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Secondulfo, Domenico, Per una sociologia del mutamento. Fenomenologia della trasformazione tra moderno e postmoderno.
Milano, Franco Angeli, 2001, pp. 224, Euro 17.00, ISBN 88-464-3303-3.

Recensione di Paolo Del Pozzo - 22/03/2003

Sociologia (globalizzazione)

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È possibile connotare il divenire della contemporaneità sulla base di categorie tali da delinearne le cesure rispetto all'epoca precedente? È possibile determinare cornici concettuali che permettano di delineare la fenomenologia di tale divenire suggerendone una, seppur ipotetica, direzione? A tali interrogativi tenta di dar risposta Domenico Secondulfo attraverso un lavoro che si mostra utile strumento per decifrare le complesse dinamiche interne alla società contemporanea.

Le categorie di "mutamento", "fenomenologia", "modernità" e postmodernità", presenti fin nel titolo del libro, risultano essere fondamentali per quello che sarà l'impianto teorico dell'intera opera. Per elaborare una lettura razionale della società contemporanea, occorre anzitutto descriverne i fenomeni così come si danno e come si evolvono hic et nunc, in un tempo in cui la distinzione tra modernità e post-modernità diviene il risultato di un'evoluzione più o meno graduale.
All'inizio del suo lavoro, il Secondulfo defisce i concetti di "modernità" e "post-modernità".
Nel primo capitolo si definisce la "post-modernità" a partire dall'introduzione di tale concetto, ad opera di Toynbee. Egli lo coniò per denotare il periodo successivo all'età moderna, inevitabilmente segnata negativamente dall'orrore nazista. Il termine designava successivamente, a partire dagli USA, i vari movimenti di controcultura, per fluire poi nel lessico della critica artistica come identificatore delle nuove tendenze architettoniche degli anni '70 e '80. La filosofia e la sociologia lo assumono al termine di tale percorso, lasciandone intatto il patrimonio semantico. L'intento dichiarato dell'Autore è quello di tentare d'estrapolare dalle riflessioni già svolte dai principali autori che se ne sono occupati, una sorta di tipo ideale che possa essere rappresentativo dei molteplici significati assunti dal concetto di "post-modernità" nel corso della propria evoluzione storica.
L'Autore prende le mosse dall'analisi di Lyotard inerente la caduta delle "grandi narrazioni" o "metanarrazioni", intendendo con ciò definire tutto quel patrimonio di indagine filosofica ed esistenziale che offriva visioni del mondo, progetti storico-filosofici, tensione ideale verso un progresso possibile, che viene a cadere sostituito da un generalizzato radicale scetticismo; un soggettivismo relativistico subentra all'assunto ontologico di certezza; si manifesta un generale disimpegno di fronte alla partecipazione politica con un ricupero quasi maniacale della dimensione privata; a livello macroscopico si registra una costante dialettica tra globale e locale, tra società e comunità, tra flessibilità e radicamento. Incombe su tali processi il rischio di perdere la radice relazionale e simbolica ove ancorare la narrazione del proprio sé, rischio per evitare il quale si assiste a fenomeni di chiusura autoprotettiva od evasione estetico-sentimentale in universi fantastici.
Si possono riscontrare alcuni esempi di tale creazione fenomenica di universi ludici e fantastici nell'edificazione di villaggi del divertimento sullo stile dei parchi a tema come Disneyland, o di città estetico-populiste come Las Vegas. Attraverso tali esemplificazioni si riscontra un'altra nota caratteristica dei movimenti che hanno portato all'affermarsi della post-modernità: la perdita del confine tra arte e vita, sottolineando in tal modo un aspetto che, nella sua dinamica temporale, farebbe affiorare la categoria di "tarda modernità" piuttosto che di "post-modernità".
Il mondo contemporaneo vede lo sviluppo, impressionante nelle sue dimensioni, di macchine elettroniche telematiche: tale genesi continua ha portato alla nascita di categorie "surrealistico-sociologiche" quali l'"iperrealtà" ed il "simulacro".
Trattando tali categorie, Secondulfo fa riferimento alle analisi condotte da Jean Baudrillard, il quale afferma una sorta di cambiamento ontologico dovuto al predominio della simulazione modellistica sulla realtà, fino all'assorbimento del reale nel virtuale e la dispersione del concetto stesso di "significato" all'interno di un simbolismo autoreferenziale. Baudrillard scopre nella stessa dinamica semiotica alcuni punti di fuga da ciò che sarebbe definibile come una sorta di "totalitarismo cibernetico", riscontrabili, ad esempio, nella produzione di graffiti urbani. Legato alla medesima dinamica di predominio del segno sul significato, è possibile leggere il progressivo ritorno dal monoteismo al politeismo, "a causa della dissoluzione di ogni idea di originale e del sottrarsi delle copie all'egemonia e al controllo dell'originale" (pag. 22).
