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De Gandt, François (éd.), Cirey dans la vie intellectuelle. La réception de Newton en France.
Oxford, Voltaire Foundation, 2001, pp. 253

Recensione di Federica Scali - 28/07/2003

Storia della filosofia (moderna) (illuminismo)

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De Gandt riunisce alcuni articoli frutto di un incontro organizzato a Joinville e Cirey il 22-24 giugno 1995 dal Centre de Recherche sur l’Analyse e la Théorie des Savoirs de Lille e dall’UFR de Lettres et Sciences Humaines de l’Université de Reims.
Il contributo di De Gandt è il tentativo di descrivere i differenti stadi della ricezione di Newton in Francia, da Huygens a Maupertuis e Voltaire, dal newtonismo mondano e filosofico alla rielaborazione rigorosa dei géomètres dopo il 1740. L’attenzione si rivolge al Voltaire di Cirey (1734) e al Voltaire newtoniano che si muove nell’ambiente francese. A Cirey, Voltaire s’interessa seriamente alla science nouvelle: inizia a occuparsi di fisica teorica e sperimentale, anche attraverso le conversazioni con Madame du Chatelet e attrezzando un gabinetto ben fornito di strumenti scientifici. Nelle Lettres philosophiques troviamo un Newton piuttosto sommario e polemico, descritto attraverso la contrapposizione con il sistema di Descartes, ove è definito in modo sbrigativo l’enigma dell’attrazione. Nelle Lettres si trova un’esaltazione della filosofia di Newton, mentre la dottrina di Descartes - considerata quasi un dogma dalla filosofia e dalla scienza officiale - è detronizzata. Voltaire dedica a Descartes e Newton la quattordicesima lettera, dove si legge: Un francese che arrivi a Londra trova le cose assai mutate in filosofia, come in tutto il resto. Ha lasciato il mondo pieno; lo trova vuoto. A Parigi, si vede l’universo composto da vortici di materia sottile; a Londra, non si vede nulla di tutto questo. Da noi, è la pressione della Luna che causa il flusso del mare; presso gli Inglesi, è il mare che gravita verso la Luna [...] Secondo i vostri cartesiani, tutto avviene per un impulso assolutamente incomprensibile; secondo Newton, tutto avviene per un’attrazione, di cui non si conosce meglio la causa. A Parigi, vi figurate la Terra fatta come un melone; a Londra, essa è appiattita ai due poli. Per un cartesiano la luce esiste nell’aria; per un newtoniano, giunge dal Sole in sei minuti e mezzo [...] Ecco dei contrasti abbastanza stridenti (Lettere inglesi, a cura di P. Alatri, Roma 1971, pp. 85-86).
Voltaire è stato uno dei primi a comprendere Newton e a cogliere la sua grandezza. Si è anche reso conto che Descartes, in qualità di fisico, era dogmatico quanto Aristotele: eccezion fatta per la geometria, Descartes non aveva fatto avanzare nessuna delle scienze a cui applicava il suo celebre metodo. Voltaire ha creduto che il mondo di Newton fosse più vero, perché Dio vi era più manifesto: la fisica newtoniana avrebbe condotto alla conoscenza di un Essere Supremo.
René Pomeau osserva che Newton, «abolissant l’Univers-machine des tourbillons cartésiens, avait découvert, par l’observation et le calcul, un univers pénétré de divin» (La Religion de Voltaire, Paris 1974, p. 209). Infatti, la fisica di Newton appare strettamente collegata al suo teismo e conferma il suo disprezzo per le ipotesi metafisiche. Occorre notare che al tempo delle Lettres, Voltaire non ha ancora alcuna esperienza delle scienze, poiché si limita a descrivere i risultati generali e i fatti che ha compreso. Soltanto negli anni di Cirey, concepisce il progetto di una presentazione sistematica della dottrina newtoniana, stimolato e influenzato ad esempio da Algarotti. Cirey diviene un centro della propaganda newtoniana, dove arrivano per discutere Maupertuis, Algarotti, Jacquier. Nel 1738 Voltaire compone gli Eléments de la philosophie de Newton, un trattato vasto e metodico della filosofia newtoniana, presentata in relazione con la metafisica, l’ottica e la gravitazione universale. Gli Eléments sono il frutto delle sue ricerche e un’opera di divulgazione che i savants rifiutano. In questo scritto, Voltaire mette le scienze al servizio di una missione civilizzatrice: la sua impresa traduce una lotta contro l’influenza del pregiudizio e una crociata mirata all’emancipazione del genere umano.
Il Newton di Voltaire, a cui è dedicato la terza parte del testo di De Gandt, è l’autore di un sistema metafisico e teologico. Newton ha svelato l’ordine e l’armonia del cosmo sotto il governo di un Dio onnipresente. Nella quarta sezione, intitolata La physique de M.me du Châtelet, De Gandt presenta quattro articoli incentrati sul ruolo che assume la donna nelle discussioni di fisica, come in occasione della querelle delle forze vive, che aveva già coinvolto Jean Bernoulli. M.me du Châtelet si trova, insieme a Voltaire, a rivolgere il proprio interesse alla questione della natura e della propagazione del fuoco, rispondendo rispettivamente con la Dissertation sur la nature et la propagation du feu e con l’Essai sur la nature et sur la propagation du feu al concorso indetto dall’Académie royale des Sciences di Parigi nel 1738. Il fuoco, durante il XVIII secolo, è un mistero, visto che s’ignorava l’esistenza dell’ossigeno e le reazioni di ossidazione. Così sia Émilie che Voltaire tentano di svelarlo almeno in parte: Voltaire non era certo preparato alla ricerca sperimentale, ma in Olanda aveva incontrato, nell’inverno 1736-1737, Boernhaave, autore degli Elementa chemiae (1732), con il quale aveva discusso l’argomento. Lo scopo di Voltaire era di vedere «sur la nature du feu et sur sa propagation le peu que nous connaissons de certain, sans oser donner pour vrai ce qui n’est que douteux, ou tout au plus vraisemblable» (in ?uvres complètes, Voltaire Foundation, vol. XVII, p. 31). Un punto cruciale della discussione era relativa all’eventuale peso del fuoco: il filosofo chiaramente era turbato dall’interpretazione fornita da Boerhaave, poiché quest’ultimo sosteneva che il fuoco non avesse peso. Secondo Voltaire, invece, il fuoco possedeva tutte le proprietà della materia: divisibile, sempre in movimento, esteso, impenetrabile e pesante.
Attraverso questi articoli, De Gandt è riuscito a fornire una chiara panoramica di quelle che sono le discussioni scientifiche del XVIII secolo, che vedono fra i protagonisti François-Marie Arouet e M.me du Châtelet. Diviene così interessante osservare il goût des sciences di Voltaire, di un homme de combat la cui vita è una lotta incessante per il trionfo della ragione. Ha cercato ovunque le sue armi, ha utilizzato tutti i generi di letteratura, la prosa e i versi, la tragedia e la commedia, la filosofia e il romanzo. Così le scienze gli hanno fornito i bataillons, anche se bisogna rilevare che non è propriamente un uomo di scienza e che la scienza gioca nella sua vita un ruolo secondario.

