ReF - Recensioni Filosofiche Recensioni

Dagradi, Sergio, Il Vuoto e la Carne. Il pensiero filosofico e la problematizzazione della sessualità.
Milano, Bonomi (Biblioteca di filosofia, 9), 2002, pp. 162, euro 13,00, ISBN 8886631340

Recensione di Melina Rende - 07/10/2003

Antropologia (corpo), Etica

Indice - L'autore - links

Il testo di Sergio Dagradi è una ricognizione della problematizzazione filosofica intorno alla sessualità e riporta le analisi di alcuni testi, dai Presocratici agli Illuministi. Ciò alla luce del dibattito contemporaneo, ripreso grazie alla riflessione filosofica sull'uso dei piaceri riaperta da Foucault con la Storia della Sessualità. La considerazione secondo la quale la sessualità è una corrente pulsionale, caratterizzata da ingovernabilità e irrazionalità da normare, ha portato a una sua rimozione per tutto il tempo in cui le "cure" della sessualità furono affidate alla psicanalisi o alla psicopatologia.
L’autore sottolinea che Foucault legge l'esigenza normativa dell'uso dei piaceri, presente nell'orizzonte della filosofia greca, come proposta di un modello etico di comportamento, da scegliersi liberamente, piuttosto che nel senso di una griglia morale generalmente costrittiva. Nella filosofia che si inserisce nella scia della morale giudaico-cristiana, l'orizzonte normativo della sessualità si carica di valenze claustrofobiche, limitanti l'individuo e tendenti a rimuovere le pulsioni sessuali con ogni mezzo. Diversamente, il concetto di temperanza, più volte ripreso da Esiodo fino a Senofonte, non nega l'uso dei piaceri né annulla la corporeità umana, mira soltanto a segnare l'opportunità e la misura degli aphrodisia.
Per la grecità, la misura di ogni comportamento è inserita nel quadro di uno stile di vita cui uniformarsi, volendo acquisire il dominio di sé.
Il termine ricorrente è dunque contenimento: la problematizzazione della sessualità ha spostato gradualmente il piano biologico verso una dipendenza da quello mentale, etico.

