Filosofia politica, Storia della filosofia (idealismo)
Il lavoro dello studioso marxista Domenico Losurdo su Hegel e la Germania indaga la posizione del filosofo di Stoccarda nei co nfronti della questione nazionale, dimostrando come il problema dell'edificazione di una "tradizione nazionale nella quale il popolo tedesco potesse riconoscersi e dalla quale potesse trarre alimento per sviluppare un processo di rinnovamento politico e c ulturale caratterizza il pensiero di Hegel in tutto l'arco della sua evoluzione" (p. 25). Il periodo storico e il contesto culturale sono però quelli che emergono dalla lotta di liberazione contro i francesi e portano quindi a rifiutare tutti i risultati della Rivoluzione francese e dell'Illuminismo. A Berlino, Hegel cerca di recuperare le idee provenienti da oltre Reno in un progetto in cui è necessario non solo combattere la gallofobia, ma anche elaborare una tradizione culturale autoctona alternativa a qu ella dei teutomani. Hegel contrappone sempre alla teoria del mondo moderno come decadente, la teoria della storia come progresso e i contributi provenienti dalla Francia costituiscono un elemento fondamentale e irrinunciabile. La confutazione dei teutoman i non si sviluppa negando il concetto di nazione, bensì evitando che questo si trasformi in una componente mitica, extrastorica, fissata naturalisticamente. Il problema è quello della formazione di una coscienza nazionale moderna e della costruzione di una tradizione dalla quale muovere per realizzare un rinnovamento e un progresso politico: "La Riforma protestante (...) è il punto di partenza dello sviluppo culturale e politico moderno, lungo una linea di continuità con l'illuminismo (e Federico II) e la stessa Rivoluzione francese" (p. 74).
La "politica culturale" che impegna Hegel a Berlino è caratterizzata dall'individuazione di un protestantesimo, adeguatamente reinterpretato, quale nuova religione popolare fondata sul riconoscimento della libertà del s oggetto. La difesa di Lutero e della Riforma, attaccati dalla Restaurazione come primo grado di una degenerazione che porterà all'Illuminismo e alla rivoluzione, diventa quindi operazione politica. La riflessione sul fallimento dei moti rivoluzionari del 1820-21 mostra che è stata sottovalutata la capillarità del consenso ideologico su cui, tramite il cattolicesimo, poteva contare la reazione. Le istituzioni e la costituzione devono godere dell'appoggio delle masse: Hegel si pone così, rispetto alla rivoluz ione borghese, un problema analogo a quello di Gramsci rispetto alla rivoluzione proletaria. La riflessione hegeliana sulla religione ha dunque una valenza politico-sociale: bisogna privare la reazione feudale delle sue basi ideologiche. Allo stesso modo, si capisce la critica del liberalismo che è, di fatto, affine al clericalismo nel momento in cui vede lo Stato e la comunità politica come semplice "mezzo" per difendere i diritti del bourgeois ,dimenticando quelli del citoyen. La "divinizzazione dello Sta to" non è allora una resa di fronte alla Restaurazione, ma l'esatto opposto, costituendo un'esaltazione della mondanità e politicità dell'uomo quando la Restaurazione mira, semmai, a un radicale ridimensionamento dello Stato stesso.
Anche la celebrazione di Federico II, lungi dal dover essere interpretata (come vuole Lukács) come una compromissione con la Prussia degli Hohenzollern, va collocata all'interno di quel processo di costruzione di una tradizione nazionale agli antipodi dello spirito della Restaurazione. Il fatto storicamente progressivo da prendere in considerazione è che l'assolutismo ha sconfitto la nobiltà come centro autonomo e separato di potere. La Rivoluzione francese è il punto più alto di un processo antifeudale che comincia con l'assolutismo e il dispotismo illuminato, che apre la strada allo Stato moderno.
