Sgreccia, Elio, Manuale di bioetica. Vol. I: Fondamenti ed etica
biomedica.
pp. 817, Euro 50,61, ISBN 88-343-6926-2; vol. II: Aspetti medico-sociali, pp. 596,
Euro 27,89, ISBN 88-343-6922-X. Milano, Vita e Pensiero, 2000 (III)
Etica (bioetica)
Indice - L'autore
L'opera, di notevole ampiezza, presenta una panoramica completa sia dei principali
contenuti dell'etica biomedica che delle tematiche biologiche e mediche maggiormente
dibattute nella società attuale. È nata presso l'Università
Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove sono sorti il primo centro e la prima cattedra
italiana di bioetica, di cui Sgreccia è docente.
Il Manuale è rivolto in particolare agli studenti del corso di laurea e
dei corsi di specializzazione della Facoltà di medicina, con lo scopo di fornire
uno strumento che orienti il futuro medico a svolgere la professione in modo
coscienzioso. Richiama pure l'attenzione di chi è interessato a tale materia
nell'ambito della filosofia e della giurisprudenza, soprattutto in riferimento al tema
della dignità della persona, dei diritti umani e delle relative questioni
etiche, spesso di difficile soluzione.
Il giudizio etico a fondamento del Manuale è composto di tre dimensioni:
scientifica, antropologica e giuridico-deontologica. Nel primo volume, l'A. illustra in
modo chiaro l'origine e il fondamento della bioetica, dandone la seguente definizione:
"È quella parte della filosofia morale che considera la liceità o meno
degli interventi sulla vita dell'uomo e particolarmente di quelli connessi con la
pratica e lo sviluppo delle scienze mediche e biologiche" (p. 43).
L'A. individua diverse cause che hanno portato alla nascita della bioetica: lo
sviluppo della "scienza sulla vita" e della biotecnologia; l'accresciuta riflessione
sui diritti umani, soprattutto al termine della Seconda guerra mondiale; la
consapevolezza dei limiti della scienza; la socializzazione della medicina;
l'insufficienza della normativa giuridica.
Di fronte al rapido sviluppo delle scienze mediche e biologiche, si avverte la
necessità di inquadrare il progresso scientifico-tecnologico in una visione
metafisica ed etica dell'agire umano. Ma quale etica per la bioetica? "Deve riferirsi a
criteri giuridico-deontologici oppure deve basarsi su una antropologia filosofica e
religiosa?" (p. xxiii). Oggi numerose correnti di pensiero (sociologismo culturale di
Weber, filosofia problematicista di Russell, scientismo tecnologico di Monod) negano
all'etica un valore normativo, riducendola a semplice descrizione del dato
comportamentale. Da ciò il rischio di una mentalità relativista: l'unico
limite alla libertà personale è non ledere la libertà altrui.
A tale situazione, l'A. oppone la necessità di un'etica normativa che non si
limiti a "recensire le posizioni culturali e le loro evoluzioni, ma sappia spingersi
alla ricerca della verità oggettiva dell'uomo, verità sulla sua vita e
sui valori umani implicati nell'ampio orizzonte dell'esercizio della medicina e
dell'intervento umano" (p. 40). Occorre un'etica fondata sull'ontologia della persona,
in cui quest'ultima sia sempre considerata il fine di ogni intervento, mai ridotta a
strumento in funzione di un altro obiettivo. La chiave di lettura proposta è
quella del personalismo ontologicamente fondato: "Si tratta della filosofia di
ispirazione tomista che oggi chiamiamo più propriamente personalista. Ma questa
nostra non è semplicemente una scelta di preferenza individuale o di ossequio
istituzionale (è la filosofia che trova la sua continuità nelle
università cattoliche), è, anche e prima ancora, una scelta teoretica e
anch'essa razionale. È infatti in questa tradizione filosofica che
l'intelligenza umana viene rispettata nella sua capacità di raggiungere la
verità oggettiva e universale e viene difesa nella sua autonomia " (pp.
41-42).
I principi che stanno alla base del personalismo sono: 1. l'anima e il corpo
costituiscono un'unica sostanza. Le attività del corpo ricevono la loro mozione
dall'anima e ciò spiega l'unità delle attività della persona; 2.
l'atto dell'esistenza tocca l'essenza umana, che è composta di anima e di corpo.
Afferma Maritain: "Ogni elemento del corpo umano è umano ed esiste come tale in
virtù dell'esistenza immateriale dell'anima umana" (Metafisica e morale,
cit. a p. 91); 3. la persona umana realizza se stessa solo nel rapporto con gli altri.
Il suo essere persona viene descritto dai filosofi personalisti (Heidegger, Marcel,
Buber, Levinas) come "essere con gli Altri", "essere nel mondo", "essere per gli
altri".
Oggi le diverse concezioni della persona possono essere raggruppate in due tipologie.
Secondo la prima "classica", la persona è una sostanza individuale di natura
razionale, ossia un individuo concreto dotato di capacità, attività e
funzioni, ma irriducibile ad esse. Di conseguenza un individuo può possedere la
natura razionale, e quindi essere persona, anche senza manifestare tali capacità
contemporaneamente e al massimo grado. La seconda concezione considera la persona come
concetto, definito dal possesso di determinate funzioni (autocoscienza, comunicazione
intersoggettiva, rappresentazione simbolica). Dal momento che un essere può
esercitare tali funzioni in gradi diversi, ne segue che si può essere più
o meno persona, che si può diventarla oppure cessare di esserla.
