Storia della filosofia (medioevale)
Il libro di Giovanni Catapano è frutto della rielaborazione, lungamente meditata, di una tesi di dottorato. La genesi del testo non è un disvalore, al contrario contribuisce alla profondità dell'analisi e alla ricchezza del materiale consultato: la bibliografia ragionata impegna oltre venti dense pagine e occorre ricordare che Catapano ha anche firmato L'idea di filosofia in Agostino. Guida bibliografica (Padova 2000).
L'autore si occupa delle opere meno note di Agostino, i primi scritti – una quindicina - composti o iniziati anteriormente all'ordinazione presbiteriale, tra cui i dialoghi Contra Academicos, De libero arbitrio, De magistro, i Soliloquia e il trattato De vera religione. Redatti tra il novembre del 386 e gli inizi del 391, questi scritti rivelano un Agostino diverso da quello delle Confessiones, maggiormente influenzato dal neoplatonismo che dalla fede cristiana. Su queste opere l'attenzione fu portata, nel XIX secolo, da Gaston Boissier in Francia e da Adolf von Harnack in Germania. Da allora, una vera e propria branca degli studi agostiniani si è occupata di questi scritti, ora nel segno di una continuità con le opere maggiori, ora all’insegna della frattura.
L'oggetto specifico dello studio di Catapano è la metafilosofia (termine per il quale l'autore si rifà all'autorità del Dizionario filosofico di Abbagnano) di Agostino, ossia la raccolta delle testimonianze su ciò che Agostino pensava che la filosofia in quanto tale fosse o dovesse essere (p. 10). Catapano si accinto così a colmare un desideratum nella storia degli studi agostiniani, che era stato indicato da Goulen Madec: e cioè indagare il significato preciso di tutte le occorrenze del termine philosophia nei primi scritti di Agostino. Il risultato è molto più che un progresso rispetto all'unica indagine precedente sull'argomento, quella del francescano tedesco Marcellus (Joseph) Gercken – una tesi dottorale discussa a Münster nel 1939 –, non solo per l'ovvia distanza temporale che conta enormemente nella storia degli studi, ma anche perché il libro di Catapano prende in considerazione una base documentaria più vasta e completa, tenendo conto delle opere giovanili come il De moribus Ecclesiae catholicae e il De vera religione, di tutte le possibili fonti filosofiche ed ecclesiastiche, nonché dei dati biografici. L’autore ha rilevato 587 occorrenze della parola filosofia e dei termini a essa imparentati: un numero che è sopravanzato solo dalle attestazioni in Cicerone (circa 700), ma che si colloca molto al disopra degli autori cristiani d'Occidente (55 le ricorrenze in Ambrogio, 30 in Tertulliano, ad esempio). La ricerca di Catapano ha perciò valore non solo per lo studioso di Agostino, ma anche per chi – pur lontano dalle tematiche agostiniane – sia interessato alla storia del termine philosophia nella cultura romana.
I termini "metafilosofici" fondamentali in Agostino sono philosophia, philosophor e philosophus. Catapano estrapola i contesti nei quali i termini ricorrono, li riproduce, li traduce e li esamina, in un commentario continuo che riporta le citazioni nel loro contesto più ampio, ne individua le fonti e soprattutto analizza, con equilibrio e competenza, la discussione storiografica a proposito dei singoli passi. Si ha così un mosaico nel quale ogni tassello si inserisce in un disegno più generale. L'analisi dei testi non appesantisce, anzi rende avvincente la lettura del libro, che si snoda – seguendo il percorso biografico agostiniano – in sei capitoli. Il primo, il più ampio, è dedicato al Contra Academicos; segue l'analisi del De beata vita, il De ordine, i Soliloquia e le Epistulae 1-3, il De moribus ecclesiae catholicae e il De quantitate animae, il De vera religione.
