Storia della filosofia (medioevale)
Questo testo racchiude una conversazione tra Ahmed Djebbar, specialista di storia della scienza araba, e Jean Rosmorduc, anch'egli storico della scienza. In alcuni casi, il dialogo è interpolato da commenti e richiami che finalizzati a contestualizzare ciò di cui si parla nell'ambito della civiltà arabo-musulmana, senza tuttavia trascurare eventi e processi coevi del mondo occidentale.
L'intervallo temporale considerato si estende tra il IX e il XV secolo e comprende il periodo di massimo splendore della civiltà arabo-musulmana. L'Impero musulmano, nella sua massima estensione (secc. XII-XIV), andava dalla Spagna all'India, costituendo un crogiolo di popoli, culture ed esperienze (Abbasidi, Almoravidi, Selgiuchidi, Fatimidi ecc.). In Asia minore, unico baluardo dell'Occidente rimaneva, fino all'invasione selgiuchida (XI secolo), l'Impero bizantino. Con la sua caduta, i popoli arabi venn ero quindi a occupare un'estensione territoriale che riproponeva i confini dell'Impero di Alessandro Magno.
Dal punto di vista geografico, gli storici della scienza araba sono soliti distinguere tra un "nucleo centrale" e le "periferie" di questa civiltà. Il nucleo, in cui apparve la nuova religione (l'Islam), fondamento della civiltà araba e suo motore iniziale, è costituito dalla penisola arabica e da quella che si chiama "Mezzaluna fertile", lo spazio occupato dall'antica Siria, dalla Palestina e dall'Ira q. Sono territori che giacciono tra il Mediterraneo e il Mar Rosso e hanno accesso, ad Oriente, all'Oceano Indiano. Vi sono poi periferie via via più lontane rispetto a questo centro, ma non meno importanti dal punto di vista dei contributi allo sviluppo culturale e scientifico. Una prima periferia è composta da Persia, Egitto, Etiopia e alcuni altri luoghi che vennero presto a svolgere un ruolo altrettanto importante del centro. La seconda periferia include l'Afghanistan, il Turkestan, i Paesi del Maghreb (termine che per gli arabi indica l'Occidente nord-africano) e giunge fino alla Spagna, in Andalusia.
Queste, dunque, le coordinate spazio-temporali in cui si iscrivono le dimensioni trattate dall'autore. Alla definizione e disamina dell'uno e dell'altro viene dedicata la prima parte del libro. La cosa può risultare forse al lettore un po' pesante, sia quando si tratta di descrivere vicende storiche (primo capitolo) che nel momento in cui si va a contestualizzare lo sviluppo scientifico culturale di cui ci si occupa (secondo capitolo), affrontando nell'uno e nell'altro caso, seppure diversamente, questioni sociali, religiose, politiche ed economiche. A puntellare questa parte troviamo, tra l'altro, anche due tavole, alquanto utili, collocate all'inizio del l avoro, consistenti in una cartina geografica dei confini dell'Impero musulmano nei secoli di suo massimo splendore e una cronologia delle dinastie e dei popoli che si sono alternati tra VIII e XIX secolo, a partire da Arabi, Omayyadi e Sassanidi, fino a O ttomani, Safavidi e Grandi Moghul. (Da menzionare anche una tavola, posta tra Introduzione e primo capitolo, concernente la trascrizione latina delle lettere arabe.) Come si sottolinea nell'Introduzione, tuttavia, l'esigenza di tutto ciò risiede ovviamente nella mancata familiarizzazione con la storia della civiltà arabo-musulmana, all'interno del nostro sistema scolastico, e ancor meno con la storia delle scienze o, più in generale, quella dell'attività intellettuale prodotta dai popoli arabi nel periodo considerato.
Dal punto di vista della storia della storiografia scientifica, va registrato il vecchio e diffuso disinteresse nei confronti della scienza araba, nel mondo occidentale. Djebbar e Rosmorduc osservano che essa è stata addirittura denigrata da par te di autori come Ernest Renan o Pierre Duhem, a cavallo fra XIX e XX secolo. Qualcosa è cambiato dopo il Secondo conflitto mondiale, con la Conferenza di Bandung (1955) e le lotte di liberazione dei Paesi del Vicino- e Medio-Oriente, che hanno portato all 'attenzione pubblica dinamiche sociali e processi storico-culturali di alcune di queste nazioni, ma l'atteggiamento di base è rimasto essenzialmente lo stesso lungo tutto il Novecento. Nel contesto specifico italiano, Massimo Campanini osserva, nella Postfazione al lavoro, che "il libro di Djebbar e Rosmorduc colma un vuoto, poiché dalla pubblicazione (1977), da parte della benemerita collana di storia della scienza dell'editore Feltrinelli, di Scienza e civiltà nell'Islam di Seyyed Hossein Nasr, nessuno st udio complessivo sulla scienza araba e islamica aveva visto la luce in Italia" (p. 343). Egli auspica dunque che la pubblicazione di questo libro possa "essere un contributo a smuovere le acque della ricerca italiana sulla scienza araba" (ibidem).
I capitoli centrali del volume entrano pienamente nell'argomento, nell'agile forma, già ricordata, della conversazione, intercalata e puntellata da schede, approfondimenti tematici e illustrazioni. (Tutti i capitoli del libro hanno la medesima forma, ad eccezione della Postfazione all'edizione italiana.)