Dopo il Protestantesimo e l'Illuminismo, il terzo momento di traduzione in chiave nazionale dello sviluppo storico moderno è costituito dalla filosofia idealistica. Nella lotta cont ro restauratori e teutomani, Hegel ribadisce il parallelismo tra Rivoluzione francese e idealismo tedesco: è la stessa libertà che ha avuto espressione teorica in Germania e pratica in Francia. Il richiamo alla filosofia è quindi un richiamo politico, in cui la filosofia come scienza della libertà pone a fondamento dello Stato i principi universali del diritto contro le particolarità della tradizione feudale. Ecco allora che la rivalutazione della Prussia non è un accomodamento con la Restaurazione, ma costituisce il riferimento a un paese capace di realizzare in modo pacifico le idee della Rivoluzione francese.
All'interno dell'idealismo tedesco, il giovane Hegel è il primo a porsi il problema della questione nazionale come questione non sacrificabile, nep pure in nome della rivoluzione (Fichte), all'espansionismo francese. La riscossa nazionale, d'altro canto, non giustificherà mai le posizioni antirivoluzionarie e antifrancesi, in quanto la Germania può costituirsi in Stato nazionale unitario solo facendo suo lo sviluppo borghese moderno. Il Termidoro e il 18 Brumaio sono i punti di riferimento da far valere contro le posizioni giacobine o medievaleggianti. Ora, le vittorie francesi si basano su necessità storiche oggettive e la Germania è sconfitta perché soffocata da istituzioni storicamente superate, ma ciò non comporta mai l'accettazione da parte di Hegel dell'occupazione napoleonica. A Berlino, Hegel formula fra l'altro una teoria della guerra di liberazione nazionale come diritto all'insurrezione da pa rte di una nazione oppressa e la famosa condanna hegeliana dell'ideale della pace perpetua si basa sulla rivendicazione della legittimità e necessità della guerra d'indipendenza nazionale e si pone esplicitamente in contraddizione con l'ideale di mantenimento dell'ordine e della pace propugnato dalla Santa Alleanza.
Riduttiva è la contrapposizione fra liberali e restauratori, poiché non tiene conto che il movimento di opposizione alla Restaurazione è diviso in due partiti: quello teutomane e romantico di F ries, maggioritario, e quello "filosofico" di Hegel. Il problema è che, in un paese politicamente diviso e privo di una borghesia sviluppata, l'unità della nazione tedesca finisce per essere individuata irrigidendo in chiave naturalistica e metafisica la c ontrapposizione tra Francia e Germania, portando i teutomani a diventare, secondo Hegel, i fautori di un'ideologia conservatrice con molti punti di contatto con quella restauratrice del "partito" di Metternich e della Restaurazione. Sono allora da conside rarsi più progressisti alcuni settori dell'apparato statale legati alla tradizione illuministica e riformatrice, piuttosto degli esponenti di un'opposizione di massa, ma guidata da un'ideologia irrazionalistica e reazionaria.
Losurdo, soffermandosi sulla celebre identificazione di razionale e reale, mostra come questa in realtà costituisca una celebrazione del mondo politico moderno nato dalla Rivoluzione francese. È un appello contro l'atteggiamento rinunciatario dell'ideologia della Restaurazione che, negando qualsiasi rapportabilità del reale all'ideale, porta alla condanna di qualsivoglia tentativo di trasformazione mondano e politico. "Come la libertà si pu ò realizzare solo come Stato (...) così la razionalità può essere vera solo come realtà; ma ciò non significa giustificare ogni Stato e ogni esistenza particolare, ma solo ribadire la dimensione mondana e politica di ogni autentica razionalità e libertà; l'autentica libertà non è mai semplice coscienza privata, ma comunità politica, e la razionalità non è semplice dover essere, aspirazione soggettiva, ma Wirklicheit" (p. 395). Il mondo politico dev'essere valutato a partire dalle contraddizioni oggettive e gli ideali non si valutano a partire dall'eccellenza delle proprie intenzioni, ma sulla capacità di incidere in concreto sul reale. Quello di Hegel è uno sforzo volto a educare i tedeschi all'azione politica, difendendo le conquiste del mondo moderno nei confronti di una concezione reazionaria (restauratrice e teutomane) dominante, volta a distruggere la visione della storia come progresso.
