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Sgreccia, Elio, Manuale di bioetica. Vol. I: Fondamenti ed etica biomedica.
pp. 817, Euro 50,61, ISBN 88-343-6926-2; vol. II: Aspetti medico-sociali, pp. 596, Euro 27,89, ISBN 88-343-6922-X. Milano, Vita e Pensiero, 2000 (III)

Recensione di Martina Subacchi - 11/03/2002

Etica (bioetica)

Indice - L'autore

L'opera, di notevole ampiezza, presenta una panoramica completa sia dei principali contenuti dell'etica biomedica che delle tematiche biologiche e mediche maggiormente dibattute nella società attuale. È nata presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dove sono sorti il primo centro e la prima cattedra italiana di bioetica, di cui Sgreccia è docente.
Il Manuale è rivolto in particolare agli studenti del corso di laurea e dei corsi di specializzazione della Facoltà di medicina, con lo scopo di fornire uno strumento che orienti il futuro medico a svolgere la professione in modo coscienzioso. Richiama pure l'attenzione di chi è interessato a tale materia nell'ambito della filosofia e della giurisprudenza, soprattutto in riferimento al tema della dignità della persona, dei diritti umani e delle relative questioni etiche, spesso di difficile soluzione.

Il giudizio etico a fondamento del Manuale è composto di tre dimensioni: scientifica, antropologica e giuridico-deontologica. Nel primo volume, l'A. illustra in modo chiaro l'origine e il fondamento della bioetica, dandone la seguente definizione: "È quella parte della filosofia morale che considera la liceità o meno degli interventi sulla vita dell'uomo e particolarmente di quelli connessi con la pratica e lo sviluppo delle scienze mediche e biologiche" (p. 43).
L'A. individua diverse cause che hanno portato alla nascita della bioetica: lo sviluppo della "scienza sulla vita" e della biotecnologia; l'accresciuta riflessione sui diritti umani, soprattutto al termine della Seconda guerra mondiale; la consapevolezza dei limiti della scienza; la socializzazione della medicina; l'insufficienza della normativa giuridica.
Di fronte al rapido sviluppo delle scienze mediche e biologiche, si avverte la necessità di inquadrare il progresso scientifico-tecnologico in una visione metafisica ed etica dell'agire umano. Ma quale etica per la bioetica? "Deve riferirsi a criteri giuridico-deontologici oppure deve basarsi su una antropologia filosofica e religiosa?" (p. xxiii). Oggi numerose correnti di pensiero (sociologismo culturale di Weber, filosofia problematicista di Russell, scientismo tecnologico di Monod) negano all'etica un valore normativo, riducendola a semplice descrizione del dato comportamentale. Da ciò il rischio di una mentalità relativista: l'unico limite alla libertà personale è non ledere la libertà altrui.
A tale situazione, l'A. oppone la necessità di un'etica normativa che non si limiti a "recensire le posizioni culturali e le loro evoluzioni, ma sappia spingersi alla ricerca della verità oggettiva dell'uomo, verità sulla sua vita e sui valori umani implicati nell'ampio orizzonte dell'esercizio della medicina e dell'intervento umano" (p. 40). Occorre un'etica fondata sull'ontologia della persona, in cui quest'ultima sia sempre considerata il fine di ogni intervento, mai ridotta a strumento in funzione di un altro obiettivo. La chiave di lettura proposta è quella del personalismo ontologicamente fondato: "Si tratta della filosofia di ispirazione tomista che oggi chiamiamo più propriamente personalista. Ma questa nostra non è semplicemente una scelta di preferenza individuale o di ossequio istituzionale (è la filosofia che trova la sua continuità nelle università cattoliche), è, anche e prima ancora, una scelta teoretica e anch'essa razionale. È infatti in questa tradizione filosofica che l'intelligenza umana viene rispettata nella sua capacità di raggiungere la verità oggettiva e universale e viene difesa nella sua autonomia " (pp. 41-42).

