Filosofia teoretica (fenomenologia) (gnoseologia) (ontologia)
L'opera qui presentata è la dissertazione di Samuel Todes scritta a Harvard nel 1963, già
pubblicata una prima volta nel 1990, nella serie delle Harvard Dissertations con il titolo Human Body as
Material Subject of the World. L'edizione attuale è arricchita, nelle "Appendici" , dai testi inediti
lasciati incompiuti da Todes a causa della morte prematura avvenuta nel 1994, quando era professore associato di
filosofia presso la Northwestern University.
La formazione filosofica di Todes risente fortemente dell'influenza di Aron Gurwitsch, conosciuto personalmente nel
1955 a Cambridge (Usa). Gurwitsch, che aveva lavorato a lungo con Husserl a Friburgo: prima di recarsi negli Usa,
in fuga dal nazismo, si era rifugiato a Parigi dove fino al 1940 aveva tenuto lezioni di filosofia; tra i suoi
studenti c'era Maurice Merleau-Ponty. Todes, prima di incontrare Gurwitsch, aveva già conosciuto Wolfgang
Köhler e, tramite suo, la psicologia della Gestalt.
La dissertaz ione di Todes risente pertanto dell'influenza della lezione fenomenologica, a partire dalla descrizione proposta da Gurwitsch del campo di coscienza elaborato dalla Gestalt, posta in relazione da Todes con il ruolo della teoria del "corpo vissuto" elabora ta da Merleau-Ponty. Anche se negli anni '60, nelle università nord-americane, questi temi erano praticamente sconosciuti, l'opera di Todes non passò inosservata o, meno ancora, venne sottostimata. A partire da allora, l'analisi del ruolo del corpo nella filosofia americana è cresciuto enormemente, fino a svolgere a tutt'oggi un ruolo di primo piano anche in altri settori, quali la psicologia, la linguistica, le scienze cognitive, l'antropologia, l'intelligenza artificiale e le neuroscienze.
Queste informazioni le traiamo dalla "Prefazione" di Dreyfus, che pure fornisce una densa nota introduttiva al
lavoro di Todes, collocandolo al centro sia del discorso sistematico sui temi più squisitamente
gnoseologici, che al centro più in generale del dibattito contemporaneo. Dreyfus ritiene infatti che l'opera
di Todes, riletta oggi, consenta di comprendere a pieno la portata problematica del dibattito tra Davidson e
McDowell. Davidson sostiene infatti che l'unico ruolo svolto dalla percezione è quello di farci avere
credenze e atteggiamenti analoghi diretti verso il mondo. McDowell, in Mind and World, ritiene invece che la
percezione debba già possedere un contenuto concettuale. Nessuno dei due autori prova a spiegarci in che
cosa consista l'oggetto della percezione e come esso entri a far parte del nostro pensiero.
Il tema centrale del lavoro di Todes riguarda proprio la posizione del soggetto nel mondo e quindi il tema della
percezione che, a sua volta, occupa una posizione assolutamente preminente.
L'analisi di Todes parte inevitabilmente da Descartes e dai tentativi operati da Leibniz e Hume di superare il
dualismo cartesiano, dando vita rispettivamente al razionalismo continentale e all'empirismo britannico.
Sia in Leibniz che in Hume assistiamo, secondo Todes, a una purificazione del soggetto cartesiano. Ciò avviene attraverso un "velamento" o "nascondimento" del corpo del soggetto. Per entrambi, il compito svolto dal soggetto consiste nel mettere ordine nel mondo, cioè nel sistemare le rappresentazioni che il soggetto ha del mondo e che sono presenti in esso. La divisione operata da Descartes tra il soggetto e il suo corpo lascia pertanto del tutto fuori questione come le rappresentazioni siano in relazione con le sensazioni, come interno ed esterno siano in r elazione tra loro. Solo Kant, peraltro in maniera necessariamente incompleta, affronterà per primo la questione, nella deduzione delle categorie, laddove per la prima volta s'indagherà l'obiettivazione dell'esperienza sensibile. Nemmeno lui però riuscirà a mettere a fuoco il tema fondamentale, come cioè la materia sensibile entri in relazione con il senso interno. Per Todes, la risposta a questa domanda fondamentale per la genesi della conoscenza può essere data solo se si analizza il modo in cui il soggetto ha un corpo attivo. Ma è proprio questo che, per molto tempo dopo la radicale divisione cartesiana tra soggetto e corpo, non era stato più possibile. Il corpo attivo significa un corpo non più considerato solo come oggetto di intuizioni sensibili, bensì come soggetto di movimento e pertanto esso stesso costitutivo dello spazio come luogo del movimento, dell'attività del corpo (cfr. "Appendix 1").
