criterio discriminante mediante il quale divenga possibile dirimere i conflitti intersoggettivi, può essere considerata dunque come uno degli argomenti principali nell’elaborazione di una teoria della giustizia (p. 98).
Da tale constatazione il ruolo del rapporto mediatico e cooperativo tra individuo e collettività acquista, a livello d’importanza, contorni sempre più definiti e, soprattutto, è da considerarsi come un rapporto dinamico ed aperto a tutti i possibili cambiamenti.
La terza parte si occupa di una teoria politica fondamentale per capire gli assetti della società contemporanea, già citata nella seconda parte, e che ha permesso una svolta nella riflessione filosofico-politica contemporanea, vale a dire la teoria della giustizia di J. Rawls. Questa parte analizza i rapporti esistenti tra contrattualismo ed utilitarismo, il problema della priorità della giustizia, il ruolo che gioca la neutralità nell’attuazione della convivenza tra dottrine e visioni del mondo differenti e, infine, la risposta alle critiche rivolte alla presunta debolezza di una teoria liberale che si fonda su tale metodo.
Il primo capitolo di quest'ultima sezione considera la giustizia come equità: nella teoria rawlsiana fondamentale è l’esigenza di un modello atto a far emergere la componente razionale in una società in cui le persone sono considerate libere ed uguali. Si punta pertanto, in un primo luogo, all’armonizzazione e alla coesistenza dei singoli desideri ed aspirazioni. In una società in cui giustizia ed equità sono considerati i pilastri fondanti, si deve garantire a ciascun individuo, qualsiasi sia la sua appartenenza sociale, le medesime opportunità di scelta d'ogni altro cittadino. In questo modo si giunge al superamento delle particolarità individuali e della soggettività. Quello che poi Rawls si propone di analizzare è il rapporto che esiste tra l’elemento razionale di una società, rappresentato dalle istituzioni, ed i principi d’equità e di giustizia. Per fare ciò tenta in primo luogo di analizzare la sfera economica, dove questo rapporto sembra emergere in maniera assai preponderante, in modo particolare se si pensa al principio di giustizia. Nella sfera economica, più che mai, emerge l’importanza dell’elemento razionale, il rapporto tra i principi e l’utilità dettata dalle leggi di mercato e che devono permettere un’equità tra le diverse componenti socialmente accettabile. Quello che il filosofo americano tenta di analizzare anche in questo ambito non è tanto il fattore economico considerato in sé, bensì inserito in quella che è la sua analisi panoptica della società che emerge dalla sua teoria della giustizia. Rawls è a favore del principio di giustizia, ossia di quel principio che si fa garante dell’equità e della stabilità della giustizia e che quindi deve essere alla base della società. Come riferimento a ciò Maimone cita le seguenti parole del filosofo americano: L’oggetto principale della giustizia è la struttura fondamentale della società, o più esattamente il modo in cui le maggiori istituzioni sociali distribuiscono i doveri e i diritti fondamentali e determinano la suddivisione dei benefici della cooperazione sociale (p. 141. J. Rawls, Una teoria della giustizia, a cura di S. Maffettone, tr. di U. Santini, Milano 1982, p. 24).
Nel secondo capitolo Maimone si occupa del liberalismo politico ed analizza i presupposti atti a realizzarlo. Sono analizzati tutti gli aspetti della società, il metodo che adotta determinati criteri e parametri, sul quale si basa appunto la Teoria della giustizia di Rawls del 1971. Il ruolo del mondo giuridico acquista una posizione fondamentale, poiché sia Maimone che Ralws ritengono che l'ordinamento giuridico sia quello maggiormente in grado di garantire i diritti di ciascun individuo e che possa pertanto permettere la risoluzione di quell’originaria tensione tra individuo e collettività. A proposito ritorna il concetto di neutralità, che è, in una delle sue accezioni, considerata come una delle caratteristiche peculiari del pensiero liberale. Maimone si chiede fino a che punto e in che modo la neutralità interferisca in materia decisionale, in modo particolare con riferimento al dialogo che si deve poter stabilire tra individuo e società.