L'Autore collega cultura ed economia riprendendo gli studi di Jameson, che correlano fortemente post-modernità e capitalismo, che diviene così "tardo capitalismo", in una visione che riprende anch'essa il concetto di simulacro, nella misura in cui il capitale diviene l'informazione, la macchina non "fa" ma "riproduce" processi creando "copie di un originale mai esistito" (pag. 24). Allo studio di Jameson, Secondulfo correla la visione del "qui-adesso isomorfo" determinato dalla supremazia del mezzo telematico, così come si dà nello studio condotto da Meyerowitz. Da quanto descritto si può intuire quanto afferma l'Autore quando scrive "il sé è portato ad auto descriversi come un'entità discontinua, come una serie di identità costantemente riplasmate e faticosamente tenute unite, in cui è difficile che un'identità venga privilegiata sulle altre, secondo il modello delle gerarchie di ruoli della modernità" (pag. 25).
Come ultimo passaggio nello studio della post-modernità, una volta delineate le caratteristiche che ne distinguono i tratti, l'Autore, richiamando l'analisi condotta da Giddens, ne rileva gli elementi di cesura rispetto alla modernità, dimostrando così in chiusura d'analisi preliminare, l'intuizione originaria di un flusso di cambiamento all'interno di una sostanziale continuità. Tali elementi si strutturano attorno ad alcuni nuclei portanti, che, nel loro essere uguali rispetto ai nuclei della modernità, dimostrano la permanenza strutturale profonda che permane tra le due epoche. I nuclei sono quattro: capitalismo, industrialismo, potere militare e sorveglianza. Nel tentare di modificare in senso democratico ed egalitario gli elementi di tali nuclei, si delinea la tendenza contemporanea relativa alla creazione di modelli di realismo utopico.
Al termine dell'analisi, è possibile delineare il tipo ideale oggetto della ricerca: è possibile far ruotare l'intera idea di post-modernità attorno a cinque "pilastri" fondamentali:
1.    "la fusione anti autoritaria dell'arte con l'arte popolare [...] in antagonismo all'autoritarismo dei codici estetico-artistici della modernità;
2.    la caduta delle grandi narrazioni;
3.    l'evaporazione della realtà [...] attraverso la simulazione e la produzione di simulacri in una iperrealtà che ne è una vuota immagine;
4.    il modificarsi dell'identità che [...] perde le caratteristiche integrate ed armoniche della modernità, per divenire plurima e sfaccettata;
5.    lo sviluppo delle macchine comunicazionali" (pagg. 30-31).
In conclusione, sul rapporto tra modernità e post-modernità, per autori quali Baudrillard e Lyotard "la cesura è più forte della continuità"; per autori come Jameson, invece, "la post-modernità è [...] la logica culturale [...] del tardo capitalismo delle reti globali e delle multinazionali" (pag. 31).
Può risultare utile, anche dal punto di vista d'impatto visivo, la serie dicotomico-dialettica che l'Autore costruisce attorno alle categorie proprie di modernità e post-modernità:
-    gerarchia-anarchia
-    omogeneità-diversità
-    scopo-gioco
-    universalismo-globalizzazione
-    centralizzazione-decentramento
-    materialità-immaterialità
-    narrazione-immagine
-    profondità-superficie
-    razionalità tecnico scientifica-diversità pluralistica
-    funzione-finzione
-    rappresentazione-autoreferenza
-    produzione-riproduzione
-    riproduzione meccanica-riproduzione elettronica
-    tempo-spazio (pag. 33)
L'analisi preliminare condotta da Secondulfo si chiude con una nota che correla post-modernità e consumo, in una visione che si rifà agli studi su tale tema condotti da Campbell, il quale afferma la tendenza, tipica dell'età contemporanea, all'acquisto non di beni necessari ma accessori, di contenuto meramente simbolico, manifestando orientamento che reca in sé il precetto protestante del ricercare il piacere legittimo e doveroso nelle meraviglie della natura, in uno scivolamento dal naturale al prodotto di mercato, configurando il consumismo post-moderno come un "edonismo auto illusorio [...] che rende il consumatore completamente dipendente dai meccanismi della moda"(pag. 35).

