ReF - Recensioni Filosofiche Recensioni

Bocchi, Gianluca e Ceruti, Mauro (a cura di), Origini della scrittura. Genealogie di un'invenzione .
Milano, Mondadori, 2002, pp. 304, Euro 19,90, ISBN 88-424-9381-3.

Recensione di Francesca Di Donato - 17/03/2003

Antropologia, Filosofia del linguaggio

Indice   -   L'autore   -   Links

"La discontinuità storica di cui l'emergere della scrittura è nel contempo, con un significativo processo di circolarità causale, una delle indicazioni più evidenti e uno dei fattori più importanti è veramente una riorganizzazione complessiva delle società e dell'immaginario, in cui le novità più decisive sono date da nuove relazioni e da nuove coordinazioni tra sfere diverse delle attività umane e in cui gli elementi materiali e culturali ereditati dalle età antecedenti, se conservati, vengono integrati in sistemi e in circuiti dalle valenze assai differenti" (p. IX) Il volume curato da Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti raccoglie un ampio numero di interventi tenuti a Milano in occasione del convegno Origini della scrittura: quindici saggi provenienti da differenti prospettive e raccolti in tre parti. L'introduzione dell'illustre antropologo Jack Goody, cui fa riferimento buona parte degli scritti successivi, sottolinea l'importanza dell'invenzione della scrittura nella modifica delle modalità del pensiero e della conoscenza. La scrittura in quanto tale è una tecnologia dell'intelletto, il cui impatto sulla mente umana è difficilmente paragonabile a quello di qualsiasi altra invenzione.

La prima parte del volume, La preistoria della scrittura, è dedicata a quattro studi che si concentrano sul momento e sulle fasi di questa innovazione. Per quale ragione la scrittura nasce in Mesopotamia? E perché proprio nel 3200 a.C.? Secondo Mithen è possibile trovare le condizioni che hanno reso possibile l'origine della scrittura sia nella nascita delle prime forme di stato che nello sviluppo di particolari capacità cognitive nell'uomo. Haarmann sottolinea l'importanza di fattori non commerciali, invitando ad adottare modelli che abbandonino l'idea di uno sviluppo univoco e lineare delle istituzioni culturali in favore dell'analisi incrociata di diversi contesti culturali. Anche Cooper ritiene che, se è impossibile porre in relazione causale l'invenzione della scrittura in Mesopotamia con quella ad opera della popolazione Maja, ciò significa che la scrittura è stata inventata più volte nella storia dell'uomo e ovunque si è rivelata necessaria alla specie umana. Il contributo più ricco di questa sezione è offerto da Schmandt-Besserat: esso ricostruisce il lento e naturale sviluppo della scrittura cuneiforme sumerica attraverso otto fasi che vanno dall'8000 a.C., cioè dall'invenzione dei primi contrassegni e strumenti di contabilità, al 2000 a.C. ovvero all'uso della scrittura come strumento letterario (per la precisione, funerario). La ricostruzione aiuta a comprendere il passaggio da un codice visivo ai segni, fino ai numeri astratti e ai suoni linguistici, e sottolinea l'importanza dell'archeologia per comprendere gli sviluppi del processo di origine della scrittura.

La seconda parte, La costruzione dell'alfabeto e la nascita della moneta, raccoglie alcuni interventi dedicati alla nascita dell'alfabeto fenicio e allo sviluppo dell'alfabeto vocalico greco. Il saggio di Marfoe si concentra sull'esportazione dell'alfabeto fenicio attraverso il commercio marittimo; Godart esplora lo sviluppo dell'alfabeto nel particolare contesto dell'isola di Creta; Healey offre una ricostruzione dei principali contatti e influssi delle popolazioni semitiche, fenicie e greche nello sviluppo del processo dell'alfabeto greco e mette in luce le derivazioni comuni che portano anche alla scrittura araba. Il quarto contributo (Herrenschmidt) offre invece una comparazione di tre invenzioni legate alle origini della scrittura e della monetizzazione. Ai due momenti relativi rispettivamente all'invenzione della scrittura (3200 a.C.) e alla nascita dell'alfabeto vocalico (730 a.C.), l'A. affianca l'innovazione prodotta dalla creazione del primo protocollo Internet nel 1970. La rete a commutazione di pacchetti di dati si rivela molto simile alle prime forme di scrittura: come le credule contenevano contrassegni in grado di esprimere un codice indipendente dalla lingua di chi ne faceva uso, così lo scambio di pacchetti di dati presuppone un codice comune che esula dalle specifiche lingue di chi li usa (un contributo utile in tal senso si rivela anche lo studio di Pettersson, che osserva l'importanza dei contrassegni d'argilla per la nascita dei concetti astratti).