In Esiodo, Pitagora e Senofonte la riflessione sulla materia umana della sessualità è inscritta nella legge della ordinata ciclicità della Fysis: l'eticità è intrinseca al corpo umano che agisce la sua sessualità. Già in Pitagora, comunque, appare una sovraordinazione etica sul bios: un accenno alla separatezza tra corpo e intelletto - quest'ultimo designato come facoltà attraverso cui l'anima esercita l'istanza di governo sul soggetto.
Con Platone si giunge allo sradicamento della sessualità dal corpo: il desiderio è posto nel suo luogo di attestazione proprio, l'anima. A questo punto, il corpo, deprivato del suo desiderio, viene associato alla sua inferiorità e alla sofferenza della perdita. L'anima che anela a ricongiungersi con il corpo, ossia con il proprio desiderio, individua in esso un campo di battaglia ove l'intemperanza dev’essere normata, attraverso la strategia del bisogno e del momento opportuno. La necessità della temperanza e della continenza performano il modello morale platonico dell'uso dei piaceri.
In Aristotele, per il suo a realtà diverse corrispondono saperi diversi, sulla sessualità cala dapprima uno sguardo empirico e poi un inquadramento etico, nato dalla necessità di contenere una pulsione, percepita come eccesso e pericolo di deprivarsi di residui di alimenti utili.
Con Lucrezio, il discorso sui piaceri riprende finalmente la strada della ricerca della voluptas: il piano biologico della libido va disgiunto da quello immaginifico della cupido, desiderio che provoca sofferenza.
Tornando a Platone: gli amanti sono in cammino verso il Vero, scopo della ricerca di Eros. In quanto soggetti, saranno capaci di dominare le due tendenze che li guidano, il piacere e il bene. La norma etica è inscritta nella dimensione dell'oikos, della famiglia e del matrimonio, e il tema del controllo e della gestione delle passioni è concettualizzato in un continuo rimando tra privato e pubblico.
Chi agisce il rapporto è soggetto e si comporta sotto l'egida del principio del governo di sé. L'amore per il bello va al di là delle distinzioni sessuali della persona, oggetto di tale attenzione: il rapporto omosessuale tra maestro e allievo è un rapporto in cui è vituperata l'accettazione della passività da parte del fanciullo.
Passività fisica soltanto, sulla scia dei rapporti di competizione politica e sociale, si richiede dunque all'allievo e nessun compiacimento identificativo in questo ruolo di passività. Anzi, il rapporto si regge proprio sulla continua tensione formativa al raggiungimento di un ruolo attivo: non c'è consenso, se non formale, nel concedersi fisicamente al maestro, e tale sottomissione omosessuale, vissuta in modo strumentale, è funzionale al processo di acquisizione dello status di uomo.
Il Rinascimento prefigura la dicotomia tra corpo e anima, amore e matrimonio che sarà incrollabile convinzione cattolica. Sessualità onesta, matrimonio, generazione: è ciò che si trova in Marsilio Ficino. In More, Bacon e Campanella, la sessualità s'innesta sul modello familiare patriarcale. Nelle dottrine cattoliche, la separazione conduce alla repressione delle istanze di piacere, mentre con Montaigne proprio la condanna della sessualità impedisce la presa di coscienza adeguata di una componente importante della natura umana: l'educazione sentimentale è valida per condurre le pulsioni del piacere nell'alveo della responsabilità personale e collettiva. In Cartesio, infine, si connette amore e desiderio in una sessualità che trova la propria finalità nella famiglia.
Durante l’Illuminismo, sessualità e costumi sessuali rientrano nella più vasta discussione economica del progetto di comunità, inseriti quindi fra le norme che regolano i rapporti sociali di convivenza e produzione.
Le relazioni sessuali sono economizzabili e la reciprocità è misurata sulla base di scambio e norma che lo regola: il matrimonio diviene legge trascendente. Non si ammette dis-interesse: il dono, al pari di qualsiasi tipo di beneficio che instaura un debito di gratitudine e dunque un obbligo nei confronti del libero agire del soggetto, è interpretato come pericoloso.
Fuoriesce dunque dalla morale kantiana del dover-essere, la quale tende a reificare il soggetto nello schema coercitivo della norma.
È qui in nuce l'atmosfera culturale occidentale di un pensiero univocizzante, che intende riportare ogni molteplicità all'idea dell'Assoluto, col risultato di bandire la lotta e il contrasto e, ancor di più, di disciplinare la pulsione sessuale. Il piacere e il suo trasbordare da ogni limite è avvertito come energia pericolosa, assume la sembianza dell'ospite ingrato.
Paradossalmente, scacco alla Ragione è dato proprio nel tempo del suo massimo fulgore, i Lumi: si tratta dello spasimo sadiano, in cui l'autore ravvisa uno spunto di riflessione problematica della sessualità assai originale. Da contenimento a rottura dello spazio semantico con la lingua dell'Eros: con Sade, la pulsione parla in prima persona, esplicandosi in tutta la sua rischiosità, fino al crimine.
Da territorializzazione della corporeità nella mente a de-territorializzazione del corpo fuori della mente, Sade sposta telluricamente la ricerca di Assoluto, che ora trova nel corpo e nelle sue pulsioni il proprio baricentro. L'aspirazione alla totalità cambia di segno, passando bruscamente dalla sublimazione all'eroticizzazione ritualizzata.
La lente attraverso la quale Dagradi interpreta il linguaggio erotico sadiano evidenzia la specularità rispetto al linguaggio mistico. Il codice erotico è alla base di entrambi i linguaggi, uniti dall’aspirazione all'Assoluto: come se il Verbo si facesse Carne.
Il disordine dell'opera sadiana riguarda la materia, piuttosto che la sessualità: al contrario, Sade ne ricerca una codifica nella ritualizzazione degli atti, per il raggiungimento del massimo piacere.
La ragione deve rendere conto di questo energetico movimento che è a fondamento dell'essere umano - la sessualità – ma, d’altra parte, Sade è consapevole del fatto che nessun codice linguistico può sovradeterminare la materia sessuale. È una concezione imparentata al materialismo organicista francese, specie se si guarda al tentativo di dis-assemblare la macchina-uomo per scoprire un corpo che è prodotto e non dato.
Emerge in Sade, come in ogni ricerca dell’Assoluto, l’estremizzazione, la volontà di potenza e il nichilismo. È come se mostrasse che il principio di piacere, insito nella vita, scardini per intima necessità qualunque codice postulato (i partecipanti delle centoventi giornate di Sodoma modificano le regole del castello, appena un giorno dopo l'arrivo), per dispiegare tutto il suo potere. Il meccanismo sadiano mostra l'identità affermarsi come volontà di potenza, nella ricerca e nell’esercizio del piacere; l'altro esiste solo in qualità di oggetto da annichilire: nella sua sofferenza il libertino trova la positività del proprio piacere.

