Fineschi, Roberto , Ripartire da Marx. Processo storico ed economia
politica nella teoria del "capitale".
La città del sole, Napoli, 2001. ISBN 88-8292-117-4, Euro 30.99.
Filosofia politica (economia
politica) (socialismo)
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La bibliografia su Marx è sterminata, nel secolo e mezzo che ci separa dalla
sua opera principale è stato scritto di tutto, e veramente è difficile
trovarsi di fronte ad un testo che non abbia delle forti componenti ideologiche che lo
proiettino verso una dimensione di immediatismo politico. Il libro di Fineschi riesce
ad allontanarsi dalle ideologie alla moda, e a focalizzare l'attenzione sui problemi
teorici che la lettura del Capitale in ogni modo impone.
Fineschi fin dall'Introduzione sottolinea la possibilità di una nuova lettura
di Marx. Le condizioni per questa nuova lettura possono essere sintetizzate in due
punti:
a) la fine del cosiddetto socialismo reale, il quale ha imposto il luogo comune della
conformità della politica dell'Europa dell'Est ai dettami di Marx;
b) la pubblicazione, ancora in corso, della nuova edizione storico-critica delle opere
complete di Marx e di Engels (MEGA² Marx Engels Gesamtausgabe).
Questi dunque i presupposti storico-contestuali che danno l'avvio all'opera di
Fineschi. Già dall'indice è possibile scorgere la metodologia usata dallo
studioso per lo studio del Capitale, in cui vengono individuati quattro livelli di
astrazione:
1) il mondo della circolazione semplice;
2) la generalità universalità del capitale,
3) la particolarità del capitale, ossia i molti capitali in azione;
4) la singolarità del capitale, ossia credito e capitale fittizio.
Il mondo della circolazione semplice rappresenta l'inizio concettuale, l'immediatezza
del modo di produzione capitalistico, il primo livello di totalità. In questa
sezione l'autore presenta lo sviluppo dialettico della merce, lo sviluppo logico,
dunque, della stessa, che non deve essere confuso con lo sviluppo storico-empirico
della merce. La merce è dunque il presupposto concettuale che sta alla base, e
che ne permette lo svolgimento, dell'intero sistema dell'economia borghese.
Estremamente importante è chiarire il carattere di presupposto concettuale e non
storico della merce, altrimenti rischiamo di imbatterci nello stesso errore di molta
critica marxista che considera il metodo espositivo marxiano come una storia del
divenire del modo di produzione capitalistico spogliato dei suoi elementi accidentali.
Questo modo di considerare la teoria renderebbe Il Capitale una semplice opera
sociologica di analisi del capitalismo ottocentesco, renderebbe limitate a quel periodo
dello sviluppo della società borghese le categorie fondamentali dell'analisi. La
merce di cui si parla all'inizio dell'esposizione della teoria non deve concepirsi come
prius storico da cui si sviluppa il modo di produzione capitalistico, bensì un
prius logico-concettuale, le cui determinazioni, per mezzo del divenire della forma,
caratterizzano la totalità del sistema dell'economia capitalistica. Sarebbe un
errore credere che, siccome la teoria inizia con l'esposizione della merce, allora la
merce sia il primo concreto storico-empirico. Come ci ricorda Marx in un passo dei
Lineamenti, "noi sappiamo che esse [le merci] esprimono le determinazioni della
produzione sociale, ma che questa stessa ne è la premessa" (KARL MARX,
Lineamenti fondamentali della critica dell'economia politica, a cura di
E.Grillo, Firenze, La Nuova Italia, 1968, vol. I, p. 189). La categoria della merce
è dunque solamente presupposto concettuale e non storico, altrimenti dovremmo
prendere in considerazione soltanto lo scambio degli eccedenti, prima forma
storico-fenomenica della merce, "il quale non abbraccia né determina la
totalità della produzione. È l'eccedente tangibile di una produzione
globale che sta al di fuori del mondo dei valori di scambio" (ivi, p.189). In questo
modo esporremmo una storia che tiene conto esclusivamente del manifestarsi fenomenico
degli eventi, senza assolutamente prendere in considerazione le strutture essenziali
che a livello empirico non hanno necessaria contemporaneità con il fenomeno, che
stanno alla base del divenire.
