Secondulfo, Domenico, Per una sociologia del mutamento. Fenomenologia della
trasformazione tra moderno e postmoderno.
Milano, Franco Angeli, 2001, pp. 224, Euro 17.00, ISBN 88-464-3303-3.
Sociologia (globalizzazione)
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È possibile connotare il divenire della contemporaneità sulla base di
categorie tali da delinearne le cesure rispetto all'epoca precedente? È
possibile determinare cornici concettuali che permettano di delineare la fenomenologia
di tale divenire suggerendone una, seppur ipotetica, direzione? A tali interrogativi
tenta di dar risposta Domenico Secondulfo attraverso un lavoro che si mostra utile
strumento per decifrare le complesse dinamiche interne alla società
contemporanea.
Le categorie di "mutamento", "fenomenologia", "modernità" e
postmodernità", presenti fin nel titolo del libro, risultano essere fondamentali
per quello che sarà l'impianto teorico dell'intera opera. Per elaborare una
lettura razionale della società contemporanea, occorre anzitutto descriverne i
fenomeni così come si danno e come si evolvono hic et nunc, in un tempo in cui
la distinzione tra modernità e post-modernità diviene il risultato di
un'evoluzione più o meno graduale.
All'inizio del suo lavoro, il Secondulfo defisce i concetti di "modernità" e
"post-modernità".
Nel primo capitolo si definisce la "post-modernità" a partire dall'introduzione
di tale concetto, ad opera di Toynbee. Egli lo coniò per denotare il periodo
successivo all'età moderna, inevitabilmente segnata negativamente dall'orrore
nazista. Il termine designava successivamente, a partire dagli USA, i vari movimenti di
controcultura, per fluire poi nel lessico della critica artistica come identificatore
delle nuove tendenze architettoniche degli anni '70 e '80. La filosofia e la sociologia
lo assumono al termine di tale percorso, lasciandone intatto il patrimonio semantico.
L'intento dichiarato dell'Autore è quello di tentare d'estrapolare dalle
riflessioni già svolte dai principali autori che se ne sono occupati, una sorta
di tipo ideale che possa essere rappresentativo dei molteplici significati assunti dal
concetto di "post-modernità" nel corso della propria evoluzione storica.
L'Autore prende le mosse dall'analisi di Lyotard inerente la caduta delle "grandi
narrazioni" o "metanarrazioni", intendendo con ciò definire tutto quel
patrimonio di indagine filosofica ed esistenziale che offriva visioni del mondo,
progetti storico-filosofici, tensione ideale verso un progresso possibile, che viene a
cadere sostituito da un generalizzato radicale scetticismo; un soggettivismo
relativistico subentra all'assunto ontologico di certezza; si manifesta un generale
disimpegno di fronte alla partecipazione politica con un ricupero quasi maniacale della
dimensione privata; a livello macroscopico si registra una costante dialettica tra
globale e locale, tra società e comunità, tra flessibilità e
radicamento. Incombe su tali processi il rischio di perdere la radice relazionale e
simbolica ove ancorare la narrazione del proprio sé, rischio per evitare il
quale si assiste a fenomeni di chiusura autoprotettiva od evasione
estetico-sentimentale in universi fantastici.
Si possono riscontrare alcuni esempi di tale creazione fenomenica di universi ludici e
fantastici nell'edificazione di villaggi del divertimento sullo stile dei parchi a tema
come Disneyland, o di città estetico-populiste come Las Vegas. Attraverso tali
esemplificazioni si riscontra un'altra nota caratteristica dei movimenti che hanno
portato all'affermarsi della post-modernità: la perdita del confine tra arte e
vita, sottolineando in tal modo un aspetto che, nella sua dinamica temporale, farebbe
affiorare la categoria di "tarda modernità" piuttosto che di
"post-modernità".
Il mondo contemporaneo vede lo sviluppo, impressionante nelle sue dimensioni, di
macchine elettroniche telematiche: tale genesi continua ha portato alla nascita di
categorie "surrealistico-sociologiche" quali l'"iperrealtà" ed il
"simulacro".
