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Nozick, Robert, Invariances: the Structure of the Objective World.
Cambridge (MA), Harvard University Press, 2001, pp. X+416, USD 35,00, ISBN 0-674-00631-3

Recensione di Salvatore Stefanelli – 05/05/2003

Filosofia teoretica (metafisica) (ontologia)

Indice - L'autore - Link - Bibliografia

Il testo qui recensito è l’ultimo lavoro, forse il più ambizioso, di Robert Nozick – lavoro che ha assunto inaspettatamente il carattere di testamento spirituale del filosofo. Infatti, Invariances. The Structure of the Objective World (2001) è stato pubblicato solo pochi mesi prima che l’autore venisse a mancare, il 23 gennaio 2002.

Robert Nozick ha la sua genesi intellettuale di stampo analitico alla Harvard University, dove all’età di 30 anni è nominato Full Professor di filosofia, il più giovane professore di filosofia mai nominato in quella sede. La sua notorietà extra-accademica giunge con Anarchia, Stato e Utopia (1974), ma allo stesso tempo fece assurgere agli onori accademici il libertarismo, e infatti giustamente Tibor R. Machan ha posto il titolo: “The Man Who Made Libertarianism Academically Respectable” ad un articolo scritto in onore di Nozick. L’opera nozickiana nasce come aperta critica al liberalismo welfarista ed egualitario sostenuto da Rawls in Una teoria della giustizia (1971). Sulla scia dell’anarco-capitalismo di Murray Rothbard e partendo dall’asserto che “gli individui hanno diritti: ci sono cose che nessuno, persona o gruppo, può fare loro (senza violarne i diritti)”, Nozick pone un interrogativo che mina alle fondamenta le illusioni disseminate da qualsiasi forsennato interventismo pubblico:  “Tale è la forza e la portata di questi diritti da sollevare il problema di cosa possano fare lo stato e i suoi funzionari, se qualcosa possono fare. Quanto spazio lasciano allo stato i diritti degli individui?” (Anarchia, Stato e Utopia, p.17). La tesi proposta porta a rivedere i vincoli derivanti dall’essere cittadini di uno stato e auspica un “stato ultraminimo”, con “le funzioni di proteggere tutti i suoi cittadini da violenza, furto e frode, e di tutela dei contratti” (ibid., p.48). La riflessione di Nozick non costituì solo una provocazione, ma divenne il termine di paragone obbligato per quanti volessero affrontare in modo costruttivo i temi del liberalismo: il suo lavoro e quello di Rawls non possono vivere di vita autonoma, perché “è  in realtà difficile comprendere [il testo di Rawls] senza aver inteso la teoria della giustizia di Nozick stesso, così come non è possibile accedere alla critica di Rawls senza passare attraverso la teoria del titolo valido [di Nozick]” (Sebastiano Maffettone, Presentazione di Anarchia, Stato e Utopia, p.13).

Svestendo gli inadatti panni dell’ideologo (in una intervista ebbe a dire:“Non ho alcuna intenzione di passare la mia vita a scrivere ‘Il figlio di Anarchia, Stato e Utopia’; questa espressione viene riportata in George M. Kraw, Libertarians and their Discontents, vedi Links), Nozick si dedica a una ricerca filosofica ad ampio raggio, dalla quale scaturiscono opere come: Spiegazioni filosofiche (1981), dedicato alla natura della conoscenza, all’identità personale, al libero arbitrio e ai fondamenti dell’etica; La vita pensata (1989), un testo di riflessioni su temi quali l’amore, la felicità e la creatività, il male e l’Olocausto; La natura della razionalità (1993), ove si affronta il tema della razionalità e viene presentata un’ardita teoria dell’agire razionale; Puzzles socratici (1997), antologia comprendente saggi, recensioni e brevi fiction filosofiche con le quali si pone in risalto “il contenuto emotivo delle idee e dei problemi filosofici” (p. 13).