La merce, attraverso il suo duplice carattere di valore d'uso e valore, presuppone la
pluralità delle merci e lo sviluppo del denaro, gli scambi, dunque quella che
Marx chiama la circolazione semplice. Ma la circolazione semplice non è che
fenomeno di un qualcosa che sta alle spalle della circolazione stessa, e che può
essere delineato attraverso il termine produzione. Veniamo proiettati nel secondo
livello di astrazione che da Fineschi viene chiamato l'"universalità del
capitale". L'aggettivo "universale" è la traduzione del tedesco allgemein che
dai traduttori italiani di Marx viene solitamente reso con "generale". In realtà
l'uso di allgemein è in stretta relazione con besonder e
einzeln, rispettivamente particolare e singolare. Si deve aver chiaro che Marx
prende questi termini dalla dottrina del concetto della logica hegeliana.
Il concetto di capitale in generale ci introduce direttamente nella sezione de Il
Capitale dedicata alla trasformazione del denaro in capitale espressa formalmente da
Marx nel passaggio da M-D-M a D-M-D. Attraverso la sussunzione formale e poi quella
reale del lavoro al capitale - attraverso cioè cooperazione, manifattura e
macchinismo - ci troviamo alla posizione della merce che da presupposto si fa
presupposto-posto; chiarendo la terminologia hegeliana vediamo che la merce da
presupposto concettuale, attraverso il suo divenire logico, struttura la
totalità della produzione la quale, alla fine del primo ciclo produttivo
riproduce tutti gli elementi che hanno permesso il ciclo, dando la possibilità
al ciclo produttivo di ripetersi. La merce quale presupposto alla fine del processo
produttivo è presupposto che ha posto se stesso.
La clausola di astrazione del capitale in generale presuppone che le merci siano
vendute ai loro valori; nel momento in cui la clausola decade si passa alla
particolarità del capitale, ovvero alla concorrenza. Scrive Marx: "Quando
domanda e offerta si equilibrano, esse non possono più spiegare nessun fenomeno,
non esercitano nessun influsso sul valore di mercato e ci lasciano completamente
all'oscuro sul motivo per cui il valore di mercato si esprime proprio in questa somma
di denaro piuttosto che in un'altra. Le vere leggi intrinseche della produzione
capitalistica non possono evidentemente essere spiegate in base all'azione reciproca
della domanda e dell'offerta (astraendo dal fatto che ambedue queste forze sociali
dovrebbero essere oggetto di un'analisi più approfondita, ma non opportuna qui),
poiché queste leggi si manifestano nella forma pura solo quando domanda e
offerta cessano di agire, ossia si equilibrano. In realtà, domanda e offerta non
si equilibrano mai, o se si equilibrano questo avviene solamente per caso,
cosicché il fenomeno non ha nessun valore scientifico e deve essere considerato
come inesistente. E tuttavia l'economia politica presuppone questo equilibrio.
Perché? Innanzitutto per studiare i fenomeni nella loro forma regolare,
corrispondente al concetto che se ne ha, ossia per studiarli indipendentemente dalle
manifestazioni esteriori che risultano dal movimento della domanda e dell'offerta; in
secondo luogo, per delineare la vera tendenza del loro movimento e, in qualche modo,
fissarla" (K.MARX, Il Capitale, libro III, a cura di Maria Luisa Buggeri, Roma,
Editori Riuniti, 1965, p.233). Per quanto riguarda l'interpretazione di questa parte
Fineschi riesce a superare le aporie di matrice ricardiana attraverso l'interpretazione
del rapporto valori prezzi presente nei manoscritti marxiani degli anni 1861/63: la
contraddizione tra il valore determinato come quantità di lavoro socialmente
necessario presente nella merce, concezione che riguarda il capitale in generale,
quindi condizionato dalla clausola suddetta, e il valore determinato come costo di
produzione della merce, viene superata attraverso la comprensione dei differenti
livelli di astrazione di cui la teoria marxiana si compone: un livello storico
empirico, che attraverso le forme della sensibilità immediatamente si manifesta,
ed una struttura essenziale che di esso fenomeno è la ragion d'essere, e che con
esso non coincide immediatamente. Non appaiono dunque contraddittori i libri primo e
terzo, come larga parte della critica, a partire da Böhm-Bawerk, ha sostenuto fin
dalla pubblicazione engelsiana del terzo libro del Capitale. È Engels stesso che
nell'introduzione al terzo libro sostiene una interpretazione della questione che,
invece di risolverla, la rende soggetta a critiche, identificando l'immediatezza
fenomenica, quella che si manifesta mediante la nostra percezione sensoriale, con
l'esposizione concettuale propria di Marx.
