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Lemoine-Luccioni, Eugénie, Psicoanalisi della moda.
Trad. it. di A. Succetti, Milano, Bruno Mondatori, 2002, pp.184, Euro13,50, ISBN 88-424-9585-9
[Ed. or.: La robe. Essay psychanalytique sur le vêtement, Éditions du Seuil, Paris 1983].

Recensione di Stefano Monetti - 17/04/2003

Psicologia (psicoanalisi)

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Eugénie Lemoine-Luccioni è allieva di Jacques Lacan e così fa suo il detto del maestro: "L'inconscio (...) è strutturato come un linguaggio. Ebbene, anche il vestito lo è!" (p. 16). La questione è decisiva: per Lacan l'abito, come tessitura, è un testo (il gioco in francese è texture/texte). Svolgere una lettura psicoanalitica della moda significa allora definire il campo dei segni con i quali il soggetto intende imbellettare il proprio corpo. L'abito è un simbolo, qualcosa che svia e crea un'apparenza, il produttore di un quid di finzione e quindi di mistero. Uno specchietto per le allodole: per far vedere quel che non c'è o per occultare quel che è presente. Il punto critico è nel taglio, laddove il vestito cede e lascia emergere il corpo, corpo nudo che è anch'esso segnato, in quanto elemento culturale: corpo segnato dalla cosmesi, corpo delimitato appunto dai tagli dell'abito, ma anche (corpo) nudo come corpo svestito, senz'abito: "Il nudo non esiste. Se esistesse, al limite, non direbbe più nulla. Nell'uomo, invece, esso è sempre rivestito di ideologia e di estetismo, se non di indumenti propriamente detti. È sempre votato alla rappresentazione" (p. 27).

È il fallo, o la sua mancanza, che devono essere nascosti. Il vestito rilancia, confonde, maschera, porta fuori strada rispetto a quel che sono le condizioni reali del fallo. Per questo motivo le donne sono più attente, meticolose e interessate nel vestire: prive del fallo, devono supplire con la consapevolezza, l'astuzia e la strategia della deviazione. Del resto, sedurre significa sviare, portar fuori dalla retta via. Ma vi è un'altra fondamentale ragione: le donne conoscono meglio dell'uomo l'inevitabile precarietà del soggetto: "Dobbiamo credere che le donne, nonostante il loro gusto per la mascherata, riconoscano più facilmente il niente della condizione umana. L'uomo, invece, dal canto suo, non vuole saperne nulla" (p. 96). Il vestito asseconda la transessualità, assume la confusione dei generi: Lemoine-Luccioni si sofferma spesso a descrivere il fenomeno del travestitismo.
Ma anche il maschio, che dovrebbe possedere un fallo e in realtà teme solo di perderlo o non vuole assumerlo, è costretto a camuffarsi tramite i segni della moda. Scrive Massimo Recalcati nella prefazione: "Il trucco, la maschera, l'abito sono rimedi al vuoto che abita il soggetto, sono veli rispetto al reale della morte e della castrazione" (p. 2).

L'abito è una protezione, permette di portare con sé qualcosa di intimo e inseparabile, è un oggetto scelto appositamente per darsi un'identità, qualcosa che protegge dai fantasmatici pericoli dell'esterno. Nella sua tuta spaziale, l'astronauta ha di che sopravvivere, essa costituisce e delimita il suo spazio vitale: questo particolare tipo di abito è esemplare, è come una casa che scalda e protegge chi lo porta. Vestirsi è un impulso naturale, che consente di tornare alla completezza originaria: "Il vestito, meglio della sfera (...) ricrea per l'individuo l'involucro perduto: è la placenta ricostituita" (p. 89). Modo privilegiato di identificazione, l'abito ripete quel che nel bambino succede di fronte allo specchio: "Il soggetto si è dato una cornice, durante l'esperienza speculare, quando l'immagine dello specchio gli è apparsa sotto la garanzia attiva dello sguardo materno. Questa immagine speculare (...) è il primo vestito dell'uomo" (p. 96). È dunque l'abito a diventare fallo, completamento di un soggetto-corpo che necessita sempre di un supplemento. Il vestito spartisce un interno e un esterno, costituisce il limite del soggetto e perciò diviene espressione di potenza, supporto fallico.

In un libro accattivante, breve e mai noioso, intenso, decisamente interessante e utile, Lemoine-Luccioni sfoggia una prosa immediata e brillantemente compiaciuta, proponendo un excursus sui tratti più significativi del mondo della moda. Inserendo nel discorso casi clinici esemplari, citazioni da riviste di moda o di celebri pensatori (tra gli altri: Blanchot, Barthes, Bataille, ma anche Hegel e Heidegger), l'A. compone un originale, non banale collage sul quel che di profondo è celato tra la superficie della moda. Un mondo che si svolge attraverso i propri significanti fondamentali: taglio, nudo, corpo, maschera, narcisismo, travestitismo, identificazione, immagine, feticcio, velo...

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Prefazione di Massimo Recalcati
Introduzione - Da Mallarmé a Barthes
1. Il bel taglio e il taglio
2. Il nudo
3. La capsula del cosmonauta
4. La maschera
5. È necessario che sia aperto e chiuso
6. Il velo
7. L'immagine speculare-vestito-casa
8. La seconda pelle
9. L'oggetto feticcio
10. Dal transessualismo al travestitismo
11. Orlan - Sicut

L'autore Torna all'inizio

Allieva di Jacques Lacan, Eugenie Lemoine-Luccioni è analista dell'École de la cause freudienne, membro della Scuola lacaniana di psicoanalisi e collaboratrice della rivista "Psicoanalisi". Tra le sue pubblicazioni tradotte in italiano: Lo psicodramma (Milano 1973) e Il taglio femminile (Roma 1977). Segnaliamo inoltre: Le rêve du cosmonaute (Paris 1980), L'histoire à l'envers (Paris 1992) e L'entrée dans le temps (Lausanne 2000).

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