Trattando tali categorie, Secondulfo fa riferimento alle analisi condotte da Jean
Baudrillard, il quale afferma una sorta di cambiamento ontologico dovuto al predominio
della simulazione modellistica sulla realtà, fino all'assorbimento del reale nel
virtuale e la dispersione del concetto stesso di "significato" all'interno di un
simbolismo autoreferenziale. Baudrillard scopre nella stessa dinamica semiotica alcuni
punti di fuga da ciò che sarebbe definibile come una sorta di "totalitarismo
cibernetico", riscontrabili, ad esempio, nella produzione di graffiti urbani. Legato
alla medesima dinamica di predominio del segno sul significato, è possibile
leggere il progressivo ritorno dal monoteismo al politeismo, "a causa della
dissoluzione di ogni idea di originale e del sottrarsi delle copie all'egemonia e al
controllo dell'originale" (pag. 22).
L'Autore collega cultura ed economia riprendendo gli studi di Jameson, che correlano
fortemente post-modernità e capitalismo, che diviene così "tardo
capitalismo", in una visione che riprende anch'essa il concetto di simulacro, nella
misura in cui il capitale diviene l'informazione, la macchina non "fa" ma "riproduce"
processi creando "copie di un originale mai esistito" (pag. 24). Allo studio di
Jameson, Secondulfo correla la visione del "qui-adesso isomorfo" determinato dalla
supremazia del mezzo telematico, così come si dà nello studio condotto da
Meyerowitz. Da quanto descritto si può intuire quanto afferma l'Autore quando
scrive "il sé è portato ad auto descriversi come un'entità
discontinua, come una serie di identità costantemente riplasmate e faticosamente
tenute unite, in cui è difficile che un'identità venga privilegiata sulle
altre, secondo il modello delle gerarchie di ruoli della modernità" (pag.
25).
Come ultimo passaggio nello studio della post-modernità, una volta delineate le
caratteristiche che ne distinguono i tratti, l'Autore, richiamando l'analisi condotta
da Giddens, ne rileva gli elementi di cesura rispetto alla modernità,
dimostrando così in chiusura d'analisi preliminare, l'intuizione originaria di
un flusso di cambiamento all'interno di una sostanziale continuità. Tali
elementi si strutturano attorno ad alcuni nuclei portanti, che, nel loro essere uguali
rispetto ai nuclei della modernità, dimostrano la permanenza strutturale
profonda che permane tra le due epoche. I nuclei sono quattro: capitalismo,
industrialismo, potere militare e sorveglianza. Nel tentare di modificare in senso
democratico ed egalitario gli elementi di tali nuclei, si delinea la tendenza
contemporanea relativa alla creazione di modelli di realismo utopico.
Al termine dell'analisi, è possibile delineare il tipo ideale oggetto della
ricerca: è possibile far ruotare l'intera idea di post-modernità attorno
a cinque "pilastri" fondamentali:
1. "la fusione anti autoritaria dell'arte con l'arte popolare [...]
in antagonismo all'autoritarismo dei codici estetico-artistici della
modernità;
2. la caduta delle grandi narrazioni;
3. l'evaporazione della realtà [...] attraverso la
simulazione e la produzione di simulacri in una iperrealtà che ne è una
vuota immagine;
4. il modificarsi dell'identità che [...] perde le
caratteristiche integrate ed armoniche della modernità, per divenire plurima e
sfaccettata;
5. lo sviluppo delle macchine comunicazionali" (pagg. 30-31).
In conclusione, sul rapporto tra modernità e post-modernità, per autori
quali Baudrillard e Lyotard "la cesura è più forte della
continuità"; per autori come Jameson, invece, "la post-modernità è
[...] la logica culturale [...] del tardo capitalismo delle reti globali e delle
multinazionali" (pag. 31).
