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Pasqualotto, Giangiorgio, Yohaku. Forme di ascesi nell'esperienza orientale
Padova, Esedra, 2002 (II), pp. 161, Euro 11,36, ISBN 88-86413-52-1.

Recensione di Stefano Monetti - 26/06/2003

Estetica, Filosofia orientale

Indice - L'autore

Con quest'ultimo libro, Giangiorgio Pasqualotto dimostra di aver affinato ulteriormente le sue capacità di maestro del pensiero orientale. La mirabile sintesi di questo volume è il risultato di un "equilibrio zen", che l'Autore riesce a mantenere fra uno stile semplice, piano e coinvolgente e l'esigenza di esplici tare i fondamenti di una filosofia complessa come quella orientale. Una sintesi esemplare, che produce uno scritto didattico e stimolante, ma nel contempo dal grande impatto speculativo, adatto al lettore interessato o anche solo incuriosito da un modo di pensare, un'etica, un'estetica che ci appartengono, anche semplicemente come alterità con cui misurarsi. Dopo il passaggio teoretico de Il tao della filosofia (la seconda edizione è comparsa presso Il Saggiatore nel 1997), dove Pasqualotto definiva molteplici analogie fra pensatori occidentali e orientali, questo Yohaku si rivolge principalmente all'arte orientale e ai suoi presupposti morali, filosofici e religiosi. Il lavoro di conversione-traduzione è sempre necessario, per spiegare al lettore occidentale, ad esempio, la Weltanschaaung presupposta dall'architettura giapponese, ma il gesto interpretativo è ridotto allo stretto necessario. L'intento dell'Autore, soprattutto in quest'opera, è proprio quello di smettere per quanto possibile le categorie filos ofiche occidentali, per rispettare l'alterità del pensiero orientale, facendone emergere l'originario spessore teorico. Operazione impossibile, forse legata a un double bind: tradurre senza fagocitare, senza ricondurre a sé. Ma non bisogna ingannarsi: questo è ancora un modo occidentale di pensare il problema, che lo ipostatizza bloccandolo in una contraddizione insuperabile, da pacificare con la dialettica o con l 'etica aristotelica del giusto mezzo. In realtà, l'immersione a Oriente di Pasqualotto riesce felicemente: la contraddizione è superata dal sincero interesse dello studioso e dall'abilità del teorico non chiuso nella rigidit à accademica.

Yohaku, innanzitutto: significa "spazio vuoto", "margine", è una tonalità etica fondamentale dell'estetica giapponese. è la riduzione al minimo del mezzo espressivo, una sorta di pudore nell'utilizzo della forma artistica, che mantiene però un'elevata efficacia simbolica. Semplicità e potenza di configurazione si implicano reciprocamente e investono sia l'ambito artistico (i giardini secchi, il teatro No , le composizioni floreali dell'ikebana, le poesie haiku) che il rapporto con la natura, arrivando a metaforizzare l'intero stile di vita orientale. Lo Yohaku implica il ridimensionamento dell'autorità dell'artista rispetto a un'intensificazione dell'attenzione alla natura dell'oggetto artistico, al tempo e allo spazio che questo marca. Un onesto vasaio orientale non si presterebbe alla fretta di un cliente, poiché consapevole che un vaso ha anzitutto un intrinseco tempo di fabbricazione che lui non può modificare.

Una relazione fra artista e opera evidente nel bonsai, una tecnica scultorea, del "levare", dove però la materia da modellare non è inerte ma vivente, e perciò esige un'interazione reciproca: l'artista deve assecondare la crescita della pianta, mediandola con il proprio intento creativo, nell'ordine di un'arte sempre in divenire, mai assegnata a una forma definitiva: " Nel bonsai si assiste ad una creazione continua, o, per meglio dire, ad una cura costante, attenta a realizzare un'idea di forma che sta nella mente dell'artista, ma rispettando i modi e i tempi nei quali la pianta stessa si dà le proprie forme. Nel bonsai, se non si rispetta questa regola, il fallimento è assicurato" (p. 87). Un esempio di quella "alchimia degli estremi" (un titolo di Ferruccio Masini) così difficoltosa per il pensiero d'occidente quanto spontanea, immediatamente realizzata, nella dialettica orientale.

Un'etica della mediazione, dell'equilibrio nell'oscillazione, dello "stare tra", disciplina dei contrari, quella orientale, che emerge con chiarezza nell'investimento significante che l'architettura giapponese riserva agli spazi di passaggio, le soglie, le porte e le verande, o alla sacralità attribuita ai luoghi di confine tra montagna, pianura e mare, là dove la religione Shintoinsegna che, al cambio delle stagioni, gli spiriti-dei possono comparire. Limite qui non significa negazione, chiusura, conflitto di forze, ma compenetrazione, scambio, scintilla che provoca l'evento. Lo sfondo filosofico è in una duplice prospettiva di celebrazione della natura: come tutto onnicomprendente (nel buddismo zen) o come serie di singole manifestazioni (nella religione Shinto). Il pensiero orientale è in grado di conferire dignità rituale a ogni minimo gesto, trasfigurandone il tratto di mera operatività meccanica. Come accade nella pratica della calligrafia: la compresenza di elementi fonetici e ideografici nella scrittura predispone la ragione di stili calligrafici, avvicinando scrittura e pittura in una disciplina dell'armonia.

Il libro di Pasqualotto è ricco di ulteriori aree tematiche, esamina la villa imperiale di Katsura, ma anche poeti, pittori, montagne e immagini sacre, in un percorso affascinante e originale.

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I: Avanguardia e tradizione tra Oriente e Occidente
II: La potenza del vuoto: shunya e kénosis
III: Corpo e natura in Oriente
IV: Idea e ascesi della montagna nelle culture orientali
V: Aspetti dell'estetica tradizionale giapponese
VI: Forme del vuoto nell'architettura tradizionale giapponese
VII: Bonsai come Bildung
VIII: Shodo: la via della scrittura
IX: Tempo e spazio in alcune esperienze poetiche orientali
Illustrazioni

torna all'inizioL'autore

Giangiorgio Pasqualotto è professore di Storia della Filosofia presso l'Università di Padova e di Filosofia delle culture al Master di Studi Interculturali. Tra le sue prime pubblicazioni: Teoria come utopia: studi sulla Scuola di Francoforte (Verona 1974), Saggi di critica (Padova 1981), Saggi su Nietzsche (Milano 1998). Da alcuni anni il suo interesse si è rivolto alle culture orientali, sulle quali ha pubblicato: Il tao della filosofia (Milano 1997), Illuminismo e illuminazione (Roma 1997), Estetica del vuoto(Venezia 2002), Il buddhismo (Milano 2003), East & West. Identità e dialogo interculturale (Venezia 2003).

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