A conclusione dell’itinerario del pensiero nozickiano troviamo, quasi come una summa metafisica, Invariances, meditazione sulle più fondamentali questioni della filosofia. L’incipit ne è testimone: ”Philosophy begins in wonder” (p. 1) - la filosofia inizia con il porsi domande, ha la sua forza propulsiva nell’indagine alimentata dalla curiosità e ancor di più dalla capacità dell’uomo di stupirsi. Questo interrogarsi con stupore dà vita a Invariances e coinvolge subito il lettore, mentre Nozick affronta una notevole varietà di significative questioni, rivelando le sorprendenti connessioni che le intrecciano e gettando nuova luce su problematiche sempre aperte. La ricerca di risposte a queste domande impegna Nozick a spaziare dalla teoria della relatività alla teoria dei quanti, dalla cosmologia alla logica modale, dalla topologia alla biologia, dalle neuroscienze alla psicologia cognitiva, dalla teoria dei giochi alla teoria delle decisioni.

Dal momento che, alla pari di ogni nuova spedizione, la filosofia necessita di audaci esploratori ma anche di precisi cartografi, la mappa di Invariances è chiaramente suddivisa per guidare il lettore in cinque ‘regioni’, delle quali le prime tre: 1. relativismo e verità, 2. invarianza e oggettività, 3. necessità e contingenza, riguardano la struttura oggettiva del mondo, mentre 4. il regno della coscienza e 5. l’origine dell’etica riguardano il mondo umano come parte del mondo oggettivo.

Prima di iniziare il suo percorso, Nozick precisa il metodo che seguirà in alternativa al “method of proof” che “is not as aunalloyed a friend of truth as might have appeared” (p. 4). Propone invece “a series of disciplined philosophical forays” (p. 6) che portino a sempre nuove illuminanti posizioni da tessere insieme in una interessante struttura che funga da piattaforma da cui lanciare nuove sortite verso ulteriori posizioni. In definitiva, il metodo nozickiano “is not designed to induce belief in something or the acceptance of it as true (…). Belief is not the only coin of the philosophical realm” (p. 6). Questo metodo può spiegare perché in Invariances l’A. ponga altrettanti interrogativi per quante risposte fornisca: il suo non è un chiedersi del tutto gratuito come sia possibile conoscere la realtà. Nozick tende ad ampliare l’esplorazione più che a fornire prove conclusive: “Yet although the transformation of philosophical questions into testable factual hypotheses is not the sole method of philosophy, that sharpening of the questions is one way to open new avenues of progress. Another way is to pose new questions” (p. 11).

 

Il primo capitolo affronta il tema dei rapporti fra verità e relativismo e individua una sorprendente connessione fra scienza e filosofia, collegandosi in particolar modo alla teoria dei quanti (secondo la cosiddetta ‘interpretazione di Copenaghen’) e alla teoria della relatività, per giungere alla conclusione suffragata da risultati empirici che la verità è relativa allo spazio e al tempo. A proposito del rapporto fra verità e tempo, Nozick non dimentica i classici e fa riferimento al noto esempio di “una battaglia navale che ci sarà domani” citato da Aristotele in Dell’espressione (IX, 19a, 30-35). Comunque, l’A. dà spazio alla possibilità contraria affermando che “the Aristotelian-Copenhagen interpretation of truth is not put forward as a necessary truth about truth. I do not claim that truth must be rooted in space-time” (p. 43). Solo tramite la common knowledge, cioè la conoscenza condivisa e derivante dal fatto che tutti hanno operato un common registering di ogni verità in ogni spazio-tempo, ”truth trascends being rooted in space and time only when there is common registering, throughout all of space and time, of each and every local fact” (p. 44).

 

Per quanto riguarda il contesto umano, la verità non è socialmente relativa, nel senso che non varia in base alla razza, al sesso o alle preferenze sessuali ecc. La credenza circa l’essere relativo o assoluto della verità tende a modificarsi a seconda di come si desidera che vadano le cose. In questo contesto, pur rendendosi conto che la verità forse non è così assoluta come gli sarebbe piaciuto che fosse, l’A. cerca di affrontare il relativismo non definendolo incoerente secondo gli argomenti più diffusi (se la verità è assoluta, che cosa ha di speciale? Perché non ci sono altre verità assolute? Ma se la verità è solo relativa, perché dovrei credere in essa?), bensì secondo l’approccio più interessante che considera il relativismo coerente ma falso. Perciò il non-relativismo negherebbe qualcosa di coerente e avrebbe un contenuto empirico popperiano. Seguendo questa impostazione, Nozick ha cercato di strutturare un relativismo coerente per dimostrarne la falsità.