Può risultare utile, anche dal punto di vista d'impatto visivo, la serie
dicotomico-dialettica che l'Autore costruisce attorno alle categorie proprie di
modernità e post-modernità:
- gerarchia-anarchia
- omogeneità-diversità
- scopo-gioco
- universalismo-globalizzazione
- centralizzazione-decentramento
- materialità-immaterialità
- narrazione-immagine
- profondità-superficie
- razionalità tecnico scientifica-diversità
pluralistica
- funzione-finzione
- rappresentazione-autoreferenza
- produzione-riproduzione
- riproduzione meccanica-riproduzione elettronica
- tempo-spazio (pag. 33)
L'analisi preliminare condotta da Secondulfo si chiude con una nota che correla
post-modernità e consumo, in una visione che si rifà agli studi su tale
tema condotti da Campbell, il quale afferma la tendenza, tipica dell'età
contemporanea, all'acquisto non di beni necessari ma accessori, di contenuto meramente
simbolico, manifestando orientamento che reca in sé il precetto protestante del
ricercare il piacere legittimo e doveroso nelle meraviglie della natura, in uno
scivolamento dal naturale al prodotto di mercato, configurando il consumismo
post-moderno come un "edonismo auto illusorio [...] che rende il consumatore
completamente dipendente dai meccanismi della moda"(pag. 35).
Il concetto di post-modernità ha "radici che provengono da discipline
maggiormente attente agli aspetti simbolici ed estetici, in una parola culturali, della
vita sociale" ma ha "il difetto di non riuscire a cogliere con sufficiente chiarezza e
precisione le soluzioni di continuità tra le varie formazioni economico-sociali.
[...] Sotto questo aspetto risulta più netta la transizione, da molti
prefigurata, da una società di tipo industriale ad una società di tipo
post-industriale". (pag. 38)
Con tale riflessione si apre il secondo capitolo del lavoro di Secondulfo,
accompagnato dalla precisazione secondo la quale il termine "formazione
economico-sociale" viene interpretato secondo l'uso marxiano in riferimento ad una
totalità di rapporti di produzione, di struttura e sovrastruttura, riprendendo
in tal modo un uso stabilito da Gallino e rintracciabile in un autore come
Habermas.
La prima definizione di tale concetto si ebbe prima nell'ambito dell'analisi
socio-economica, poi, alla fine degli anni '60, entra nell'uso comune "per identificare
quelle società in cui la maggioranza relativa o assoluta della forza lavoro non
è più occupata nell'industria, come avviene nelle società
industriali, ma nel settore terziario o dei servizi" (pag. 39).
Secondulfo, richiamando la visione di Bell, afferma la possibilità, a partire
dalla centralità dei servizi informativi rispetto all'importanza della
produzione manifatturiera, di evidenziare i fenomeni che meglio illustrano il mutamento
da industrialismo a post-industrialismo, riassumendoli nella seguente
schematizzazione:
- passaggio dalla produzione di beni all'economia dei servizi;
- preminenza della classe dei professionisti e dei tecnici;
- centralità del sapere teorico;
- gestione dello sviluppo tecnico e controllo normativo della
tecnologia;
- creazione di una nuova tecnologia dell'informazione e sua
potenziale applicabilità ad ogni settore di attività (pag. 43).
Il risultato emergente dalla lettura delle citate trasformazioni mostra l'aumento
numerico dei lavoratori, detti "brain workers" occupati nei settori terziario
(trasporti, servizi pubblici), quaternario (commercio, finanza, sindacati) e quinario
(educazione, ricerca scientifica, tempo libero, salute).
Giudicando tale lettura, Secondulfo afferma che, nell'emergere del concetto di
"capitale di conoscenze" si può osservare un approccio di tipo illuminista che
riafferma la fede nella razionalità e nel progresso insiti nella cosiddetta
"società dell'informazione".
L'Autore cita una lettura diversa e maggiormente critica attraverso l'analisi proposta
da Touraine, secondo il quale "la caratteristica essenziale [della società
post-industriale, ndr.] non è tanto rappresentata dalla prevalenza relativa di
un certo comparto produttivo o di un altro, ma sono i tipi ed i modi del conflitto
sociale a cambiare". Tenendo presente la centralità del potere legato
all'informazione, si può leggere il conflitto nel seguente modo: "il conflitto
centrale è quindi tra istanze di razionalizzazione tecnocratica, che si
concretizzano nei progetti organizzativi dei vari livelli e delle varie sfere del
sociale, e istanze a difesa dell'immaginazione creatrice, della libertà di
espressione, in modo simile a quanto manifestato dai movimenti collettivi fioriti sul
finire degli anni '60 o verso la seconda metà degli anni '70" (pag. 47).