La scienza araba ha un'origine fondamentalmente religiosa, avendo all'inizio infatti uno stretto legame con l'interpretazione delle scritture coraniche e degli editti di Maometto (orali e poi messi per iscritto dai suoi collaboratori). Non è del tutto sbagliato parlare dunque di scienza "arabo-islamica", ma ciò non vuol dire che essa non s'è mai allontanata dalla radice religiosa. La sua storia è analoga e intrecciata a quella delle altre componenti della società in cui s'è sviluppata (letterarie, etiche, politiche, economiche, ecc.), tutte imbevute della cultura dell'Islam, ma v'è di certo stato il pieno raggiungimento del pensiero rigoroso astratto, che, anzi, può essere considerato altamente competitivo rispetto a lle scienze di altri popoli, culture e luoghi geografici.
Il terzo capitolo, intitolato "Eredità e scambi", scandaglia i contributi di società coeve o precedenti di cui la civiltà arabo-musulmana ha beneficiato, sul piano scientifico. Si sottolinea d'altronde il valore in sé della scienza araba, che ha poi variamente sviluppato i diversi spunti e condizionato a sua volta le discipline scientifiche di altri popoli. Nei capitoli 4-8 si passano quindi in rassegna i singoli ambiti disciplinari (astronomia, mate matica, fisica, scienze della Terra e della vita e chimica), cercando di evidenziare, in un caso o nell'altro, come sia palesemente erronea l'idea di scienza araba come semplice veicolo di trasmissione del sapere dalla Grecia antica all'Europa latino-medi evale o rinascimentale. Nel corso del lavoro vengono menzionati numerosi studiosi arabi (meri traduttori di opere filosofiche e scientifiche o estensori di ipotesi e teorie) ed è sembrato di certo necessario collocare alla fine del volume un Indice dei nomi . Molti di essi risultano probabilmente sconosciuti al lettore, oltre che difficilmente pronunciabili, ma alcune loro opere hanno esercitato nel mondo occidentale una grande influenza. A parte Avicenna (nome latino di Abu Ali al Husayn ibn Sina, autore, t r a altre cose, di un famoso Canone della medicina), si ricorderanno qui al-Isra'ili, al-Majusi o al-Zahrawi, nell'ambito della medicina; oppure al-Kindi e al-Haytham, nella matematica e (il secondo soprattutto) nell'ottica geometrica; altri contributi impo r tanti sono da segnalare nell'astronomia, con al-Majriti o al-Saffar. Le opere di questi e altri scienziati arabi furono tradotte in latino (da traduttori quali Gerardo da Cremona, Roberto di Chester, Giovanni di Siviglia detto l'Ispano, ecc.), circolando ampiamente in Europa fra XII e XV secolo. Sono molti i casi ricordati da Djebbar e Rosmorduc di autori arabi citati in lavori di studiosi occidentali, secondo cronologie e filiazioni ideali che giungono ad es. fino a Copernico, Tycho Brahe o Galilei, cio è fino alle soglie della scienza moderna.
Lo scopo dichiarato del volume, in effetti, è quello di mostrare i contributi originali che gli scienziati dei Paesi dell'Islam hanno fornito alla cultura mondiale. Oggi la scienza è ormai globalizzata e internazional izzata, universalizzata epistemologicamente, come l'economia, i rischi ecologici, ecc. Ma nel passato, e nella fattispecie nel Medioevo, aveva del tutto senso distinguere la scienza araba da quella greco-latina, cinese, indiana, ecc. E, se è crollato lo stereotipo del Medioevo come un'età oscura e paludosa, per quanto riguarda gli sviluppi scientifico-culturali, altrettanto va abbattuto il mito di un sapere universale nato nella Grecia antica e risorto a nuova vita all'alba dell'Età moderna. Anche la grande tradizione arabo-islamica ha svolto un ruolo importante nel preparare la rivoluzione scientifica. Da questo punto di vista, il volume di Djebbar e Rosmorduc è di certo un gran contenitore d'informazioni, spunti e riflessioni; sicuramente un ottimo inizio per chi voglia approfondire opportunamente i temi trattati.
Introduzione
Trascrizione latina delle lettere arabe
Cap. 1 Avvento e sviluppo dell'impero musulmano
Cap. 2 Le scienze nei paesi dell'Islam
Cap. 3 Eredità e scambi
Cap. 4 L'astronomia
Cap. 5 La matematica
Cap. 6 La fisica
Cap. 7 Le scienze della Terra e della vita
Cap. 8 La chimica
A mo' di conclusione
Bibliografia
Postfazione (di Massimo Campanini)
Ahmed Djebbar, storico d'origine algerina di scienza araba, lavora presso il Groupe d'Histoire et de le Diffusion des Sciences d'Orsay, dell'Università Paris-Sud, in Francia. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: Les mathé matiques dans l'Oeuvre d'Ibn Sina (Mathematics in the works of Avicenna), Actes des Journées d'Etudes Avicenne, Marrakech ( Maroc), 25-26 septembre 1998, Groupe d'Etude Ibn Sina (G.E.I.S.), 1999, pp. 51-70.
L'intervistatore di Djebbar nel volume qui recensito è Jean Rosmorduc, professore di storia della scienza all'Università della Bretagna occidentale (Brest).
Home page del Groupe d'histoire et de diffusion des sciences d'Orsay (GHDSO), ospitato nel sito dell'Université Paris-Sud: http://www.u-psud.fr/Orsay/default.nsf/Page/GHDSO.
Organizzazioni che si occupano di storia della scienza araba:
- Algerian Society for the History of Mathematics/ Association Algerienne d'Histoire des Mathematiques (ASHM):
http://www.ashm.ass.dz
- The International Commission for the History of Science in Islamic Civilization (ICHSIC):
http://www.ou.edu/islamsci.
- International Society for History of Arabic and Islamic Sciences and Philosophy (SIHSPAI); contact:
ahmedhasnaoui@mageos.com