Complesso l'atteggiamento di Hegel nei confronti dei moti del 1830: se alla Rivoluzione di Luglio in Francia, pur dopo alcune esitazioni, riconosce piena legittimità storica, non altrettanto si può dire per la rivolu zione del Belgio cattolico contro l'Olanda protestante. "Il filosofo che, sulla base degli sconvolgimenti della Rivoluzione francese e dell'età napoleonica, aveva teorizzato la dialettica (... ) dopo la conclusione di tale periodo aveva elaborato uno schema e evoluzionistico e gradualistico in cui non sembrava esserci più posto per le categorie, pur centrali nella sua Logica come nella sua visione della storia, della contraddizioni e del salto qualitativo" (p. 515). Dopo il Congresso di Vienna, Hegel pensa a u na diffusione graduale e pacifica delle istituzioni liberali e ritiene avviata a soluzione la questione nazionale. Tutto ciò non ha però nulla a che spartire con una sua presunta involuzione politica o con un distacco dagli ideali della Rivoluzione francese, in quanto i moti in Belgio sono condannati perché, erroneamente, assimilati all'eversione clericale vandeana.
Losurdo ricostruisce infine le alterne fortune che la politica culturale di Hegel conoscerà dopo la morte del filosofo. Se, dopo la Rivoluzione di Luglio, tutti i momenti della ritrascrizione in chiave nazionale della storia della libertà diventano punto di riferimento per una parte significativa del movimento liberale, nel 1840 le cose cambiano con la salita al trono del "teutomane" Federico Guglielmo IV e ancor più col fallimento del Quarantotto: la dialettica hegeliana, vista come oggettivismo finalistico incapace di suscitare il sentimento dell'indipendenza nazionale, viene condannata proprio a partire dalla questione nazionale. Lo sviluppo d el movimento liberal-nazionale, che si appoggia alla dinastia e all'esercito prussiano, chiede che si facciano i conti con il filosofo che ammira la Rivoluzione francese e Napoleone. Il partito liberal-nazionale incarna l'abbandono da parte della borghesia post-quarantottesca di ogni ideale democratico e rivoluzionario, nonché l'alleanza con la reazione feudale. L'influenza di Hegel, parallelamente allo sviluppo dello sciovinismo culturale e politico, è ormai nulla. Con la guerra franco-prussiana e il completamento dell'unificazione nazionale, sotto l'egemonia degli Junker e di una borghesia che manifesta già le sue tendenze imperialistiche, Hegel è ormai condannato sia in Francia, come esemplare dello sciovinismo tedesco, che in Germania come antipatriottico e filonapoleonico. Solo Marx ed Engels lo rivalutano, definendo il movimento operaio erede della filosofia classica tedesca.
Con la prima guerra mondiale si sviluppa una linea di interpretazione dello sviluppo culturale e politico tedesco che vede lo sciovinismo procedere con la "divinizzazione dello Stato" attribuita a Hegel. Nel dopoguerra, la socialdemocrazia tedesca cerca di far riferimento al Kant della "pace perpetua", anche in contrapposizione alla violenza dei bolscevichi prigionieri, secondo Ber nstein, della dialettica hegeliana. Col nazismo, la polemica antistatalistica e antiegualitaria di Hitler è in evidente antitesi col pensiero hegeliano sullo Stato e nel fascismo, aldilà dell'apparente somiglianza con Hegel, lo Stato di Gentile è in realtà la comunità organica del romanticismo cattolico. Del darwinismo sociale Hegel è un critico ante litteram : la natura per lui è tutt'altro che un modello e inoltre la categoria hegeliana di "contraddizione oggettiva" è una critica anticipata dell'organicism o nazista che addebita le contraddizioni e i conflitti sociali ad agenti patogeni esterni: gli ebrei. Tutto ciò non è compreso da Popper, impegnato a individuare un'erronea continuità tra movimento nazionale e nazismo, che non si avvede come la reazione alla Rivoluzione francese si svolga all'insegna di quel nominalismo che col nazismo raggiungerà il suo trionfo. La rivendicazione dei diritti dell'individuo presuppone una definizione universale di individuo e di uomo come in Hegel. Concetto universale che viene distrutto dal nazismo. Sono in realtà razzismo e nazismo a essere, come Popper che parla di lotta eterna fra società aperte e chiuse, antistoricistici.