Sottostà a tale genere di società una logica di tipo imperialista, che
si manifesta in tre modi:
1. integrazione sociale, specialmente a livello di orientamento al
consumo;
2. manipolazione culturale;
3. orientamento verso la potenza, soprattutto a livello di grandi
organizzazioni politiche ed economiche.
Entrando nel dettaglio, viene sottolineato il processo dequalificante di
taylorizzazione cui viene sottoposto il mondo dei brain workers per esercitare, da
parte del "potere", il controllo produttivo sulla creazione di conoscenza, trasformando
spesso gli uomini addetti alle macchine informatiche a loro semplici appendici.
Il contatto decisivo con il mezzo informatico, porta Secondulfo a ricuperare
l'analisi di Ardigò, il quale parla di "artificializzazione" come etichetta
connotante l'esito del passaggio dal mondo industriale a quello post-industriale.
L'esito esistenziale di tale artificializzazione è una non emozionalità
ed un progressivo malessere di tipo relazionale.
Constatando tale esito, l'Autore riprende lo studio di Lasch, che collega
post-industrialismo e personalità narcisista, vista sotto la duplice luce di
individuo fragile, necessitario di conferme rispetto alle pressioni
burocratico-produttive e come persona in perenne conflitto tra la difesa del proprio
sé da emozioni troppo intense e la rabbia derivata da tale auto-repressione. Al
termine di tale conflitto si ha in un progressivo dominio di elementi arcaici, tra i
quali "l'io regredisce ad un io grandioso, narcisista, infantile e vuoto" (pag.
55).
L'esito sociologicamente rilevante di tale problematica è che la soluzione
dell'insoddisfazione esistenziale generata dal narcisismo è affidata interamente
ad interventi terapeutici o pseudo-terapeutici di tipo psicologico o l'adesione a
gruppi mistico-religiosi spiritualisti sul modello della new age o, ancora, alla cura
attraverso la medicina non-convenzionale.
Al termine dell'analisi, Secondulfo propone, come aveva fatto per il concetto di
post-modernità, una sintesi del tipo ideale derivato dalla fusione degli
elementi emersi dalla disamina condotta, che si può riassumere come segue:
- periodo: dal 1956;
- settori ed istituzioni dominanti: terziario, quaternario e
quinario;
- assetto statale: neoliberismo e welfare state modificato,
controllo sociale di tipo tecnocratico;
- struttura professionale: nuove figure e taylorizzazione del lavoro
intellettuale;
- problemi centrali: qualità della vita, sanità
psichica, salute relazionale, invecchiamento, bisogni post-materiali, raffreddamento
della comunicazione sociale, controllo tecnocratico, programmazione sociale e
partecipazione, robotizzazione e disoccupazione, nuove forme di movimento sociale,
conflitti urbani, gestione dell'ambiente, controllo del sapere e della ricerca;
- fattori di coesione: rete globale;
- metodologie: egemonia di quelle che si collegano al sapere
informatico, dequalificazione di fasce di lavoratori, ristratificazione di svariati
ceti sociali;
- orizzonte temporale: due linee d'analisi: orientamento verso il
futuro e prospettiva d'azione sul presente;
- struttura psichica: tipo narcisistico (pagg. 57-59).
Anche per quanto riguarda il periodo post-industriale, è possibile compiere una
lettura dicotomico-dialettica nei confronti dell'industralismo nella modalità
seguente proposta dall'Autore:
- democratizzazione-tecnocrazia;
- relazionalità-neutralità emotiva;
- autoespressione-manipolazione;
- autodeterminazione-eterocontrollo;
- ricchezza-disoccupazione;
- libertà e controllo (lib/lab, secondo la definizione
sintetica che ne dà Donati nel 1977) (pagg. 63-64).
In sede di conclusione e giudizio circa il post-industrialismo, Secondulfo afferma la
centralità dell'assunto tecnocentrico, la modificazione dell'orizzonte valoriale
e la variazione del rapporto con la temporalità quali cifre significative e
sintetiche del fenomeno indagato.
Giunto al presente stadio, l'autore passa a trattare ciò che può essere
etichettata come la "fenomenologia del mutamento", iniziando così la seconda
parte del volume.