 

Nel secondo capitolo viene affrontato il tema dell’oggettività sempre alla luce delle evoluzioni della scienza. L’oggettività viene innanzitutto considerata in base a tre caratteristiche:  l’accesso multiplo, in base al quale un fatto è oggettivo se è accessibile da sensi differenti, da punti di vista differenti, in tempi diversi; correlata a esso è l’intersoggettività, cioè la possibilità d’una intesa tra soggetti diversi circa un dato fatto; infine l’indipendenza: “If p is an objective truth, then it holds independently of people’s beliefs, desires, hopes, and observations or measurements that p” (p. 76). Queste tre caratteristiche sono essenziali solo se considerate nel complesso; ma ciò non basta: Nozick propone una quarta fondamentale caratteristica per dare ragione della inclusione nella nozione di oggettività delle altre tre. La radice profonda dell’oggettività è l’invarianza attraverso le trasformazioni. I settori scientifici verso cui Nozick riconosce di essere in debito e per la terminologia e per il concetto sono vari. Innanzitutto la fisica, dove Dirac afferma che “le cose importanti nel mondo si presentano come le invarianti (...) di trasformazioni” (The Principle of Quantum Mechanics, p. vii); la matematica, dove Klein classifica gli oggetti geometrici in base alla loro invarianza sotto le trasformazioni ammissibili per le entità geometriche; le scienze della percezione, con la teoria retinica della visione dei colori di Edwin Land; la “psicologia ecologica” di Gibson, secondo il quale i sistemi percettivi assorbono elementi invarianti dall’ambiente perché “l’animale e l’ambiente formano una coppia indivisibile. Ciascun termine implica l’altro. Nessun animale potrebbe esistere senza un ambiente che lo circonda” (The Ecological Approach to Visual Perception, p. 9). Gli esseri viventi, indistintamente pur se in varie gradazioni, da sempre cercano un certo numero di invarianti ai quali agganciare sensazioni, pensieri e azioni per assicurarsi la sopravvivenza. Quella scheggia di universo che è il nostro cervello cerca invarianti a motivo della sua stessa struttura risultante dal processo evolutivo che ha inculcato nei nostri cervelli certe categorie che alcuni filosofi definirebbero ‘innate’: “Evolution has built the equivalent of certain inferencers or theories into our observations, selecting for structures in our visual systems (…). We don’t need to infer from the sensory stimulation that things in the world are a certain way; evolution has made the inference for us” (p. 107).

 

La novità apportata da Nozick è la graduazione delle invarianze, derivante dal fatto che alcune proprietà sono più resistenti, più profonde di altre per essere raggiunte da determinate trasformazioni; di conseguenza, anche all’oggettività si può applicare la nozione di profondità in modo che “for some purposes, we do better to speak of degrees of objectivity” (p. 97). Sulla base di questa impostazione possiamo conoscere lo “scopo e i limiti” dell’invarianza di qualcosa: “To understand something we want to know the transformations it is invariant under and also the transformations it is variant under” (p. 78).

 

Nel contesto della discussione sull’oggettività, da segnalare è un argomento contro l’affermazione di Popper, secondo il quale: l’induzione non può essere giustificata, le uniche inferenze che i dati sostengono sono d’ordine deduttivo e per trarre alcune conseguenze dalle ipotesi fatte e per vedere se esse sono vere, noi sottoponiamo a prova le ipotesi, ma non abbiamo ragioni per credere che un’ipotesi già positivamente sperimentata in passato riuscirà a superare questi nuovi test. Secondo Popper, quindi, non vi è alcuna giustificabile predizione circa il ‘come’ l’ipotesi si comporterà in futuro; il grado di avvaloramento di un’ipotesi è posto in un enunciato storico che descrive quanto accuratamente questa ipotesi sia stata messa alla prova in passato. “It is worth pointing out that Popper cannot consistently combine this doctrine with his acceptance of the doctrine that the wider the variety of circumstances under which a hypothesis is tested, the more severely it has been tested; repeating the same test over and over again does not (any longer) constitute severely testing the hypothesis” - e qui Nozick dice qualcosa di più forte rispetto a quanto finora sia stato detto in merito, e cioè: “Therefore, Popper’s philosophy of science is, in a certain way, incoherent” (p. 103).