Wilhelm Reich ha parlato dell'uomo corazzato, deprivato dell’energia vitale. Il più antico sistema di pensiero umano è quello dell'essere biologico: "È antichissimo, eppur è risultato impotente, nel cedere il proprio posto ad altri sistemi di pensiero che, seppure ostili alla vita, si sono conservati a lungo, nonostante la loro crudeltà e sterilità". E ancora: "È irritante scoprire come un sistema dottrinario umano, sopravvissuto per millenni, non si spinga a chiedersi da dove abbiano origine il piacere, la sessualità e la peccaminosità".
La sessualità, è scritto nell'Introduzione del testo di Dagradi, è stata a lungo rimossa dal discorso filosofico: la rimozione ha riguardato la sessualità perché riguardava l'Altro soggetto, la donna. Il continuo rimando al soggetto Uomo ha dimenticato il più modesto "uomo" e "donna" come soggetti attori di sessualità differenti, non contrapposte.
La sessualità necessita di essere problematizzata: Luce Irigaray sollecitava di rifondare la sessualità, poiché proprio su quel terreno si è giocata una partita "in cui la donna è sempre stata iscritta, senza aver mai cominciato a giocare" (Speculum, tr. it. Milano 1989, p. 17). Simone de Beauvoir, ancor prima, definiva la sessualità come misura dell'Uno con l'Altro-da-sé: in altre parole, la capacità di rimettere in discussione le identità reciproche del passato. Soltanto così nuove identità possono rinascere, non più somigliante l'Altro-da-sè all'Uno universale, ma somiglianti ciascuno a una donna e a un uomo reali.

torna all'inizioIndice

Presentazione di Giovanni Chimirri
Introduzione
Capitolo I - La problematizzazione della sessualità nelle opere di Esiodo
Capitolo II - Ideale filosofico del bìos, regime di vita e tematizzazione della sessualità nel pensiero dei pitagorici
Capitolo III - Sessualità e matrimonio in alcuni scritti di Senofonte
Capitolo IV - La dottrina dell'Eros in Platone
Capitolo V - Aristotele e l'approccio sistematico alla sessualità        
Capitolo VI - Epicureismo e sessualità nel De rerum natura di Lucrezio
Capitolo VII -        La problematizzazione della sessualità nel pensiero rinascimentale
Capitolo VIII - Descartes e le Passions de l'Ame
Capitolo IX - Ragioni dell'Eros. Tre diverse scritture filosofiche in Diderot, Morelly e Kant
Capitolo X - Il Vuoto e la Carne. Per Sade
Capitolo XI - IndiviDuo. Riflessioni attorno alle dinamiche individualità-alterità nel dibattito filosofico contemporaneo sulla sessualità

torna all'inizioL'autore

Laureato presso l'Università degli Studi di Pavia, ha frequentato il Corso di perfezionamento in discipline filosofiche e storiche presso l'Università Bocconi di Milano. Affianca all'insegnamento liceale l'attività di ricerca. Suoi studi sono apparsi sulle riviste Allegoria, Anterem, Arte e Storia, Atene e Roma, Comunicazione filosofica, Il Confronto Letterario, Il Giornale di Metafisica, Italianistica, Nuova Rivista Storica, Otto/ Novecento, Testimonianze e Il Volterriano. Fa parte della redazione recensioni dello Swif.

torna all'inizioLinks

Home page
Torna alla home page Recensioni