La seconda parte del lavoro passa ad analizzare nel dettaglio alcuni fenomeni
macroscopici che possono illustrare attraverso esempi le letture teoriche proposte
nella prima.
Il quarto capitolo, primo della seconda parte, tratta del fenomeno denominato
"globalizzazione" e della dialettica tra globale e locale. Indagata nella sua genesi,
la globalizzazione così come oggi si conosce, risulta essere "la modalità
più compiuta della società della modernità avanzata" (cfr. pag.
73) le cui radici affondano in un passato sì remoto da essere rintracciabili a
partire dalle dinamiche interne dell'Impero romano. L'analisi fenomenologica passa poi
a trattare l'aspetto economico di tale processo, nella misura in cui i fattori
decisionali degli attuali assetti sono costituiti dalle multinazionali, rappresentabili
come sorta di "stati nello stato". Da tale aspetto si passa alla descrizione
dell'importanza della comunicazione veloce a livello telematico ed alla conseguente
soppressione dei limiti imposti dalla distanza spaziale con la creazione, come esito,
di un "villaggio globale" secondo la categoria introdotta da McLuhan.
Riprendendo il concetto di "fine delle narrazioni", viene mostrato "l'aumento
dell'incertezza individuale come cifra caratteristica del processo di globalizzazione"
(pag. 83), fenomeno che a livello soggettivo si determina in una frammentazione e
pluricollocazione del singolo "nelle varie appartenenze che lo scenario globalizzato o
globalizzante rende necessario e [...] la flessibilità rende ineluttabile" (pag.
83).
Si passa a descrivere fenomenologicamente la flessibilità, il lavoro a
domicilio e il tipo ideale del "turista" come elementi caratterizzanti l'epoca
attuale.
Il lavoro con le proprie interne problematiche risulta essere il nucleo portante del
quinto capitolo intitolato "Il lavoro come competenza comunicativa" insistendo sul
predominare del know-how sulla produttività in sé e per sé tipica
del mondo industriale. Vengono analizzati nel dettaglio i settori ternario, quaternario
e quinario, la pervasività anche domestica dei personal computers, la
conseguente specializzazione umana a livello operativo. La cifra significativa
risultante da tale descrizione viene ad essere l'attività di elaborazione e
comunicazione di simboli, in un "sostanziale impoverimento della mediazione
gestuale tra l'uomo e le cose" (pag. 101) che reca con sé una povertà
emozionale esito della solitudine dell'operatore, superata attualmente attraverso lo
sviluppare di dinamiche psicoterapiche di gruppo.
Un particolare genere di attività umana viene descritta e giudicata nel
paragrafo dedicato al telelavoro, mostrandone gli aspetti positivi e negativi viene a
delinearsi il quadro di un'azione sicuramente definibile "rischiosa" per l'operatore e
per il proprio contesto famigliare a causa della possibilità di una
continuità degli orari, di una opposta frammentazione temporale, dello spettro
dello sfruttamento minorile nel contesto domestico.
Il sesto capitolo va ad analizzare il mutamento dei valori cui assiste la
società post-moderna e post-industriale citando lo studio monografico condotto
da Inglehart. Il fenomeno più rilevante è certamente l'affidarsi tipico
del mondo contemporaneo a credenze magico-spiritual-ambientalistiche delle quali
valgano come esemplificazioni l'astrologia, la new age e la medicina alternativa, in
una destrutturazione dei valori precedenti recante in sé i germi della nuova
Weltanschauung.
Il settimo e l'ottavo capitolo si occupano della cosiddetta "cultura materiale",
concetto sviluppato in occidente da antropologi come Boas, Leroi-Gourham, Malinowski.
Il settimo capitolo si dedica specialmente alla genesi ed alla descrizione del tipo
ideale definibile "consumatore", analizzandone il comportamento sociale (associazioni
di consumatori), i luoghi d'azione (dalla bottega al centro commerciale) e le nuove
linee evolutive (il boicottaggio ed il consumo etico). L'ottavo capitolo analizza il
concetto di "cultura materiale", appellandosi ad autori quali Ricoeur, Geertz, Barthes.
