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De Mori, Barbara, Diritti morali ed etica normativa. Tra deontologismo kantiano e consequenzialismo utilitarista.
Pisa, Edizioni ETS (Filosofia), 2002, pp. 198, Euro 13,00, ISBN 88-467-0613-7

Nota di Emanuele Bardone - 11/05/2003

Etica (consequenzialismo) (deontologismo) (diritti), Filosofia politica

Indice - L'autore - Bibliografia

Nel dibattito etico contemporaneo si possono rintracciare principalmente due modi alternativi di rispondere alla domanda socratica su “come dobbiamo vivere”. Da ciò deriva la progressiva insoddisfazione per le risposte che queste due tipi di teorie danno al problema.

I due modi alternativi di leggere la domanda socratica si sono dislocati entro due fondamentali direttrici; la prima fa capo al consequenzalismo, la seconda al deontologismo. Nel primo caso si ritiene saliente, nel definire una vita come buona, guardare alle conseguenze che, azioni, condotte, scelte, possono comportare nel corso del tempo. Nel secondo caso l’elemento tipico della moralità è rintracciato più sul tipo di azioni che si devono compiere alla luce di una serie di principi guida, al di là delle conseguenze che queste possono produrre.

L’insoddisfazione è legata ai limiti strutturali che queste due impostazioni portano con sé e da questa insoddisfazione nasce l’esigenza di riprogettare teorie morali, che cerchino il più possibile di evitare l’accusa di riduzionismo, spesse volte avanzata sia contro i consquenzalisti, sia contro i deontologi. In questo contesto si è sviluppata una sorta di terza via, che è rappresentata dalla cosiddetta etica dei diritti.

Il libro Diritti morali ed etica normativa di Barbara De Mori si muove proprio entro questa direzione, di approfondimento e di studio di una sfera della vita morale dell’individuo, avvolta per lo più da curiosità mista a scetticismo.

La curiosità è stata destata a partire dalla celebre espressione di Ronald Dworkin “taking rights seriously”, ed è legata storicamente ai movimenti politici di liberazione, nati a partire dalla fine degli anni Sessanta. Lo scetticismo invece è sorto a margine dei fallimenti, a detta di De Mori, a cui i tentativi di rendere percorribile questa terza via sono andati incontro. Del resto “diritto, come “uguaglianza” o “libertà, è un termine talmente inflazionato nel linguaggio ordinario, che spesse volte si può rischiare di mancare clamorosamente l’obiettivo teorico, a causa della confusione e dei fraintendimenti a cui inevitabilmente un determinato termine è soggetto. Un diritto, come la stessa De Mori osserva, può essere “una pretesa, una libertà, un’immunità, un potere”. Inoltre, l’utilizzo del termine è spesse volte legato a contesti giuridici, tanto da cancellare, o per lo meno, insabbiare il suo significato morale.

In questa confusione, l’autrice riconosce principalmente due ostacoli nel cercare di abbozzare una teoria etica incentrata sui diritti: il primo è rintracciabile nei tentativi di riduzione del discorso morale sui diritti, sia al consequenzialismo, sia al deontologismo. La seconda riguarda la presunta accusa per cui un’etica dei diritti sarebbe una moralità impoverita.

I tentativi di riduzione al consequenzialismo, e in particolare all’utilitarismo, sono stati sviluppati entro due aspetti. Da un lato l’importanza dei diritti è stata legata alla promozione di benessere, quindi entro un quadro tipicamente welfarista; dall’altro si può riconoscere il tentativo di dare importanza ai diritti, nel senso di una massimizzazione della tutela degli stessi. Anche in questo caso, non viene abbandonato il riferimento al metodo aggregazionista tipico dell’utilitarismo, che preordina il raggiungimento di un obbiettivo indipendentemente dal come esso venga raggiunto. In una teoria che “prenda sul serio” i diritti, questo non può avvenire, proprio perché viene valorizzata la separatezza delle persone e l’impossibilità di ammettere qualsiasi principio aggregativo, che violi il diritto di qualcuno.

Per quanto concerne i tentativi di riduzione al deontologismo, ci si riferisce a due critiche interessanti; la prima sostiene che i diritti siano esprimibili sotto forma di doveri, cioè l’avere un diritto comporta necessariamente il dovere di qualcuno di rispettarlo. Espresso in questo modo, sembrerebbe che il discorso sui diritti sia vincolato entro un quadro tipicamente deontologico, cioè a un insieme di doveri. Tuttavia, e questa è la contro-obiezione di De Mori, non è detto che ad ogni diritto corrisponda un dovere; in modo molto acuto l’autrice distingue fra l’affermazione di un diritto e il suo esercizio: “La domanda circa quali doveri si correlino a un determinato diritto viene dopo (e non necessariamente ) che sia stata affermata l’esistenza e la funzione del diritto in questione”.