Il concetto di post-modernità ha "radici che provengono da discipline maggiormente attente agli aspetti simbolici ed estetici, in una parola culturali, della vita sociale" ma ha "il difetto di non riuscire a cogliere con sufficiente chiarezza e precisione le soluzioni di continuità tra le varie formazioni economico-sociali. [...] Sotto questo aspetto risulta più netta la transizione, da molti prefigurata, da una società di tipo industriale ad una società di tipo post-industriale". (pag. 38)
Con tale riflessione si apre il secondo capitolo del lavoro di Secondulfo, accompagnato dalla precisazione secondo la quale il termine "formazione economico-sociale" viene interpretato secondo l'uso marxiano in riferimento ad una totalità di rapporti di produzione, di struttura e sovrastruttura, riprendendo in tal modo un uso stabilito da Gallino e rintracciabile in un autore come Habermas.
La prima definizione di tale concetto si ebbe prima nell'ambito dell'analisi socio-economica, poi, alla fine degli anni '60, entra nell'uso comune "per identificare quelle società in cui la maggioranza relativa o assoluta della forza lavoro non è più occupata nell'industria, come avviene nelle società industriali, ma nel settore terziario o dei servizi" (pag. 39).
Secondulfo, richiamando la visione di Bell, afferma la possibilità, a partire dalla centralità dei servizi informativi rispetto all'importanza della produzione manifatturiera, di evidenziare i fenomeni che meglio illustrano il mutamento da industrialismo a post-industrialismo, riassumendoli nella seguente schematizzazione:
-    passaggio dalla produzione di beni all'economia dei servizi;
-    preminenza della classe dei professionisti e dei tecnici;
-    centralità del sapere teorico;
-    gestione dello sviluppo tecnico e controllo normativo della tecnologia;
-    creazione di una nuova tecnologia dell'informazione e sua potenziale applicabilità ad ogni settore di attività (pag. 43).
Il risultato emergente dalla lettura delle citate trasformazioni mostra l'aumento numerico dei lavoratori, detti "brain workers" occupati nei settori terziario (trasporti, servizi pubblici), quaternario (commercio, finanza, sindacati) e quinario (educazione, ricerca scientifica, tempo libero, salute).
Giudicando tale lettura, Secondulfo afferma che, nell'emergere del concetto di "capitale di conoscenze" si può osservare un approccio di tipo illuminista che riafferma la fede nella razionalità e nel progresso insiti nella cosiddetta "società dell'informazione".
L'Autore cita una lettura diversa e maggiormente critica attraverso l'analisi proposta da Touraine, secondo il quale "la caratteristica essenziale [della società post-industriale, ndr.] non è tanto rappresentata dalla prevalenza relativa di un certo comparto produttivo o di un altro, ma sono i tipi ed i modi del conflitto sociale a cambiare". Tenendo presente la centralità del potere legato all'informazione, si può leggere il conflitto nel seguente modo: "il conflitto centrale è quindi tra istanze di razionalizzazione tecnocratica, che si concretizzano nei progetti organizzativi dei vari livelli e delle varie sfere del sociale, e istanze a difesa dell'immaginazione creatrice, della libertà di espressione, in modo simile a quanto manifestato dai movimenti collettivi fioriti sul finire degli anni '60 o verso la seconda metà degli anni '70" (pag. 47).