Il Comitato nazionale di bioetica rifiuta quest'ultima concezione di persona,
perché reintroduce la legittimità di una discriminazione fra gli esseri
umani. Difendendo il concetto di dignità della persona, afferma che il semplice
possesso della natura umana implica l'essere persona, anche se determinate funzioni
possono manifestarsi solo dopo un processo evolutivo oppure essere impedite o
addirittura scomparire. Il corpo umano non può essere considerato solo come un
insieme di organi e di funzioni, ma è parte costitutiva della persona,
attraverso cui essa si esprime. Pertanto, gli interventi della biologia e della
medicina sulla persona devono essere valutati, sotto il profilo morale, secondo precisi
criteri: il rispetto e la promozione dell'uomo, il suo diritto primario alla vita, la
sua dignità di persona.
All'interno del pensiero contemporaneo si sta affermando anche il cosiddetto
"riduzionismo scientifico", che limita la considerazione della persona agli elementi
materiali che la compongono. Changeux, ad esempio, discepolo di Monod, interpreta non
solo il codice genetico dell'uomo, ma pure l'origine e l'evoluzione della vita in
termini di attività neuronale: "L'uomo non ha più niente a che fare con
lo Spirito, gli basta di essere un Uomo Neuronale". Osserva Sgreccia: "L'uomo risulta
così spiegato come una combinazione di tipo meccanico: l'uomo è una
macchina. Non ci si deve meravigliare se, avendo dell'uomo questa immagine, la scienza
attuale stia lavorando a produrre la vita, il concepimento, e, forse anche la
gravidanza, in laboratorio, così come si produce una macchina in officina" (p.
40).
Secondo il modello personalista proposto nel Manuale, i principi a cui deve ispirarsi
la bioetica sono: il valore fondamentale della vita, il principio di libertà, il
principio di responsabilità (necessità del consenso informato), il
principio di totalità o principio terapeutico (il corpo umano è formato
di parti distinte e fra loro gerarchicamente unificate dall'esistenza personale), il
principio di socialità e di sussidiarietà (ogni cittadino deve
considerare la propria vita e quella altrui come un bene non solo individuale, ma anche
sociale).
Oggi si tende a considerare la preziosità della vita solo in vista dell'utile o
del godimento che se ne può ricavare. Un'esistenza intaccata dalla malattia non
merita di essere vissuta. Dietro a questa mentalità "c'è una profonda
crisi della cultura, che ingenera scetticismo sui fondamenti stessi del sapere e
dell'etica e rende sempre più difficile cogliere con chiarezza il senso
dell'uomo, dei suoi diritti e dei suoi doveri" (Evangelium vitae, cit. a p. 11).
Quando poi si lega il diritto alla vita a quello della sua "qualità", e
cioè alla sua possibilità di normale sviluppo o godimento, si fa una
selezione che porta a giustificare la soppressione di chi è affetto da anomalie,
disturbi, handicap. Commenta Sgreccia: "Si introduce una relativizzazione ontologica e
morale della vita umana: essa non avrebbe più valore in sé, ma il valore
dipenderebbe dal maggiore o minore benessere fisico o, addirittura, dalla valutazione
altrui" (p. 197).
Numerose sono le citazioni tratte dai documenti del Magistero della chiesa cattolica
(in particolare Donum vitae, Veritatis splendor, Evangelium vitae), non tanto
per una scelta ideologica, quanto perché tale Magistero ha portato un notevole
contributo alla fondazione etica, razionale e filosofica dei diritti umani.
Nel secondo volume, Aspetti medico-sociali, l'A. affronta tematiche
strettamente scientifiche (manipolazione e ingegneria genetica, tecnologie di
fecondazione umana, trapianti d'organo, sperimentazione dei farmaci) e argomenti di
carattere più sociale (aborto, eutanasia, aids, tossicodipendenza, handicap,
malattie mentali). Il linguaggio usato è volutamente semplice per rivolgersi a
un pubblico più ampio possibile, con lo scopo di favorire la divulgazione della
bioetica anche al di fuori dell'ambiente specialistico. Recentemente tale disciplina,
in continuo divenire, è entrata come materia di aggiornamento nelle
facoltà umanistiche e giuridiche ed è oggetto di dibattito nella
società e nel parlamento italiano e di altri paesi.
Il Manuale, apparso nella prima edizione nel 1988, ha goduto finora di largo consenso
sia in Italia che all'estero; è stato tradotto in spagnolo, portoghese, francese
e russo.
| Indice |
|
PARTE GENERALE
1. Origini, diffusione e definizioni della bioetica
2. Giustificazione epistemologica, fondazione del giudizio bioetico
e metodologia della ricerca in bioetica
3. La vita: le forme, l'origine, il senso
4. La persona umana e il suo corpo
5. La bioetica e i suoi principi
6. Bioetica e medicina
7. I Comitati di bioetica
PARTE SPECIALE
8. Bioetica genetica e diagnosi prenatale
9. Bioetica, sessualità e procreazione umana
10. Bioetica e aborto
11. Bioetica e tecnologie di fecondazione umana
12. Bioetica e sterilizzazione
13. Bioetica e sperimentazione sull'uomo
14. Bioetica e trapianti d'organo
15. Bioetica, eutanasia e dignità della morte
16. Bioetica e tecnologia
| L'autore |
|
Elio Sgreccia è professore ordinario di bioetica presso la Facoltà di
Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e dirige
l'Istituto di bioetica. È membro del Comitato nazionale per la bioetica,
vicepresidente della Pontificia accademia per la vita, membro del Pontificio consiglio
per la famiglia e del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari,
condirettore di "Medicina e Morale".
Torna al sommario del numero
di maggio
|