 

Di fronte all’impostazione popperiana, basta un minimo di attenzione perché il buon senso ci faccia dire: “…ma è una cosa da pazzi che io non debba più avere ragione di credere che se salto fuori dalla finestra cadrò giù nella strada invece che svolazzare nell’aria” o qualche altra cosa del genere. Le conclusioni anti-induttive di Popper sono state sempre ritenute controintuitive, per non dire assurde, tuttavia si è avuta l’abilità di re-immetterle nel tritatutto da parte dello stesso Popper e dei suoi seguaci per renderle meno dure da mandar giù.

 

Il terzo capitolo argomenta su necessità e contingenza e l’incipit è indicativo circa l’impostazione di Nozick: “Necessary truths are invariant across all possibile worlds, contingent ones across only some. No wonder necessity lures philosophers. It is the flame, the philosopher the moth” (p. 120). Il dominio della necessità viene notevolmente ridimensionato (si veda il paragrafo che demolisce il celebre argomento di Kripke e Putnam sulla presunta necessità che l’acqua sia H2O). A fronte di particolari necessità, ci accorgiamo di avere una immaginazione così limitata da non riuscire a concepire dei controesempi: da questa limitazione, forse utile evolutivamente, è derivato che “the lack of invention is the mother of necessity” (p. 136). Per quanto concerne il tema della contingenza, viene sviluppata l’utile nozione che formula una scala di misurazione del grado di contingenza di un enunciato o per chiarire la natura della spiegazione di un evento o di una legge.

 

Con gli ultimi due capitoli si entra nel mondo umano, considerato come parte del mondo oggettivo, esplorando il regno della coscienza e indagando sull’origine dell’etica. Per quanto concerne la coscienza, viene considerata sulla base delle più recenti acquisizioni nel campo delle neuroscienze (per esempio il ‘correlato neurologico’ della coscienza) come risultato del processo di fusione di flussi di informazione nel cervello. Partendo dalla teoria della “Zoom-Lens” dell’attenzione, che si collega alla scoperta del fatto che quando viene chiesto a qualcuno di immaginare qualcosa viene attivata la stessa zona della corteccia visiva utilizzata quando si guarda qualcosa, si spiega come adattiamo con più precisione il nostro comportamento ai contorni delle cose del mondo oppure ‘zoomiamo’ in varia misura sugli aspetti del mondo per portarli al ‘centro della scena’. Quindi vengono esaminati i vari livelli della consapevolezza, partendo dalla registrazione di sensazioni, eventi ecc., alla registrazione della registrazione, dalla consapevolezza all’auto-consapevolezza per arrivare dalla semplice osservazione, tramite l’attenzione, alla concentrazione. “Each level or gradatioin of awareness involves the activity of a certain fraction of the relevant portions of the brain, as is shown in various measurements of brain activity” (p. 233). In questa spiegazione del comportamento fisico di un sistema, come pure dell’adattarsi di questo comportamento al mondo, parrebbe che l’A. non senta la necessità di appellarsi alla presenza di una qualche caratteristica soggettiva del comportamento. Seguendo la sua argomentazione si può evincere che a questa obiezione, comunque non fuori luogo, si potrebbe rispondere dicendo che non si deve far riferimento a una ‘caratteristica soggettiva’, bensì a fenomeni e processi causali emergenti, nel senso che non sono riducibili a leggi generali che si applicano anche a processi non-coscienti. Quindi, anche se si ribatte dicendo che per spiegare un comportamento non ci si deve riferire all’aspetto cosciente delle cose, ma ci si appella a una legge causale per spiegarlo, bisogna tener presente quella legge si applica a certi tipi di sistemi complessi e non è derivabile dalla concatenazione di leggi causali che si applicano a sistemi più semplici. In tal caso, più che avere una scienza unificata, ci si troverebbe di fronte a una causalità diffusa, tanto che si potrebbe dire: “Se non fosse cosciente, ciò non accadrebbe”. Quindi la coscienza limita la presenza di particolari proprietà causali non riducibili a proprietà più generali.