Sottostà a tale genere di società una logica di tipo imperialista, che si manifesta in tre modi:
1.    integrazione sociale, specialmente a livello di orientamento al consumo;
2.    manipolazione culturale;
3.    orientamento verso la potenza, soprattutto a livello di grandi organizzazioni politiche ed economiche.
Entrando nel dettaglio, viene sottolineato il processo dequalificante di taylorizzazione cui viene sottoposto il mondo dei brain workers per esercitare, da parte del "potere", il controllo produttivo sulla creazione di conoscenza, trasformando spesso gli uomini addetti alle macchine informatiche a loro semplici appendici.
Il contatto decisivo con il mezzo informatico, porta  Secondulfo a ricuperare l'analisi di Ardigò, il quale parla di "artificializzazione" come etichetta connotante l'esito del passaggio dal mondo industriale a quello post-industriale.
L'esito esistenziale di tale artificializzazione è una non emozionalità ed un progressivo malessere di tipo relazionale.
Constatando tale esito, l'Autore riprende lo studio di Lasch, che collega post-industrialismo e personalità narcisista, vista sotto la duplice luce di individuo fragile, necessitario di conferme  rispetto alle pressioni burocratico-produttive e come persona in perenne conflitto tra la difesa del proprio sé da emozioni troppo intense e la rabbia derivata da tale auto-repressione. Al termine di tale conflitto si ha in un progressivo dominio di elementi arcaici, tra i quali "l'io regredisce ad un io grandioso, narcisista, infantile e vuoto" (pag. 55).
L'esito sociologicamente rilevante di tale problematica è che la soluzione dell'insoddisfazione esistenziale generata dal narcisismo è affidata interamente ad interventi terapeutici o pseudo-terapeutici di tipo psicologico o l'adesione a gruppi mistico-religiosi spiritualisti sul modello della new age o, ancora, alla cura attraverso la medicina non-convenzionale.
Al termine dell'analisi, Secondulfo propone, come aveva fatto per il concetto di post-modernità, una sintesi del tipo ideale derivato dalla fusione degli elementi emersi dalla disamina condotta, che si può riassumere come segue:
-    periodo: dal 1956;
-    settori ed istituzioni dominanti: terziario, quaternario e quinario;
-    assetto statale: neoliberismo e welfare state modificato, controllo sociale di tipo tecnocratico;
-    struttura professionale: nuove figure e taylorizzazione del lavoro intellettuale;
-    problemi centrali: qualità della vita, sanità psichica, salute relazionale, invecchiamento, bisogni post-materiali, raffreddamento della comunicazione sociale, controllo tecnocratico, programmazione sociale e partecipazione, robotizzazione e disoccupazione, nuove forme di movimento sociale, conflitti urbani, gestione dell'ambiente, controllo del sapere e della ricerca;
-    fattori di coesione: rete globale;
-    metodologie: egemonia di quelle che si collegano al sapere informatico, dequalificazione di fasce di lavoratori, ristratificazione di svariati ceti sociali;
-    orizzonte temporale: due linee d'analisi: orientamento verso il futuro e prospettiva d'azione sul presente;
-    struttura psichica: tipo narcisistico (pagg. 57-59).