In Leibnz e in Hume lo spazio invece viene ridotto a concetto astratto, costruito a partire da impressioni che sono nel soggetto. E lo spazio è logicamente dedotto da una serie di punti temporali, in cui consiste la successione delle impressioni. Cos ì per Leibniz lo spazio non è reale ma semplicemente ideale, senza alcun effetto nell'orizzonte temporale interno della monade. Nell'"Interludio fenomenologico" , Todes riconsidera in maniera radicale il ruolo del corpo nel formarsi dell'esperienza del soggetto. Lo spazio viene definito come il luogo dei desideri del soggetto, riempito dai desideri, cioè dagli sforzi co mpiuti dal soggetto nell'esaudirli. Lo spazio si definisce quindi a partire dal movimento effettivo del corpo del soggetto e, ancora prima, dall'effettivo essere posto nello spazio del corpo del soggetto. L'esistenza del corpo umano capace di attività non è semplicemente necessaria perché ci sia un mondo di esperienza umana, bensì deve essere anche conosciuta affinché ci sia il mondo dell'esperienza umana. Ogni essere nello spazio del corpo attivo rende possibile il mondo come mondo-in-cui-il-corpo-si-muove e che all'azione del corpo re-agisce in risposta.
La struttura intenzionale dell'attività del corpo fonda un mondo di oggetti da cui il soggetto si aspetta in anticipo delle reazioni adeguate alle proprie intenzioni: "La risposta che ho nei confronti di un oggetto anticipato mi rivela direttamente, semplicemente per mezzo della sua esistenza, non solamente i movimenti autoprodotti attraverso i quali ho ottenuto la risposta, ma anche, e in maniera ugualmente immediata, quella cosa stessa rispetto alla qua le sono stato in grado di produrre una risposta" (p.65). Per Todes, ciò non si darebbe se intendessimo l'atto intenzionale non come un atto espresso dall'essere-diretto-del-corpo, bensì come un atto della volontà , un atto intenzionale consaputo come tale da ll'agente. L'essere-in-equilibrio del corpo (diversamente dall'essere diretto della coscienza) ha successo non nell'esecuzione dell'atto, ma nella sua stessa esistenza, per mezzo della quale il corpo, per cominciare, fa conoscenza per contatto con gli ogg etti che lo circondano.
"Essere in equilibrio (To be poised) significa essere in possesso di se stessi attraverso il contatto con
l'ambiente circostante" (p.66): se nell'essere-in-equilibrio il corpo, entrando in contatto con il mondo
circostante, diventa consapevole di se stesso, non succede così nell'atto della volontà, per cui
ciò che voglio, ciò che intendo non coincide subito, talvolta non coincide affatto, con ciò
che realmente ottengo.
La riconosciuta immediatezza dell'essere in equilibrio serve a Todes per controvertire le osservazioni di Hume
sulla mancanza di uniformità della percezione nel processo temporale. La regolarità dell'esperienza
percettiva, secondo Hume si basa sulla regolarità spazio-temporale con cui si succedono distinte
impressioni. Non c'è quindi uniformità nell'apparire: le impressioni sono atomisticamente intese come
porzioni discrete e logicamente indipendenti le une dalle altre. La determinatezza della nostra esperienza resta
quindi separata dalla sua uniformità: proprio come Kant proverà a dimostrare che questa separatezza
è logicamente insostenibile, Todes tenta di dimostrare questa contraddittorietà su un piano non
trascendentale, bensì costitutivamente primitivo, quello del corpo-attivo. Nutrire un dubbio sull'effettiva
cons istenza temporale nella determinazione di un oggetto equivale a dubitare della sua effettiva consistenza
sin dall'inizio. L'errore di Hume consiste quindi in una visione fisicalista della percezione che,
escludendo dall'inizio ogni uniformità temporale, rende per principioimpossibile l'applicazione di
forme logiche a intuizioni temporali, rendendo di fatto ingiustificabile la stessa continuità e
uniformità dell'esperienza su cui basa il tema del belief.