 

Nel quinto e ultimo capitolo, l’A. affronta il tema dell’etica distaccandosi nettamente dall’impostazione di sapore kantiano dato al tema in Anarchia, Stato e Utopia e dall’argomentazione condotta sul valore dell’unità organica in Spiegazioni filosofiche. In Invariances viene sottolineato e discusso in modo particolare l’influsso dei meccanismi evolutivi per spiegare la coordinazione fra comportamento e vantaggio reciproco: “The function of ethics, of ethical norms and ethical beliefs, is to coordinate our actions with those of others to mutual benefit in a way that goes beyond the coordination achieved through evolutionarily instilled desires and patterns of behavior (including self-sacrificing behavior toward biological relatives). The coordination that ethics achieves is more extensive and better adapted to new and changing circumstances and opportunities” (p. 240).

 

L’evoluzione ha instillato dentro gli uomini un “normativity module”, cioè una capacità di attenersi alle regole e di qui consegue una innata predisposizione a seguire alcune o altre regole, per esempio quelle del nucleo parentale o quelle del gruppo di amici. “Si è verificata all’interno dei nostri apparati cognitivi ed emotivi una selezione di un operatore della normatività, un operatore che collega internamente un ‘dovere’ ad un certo comportamento o a schemi di comportamento” (p. 271). In questo modulo normativo potremmo individuare una spiegazione di quello che H.A.L. Hart, in Il concetto del diritto, descrive come predisposizione interiore il fatto che la gente considera la norma che impone di fare qualcosa come una ragione (prima facie) di agire in quel modo ed altrettanto come una ragione (prima facie) di criticare gli altri che non si attengono al disposto dalla norma.

 

Nozick delinea così una serie di levels of ethics: “The first layer is the ethics of respect, which corresponds to an (extended) ethics mandating cooperation to mutual benefit. Here there are rules and principles mandating respecting another (adult) person’s life and autonomy, forbidding murder and enslavement, restricting interference with a person’s domain of choice, and issuing in a set of (what have been termed negative) rights” (p. 280). Altri livelli, quale l’etica dell’assistenza, vanno al di là del dovere di non interferenza con gli altri e richiedono un aiuto fattivo verso gli altri. A fronte di questi vari livelli emerge lo spirito libertarian di Nozick: “The ethics of respect (…) is the part, the one part (I think) that is (that should be) mandatory cross all societies (…). Some particular society may attempt to make one or another of these further levels mandatory within it (…). I also believe (…) that no society should take this further step. All that any society should (coercively) demand is adherence to the ethics of respect” (pp. 281-282). Infatti, se non ci si attiene al principio che limita la coercizione solo per la morale del rispetto, si mancherebbe di considerazione verso le scelte volontarie e si interferirebbe forzatamente con esse. È questo primo livello che ci consente di vivere la vita che abbiamo scelto, ma non tutti riconoscono l’importanza primaria di questo livello. Per spiegare questo atteggiamento, l’A. parla del “Principle of Proportional Ranking” (p. 282), secondo il quale si classificano le cose secondo il posto che occupano secondo un’altra grandezza (per esempio: più non è deperibile un cibo che si possiede, più è considerato migliore; più una persona è forte, più è tenuta in considerazione). Questo principio spiega la ragione per cui si ritiene che più una cosa è importante più deve essere fatta rispettare e perché vi sono differenti modi di considerare il ruolo che gioca l’importanza nel decidere fra ciò che il pensiero libertario considera più importante e ciò che invece è più importante per i sostenitori del welfare-state. Nella ricerca del fondamento dell’obbligatorietà nell’etica, il punto di arrivo per Nozick sta nella funzione dell’auto-consapevolezza e dalla disamina della relazione intercorrente fra funzione e valore. “If conscious self-awareness was selected for because it makes us capable of ethical behavior, then ethics, even the very first layer of the ethics of respect, truly is what makes us human. A satisfying conclusion. And one with some normative force” (p. 300). Proprio sul concetto di umano e di instabilità dell’umano, sul fatto che non esistono punti fissi nello sviluppo dell’umanità, si fonda il saluto del filosofo che, anche se non può immaginare in base alle modifiche che la genetica e le neuroscienze del futuro porteranno alla natura umana come la penseranno i filosofi del futuro, spera che questi siano in grado di guardare indietro e riconoscerci come affini. Infatti, quasi a chiudere tra virgolette l’intero suo discorso, così come ha iniziato Nozick chiude dicendo “philosophy begins in wonder” e aggiunge: “It never ends”.