Come soluzione al problema di una società incerta, composta di molteplici ideologie e visioni del mondo, Maimone, basandosi sull’esempio di Rawls, propone l’adozione di un liberalismo politico che si pone come la ricerca di una soluzione ragionevolmente e pubblicamente preferibile in condizioni d’incertezza […]. La proposta rawlsiana non mira ad un risultato minimale, non è il prodotto di una logica prudenziale, ma piuttosto, è il tentativo di imporre una svolta liberale in grado di accostarsi, di armonizzarsi con versioni eterogenee, per il perseguimento di un dialogo fruttuoso, nel quale possano emergere le ragioni della libertà e del reciproco rispetto e nel quale il rapporto tra individui e istituzioni occupi un posto del tutto particolare (p. 169).
In ultimo sono da spendere alcune parole sullo stile di Maimone. Da notare innanzitutto che la presenza di Maimone guida costantemente il lettore, anche il meno avvezzo, sul terreno di questo tema così attuale, ma ancor poco battuto, in questa struttura tripartita. La struttura tripartita del saggio, lo stile semplice e chiaro del saggio, i continui rimandi alla tradizione storica, lo rendono comprensibile e accessibile a un più vasto uditorio.
Prefazione
Parte prima: INDIVIDUI (I. La libertà e i suoi dilemmi: 1. L’idea di libertà; 2. Le condizioni della libertà; 3. Il ruolo politico della libertà; 4. Una teoria complessa della società; II. Il riconoscimento e i conflitti morali: 1. Il disagio della modernità.l’antiliberalismo conciliante di Charles Taylor; 2. Soggetto, dialogo e politica: le basi del riconoscimento; 3. Il problema della mediazione possibile)
Parte seconda: ISTITUZIONI (I. Il problema della scelta: 1. La scelta razionale e il modello contrattualistico; 2. Il cacciatore e lo stolto: il dilemma della cooperazione; 3. La stabilità dell’accordo e il vincolo morale; 4. L’illegittimità del vantaggio di minaccia; II. Le istituzioni di una società liberale: cittadinanza e giustizia sociale: 1. Un caso particolare: la cittadinanza multiculturale; 2. Preferenze o bisogni? 3. Cittadinanza o mercato? Il paradosso dell’uguaglianza liberale)
Parte terza: UNA PROSPETTIVA LIBERALE (I. Giustizia come equità: 1. Una breve introduzione al contrattualismo rawlsiano; 2. Il superamento dell’utilitarismo; 2. Razionalità, utilità, eguaglianza; 3. Giustizia ed etica; II. Liberalismo politico; 1. I presupposti del dialogo politico ovvero Kantian constructivism; 2. Il primato del politico; 3. La neutralità e il dialogo liberale; 4. Un liberalismo debole)
Bibliografia
Indice dei nomi
Vincenzo Maimone (Messina 1970) è dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia. Collabora all’attività di seminari e ricerca del Gruppo di lavoro sulla Giustizia della Cattedra di Filosofia Politica ed è membro corrispondente del centro di Filosofia Sociale dell’Università degli studi di Pavia. È docente di ruolo di Filosofia, Psicologia e Scienza dell’Educazione presso l’Istituto Magistrale Statale F. De Sanctis di Paternò. Tra le sue pubblicazioni: La libertà come ideale ragionevole, in AA.VV. Libertà fondamentali in John Rawls, a cura di F. Sciacca, presentazione di S. Veca, Giuffrè, Milano 2002; Le radici della libertà: questioni di giustizia, in Atti dell’Accademia Peloritana dei Pericolanti, ESI, Messina-Napoli 2000; Le libertà dei contemporanei. Un percorso critico da Berlin a Rawls, in Atti dell’ Accademia Peloritana dei Pericolanti, ESI, Messina-Napoli 1998.