Anche per quanto riguarda il periodo post-industriale, è possibile compiere una lettura dicotomico-dialettica nei confronti dell'industralismo nella modalità seguente proposta dall'Autore:
-    democratizzazione-tecnocrazia;
-    relazionalità-neutralità emotiva;
-    autoespressione-manipolazione;
-    autodeterminazione-eterocontrollo;
-    ricchezza-disoccupazione;
-    libertà e controllo (lib/lab, secondo la definizione sintetica che ne dà Donati nel 1977) (pagg. 63-64).
In sede di conclusione e giudizio circa il post-industrialismo, Secondulfo afferma la centralità dell'assunto tecnocentrico, la modificazione dell'orizzonte valoriale e la variazione del rapporto con la temporalità quali cifre significative e sintetiche del fenomeno indagato.

Giunto al presente stadio, l'autore passa a trattare ciò che può essere etichettata come la "fenomenologia del mutamento", iniziando così la seconda parte del volume.
La seconda parte del lavoro passa ad analizzare nel dettaglio alcuni fenomeni macroscopici che possono illustrare attraverso esempi le letture teoriche proposte nella prima.
Il quarto capitolo, primo della seconda parte, tratta del fenomeno denominato "globalizzazione" e della dialettica tra globale e locale. Indagata nella sua genesi, la globalizzazione così come oggi si conosce, risulta essere "la modalità più compiuta della società della modernità avanzata" (cfr. pag. 73) le cui radici affondano in un passato sì remoto da essere rintracciabili a partire dalle dinamiche interne dell'Impero romano. L'analisi fenomenologica passa poi a trattare l'aspetto economico di tale processo, nella misura in cui i fattori decisionali degli attuali assetti sono costituiti dalle multinazionali, rappresentabili come sorta di "stati nello stato". Da tale aspetto si passa alla descrizione dell'importanza della comunicazione veloce a livello telematico ed alla conseguente soppressione dei limiti imposti dalla distanza spaziale con la creazione, come esito, di un "villaggio globale" secondo la categoria introdotta da McLuhan.
Riprendendo il concetto di "fine delle narrazioni", viene mostrato "l'aumento dell'incertezza individuale come cifra caratteristica del processo di globalizzazione" (pag. 83), fenomeno che a livello soggettivo si determina in una frammentazione e pluricollocazione del singolo "nelle varie appartenenze che lo scenario globalizzato o globalizzante rende necessario e [...] la flessibilità rende ineluttabile" (pag. 83).
Si passa a descrivere fenomenologicamente la flessibilità, il lavoro a domicilio e il tipo ideale del "turista" come elementi caratterizzanti l'epoca attuale.
Il lavoro con le proprie interne problematiche risulta essere il nucleo portante del quinto capitolo intitolato "Il lavoro come competenza comunicativa" insistendo sul predominare del know-how sulla produttività in sé e per sé tipica del mondo industriale. Vengono analizzati nel dettaglio i settori ternario, quaternario e quinario, la pervasività anche domestica dei personal computers, la conseguente specializzazione umana a livello operativo. La cifra significativa risultante da tale descrizione viene ad essere l'attività di elaborazione e comunicazione di simboli, in un  "sostanziale impoverimento della mediazione gestuale tra l'uomo e le cose" (pag. 101) che reca con sé una povertà emozionale esito della solitudine dell'operatore, superata attualmente attraverso lo sviluppare di dinamiche psicoterapiche di gruppo.
Un particolare genere di attività umana viene descritta e giudicata nel paragrafo dedicato al telelavoro, mostrandone gli aspetti positivi e negativi viene a delinearsi il quadro di un'azione sicuramente definibile "rischiosa" per l'operatore e per il proprio contesto famigliare a causa della possibilità di una continuità degli orari, di una opposta frammentazione temporale, dello spettro dello sfruttamento minorile nel contesto domestico.
Il sesto capitolo va ad analizzare il mutamento dei valori cui assiste la società post-moderna e post-industriale citando lo studio monografico condotto da Inglehart. Il fenomeno più rilevante è certamente l'affidarsi tipico del mondo contemporaneo a credenze magico-spiritual-ambientalistiche delle quali valgano come esemplificazioni l'astrologia, la new age e la medicina alternativa, in una destrutturazione dei valori precedenti recante in sé i germi della nuova Weltanschauung.
Il settimo e l'ottavo capitolo si occupano della cosiddetta "cultura materiale", concetto sviluppato in occidente da antropologi come Boas, Leroi-Gourham, Malinowski. Il settimo capitolo si dedica specialmente alla genesi ed alla descrizione del tipo ideale definibile "consumatore", analizzandone il comportamento sociale (associazioni di consumatori), i luoghi d'azione (dalla bottega al centro commerciale) e le nuove linee evolutive (il boicottaggio ed il consumo etico). L'ottavo capitolo analizza il concetto di "cultura materiale", appellandosi ad autori quali Ricoeur, Geertz, Barthes. In seconda battuta, applica quanto scoperto in sede teorica al caso pratico del cibo, visto sotto la prospettiva di elemento tipico della cultura materiale. Il cibo viene considerato alla luce delle diverse culture come strumento di comunicazione e mediazione di rapporti prossimali o formali, "caldi" o "freddi", in una declinazione di svariati "dialetti" alimentari (pag. 185). L'analisi si conclude con la descrizione del "ciclo della cultura materiale", il percorso attraverso il quale il manufatto passa dallo stato di prodotto allo stato di rifiuto, prospettando la possibilità, in nome dell'ottimizzazione delle risorse e della responsabilità ambientale, di teorizzare un valore economico all'azione di corretto conferimento dei rifiuti, riducendone la tassa di smaltimento in cambio dell'accorta differenziazione da parte dei consumatori, chiudendo in tal modo il già definito "ciclo della cultura materiale".