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INTRODUCTION: ON PHILOSOPHICAL METHOD

I. THE STRUCTURE OF THE OBJECTIVE WORLD

1. Truth and Relativism (Is Truth Relative? – Who Wants Relativism? – Truth in Space and Time – The Truth Property – Is a Theory of Truth Possible? – Is Truth Socially Relative? – Does Relativism Undercut Itself? – The Correspondence Theory)

2. Invariance and Objectivity (Objective Facts – Admissible Transformations – Two Types of Philosophical Account – The Ordering of Objectiveness – Intersubjectivity – Objective Beliefs and Biasing Factors – Dimensions of Truth – The Objectivity of Science – The Functional View – Undetermination of Theory – Rationality, Progress, Objectivity and Veridicality)

3. Necessity and Contingency (Epistemology of Necessity – Cross-Classifications – On the Supposed Necessity of Water’s Being H2O – The Withering of Metaphysical Necessity – Explaining Away Necessities – Logical and Mathematical Necessity – Degrees of Contingency – The Nature of Actuality – The Ultimate Theory of the World)

II. THE HUMAN WORLD AS PART OF THE OBJECTIVE WORLD

4. The Realm of Consciousness (The Function of Consciousness – Gradations of Awareness – The Context of Consciousness – The Zoom-Lens Theory – Synthesizing and Filtering Data – Common Knowledge – The Functions of Phenomenology – Mind-Body Relations)

5. The Genealogy of Ethics (The Theory of Ethics – The Ubiquity of Ethics – Coordination to Mutual Benefit – Coordination via Ethical Norms – The Evaluation of Systems of Coordination – The Core Principle of Ethics – Normative Force and the Normativity Module – Evaluative Capacities – Higher Layers of Ethics – Ethical Truth and Ethical Objectivity – The Unpredictability of Human Behavior – Ethics and Conscious Self-Awareness)

NOTES

INDEX

torna all'inizioL'autore

Robert Nozick (1938-2002), tra le figure più prestigiose della filosofia contemporanea statunitense, ha scritto opere di rilievo nei più importanti settori della filosofia: dalla filosofia della politica con Anarchia, Stato e Utopia (trad. it., Milano 2000) all’epistemologia, l’identità personale, il libero arbitrio e i fondamenti dell’etica con Spiegazioni filosofiche (trad. it., Milano 1981) sino alle teorie della decisione razionale e della credenza razionale con La Natura della Razionalità (trad. it., Milano 1993).

torna all'inizioLink

http://www.hup.harvard.edu/pdf/nozinv.pdf

Capitolo introduttivo di Invariances

http://www.news.harvard.edu/gazette/1998/10.01/RobertNozickNam.html

Biografia dell’autore

http://www.cato.org/pubs/policy_report/cpr-20n1-1.html

Un saggio di Nozick sul perché gli intellettuali sono critici del capitalismo nonostante i privilegi e la libertà di cui usufruiscono

http://www.law.com/regionals/ca/opinions/stories/edt0206_kraw.shtml

Un articolo sul pensiero di Nozick in merito al dibattito giuridico sui diritti individuali

torna all'inizioBibliografia

ARISTOTELE, Dell’espressione, in Id., Organon, Milano,2003.

P.M. DIRAC, The Principle of Quantum Mechanics, Oxford,1947 [trad. it. I princìpi della meccanica quantistica, Torino, 1971]

J.J. GIBSON, The Ecological Approach to Visual Perception, Boston,1979 [trad. it. Un approccio ecologico alla percezione visiva, Bologna, 1999].

W. HEISENBERG, L’interpretazione di Copenaghen della teoria dei quanta, in Id., Physics and Philosophy, 1958 [trad. it. Fisica e filosofia, Milano,1966]

T. R. MACHAN, The Man Who Made Libertarianism Academically Respectable in “The Laissez Faire City Times”, Vol. 6, N.4, 2002.

R. NOZICK, Anarchy, State and Utopia,1974 [trad. it. Anarchia, Stato  e Utopia, Milano, 2000]

R. NOZICK, Socratic Puzzles,1997 [trad. it. Puzzle socratici, Milano, 1999]

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