Dalla particolarità del capitale, caratterizzata dalla caduta della clausola di
astrazione che fa coincidere produzione e consumo, ovvero dalla concorrenza, si passa
al capitale nella singolarità, ovvero credito e capitale fittizio. Attraverso
quest'ultima analisi del terzo libro del Capitale ci troviamo di fronte alla
totalità del movimento del capitale come tale. L'ultimo capitolo è
dedicato a focalizzare l'attenzione su alcuni aspetti che si rendono manifesti solo
dopo il lavoro di analisi, magistralmente compiuto da Fineschi.
In primo luogo l'attenzione cade sull'esposizione dialettica di Marx che vede nella
logica hegeliana il principale riferimento. L'esposizione dialettica è quella
della merce quale "cellula economica", la quale si sviluppa attraverso le
contraddizioni che le sono immanenti, valore d'uso e valore di scambio, fino a giungere
alla totalità del modo di produzione capitalistico. "La contraddizione di valore
e valore d'uso ha attraversato tutti i livelli dell'esposizione, determinando lo
sviluppo della forma di valore, l'accumulazione, la riproduzione sociale complessiva,
la determinazione del valore di mercato e quindi del prezzo di produzione, la crisi, la
generalizzazione del feticcio del capitale, fino a porre la loro opposizione al livello
di astrazione più basso della teoria del capitale come tale: la società
per azioni di fronte alla generalizzata integrazione della produzione materiale"
(Fineschi, p.430).
Infine si determina un concetto di storia che si distacca dalla concezione del
semplice accadere empirico; il divenire della teoria traccia le coordinate per la
comprensione del movimento logico del capitale, un movimento che riguarda le strutture
essenziali delle categorie e non il loro semplice aspetto fenomenico.
Il lavoro di Fineschi è estremamente curato anche da un punto di vista
strettamente critico-filologico; per quanto l'utilizzo della terminologia faccia spesso
riferimento a quella koinè linguistica che si è sviluppata in
Italia nel dibattito hegelo-marxista degli anni sessanta e settanta (Della Volpe,
Luporini, Cantimori, Badaloni, ecc.), è costante l'utilizzo critico di questa
terminologia attraverso la comparazione con i termini originali tedeschi, comparazione
volta all'esplicitazione dei termini marxiani nella loro specifica genesi, e nei loro
riferimenti particolari.
| Indice |
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INTRODUZIONE.
CAPITOLO PRIMO: La "generalità/universalità" della riproduzione umana
nella natura.
CAPITOLO SECONDO: MODELLO 1 Il mondo della circolazione semplice.
APPENDICE A: Misura, misuratore e misurazione.
APPENDICE B: I fondamenti concettuali della "teoria del valore-lavoro". Per una storia
di questa categoria.
APPENDICE C: Rapporto fra forma di valore e processo di scambio.
CAPITOLO TERZO: DAL MODELLO 1 AL MODELLO 2 Dalla circolazione semplice al
capitale.
CAPITOLO QUARTO: MODELLO 2 La "generalità/universalità" del
capitale.
CAPITOLO QUINTO: DAL MODELLO 2 AL MODELLO 3 La "generalità universalità"
del capitale e i molti capitali.
APPENDICE D: Il dibattito sul "capitale in generale".
CAPITOLO SESTO: MODELLO 3 La particolarità del capitale ossia i molti capitali
in azione reciproca (concorrenza).
APPENDICE E: Sulla ricezione e sull'origine della categoria "prezzo di
produzione".
CAPITOLO SETTIMO: DAL MODELLO 3 AL MODELLO 4 La "singolarità" del capitale
ossia credito e capitale fittizio.
APPENDICE F: Il piano dei sei libri.
CAPITOLO NONO: Conclusioni e prospettive.
| L'autore |
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ROBERTO FINESCHI (Siena, 1973) è attualmente impegnato in un dottorato di
ricerca presso l'università di Palermo. I suoi studi vertono ormai da alcuni
anni sulla nuova edizione critica delle opere di Marx ed Engels (MEGA). La ricerca,
svoltasi in parte a Berlino, si è avvalsa del sostegno di redattori impegnati
nella realizzazione dell'opera. Stralci dei risultati delle sue ricerche sono apparsi
su riviste italiane e straniere.
| Links |
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Si veda sul Web il sito www.marxist.org, nel
quale si possono trovare digitalizzate gran parte delle opere di Marx ed Engels in
svariate lingue, ed una vasta raccolta di opere di autori che si rifanno direttamente
alla tradizione marxista.
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