La critica di Todes a Hume e a Leibniz riguarda in m odo diverso anche Kant. Todes riconosce a Kant l'importanza
enorme di aver posto la questione della conoscenza partendo dalla concretezza dei dati materiali della nostra
esperienza. Gli oggetti conoscibili sono solo empirici. Cercando di tenere insieme si a gli elementi leibniziani di
una conoscenza oggettiva valida universalmente, sia quelli humeani dell'ineliminabile e fondamentale base materiale
della nostra esperienza, Kant trova nell'immaginazione produttiva la base a priori della sensazione e pone l'a
priori sensibile nella forma, negando un apriori contenutistico-percettivo. Per Todes è qui che va
incentrata la critica al filosofo di Königsberg.
Due capitoli preparano il terreno alla critica di Todes: in queste pagine vengono sviluppati gli elementi
fondamentali della fenomenologia della percezione e dell'immaginazione con ricorrenti riferimenti alle
Meditazioni cartesiane di Husserl e alla Fenomenologia della percezione di Merleau-Ponty). Molto
brevemente: Todes nega, contro Aristotele, l'impossibilità del darsi di un mobile che si metta in moto da
solo. Lo spazio non è dato, come gi à osservato in precedenza, se non prima del movimento del
corpo-attivo. Il soggetto pertanto fonda l'orizzonte in cui successivamente incontra gli oggetti.
Certamente, senza l'attività originaria del soggetto nel mondo (in cui esso è posto secondo modalità del tutto affini alla "deiezione" heideggeriana) gli oggetti non sarebbero, ma il soggetto stesso si rende conto che se è lui a far venire all'essere gli oggetti incontrandoli nel mondo, il mondo degli oggetti è l'orizzonte di cui l'uomo, a sua volta, fa parte. con il movimento del soggetto si aprono nuovi orizzonti che sono sempre parte di altri orizzonti di cui il soggetto scopre la preesistenza e la continuità anche dopoil suo passaggio. Gli oggetti pertanto non vengono creati dal soggetto, bensì più propriamente scoperti. Questo prima del soggetto non è soltanto un prima logico-gnoseologico, bensì anche un prima empirico, fondato nella percezione stessa. In questo senso, percepire significa riempire l'atto vuoto del desiderio, dell'attesa o del bisogno. Il bisogno è l'atteggiamento fondamentale. Il soggetto gettato nel mondo è un soggetto di bisogni, costituito dal suo essere finito e manchevole. Il bisogno è l'atteggiamento fondamentale, intrinseco all'essere-dell'uomo. Il bisogno determina l'essere dell'uomo e lo spinge a muoversi per soddisfare i propri bisogni e in questa spinta nel mondo l'uomo incontra il mondo come un insieme di orizzonti d'esperienza.
L'immaginazione, al contrario, riguarda qualcosa che esiste esclusivamente nella nostra immaginazione e non nel
mondo. L'unico ostacolo che l'immaginazione ha è se stessa e sembrerebbe che con riguardo a essa nulla hanno
a che fare l'equilibrio e la collocazione spaziale del soggetto, che invece sono centrali nelle percezione.
Percepire vuol dire relazionarsi con qualcosa che entra nel nostro campo d 'azione e agisce a sua volta su di noi.
Il risultato che si viene a creare in questa relazione tra l'essere posto del soggetto e dell'oggetto è, per
l'appunto, l'esperienza: "Il mettersi in equilibrio (balance) e l'essere in equilibrio (poise)sono:
1) funzioni che regolano la relazione che abbiamo con il contenuto della nostra esperienza e 2) funzioni che
regolano la rela zione tra noi e il mondo della nostra esperienza" (p. 140).
Nell'immaginazione, queste due funzioni mantengono il loro valore anche se il mondo e il contenuto sono ora
immaginati e non percepiti. Anche nell'immaginazione il soggetto resta corpo-attivo al centro del mondo e dei
contenuti d'esperienza. Ora però, mentre il mondo della percezione non è mai del tutto determinato
dalla percezione stessa, bensì resta determinato solo momentaneamente e limitatamente al campo percorso dal
soggetto, il mondo dell'im maginazione consiste totalmente nell'immaginazione, che momento per momento viene
prodotta dall'io. Viceversa, il mondo della percezione non è prodotto dall'io, ma è il risultato di
una convergenza tra gli atti dell'io e gli oggetti che incontra.
Ora, secondo Todes, ma questo è riconosciuto generalmente, in Kant l'uso dell'immaginazione è
"puro", cioè del tutto separato dalla sensibilità.