Certamente la chiarezza non è uno dei pregi minori del libro di Catapano, che guida il lettore nella selva intricata di rinvii e di letteratura secondaria con levità e incisività: già i titoli di ogni capitolo sono significativi, perché riescono a dare subito un'idea del risultato a cui l'indagine lessicale giunge. Si va perciò da La "promessa" di filosofia, gli ostacoli della ricerca e il ruolo del platonismo nel Contra Academicos a Filosofia e religione del De vera religione. Ogni capitolo è strutturato in una Premessa, che introduce all'opera e al suo significato nel percorso di Agostino, in un' Analisi dei testi e in un riepilogo. È proprio a questi riepiloghi che è affidata la parte ermeneutica del libro, che pure più modestamente si presenta come una “base di dati” su cui fondare lo studio dell'accezione di filosofia dei primi scritti agostiniani nonché una discussione del problema della relazione tra il "primo" e il "secondo" Agostino.
Vediamo dunque in estrema sintesi i principali contributi interpretativi del libro: la frequenza del termine philosophia negli scritti composti tra 386 e 390, cioè soprattutto nei Dialoghi di Cassiciaco, dimostra la dipendenza di Agostino da Cicerone: la filosofia è in questa fase amore e desiderio della sapienza, e assume tutte le sfumature che può avere il termine sapientia. Tuttavia, le "cose umane e divine" che sono al centro della sapienza filosofica sono da Agostino riassunte in due problemi essenziali: l'anima e Dio. Conoscere l'anima significa conoscere se stessi, conoscere Dio la propria origine: sia l'anima che Dio sono sostanze puramente spirituali e perciò al filosofo è richiesta innanzitutto la conversione dal sensibile all’intelligibile, e quindi di spezzare tutto ciò che lo lega al mondo e di educarsi al pensiero delle cose sovrasensibili. Questo processo di educazione è dato dalle arti liberali, le disciplinae, attraverso le quali il filosofo verrà a conoscere l'Uno, la Misura suprema che è principio divino di tutta la realtà. È a questo punto che il desiderio della sapienza umana (filosofia) si salda con l'amore della sapienza divina, sicché la vera filosofia risulta essere solo quella che approda alla conoscenza del Verbo. Tuttavia la filosofia non diviene mai fede, perché è sempre indagine razionale, non accettazione di una concezione, quella del mistero cristiano della Trinità. Se il processo di rivolgersi dal mondo sensibile a quello intelligibile è stato già compiuto dai platonici, solo col Cristianesimo si è potuta realizzare la conversione alla vera filosofia, perché la Verità e la Sapienza si sono fatte uomo. Per questo Monica giunge con la fede alle stesse conclusioni a cui Cicerone era giunto attraverso un processo razionale. Partito dalla lettura dell'Hortensius, dunque, Agostino giunge a un'idea di filosofia come la più nobile e importante delle attività umane, perché è l'interpretazione razionale del contenuto della fede cristiana, e non è con questa inconciliabile, al contrario complementare. Ma la filosofia non è solo un processo razionale, bensì anche una condotta di vita, e in questo sta secondo Agostino il fallimento dei platonici. Il neoplatonismo, d'altro canto, non sembra rappresentare mai in sé stesso lo scopo intellettuale ultimo nemmeno del giovane Agostino: solo l'incontro del neoplatonismo con la teologia di Paolo e di Giovanni lo rende fecondo. D'altro canto, se il cristiano può essere filosofo, nel momento in cui usa la ragione, non tutti i cristiani sono filosofi, e quindi l'identificazione tra filosofia e cristianesimo è, se non del tutto errata, per lo meno semplicistica.
Questi sono alcuni dei risultati a cui Catapano approda. Naturalmente, per quel che riguarda il metodo che l'autore ha seguito, la questione fondamentale consiste nel chiedersi in che misura la storia di un termine, o di una famiglia di termini, possa davvero coincidere con la storia di un concetto. In altre parole: l'analisi delle ricorrenze del termine philosophia è sufficiente per ricostruire l'idea che Agostino aveva della filosofia? Basta un indicatore di ricorrenze per affermare, ad esempio, che la riflessione sulla filosofia è più frequente nei primi scritti piuttosto che negli scritti post-presbiteriali, o in generale che in Agostino la riflessione sulla filosofia è più intensa che negli altri autori cristiani? Si giungerebbe ai medesimi risultati conducendo una ricerca ad esempio su sapientia oppure esaminando la ricorrenza dei nomi di filosofi, da Cicerone a Platone a Plotino? Non è forse possibile che questo tipo di ricerca lasci da parte passi importanti o addirittura più importanti di quelli in cui ricorre esplicitamente il termine philosophia? Inoltre, è possibile combinare la ricerca su una sola famiglia di termini con quella di termini correlati, per ricavarne conclusioni significative? E infine: questo tipo di ricerca non porta forse a frazionare i testi e così a farne perdere la cornice e una visione d'insieme? I risultati del libro dimostrano la validità del metodo seguito. I dubbi che restano riguardano in generale la validità di un approccio in prima istanza lessicale a qualunque tipo di testo.
