Il postmoderno. Il pensiero nella società della comunicazione

 


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Chiurazzi, Gaetano, Il postmoderno. Il pensiero nella società della comunicazione.
Milano, Bruno Mondadori (I fili del pensiero), 2002, pp. VI-199, Euro 12,90, ISBN 88-424-9588-3

Recensione di Marco Enrico Giacomelli - 04/04/2003

Estetica, Filosofia politica, Sociologia (postmoderno), Storia della filosofia (contemporanea)

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Negli ultimi trent’anni, quasi ogni ambito della cultura ha subito il fascino (poco) discreto dei post. Data la complessità delle questioni che qui si intrecciano e la letterale sovrapproduzione di materiale analitico (solo una bibliografia ragionata sul postmoderno occuperebbe decine di pagine), è sicuramente utile il testo scritto e curato da Gaetano Chiurazzi: non tanto per la sezione introduttiva – degna comunque di attenzione per puntualità e chiarezza – ma soprattutto per la scelta di brani tratti da autori che costituiscono una sorta di bacino comune per le elaborazioni postmoderne (Nietzsche e Heidegger), per le ‘pagine-manifesto’ di alcuni pionieri postmoderni (Lyotard, Venturi) e per gli scritti di strenui critici del ‘nuovo’ paradigma (Habermas, Jameson).   La prima macroscopica difficoltà nella definizione del postmoderno consiste nell’ambivalenza stessa del termine moderno, ambiguo sin nei suoi confini cronologici. D’altronde, se nel termine ‘post-moderno’ è evidente la caratterizzazione di dipendenza semantica dal termine ‘moderno’, la situazione è analoga, seppur meno patente, nel caso del termine ‘moderno’: ci ricorda infatti l’Autore che modernus compare nel latino cristiano del V secolo per connotare uno scarto rispetto all’antichità greco-romana (l’avverbio modo ha appunto il significato di ‘appena’, ‘adesso’: Lyotard propone dunque di comprendere il postmoderno “secondo il paradosso del futuro (post) anteriore (modo)”, cit. a p. 77). La frattura che interviene fra moderno e postmoderno pare legata principalmente alla crisi dell’idea di progresso, caratterizzante in maniera quasi indiscussa la modernità. Ciò però non comporta automaticamente la natura postistorica del postmoderno. Se dunque non si può imputare tout court il carattere neoconservativo del postmoderno (come invece fa Habermas, pp. 118-128), è pur vero che il presunto collasso degli ideali emancipativi del soggetto alienato moderno conduce a un’idea di soggetto lacanianamente schizofrenico, euforico nella sua irrazionale compartecipazione alla società dei consumi. L’esaurimento – sempre nell’ottica del postmoderno – della carica utopica si riscontra con evidenza anche in campo artistico: Chiurazzi individua in Duchamp il punto di svolta tra avanguardie storiche e postmoderno pittorico (cfr. Argan e Benjamin, pp. 61-71), ma è ancor più evidente la frattura intervenuta in architettura, con l’aspra critica mossa nei confronti del modernismo (cfr. i saggi di Venturi, Jameson, Derrida e Ferraris, pp. 87-112).   Questo libro è in sostanza una sorta di passe-partout per addentrarsi con qualche minore ingenuità nella caotica galassia dei post, e magari ‘abitare la complessità’ senza esserne misticamente sopraffatti; e, last but not least, contestualizzare un ‘movimento’ che pare aver esaurito la sua carica di innovazione, al contrario di quanto sostiene Chiurazzi quando scrive: il postmoderno è “un movimento che per la sua attualità è ancora in fieri, e che perciò rappresenta più una tendenza o un’atmosfera che una dottrina consistente, concettualmente circoscrivibile” (p. 15).

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INTRODUZIONE 1. Moderno e postmoderno (1.1 Il concetto di postmoderno; 1.2 La modernità; 1.3 Caratteri generali del postmoderno; 1.4 I critici del postmoderno: Jameson e Habermas) 2. Il postmoderno nell’arte (2.1 Il novum come derealizzazione; 2.2 La pittura; 2.3 L’architettura) 3. Il postmoderno in filosofia (3.1 Origini filosofiche del postmoderno: Nietzsche e Heidegger; 3.2 Lyotard: il postmoderno come incredulità nei confronti delle metanarrazioni; 3.3 Vattimo: il postmoderno come indebolimento dell’essere; 3.4 Derrida: postmoderno e decostruzione; 3.5 Rorty: la filosofia dopo la filosofia) Conclusioni ANTOLOGIA I. I prodromi del postmoderno (F. Nietzsche, Storia di un errore; G.C. Argan, Duchamp e la pop art; W. Benjamin, Cinema e dadaismo; J.-F. Lyotard, Il sublime e l’avanguardia; M. Heidegger, Costruire, abitare, pensare) II. Abitare la complessità (R. Venturi, Complessità e contraddizione in architettura; R. Venturi, Imparando da Las Vegas; F. Jameson, L’Hotel Bonaventure; J. Derrida, Architetture ove il desiderio può abitare; M. Ferraris, Per una estetica postmoderna) III. Il dibattito sul postmoderno (F. Jameson, Il postmoderno come ideologia del tardo capitalismo; J. Habermas, Moderno, postmoderno e neoconservatorismo; J.F. Lyotard, Postmoderno come delegittimazione dei metaracconti; G. Vattimo, Nichilismo e postmoderno in filosofia; G. Vattimo, Postmoderno: una società trasparente?; J. Derrida, Storia e decostruzione; R. Rorty, La filosofia come genere di scrittura) IV. Postmoderno e letteratura (I. Hassan, La questione del postmoderno; R. Ceserani, Il postmoderno letterario; U. Eco, Il postmoderno, l’ironia, il piacevole; R. Ceserani, Il caso Calvino) Bibliografia Indice dei nomi

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Gaetano Chiurazzi (1964) svolge l’attività di ricercatore presso la cattedra di Filosofia teoretica dell’Università di Torino. Oltre a calibrate traduzioni dal francese (Jacques Derrida in particolare), ha pubblicato: Scrittura e tecnica. Derrida e la metafisica (Torino 1992), Hegel, Heidegger e la grammatica dell’essere (Roma-Bari 1996) e Modalità ed esistenza (Torino 2001).
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