Lo spazio e il tempo sono le forme pure a priori di tutte le nostre rappresentazioni possibili, forme prodotte da
noi in conformità con la nostra stessa natura (analogamente alle categorie) e sempre queste forme convergono
con i dati della nostra ricettività totalmente passiva, dando luogo alla nostra conoscenza. Una conoscenza
che solo grazie a questa convergenza può dirsi universale e necessaria conoscenza di
dati di fatto. Il carattere puramente intellettuale dell'immaginazione kantiana la rende una relazione a due
termini, soggetto-oggetto, laddove l'analisi fenomenologica della percezione ha dimostrato come questa fosse una
relazione a tre, soggetto-oggetto-mondo. Nell'immaginazione, il mondo e il soggetto coincidono, in quanto il mondo
dell'immaginazione è l'immaginazione stessa. L'errore kantiano consisterebbe, secondo Todes, nel non aver
preso in considerazione una terza viache consiste nel riconoscere che il soggetto e la sensazione convergono
non esclusivamente tra loro, bensì anche con - e soprattutto grazie a - un terzo,
cioè il mondo , che sin dall'inizio essi hanno in comune, che entrambi contiene e rende stabili.
"Nell'uso della nostra immaginazione concettuale noi dobbiamo invero supporre che essa sia applicabile alla
materia di fatto. Ma la giustificazione per questa supposizione non può essere trovata nel senso delle forme
concettuali stesse, come può essere trovata nel senso delle forme percettive. (...) La percezione rivela l
'attuale e evidente accessibilità degli oggetti; ma i concetti rivelano solo come gli oggetti
presumibilmente potrebbero essere resi accessibili a noi. Noi in qualche modo forniamo al no stro pensiero
immaginativo la sicurezza della sua applicabilità alla materia; non possiamo derivare questa
sicurezza dal nostro pensiero immaginativo" (p. 161). Secondo Todes, è la percezione a fornirci questa
sicurezza.
Solo nella prima edizione della Critica, quella del 1781, Kant aveva posto nella deduzione soggettiva delle
categorie la giustificazione della pretesa dell'intelletto di valere come sintesi del molteplice sensibile, a
partire dalla sintesi dell 'apprensione delle rappresentazioni.
Com'è noto, nella seconda edizione della Critica della ragion pura del 1787, la possibilità di
operare sintesi viene riconosciuta solo alle categorie dell'intelletto e tutte le sintesi che nella versione del
1781 erano state analizzate nella percezione, vengono ora collocate a livello dell'immaginazione concettuale.
Così nella prima edizione la sintesi dell'apprensione aveva la funzione a priori di generare l'ordine
obiettivo dello spazio e del tempo, nella seconda invece le viene assegnata solo una funzione empirica sotto il
controllo delle categorie dell'intelletto.
Questa riduzione, e al contempo dogmatica imposizione, delle sole categorie intellettuali come responsabili della
sintesi conoscitiva fa scivolare l'oggetto della percezione verso l'oggetto trascendentale, nella cosiddetta "
soluzione regolativa". La conoscenza empirica resta sempre e solo un'approssimazione all'ideale oggetto della
conoscenza completa, immaginativa.
Todes sostiene che un'altra possibilità è data, solo se cerchiamo la sintesi della conoscenza nelle
categorie percettive, fornite non da un psicologico sentimento di belief, bensì nella sintesi
dinamica del " corpo attivo". Il giudizio percettivo viene quindi riformulato da Todes come un giudizio della
forma: "Sono soddisfatto che (...) stia così". Il giudizio percettivo in rapporto al valore di verità
afferma pertanto la soddisfazione del soggetto nel vedere che le cose lo soddisfano, soddisfano un suo desiderio.
L'analisi fenomenologica così condotta permette a Todes di dedurre a sua volta una tavola delle
"categorie-percettive" del tutto analoga a quella kantiana, così come un'alternativa tavola del nulla come
"tavola del percettivo senso del 'niente' come perdita o privazione di conoscenza" (p. 223).
Una volta eliminata questa possibilità di delineare l'alternativa empirico-percettiva al dogmatismo
dell'intelletto, a Kant non resta che insistere su una sintesi tra immaginazione e contenuto percettivo e su una
loro ulteriore sintesi nella ragione come causa derivativa del mondo dell'esperienza. Così, nella
Dialetticala percezione prende la sua rivincita imponenedo al tema dell'unità dell'esperienza
l'irrisolvibile problematicità del rapporto tra dato percettivo singolo e totalità
dell'esperienza.