Nelle ultime pagine trovano posto le riflessioni di Catapano sul valore del concetto di filosofia del primo Agostino alla luce dell’odierna filosofia teoretica, riflessioni che a mio parere dovrebbero trovare una sede più idonea per poter sviluppare un dibattito. Sulla base delle sue analisi, Catapano crede che la "filosofia" in senso agostiniano non sia affatto teologia, ma sia anzi indipendente dalla Rivelazione biblica, e sia invece un processo teoretico (come per i neoplatonici) che può oltrepassare i confini dell'empirico e giungere a una dimensione metafisica da cui proviene la Rivelazione. Nell'aver isolato nel pensiero antico questo nocciolo metafisico e averlo utilizzato per l'intelligenza della fede, sta forse l'eredità più duratura del giovane Agostino nella teologia cristiana successiva. D'altro canto, la "metafilosofia" di Agostino pone alla teologia odierna, secondo Catapano, la questione se sia davvero corretto sbarazzarsi di ogni fardello metafisico e non pensare piuttosto che la Rivelazione abbisogni necessariamente di una filosofia metafisica.
Il limite fondamentale del testo resta quello di non essersi voluto spingere oltre nell'interpretazione e di aver privilegiato l'analisi. Ma questo è anche un pregio, perché il libro può essere usato come un commento, tanto più utile quanto più ne mancano a questi primi scritti di Agostino (dopo l'importante commento di Therese Führer ai libri 2-3 del Contra Academicos, Berlin-New York 1997, manca ancora un quello al libro primo, ad esempio). È anche vero che l'interpretazione abbisognerebbe innanzitutto di un analogo lavoro di censimento e analisi dei termini imparentati a philosophia anche nelle altre opere, per poter delineare un quadro d'insieme. Si deve perciò auspicare che l'autore prosegua questa sua ricerca. Resta il fatto che questo libro da una parte è molto più che una raccolta di dati, dall'altro dimostra come l'indagine lessicale si possa ampliare nella ricostruzione di un percorso teorico complesso e sia una base di partenza indispensabile. Di grandissima utilità sono i dettagliati indici dei luoghi e tematico, nonché l'elenco delle ricorrenze dei lemmi secondo l'ordine alfabetico delle opere agostiniane prese in esame e un prospetto cronologico della divisione dei termini della famiglia di philosophia nelle stesse opere.
Prefazione
Introduzione
I. La "promessa" di filosofia, gli ostacoli della ricerca e il ruolo del platonismo: il Contra academicos
II. Il porto e la rocca della filosofia: il De beata vita
III. Ragione filosofica e misteri cristiani: il De ordine
IV: Filosofia e verità: i Soliloquia e le Epistulae 1-3
V. Filosofia e scienza: il De moribus ecclesiae catholicae e il De quantitate animae
VI. Filosofia e religione: il De vera religione
Abbreviazioni
Appendici
Indice bibliografico
Indice dei luoghi
Indice tematico
Indice generale
Giovanni Catapano ha conseguito nel 1995 la laurea e nel 1999 il dottorato di ricerca in Filosofia presso l'Università degli Studi di Padova. È borsista post-dottorato presso il Dipartimento di Filosofia della medesima Università. Si occupa di filosofia morale e di storia della filosofia tardo-antica e patristica. Ha pubblicato articoli e monografie su Plotino (Epékeina tês philosophías. L'eticità del filosofare in Plotino, Padova 1995) e Agostino (L'idea di filosofia in Agostino. Guida bibliografica, Padova 2001; Il concetto di filosofia nei primi scritti di Agostino, Roma 2001, in corso di stampa).