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François De Gandt, Préambule: un moment de grâce
I. La vie a Cirey
R. Pomeau, Voltaire et Mme du Châtelet à Cirey: amour et travail
G. Haroche-Bouzinac, Voltaire à Cirey, poète et philosophe, d’après sa correspondance, 1735-1738
B. Eugene Schwarzbach, Les études bibliques à Cirey
II. Les philosophes
A. Firode, Locke et les philosophes français
P. Hamou, Algarotti vulgarisateur
R. Locqueneux, La physique expérimentale vers 1740: expériences, systèmes et hypothèses
III. Voltaire newtonien
W.H. Barber, Le Newton de Voltaire
F. de Gandt, Qu’est-ce qu’être newtonien en 1740?
V. Le Ru, La conception sceptique de la matière au temps de Cirey
E. Vamboulis, La discussion de l’attraction chez Voltaire
IV. La physique de M.me du Châtelet
A. Gireau-Geneaux, M.me du Châtelet entre Leibniz et Newton: matière, force et substance
I. Passeron, Muse ou élève? Sur les lettres de Clairaut à M.me du Châtelet
R.L. Walters, La querelle des forces vives et le rôle de M.me du Châtelet
B. Joly, Les théories du feu de Voltaire et M.me du Châtelet

torna all'inizioL'autore

François De Gandt è professore all’Università di Lille 3 e insegna Histoire et philosophie des sciences physiques (17/19 siècle).

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Si veda sul Web il sito www.voltaire.ox.ac.uk dove è possibile consultare il catalogo di tutte le opere pubblicate dalla Voltaire Foundation

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