Todes però non legge le difficoltà kantiane come segno di una scrittura in più fasi di diverse
ipotesi prese in considerazione nel farsi di un pensiero in progress, tesi considerata, tra gli altri
insigni interpreti, da Kemp Smith. Per Todes la critica kantiana parte da un falso dilemma, il dilemma delle
tradizioni razionalistico-leibniziana e empiristico-humeana e per tutta la sua stesura il suo pensiero è
come 'perseguitato' dal tema della percezione. Proprio questo tormentato rapporto rende ragione del suo imponente
anche se fallimentare tentativo di soluzione, rendendo così finalmente visibile una terza via, alternativa,
presa in considerazione nella prima critica e poi non più compiutamente elaborata.
Foreword, Hubert L. Dreyfus
Introduction I: Todes's Account of Nonconceptual Perceptual Knowledge and Its Relation to Thought, Hubert L.
Dreyfus
Introduction II: How Todes Rescues Phenomenology from the Threat of Idealism, Piotr Hoffman
Author's Introduction
1 The Classic View of he Way the Human Subject Has His Body, and Descartes's Rejection of It (1.1 The
Classic View; 1.2 Descartes 's Rejection of the Classic View)
2 Critique of the Resulting World-Subject of Leibniz and Hume, with an Introductory Exposition of the Thesis
That the Human Body Is The Material Subject of The World(2.1 The Mitosis of Cartesian Philosophy; 2.2 A New
Consensus: The Human Subject as Explicating the Unity of the World; 2.3 The Change in the Sense of the
"Representational" Character of Expierence; 2. 4 The Human Body Veiled; 2.5 Phenomenological Interlude; 2.6
Re-consideration of Hume; 2.7 Conclusion; 2.8 Transition to Chapter 3)
3 Introductory Discussion of Kant's View That the Human Subject Makes the World of His Experience (3.1 The
Development of Kant's Thought; 3.2 Summary of My Kant Criticism: That Kant Imaginizes Perception; 3.3
Phenomenological Studies To Be Used in Support of My Kant Criticism)
4 Development of the Phenomenological of Practical Perception, as a Prelude to the Criticism That Kant
Imaginizes Perception(4.0 General Statement of Problems Considered in This Chapter, and of the Conclusions To
Be Demonstrated; 4.1 Defense against Aristotele's Thesis That a Self-Moved Mover Is Impossible; 4.2 The Perceptual
Sense of the passage of Time: A Correlate of the Self-Activity of the Percipient; 4.3 The Perceptual World as a
Field of Fields-within-Fields: The General Significance of This Fact, and the Significance of This fact, and the
Significance of the Particular Order of Field-Inclusion; 4. 4 Why the Percipient Is Satisfied with the Perception
of an Object; How It Fulfills His Active Body)
5 The Phenomenology of Imagination, as a Final Prelude to Criticism That Kant Imaginizes Perception (5.0
Introduction: Restriction of the Topic; 5.1 The Ima ginative Transformation of Our Relation to the World; 5.2 The
New Kinds of Series Possible in the World of Imagination; 5.3 The World of Imagination as a Field of Explicable
Images instead of Determinable Objects; 5.4 The Imaginative Transformation of the Extent to Which the World Can Be
Filled; 5.5 The Imaginative Transformation of Our Role in Contributing Significance to Our Experience)
6 Development of the Thesis That the Human Body Is the Material Subject of the World, as a Critique of Kant's
View That Human Subject Makes the World of His Experience(6.0 The Critique of Pure Reason in the Light
of a Phenomenology of Impure Experience; 6.1 Kant's Flase Dilemma of A Priori Knowledge: How It Arises from
Imaginizing the World; 6.2 The Ego, According to Kant: Its Three Stages of Self-Evidence; 6.3 Phenomenological
Criticism: Kant imaginizes the Ego; 6.4 Kant's View of Spatial Objects: Spatialization as Conceptualization; 6.5
The Missing Perceptual Stage: How is a Local Object Determinable?; 6.6 The "Common, but to Us Unknown Root" ; 6.7
Kantian Categories as Imaginative Idealizations of Perceptual Categories; 6.8 Kant's Dialectic: Perception Takes
Revenge; 6.9 Summary, and Concluding Remarks)
General Conclusions
Appendix (I: The Subject Body in Perception and Conception: A Brief Sketch; II: Sensous Abstraction and the
Abstract Sense of reality; III: Anticipatory Postscript)
Notes
Index
Samuel Todes è stato professore associato di filosofia alla Northwestern University fino alla morte sopraggiunta nel 1994. Il testo Body and World è basato sulla sua dissertazione scritta nel 1963 e pubblicata nel 1990 nella serie delle dissertazioni in filosofia di Harvard con il titolo The Human Body as Material Subject of the World.