L'ultima sezione, Dinamica dei sistemi convenzionali, offre in primo luogo un ampio contributo di Banfi sul sistema di scrittura cinese, che amplia le prospettive precedenti, principalmente concentrate sull'invenzione della scrittura in ambito greco, e fornisce un utile strumento per la comprensione del modello culturale cinese come fattore unificante dell'Estremo Oriente e del sud-est asiatico. Seguono altri brevi saggi volti a cogliere l'impatto della nascita della scrittura in Occidente. In che misura la scrittura ristruttura il pensiero? Il contributo di Farinelli tenta di offrire una risposta filosofica alla nascita delle mappe e al potere definitorio della scrittura che ne è espressione. I contributi di Illic e Scalia si rivelano di particolare interesse per comprendere come la scrittura, ben oltre la sua invenzione, sia posta al servizio del discorso orale: in tale contesto assume estrema importanza il lettore, che fino al XIII secolo ha una funzione essenziale per la trasmissione della cultura. Così, se l'uomo risente continuamente degli effetti retroattivi delle proprie invenzioni, è possibile rinvenire differenze sostanziali tra culture prevalentemente orali e culture "letterizzate": de Kerckhove, affermando che ogni linguaggio è il codice della cultura che ne fa uso, osserva che tale codice è maggiormente variabile in una cultura scritta che nell'oralità.

I saggi dell'ultima parte del testo sembrano invitare il lettore a cogliere i diversi elementi e aspetti dell'oralità e della scrittura nella società contemporanea e offrono stimolanti domande, e risposte solo accennate. Tale sembra in generale il pregio del volume: un ottimo strumento di studio e un utile ausilio didattico per affrontare il complesso tema dell'origine della scrittura da una prospettiva tanto antropologica quanto filosofica.

Indice Torna all'inizio

Presentazione. Le molte invenzioni della scrittura di Gianluca Bocchi, Mauro Ceruti
Introduzione. La scrittura: società e individuo di Jack Goody

La preistoria della scrittura
1. L'arte preistorica e i fondamenti cognitivi della scrittura di Steven Mithen
2. Modelli di civiltà a confronto nel mondo antico: la diversità funzionale degli antichi sistemi di scrittura di Harald Haarmann
3. Dalla contabilità alla letteratura di Denise Schmandt-Besserat
4. Scrivere in cuneiforme: l'origine burocratica della scrittura in Babilonia di Jerrold S. Cooper

La costruzione dell'alfabeto e la nascita della moneta
5. Scrittura, monetizzazione e rete informatica: invenzioni degli antichi, invenzioni dei moderni di Clarisse Herrenschmidt
6. Il commercio marittimo fenicio come veicolo di mutamenti culturali di Glenn Markoe
7. La nascita della burocrazia egea di Louis Godart
8. Le origini dell'alfabeto, la sua diffusione in Occidente e la nascita della scrittura araba di John F. Healey

Dinamica dei sistemi convenzionali
9. Ideogrammi cinesi e dintorni: sistemi di scrittura nell'estremo Oriente e nel sud-est asiatico di Emanuele Banfi
10. Il mondo, la mappa e il labirinto di Franco Farinelli
11. La notazione numerica e l'astrazione concettuale di John Sören Peterssonn
12. Lectio divina. La lectio nel mondo antico di Ivan Illich
13. Il ritmo nel testo di Gianni Scalia
14. L'uomo "letterizzato" di Derrick de Kerckhove

Postfazione. La costruzione della scrittura: condizioni e percorsi di Paolo Bassi e Antonio Pilati

I curatori

L'autore Torna all'inizio

Gianluca Bocchi, filosofo e storico delle idee, attualmente collabora con la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Bergamo.
Mauro Ceruti è preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Univerità degli Studi di Bergamo, dove insegna Antropologia.
Insieme hanno pubblicato, tra l'altro, La sfida della complessità (Milano 1985) e Origini di storie (Milano 1993) e hanno curato Le radici prime dell'Europa (Milano 1991).

Links Torna all'inizio

Torna al sommario del numero di maggio

Home page
Torna alla home page Recensioni