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Caillois, Roger, L'uomo e il sacro, Torino.
Bollati Boringhieri, collana Storia, filosofia, scienze sociali, 2001, pp.191, ISBN 88-339-1361-9.

Recensione di Anna Pisani - 28/03/2003

Anrtropologia

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Una lunga prefazione di Ugo Maria Olivieri apre quest'edizione de L'uomo e il sacro di Roger Caillois, ricostruendo il clima, le frequentazioni e parte della vita del sociologo francese. Olivieri, infatti, traccia il percorso che Caillois segue, attraverso le attività del nascente Collège de Sociologie, per arrivare all'elaborazione de L'uomo e il sacro. La riflessione sull'arte e la letteratura aveva già spinto Caillois a soffermarsi su quegli aspetti di "impuro", ossia su quei residui che evocano tracce mitiche nell'attività immaginativa umana, fino a pervenire alla ricerca sul sacro legata soprattutto a ciò che in esso ricostruisce un'ambivalenza: ordo rerum e ordo ominum. Tale ambivalenza viene rielaborata da Caillois attraverso le due categorie del "sacro di rispetto", o destro, e  del "sacro di trasgressione", o sinistro. Tale impostazione permette naturalmente  all' autore di scindere tra religiosità e sacralità, consentendogli di estendere le sue riflessioni anche su quegli aspetti del profano che subiscono una graduale sacralizzazione. Per Caillois il sacro è per eccellenza il luogo dove le due forze si scontrano: la prima spinge verso la stasi, l'omogeneità e il controllo, la seconda verso la dissoluzione, il rinnovamento e il dispendio di energie. Il tema che domina l'opera è certamente l'eterogeneità delle spinte e delle componenti che agitano sia il sacro che alcune manifestazioni sacralizzate della vita sociale.
Caillos sottolinea nella prefazione che lo scopo di quest'opera è di proporre dei passe-partout interpretativi per le sue varie manifestazioni, indagare il sacro per "tentare di scriverne la sintassi" (p. 9). Difatti, il primo capitolo è dedicato ai caratteri generali del sacro, alla sua complessa morfologia e soprattutto ai rapporti che intercorrono tra le due categorie di sacro e profano. Quest'ultima distinzione è di non poca importanza ai fini dell'argomentazione dell'opera perché consente di distinguere questi due ambienti complementari che però hanno ragione di esistere solo reciprocamente. Il fenomeno religioso è per Caillois principalmente l'amministrazione di quell'insieme di rapporti tra l'uomo e il sacro che vengono garantiti dalle credenze e confermati sul piano pratico dai riti. La complessità dei rapporti tra il sacro e il profano nasce dalla arbitrarietà con cui la sacralità può investire qualsiasi oggetto, persona o istituzione che originariamente non aveva questa qualità ma che ne viene completamente trasformata. Il sacro si manifesta come "un'energia pericolosa, incomprensibile, difficile da maneggiarsi, eminentemente efficace" (p.16). Questa trasformazione ha come conseguenze la necessità di attivare una serie di riti positivi (o di consacrazione) e negativi (o di sconsacrazione o espiazione) che servono, i primi a introdurre un essere o una cosa nel mondo del sacro, i secondi a restituire al mondo profano una persona o un oggetto. Caillois si sofferma a lungo sull'importanza in tal senso dell'ascetismo, del sacrificio e delle restrizioni riguardo le primizie, ma soprattutto degli interdetti o taboo, che devono preservare l'ordine del mondo e le qualità delle cose.
Il secondo capitolo è dedicato completamente all'ambiguità del sacro. Tale ambiguità si manifesta soprattutto nelle opposte categorie di puro e impuro, che spesso non sono qualità ontologiche e perenni delle cose stesse bensì delle caratteristiche intercambiabili. E ambigua è anche la reazione che il sacro suscita nei suoi interlocutori attraverso "sentimenti di rispetto e di avversione, di desiderio e di paura ispirati dalla sua natura eccessivamente equivoca" (p.31). Caillois individua nel sacro una doppia dinamica tesa ad acquisire la purezza ma anche ad eliminare la lordura, ciò che è lontano dal sacro. A tal proposito gli effetti che sia la lordura che la santità hanno sulle cose sono simili, "..le rendono intoccabili, le ritirano dalla circolazione comunicando ad esse la loro temibile virtù" (p.35). Questa polarità sacro/profano, puro/impuro è tanto più ambigua se si considera la reversibilità delle due qualità contrapposte, la possibilità cioè di riabilitare ciò che era maledetto e di degradare ciò che era sacro. Caillois, inoltre, riesce anche ad elaborare una sorta di geografia spaziale e sociale del puro e dell'impuro partendo da ricostruzioni etimologiche di indubbio fascino come ad esempio quelle relative all'immaginario collettivo che individua nel destro il giusto, il puro e nel sinistro l'impuro, il maledetto. Nella conservazione dell'ordine del mondo queste forze  mistiche che hanno da sempre animato la vita degli uomini assumono le due qualità contrapposte di coesione e dissoluzione, acquistando perciò un valore etico-morale.
Nel terzo capitolo Caillois si sofferma sulla dicotomia sacro/profano e alla sua sovrapposizione con altre dicotomie,  come quelle sociali o di organizzazione del mondo. L'attenzione è rivolta soprattutto all'organizzazione delle fratrie; la loro contrapposizione determina infatti una perfetta complementarietà che è adeguata al funzionamento della società tribale. L' ordo rerum e l'ordo hominum vengono sintetizzate in questa struttura che "esiste e funziona soltanto attraverso il costante e fecondo confronto tra due classi simmetriche di cose e di esseri, la cui somma abbraccia la natura e la società senza escluderne nulla" (p.59). La dicotomia sacro/profano è quindi funzionale affinchè l'ordine del mondo, e le sue più consuete manifestazioni come il matrimonio, la sussistenza alimentare, i riti, le leggi, vengano perpetuate in maniera costante attraverso una serie parallela di inderdetti. Perché la società tribali si siano date questa organizzazione è presto detto: non esiste forma migliore di coesione ed interdipendenza che assicuri il perpetuarsi costante della tribù stessa. In quest'ottica rientrano, infatti, la proibizione dell'incesto e dell'unione endogamica, che sono visti come atti sterili che compromettono non solo l'integrità del singolo, ma l'organizzazione dell'intero gruppo dell'ordine del mondo.