I principi che stanno alla base del personalismo sono: 1. l'anima e il corpo costituiscono un'unica sostanza. Le attività del corpo ricevono la loro mozione dall'anima e ciò spiega l'unità delle attività della persona; 2. l'atto dell'esistenza tocca l'essenza umana, che è composta di anima e di corpo. Afferma Maritain: "Ogni elemento del corpo umano è umano ed esiste come tale in virtù dell'esistenza immateriale dell'anima umana" (Metafisica e morale, cit. a p. 91); 3. la persona umana realizza se stessa solo nel rapporto con gli altri. Il suo essere persona viene descritto dai filosofi personalisti (Heidegger, Marcel, Buber, Levinas) come "essere con gli Altri", "essere nel mondo", "essere per gli altri".
Oggi le diverse concezioni della persona possono essere raggruppate in due tipologie. Secondo la prima "classica", la persona è una sostanza individuale di natura razionale, ossia un individuo concreto dotato di capacità, attività e funzioni, ma irriducibile ad esse. Di conseguenza un individuo può possedere la natura razionale, e quindi essere persona, anche senza manifestare tali capacità contemporaneamente e al massimo grado. La seconda concezione considera la persona come concetto, definito dal possesso di determinate funzioni (autocoscienza, comunicazione intersoggettiva, rappresentazione simbolica). Dal momento che un essere può esercitare tali funzioni in gradi diversi, ne segue che si può essere più o meno persona, che si può diventarla oppure cessare di esserla.
Il Comitato nazionale di bioetica rifiuta quest'ultima concezione di persona, perché reintroduce la legittimità di una discriminazione fra gli esseri umani. Difendendo il concetto di dignità della persona, afferma che il semplice possesso della natura umana implica l'essere persona, anche se determinate funzioni possono manifestarsi solo dopo un processo evolutivo oppure essere impedite o addirittura scomparire. Il corpo umano non può essere considerato solo come un insieme di organi e di funzioni, ma è parte costitutiva della persona, attraverso cui essa si esprime. Pertanto, gli interventi della biologia e della medicina sulla persona devono essere valutati, sotto il profilo morale, secondo precisi criteri: il rispetto e la promozione dell'uomo, il suo diritto primario alla vita, la sua dignità di persona.
All'interno del pensiero contemporaneo si sta affermando anche il cosiddetto "riduzionismo scientifico", che limita la considerazione della persona agli elementi materiali che la compongono. Changeux, ad esempio, discepolo di Monod, interpreta non solo il codice genetico dell'uomo, ma pure l'origine e l'evoluzione della vita in termini di attività neuronale: "L'uomo non ha più niente a che fare con lo Spirito, gli basta di essere un Uomo Neuronale". Osserva Sgreccia: "L'uomo risulta così spiegato come una combinazione di tipo meccanico: l'uomo è una macchina. Non ci si deve meravigliare se, avendo dell'uomo questa immagine, la scienza attuale stia lavorando a produrre la vita, il concepimento, e, forse anche la gravidanza, in laboratorio, così come si produce una macchina in officina" (p. 40).

Secondo il modello personalista proposto nel Manuale, i principi a cui deve ispirarsi la bioetica sono: il valore fondamentale della vita, il principio di libertà, il principio di responsabilità (necessità del consenso informato), il principio di totalità o principio terapeutico (il corpo umano è formato di parti distinte e fra loro gerarchicamente unificate dall'esistenza personale), il principio di socialità e di sussidiarietà (ogni cittadino deve considerare la propria vita e quella altrui come un bene non solo individuale, ma anche sociale).
Oggi si tende a considerare la preziosità della vita solo in vista dell'utile o del godimento che se ne può ricavare. Un'esistenza intaccata dalla malattia non merita di essere vissuta. Dietro a questa mentalità "c'è una profonda crisi della cultura, che ingenera scetticismo sui fondamenti stessi del sapere e dell'etica e rende sempre più difficile cogliere con chiarezza il senso dell'uomo, dei suoi diritti e dei suoi doveri" (Evangelium vitae, cit. a p. 11). Quando poi si lega il diritto alla vita a quello della sua "qualità", e cioè alla sua possibilità di normale sviluppo o godimento, si fa una selezione che porta a giustificare la soppressione di chi è affetto da anomalie, disturbi, handicap. Commenta Sgreccia: "Si introduce una relativizzazione ontologica e morale della vita umana: essa non avrebbe più valore in sé, ma il valore dipenderebbe dal maggiore o minore benessere fisico o, addirittura, dalla valutazione altrui" (p. 197).
Numerose sono le citazioni tratte dai documenti del Magistero della chiesa cattolica (in particolare Donum vitae, Veritatis splendor, Evangelium vitae), non tanto per una scelta ideologica, quanto perché tale Magistero ha portato un notevole contributo alla fondazione etica, razionale e filosofica dei diritti umani.

Nel secondo volume, Aspetti medico-sociali, l'A. affronta tematiche strettamente scientifiche (manipolazione e ingegneria genetica, tecnologie di fecondazione umana, trapianti d'organo, sperimentazione dei farmaci) e argomenti di carattere più sociale (aborto, eutanasia, aids, tossicodipendenza, handicap, malattie mentali). Il linguaggio usato è volutamente semplice per rivolgersi a un pubblico più ampio possibile, con lo scopo di favorire la divulgazione della bioetica anche al di fuori dell'ambiente specialistico. Recentemente tale disciplina, in continuo divenire, è entrata come materia di aggiornamento nelle facoltà umanistiche e giuridiche ed è oggetto di dibattito nella società e nel parlamento italiano e di altri paesi.

Il Manuale, apparso nella prima edizione nel 1988, ha goduto finora di largo consenso sia in Italia che all'estero; è stato tradotto in spagnolo, portoghese, francese e russo.

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PARTE GENERALE
1.    Origini, diffusione e definizioni della bioetica
2.    Giustificazione epistemologica, fondazione del giudizio bioetico e metodologia della ricerca in bioetica
3.    La vita: le forme, l'origine, il senso
4.    La persona umana e il suo corpo
5.    La bioetica e i suoi principi
6.    Bioetica e medicina
7.    I Comitati di bioetica

PARTE SPECIALE
8.    Bioetica genetica e diagnosi prenatale
9.    Bioetica, sessualità e procreazione umana
10.    Bioetica e aborto
11.    Bioetica e tecnologie di fecondazione umana
12.    Bioetica e sterilizzazione
13.    Bioetica e sperimentazione sull'uomo
14.    Bioetica e trapianti d'organo
15.    Bioetica, eutanasia e dignità della morte
16.    Bioetica e tecnologia

L'autore Torna all'inizio

Elio Sgreccia è professore ordinario di bioetica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e dirige l'Istituto di bioetica. È membro del Comitato nazionale per la bioetica, vicepresidente della Pontificia accademia per la vita, membro del Pontificio consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari, condirettore di "Medicina e Morale".


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