Parte prima: Alla ricerca del libro nazionale (I. Alla ricerca del libro nazionale)
Parte seconda: La "politica culturale" di Hegel a Berlino (II. Lutero come bandiera di lotta contro la Restaurazione; III. L'immagine di Federico II da Jena a Berlino; IV. Filosofia e poesia classica tedesca; V. La Prussia erede della Francia rivoluzionaria?)
Parte terza: Lotta politica e dibattito filosofico tra occupazione napoleonica e Rivoluzione di Luglio (VI. Hegel, l'espansionismo napoleonico e la questione nazionale tedesca; VII. Il "partito" di Schmalz, il "partito" di Hegel e il "partito" di Fries e Schleiermacher)
Parte quarta: La prosa della realtà, la poesia del dover essere e la consolazione della natura (VIII. Il romantico, il filisteo e lo Stato; IX. Decadenza del mondo moderno?; X. L'"ipocondria" come malattia nazionale tedesca)
Parte quinta: Hegel, i teutomani e la crisi internazionale del 1830 (XI. Hegel, i teutomani e la crisi internazionale del 1830)
Parte sesta: Sviluppo e crisi della "politica culturale" di Hegel (XII. Lo sviluppo del "partito" hegeliano dopo la Rivoluzione di Luglio; XIII. La questione nazionale, la scuola e l'immagine di Hegel)
Parte settima: La catastrofe della Germania e l'immagine di Hegel (XIV. La catastrofe della Germania e l'immagine di Hegel)
Domenico Losurdo (Sannicandro, Bari, 1941) è ordinario di Storia della filosofia presso l'Università degli Studi di Urbino. Fra i suoi numerosi lavori, molti dei quali tradotti in più lingue, ricordiamo: Autocensura e compromesso nel pensiero politico di Kant, Bibliopolis, Napoli 1983; Tra Hegel e Bimarck: la rivo luzione del 1848 e la crisi della cultura tedesca, Editori Riuniti, Roma 1983; La comunità, la morte, l'Occidente: Heidegger e l'ideologia della guerra , Bollati Boringhieri, Torino 1991; Hegel e la libertà dei moderni, Editori Riuniti, Roma 1992; Democrazia o bonapartismo: trionfo e decadenza del suffragio universale, Bollati Boringhieri, Torino 1993; Marx e il bilancio storico del Novecento, Bibliotheca, Gaeta 1993; La seconda Repubblica: libersimo, federalismo, postfascismo, Bollati Boringhieri, Torino 1994, Antonio Gramsci dal liberalismo al comunismo critico, Gamberetti, Roma 1997; Nietzsche. Per una biografia politica, Manifestolibri, Roma 1997; Dai fratelli Spaventa a Gramsci: per una storia politico-sociale della fortuna di Hegel in Italia, La città del sole, Napoli 1997; Il peccato originale del Novecento, Laterza, Roma-Bari 1998; Il revisionismo storico: problemi e miti, Laterza, Roma-Bari 1998.
http://www.hegel-institut.de/ (Istituto Hegel di Berlino)
http://www.hegel-gesellschaft.de/ (Società Internazionale Hegeliana)
http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=222 (Rai Educational pagina dedicata a Losurdo)