Questa visione del mondo viene però compromessa dalla crescente complessità delle società umane. La nozione dicotomica di coppie complemetari e simmetriche viene scalzata da quella di gruppi specializzati ed individualizzati, il principio di rispetto che regolava le fratrie è sostituito dal principio di individuazione. I gruppi più che controbilanciarsi ora tenderanno a sopraffarsi e a conquistare l'egemonia. È qui che, per Caillois, nasce la possibilità del prestigio e del potere personale che è sempre legato ad un consenso. E sarà questo nuovo potere costituito a mantenere l'ordine del mondo e ad acquistare la sacralità. Le azioni simmetriche, reciproche e reversibili delle fratrie vengono sostituite da una serie di relazioni gerarchizzate, asimmetriche ed irreversibili esistenti tra sudditi e sovrano.
Il capitolo quarto è dedicato alla festa ed al ruolo che essa occupa nell'organizzazione delle dinamiche sociali. Il primo carattere che Caillois evidenzia è la contrapposizione tra le dinamiche del sacro, che si svolgono essenzialmente per interdetti e proibizioni, e il tempo della festa caratterizzato da eccessi di ogni tipo. Che il sacro si manifesti essenzialmente per proibizioni è intuibile in quanto ciò è funzionale alla stabilità del mondo. Anche il susseguirsi dei tempi mitici (caos primordiale, la creazione del cosmo, l' Età dell'Oro) è segnato da un progressivo avvicinarsi ad una realtà ordinata che però ora ha costantemente bisogno per rigenarsi di ricorrere alla festa sia per recuperare un po' di quel tempo mitico, sia per rinnovarsi e far circolare nuove energie. Non è infatti superfluo sottolineare come il tempo della festa sia anche il periodo "della circolazione delle ricchezze, dei traffici più consistenti, della distribuzione ostensiva delle riserve accumulate" (p.116). Tuttavia, aggiunge Caillois, alle lunghe e dispendiose feste dell'antichità vengono sostituiti gradualmente periodi di riposo più controllati che consentono di non interrompere bruscamente il periodo di attività sociale:le vacanze. Ma la funzione delle vacanze non può assolvere pienamente a quel compito di valvola di sfogo per la collettivatà che era la festa, e Caillois qui ipotizza che la guerra si offra come valido sostituto.
Nel capitolo cinque Caillois ci offre una visione del modo come una composizione di resistenze e di sforzi sintetizzando l'importanza del sacro di coesione e del sacro di dissoluzione: "il primo conserva  e fa durare l'universo profano; il secondo lo minaccia, lo scuote, ma lo rinnova e lo salva da un lento deperimento" (p.119).
Ma la crescente complessità delle dinamiche sociali rende sempre meno opportuno dedicare interi periodi alla festa (o sacro di dissoluzione), mentre si rende sempre più necessario interiorizzare il sacro con la conseguenza di una crescente uniformità dell'esistenza sociale. Il sacro diventerà una faccenda di competenza esclusiva di una setta o di una esigua parte della società a questo adibita, il tempo degli uomini non corrisponderà più con il tempo del sacro. Per la restante parte della società sacro sarà "ciò a cui ognuno dedica la parte migliore di se stesso, ciò che ognuno considera un valore supremo, ciò che ognuno venera, ciò cui all'occorrenza sacrificherebbe la vita", (p.123), non più quindi una cerimonia ma un comportamento interiore, un puro atteggiamento di coscienza. Nella parte conclusiva del testo Caillois sviluppa tre appendici in cui il sacro viene analizzato rispetto a tre temi : sesso, gioco e guerra. Nella prima, partendo dalla osservazione dei costumi sessuali di una tribù bantu, i Tonga, l'autore ci offre un'analisi del concetto di ordine del mondo e dell'importanza di rispettarlo. Ciò spiega perché tutti quegli eventi che in qualche modo rischiano di rompere questo equilibrio vengono temuti e rendono necessari tante precauzioni. Il parto, la morte, ma anche l'atto sessuale sprigionano energie contrastanti che devono essere addomesticare con una serie di riti e di attenzioni affinchè la loro potenza non comprometta il normale corso della vita. In questo stadio della religione il sacro si presenta come una "forza pronta a scaricarsi e difficilmente isolabile, sempre uguale a se stessa, pericolosa ed insieme indispensabile.I riti servono ad indirizzarla su vie benefiche,  a neutralizzare all'occorenza la sua eccessiva corrosività" (p.145).
I rapporti tra gioco e sacro invece vengono analizzati alla luce dell'opera Homo ludens di J. Huizinga. Caillois concorda in buona parte con questo autore sul ruolo sociale del gioco. Tuttavia il paragone che quest'ultimo crea tra il gioco e il sacro (entrambi hanno luogo in uno spazio chiuso e delimitato, in tempo determinato, eseguendo gesti simbolici e regolamentati che ci portano al di là della esistenza ordinaria), viene rifiutato dal sociologo francese. Al contrario del gioco, infatti, il sacro gestisce attraverso i suoi riti una forza pericolosa e sovraumana che crea anche una tensione interiore secondo le ben note categorie del tremendum e del fascinans. È ben lontano perciò dall'essere una distrazione, un allontanamento dalla realtà. Per Caillois è la diposizione interiore tra chi amministra il sacro e  chi invece il gioco ad essere fondamentalmente differente.
Oggetto di un'analisi approfondita è anche il rapporto tra guerra e sacro. Per Caillois la guerra è, nelle società evolute, la naturale sostituta delle feste primitiva. Solo la guerra infatti rivela "un'importanza, un'intensità, uno scalpore analoghi e dello stesso ordine di grandezza" (p.159), solo la guerra "..rappresenta bene il parossismo dell'esistenza delle società moderne" (ibidem). È il periodo degli eccessi, quando è consentito l'illecito, anzi si è addirittura spinti verso ciò che normalmente è considerato delitto: omicidio, distruzione, sacrilegio. Inoltre, proprio come per le feste primitive, è il periodo degli sprechi economici e della dissoluzione delle ricchezze ed ancora è tanto più simile se pensiamo che frammenta la storia, creando i periodi pre e post guerra, viene considerata forza rigenerante capace di dare nuova vita insomma "Niente può contenderle la sinistra gioia di essere il solo evento della società moderna che strappi gli individui alle loro cure particolari per precipitarli all'improvviso in un altro mondo" (p.170).
E' da segnalare che questa edizione contiene inoltre in appendice la recensione, del 1951, che George Bataille fece della seconda edizione dell'Uomo e il sacro. Bataille sottolinea la difficoltà di avvicinarsi alla studio del sacro come se fosse un ambito d'indagine ben definito che lo studioso può osservare oggettivamente. Tutto il mondo è impregnato, su più livelli, di sacralità. Lo stesso occhio del sociologo non ne è esente: "lo studio del sacro dà il senso di una difficoltà insolubile e di una maledizione dell'uomo. Senza il sacro, la totalità della pienezza dell'essere sfugge all'uomo, che sarebbe così solo un uomo incompleto" (p.191).