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Introduzione
I parte - Le cornici del mutamento
1.    L'ipotesi post-moderna
    Introduzione
    La caduta delle grandi narrazioni
    L'alto e il basso
    L'iperrealtà dei simulacri
    Postmodernità e tardo capitalismo
    Appunti per un "tipo ideale" di post modernità
2.    L'ipotesi post-industriale
Introduzione
I tratti generali
-    I brain workers e la società dell'informazione
-    La tecnocrazia e la dialettica centro-periferia
-    Informatica, artificialità e virtualizzazione della persona
-    La personalità narcisista
Per un profilo di società post-industriale
1.    Conclusioni
    II parte - Fenomenologia del mutamento
2.    La globalizzazione ed il rapporto tra globale e locale
    Introduzione
    Il profilo concettuale
    Alcuni elementi empirici
    Storicità della globalizzazione
3.    Il lavoro come competenza comunicativa
    Macchine informatiche e lavoro
    Il telelavoro
4.    Il mutamento dei valori
Inglehart: materialismo e post materialismo
Sennet: la flessibilità
La New Age tra moderno e postmoderno
-    Linee costitutive
-    Tra moderno e postmoderno
1.    L'evoluzione della specie: un'ipotesi sulla genesi delle associazioni dei consumatori
Le associazioni dei consumatori
La genesi storica delle associazioni dei consumatori
Nuove linee di evoluzione: boicottaggio e consumo etico
L'evoluzione della specie: un'ipotesi esplicativa della genesi sociale del nuovo consumatore
-    Consumo e socialità
-    La fase artigianale: il negozio e la bottega
-    La fase industriale: il supermercato e la fabbrica
-    La fase post-industriale: il centro commerciale
1.    Si completa il ciclo della cultura materiale
L'idea di cultura materiale
Paradigmi di analisi della cultura materiale
Un esempio di cultura materiale: il cibo
-    La funzione sociale del cibo
-    Il gusto come costrutto sociale
-    Cibo e mutamento sociale
Il ciclo della cultura materiale
Conclusioni
Bibliografia

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Domenico Secondulfo è professore di "Sociologia generale" e di "Sociologia dei processi culturali" presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Verona. Oltre alle tematiche del mutamento sociale, si è occupato di Sociologia della salute e di Sociologia dei consumi con riflessioni teoriche ed indagini empiriche, soprattutto sulle medicine non convenzionali. Tra le più recenti pubblicazioni ricordiamo: Ditelo con i fiori. Strutture del consumo e comunicazione sociale (Angeli 1995) e Trasformazioni sociali e nuove culture del benessere (Angeli 2000).

Links Torna all'inizio

http://www.stpauls.it/fa_oggi/0106f_o/0106fo12.htm
Vi si può trovare un articolo di Domenico Secondulfo sulla pratica del turismo contemporaneo.
Ne riportiamo il sottotitolo per indicarne intuitivamente i contenuti:
"I modelli culturali cui riferire l'attuale turismo consumistico sono il viaggio, il pellegrinaggio, il rito iniziatico. Ogni fascia di età gode di una vasta gamma di offerte non facili tuttavia da trasformare in buone possibilità per le relazioni umane".

http://psico.univr.it/ulfo/
Pagina personale del docente presso l'Ateneo di Verona.


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