In seconda battuta, applica quanto scoperto in sede teorica al caso pratico del cibo,
visto sotto la prospettiva di elemento tipico della cultura materiale. Il cibo viene
considerato alla luce delle diverse culture come strumento di comunicazione e
mediazione di rapporti prossimali o formali, "caldi" o "freddi", in una declinazione di
svariati "dialetti" alimentari (pag. 185). L'analisi si conclude con la descrizione del
"ciclo della cultura materiale", il percorso attraverso il quale il manufatto passa
dallo stato di prodotto allo stato di rifiuto, prospettando la possibilità, in
nome dell'ottimizzazione delle risorse e della responsabilità ambientale, di
teorizzare un valore economico all'azione di corretto conferimento dei rifiuti,
riducendone la tassa di smaltimento in cambio dell'accorta differenziazione da parte
dei consumatori, chiudendo in tal modo il già definito "ciclo della cultura
materiale".
| Indice |
|
Introduzione
I parte - Le cornici del mutamento
1. L'ipotesi post-moderna
Introduzione
La caduta delle grandi narrazioni
L'alto e il basso
L'iperrealtà dei simulacri
Postmodernità e tardo capitalismo
Appunti per un "tipo ideale" di post modernità
2. L'ipotesi post-industriale
Introduzione
I tratti generali
- I brain workers e la società dell'informazione
- La tecnocrazia e la dialettica centro-periferia
- Informatica, artificialità e virtualizzazione della
persona
- La personalità narcisista
Per un profilo di società post-industriale
1. Conclusioni
II parte - Fenomenologia del mutamento
2. La globalizzazione ed il rapporto tra globale e locale
Introduzione
Il profilo concettuale
Alcuni elementi empirici
Storicità della globalizzazione
3. Il lavoro come competenza comunicativa
Macchine informatiche e lavoro
Il telelavoro
4. Il mutamento dei valori
Inglehart: materialismo e post materialismo
Sennet: la flessibilità
La New Age tra moderno e postmoderno
- Linee costitutive
- Tra moderno e postmoderno
1. L'evoluzione della specie: un'ipotesi sulla genesi delle
associazioni dei consumatori
Le associazioni dei consumatori
La genesi storica delle associazioni dei consumatori
Nuove linee di evoluzione: boicottaggio e consumo etico
L'evoluzione della specie: un'ipotesi esplicativa della genesi sociale del nuovo
consumatore
- Consumo e socialità
- La fase artigianale: il negozio e la bottega
- La fase industriale: il supermercato e la fabbrica
- La fase post-industriale: il centro commerciale
1. Si completa il ciclo della cultura materiale
L'idea di cultura materiale
Paradigmi di analisi della cultura materiale
Un esempio di cultura materiale: il cibo
- La funzione sociale del cibo
- Il gusto come costrutto sociale
- Cibo e mutamento sociale
Il ciclo della cultura materiale
Conclusioni
Bibliografia
| L'autore |
|
Domenico Secondulfo è professore di "Sociologia generale" e di "Sociologia
dei processi culturali" presso la facoltà di Lettere e Filosofia
dell'Università di Verona. Oltre alle tematiche del mutamento sociale, si
è occupato di Sociologia della salute e di Sociologia dei consumi con
riflessioni teoriche ed indagini empiriche, soprattutto sulle medicine non
convenzionali. Tra le più recenti pubblicazioni ricordiamo: Ditelo con i fiori.
Strutture del consumo e comunicazione sociale (Angeli 1995) e Trasformazioni sociali e
nuove culture del benessere (Angeli 2000).
| Links |
|
http://www.stpauls.it/fa_oggi/0106f_o/0106fo12.htm
Vi si può trovare un articolo di Domenico Secondulfo sulla pratica del turismo
contemporaneo.
Ne riportiamo il sottotitolo per indicarne intuitivamente i contenuti:
"I modelli culturali cui riferire l'attuale turismo consumistico sono il viaggio, il
pellegrinaggio, il rito iniziatico. Ogni fascia di età gode di una vasta gamma
di offerte non facili tuttavia da trasformare in buone possibilità per le
relazioni umane".
http://psico.univr.it/ulfo/
Pagina personale del docente presso l'Ateneo di Verona.
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di maggio
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