Riferimenti bibliografici Torna all'inizio
  • Huizinga J., Homo ludens, The Beacon Press, Boston, 1939. Prima edizione italiana Einaudi, Torino, 1949.
Indice Torna all'inizio

La traccia del sacro di Ugo M. Olivieri

L'uomo e il sacro
Prefazione alla seconda edizione (1949)
Prefazione alla terza edizione (1963)
Premessa
1 Rapporti generali tra il sacro e il profano
2 L'ambiguità del sacro
1.    Santità e lordura  2.Polarità del sacro  3. Coesione e dissoluzione

3 Il sacro di rispetto:teoria degli interdetti
1.L'organizzazione del mondo  2. Leggi sante e atti sacrileghi  3.Gerarchia e lesa maestà

4 Il sacro di trasgressione:teoria della festa
1 La festa,ricorso al sacro   2.La ricreazione del mondo   3. Funzione della dissolutezza

5 Il sacro, condizione della vita e porta della morte

APPENDICI
1.    Sesso e sacro
2.    Gioco e sacro
3.    Guerra e sacro
1. Guerra e festa    2. Mistica della guerra

BIBLIOGRAFIA

La guerra e la filosofia del sacro di Georges Bataille

L'autore Torna all'inizio

Roger Caillois (Reims1913-Parigi 1978), fonda con Bataille, Leiris e Klossowski il Collège de Sociologie nel 1937, ma la seconda guerra mondiale lo porterà ad allontanarsi dalla Francia per il Sudamerica.Autore di numerosi saggi sul gioco, il mito, il sogno e la guerra, nonché di romanzi, Caillois sarà anche alto funzionario dell'Unesco e Accademico di Francia.

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