La seconda critica ha a che fare con un certo tipo di teorie deontologiche, quelle contrattualiste. Sebbene esse abbiano a che fare direttamente con il linguaggio dei diritti, sembrano però esaurire il discorso a livello istituzionale. In altre parole, la cornice, cui si fa riferimento, è quella di istituzioni giuste, e non quella di chiarire il significato e la portata dei diritti nella vita morale delle persone.

La seconda classe di obiezioni, menzionata sopra, ha a che fare invece con l’idea per cui quella dei diritti sarebbe un ‘etica impoverita.

Secondo De Mori, questa interpretazione dipende il larga misura dalla considerazione riduzionista, che i diritti sono da intendere in senso meramente giuridico. In altre parole, i diritti sembrano avere a che fare unicamente con la dimensione del diritto, e non con quella della morale. In realtà, come afferma la stessa autrice, “è solo a partire da un diritto morale e non certo da un diritto giuridico, che, ad esempio, è possibile mettere in discussione o limitare l’operato dei legislatori oppure opporsi ad un potere ingiusto […]” (pag. 33). In altre parole, la forza normativa di un diritto giuridico trova la sua radice in un diritto antecedente all’ordinamento positivo, che è da rintracciare nella dimensione morale dello stesso.

Il quadro fino ad ora delineato lascia aperta la questione più importante e centrale del libro: che cosa sono questi diritti? Perché occorre prenderli sul serio? Dal punto di vista critico, credo che questa sia anche la nota dolente del libro, per altro molto ricco di spunti e di riflessioni.

In apertura, l’autrice cita il problema hohfeldiano della plurivocità del termine, senza tuttavia fare le debite distinzioni. Come già accennato sopra, un diritto può esprimere una pretesa, una libertà, un'immunità, ecc..

Anche l’interpretazione del diritto come “titolarità”, che viene avanzata in apertura del Capitolo I, non viene mai discussa in modo approfondito anche laddove, non senza acume filosofico, si cerca di abbozzare una teoria basata sui diritti.

Inoltre mi pare che una teoria morale così definita possa essere debole laddove l’obiettivo diventa proprio quello di giustificare ciò che è giusto o ciò che è bene fare. De Mori sostiene che ciò che è bene o doveroso fare trova “realizzazione alla luce di ciò che si ha diritto di fare” [p. 39]. Tuttavia il diritto alla vita, o il diritto al lavoro, non sono gli elementi fondanti di una catena argomentativa, ma costituiscono il nucleo stesso da giustificare, e possono trovare un significato proprio alla luce di una teoria del valore. Non è chiaro quindi in che senso i diritti possano servire come base teorica per identificare ciò che è giusto o ciò che è bene;  in questo caso si rischierebbe di perdere il loro contenuto normativo, che è proprio ciò che l’autrice vuole evitare.

Eppure, mi pare, che proprio questo sia il rischio; i diritti possono essere di una teoria etica, per così dire, la forma grammaticale del valore: tuttavia mi pare azzardato pensare di definire ciò che vale, proprio da una mera definizione formale, per quanto complessa possa essere, a meno di non considerare saliente per una teoria etica riflettere e approfondire le questioni legate a ciò che vale (moralmente).

torna all'inizioIndice

Capitolo I - Diritti ed etica normativa; capitolo II -  I tentativi di 'riduzione': l'utilitarismo; capitolo III - I tentativi di 'riduzione': il deontologismo kantiano; capitolo IV - Diritti morali e teorie dei diritti; capitolo V - Per una teoria morale basata sui diritti; Conlcusione; Nota bibliografica; Indice dei nomi.

torna all'inizioL'autore

Barbara De Mori (Verona 1971) si è laureata in Filosofia all’Università di Padova. È autrice di un volume sul pensiero morale di J.L. Mackie (Inventare il giusto e l’ingiusto. Saggio sull’etica di J.L. Mackie, 1998) e di un saggio sui diritti morali (Cosa sono i diritti morali? Un punto di vista analitico, 2000). Attualmente lavora come borsista presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Padova.

torna all'inizioBibliografia

Dworkin, R., Taking rights seriously, Duckworth, London 1977 (trad. it. parziale, I diritti presi sul serio, Il Mulino, Bologna 1982)

Hohfeld, W.N., Fundamental legal concepts, Yale University, New Heaven 1964 (tr. it.: Concetti giuridici fondamentali, Einaudi, Torino 1969)

Mackie, J.L., Ethics, Penguin Books, Harmondsworth 1977.

Nozick, R., Philosophical Explanations, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1981 (tr. it., Spiegazioni filosofiche, Il Saggiatore, 1987)

Rawls, J., A Theory of Justice, Harvard University Press, Cambridge (Mass.) 1971 (tr. it., Una teoria della giustiza, Feltrinelli 1982)

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