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Moravia, Sergio, La scienza dell'uomo nel Settecento.
Roma-Bari, Laterza, (Universale Laterza), 2000, 1° ediz. 1970, pp.364, euro 9,30, ISBN 88-420-1435-5.

Recensione di Anna Pisani - 30/04/2002

antropologia, storia della filosofia (moderna), filosofia della scienza

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L'intento di Moravia in quest'opera non è tanto di fissare le radici della moderna ricerca etno-antropologica, bensì quello di allargare gli orizzonti della storiografia illuminista ufficiale inserendo alcune figure e alcune opere non trascurabili. L'interesse dell'autore si concentra perciò sulla Société des Observateurs de l'Homme, la sua nascita, le sue attività e pubblicazioni, i protagonisti che l'animavano.

Nella prima parte dell'opera (Anthropologica, Moravia si dedica agli scritti e alle attività che all'interno della Société riguardavano la nascente scienza dell'uomo, con le sue incertezze, ma anche le sue brillanti intuizioni.La Société poneva come suo scopo quello di pervenire ad una reale osservazione dell'uomo di stampo naturalistico, rompendo perciò con la precedente tradizione che aveva solo timidamente intrapreso questa strada. La critica che gli appartenenti alla Société portavano ai loro predecessori era soprattutto di aver svolto ogni tipo di indagine sull'uomo negli ambiti concettuali e metafisici tradizionali. In sostanza non ci si allontanava mai dall'idea che nell'uomo albergasse una duplice natura, naturale e metafisica e ciò era causa di una continua frammentazione negli studi che riguardavano l'uomo.

Nel campo degli studi su ciò che all'epoca si chiamava il moral dell'uomo, campo che comprendeva sia gli strumenti e i procedimenti conoscitivi che quello dei sentimenti umani, si erano invece fatti enormi passi in avanti grazie alle opere di Locke e Hume sulla organizzazione dei sensi e della conoscenza che mettevano definitivamente al bando la teoria delle idee innate eponevano l'esperienza come il centro delle attività conoscitive. Dunque nel Settecento la scienza dell'uomo si innesta nel naturale processo di naturalizzazione di temi e problemi considerati finora. Tuttavia una vera e propria scienza dell'uomo, consapevole di sé e del proprio oggetto, aperta ad una concezione tutta mondano-naturale del suo oggetto, non vincolata dalla vecchia teoria dualistica non era ancora nata. Moravia però sottolinea come nell'ultimo terzo del sec.XVIII si diffondano testi più spregiudicati ed audaci in ambito filosofico-antropologico.

Anche in Francia perciò si largo lo studio dell'uomo non metafisicamente sull'anima e il corpo, bensì su quei due poli più omogenei e interattivi del 'physique' e del 'moral' dell'uomo. Era un passo decisivo verso la negazione di un concetto di anima qualitativamente distinto dal centro nervoso o dal sistema cerebrale. Con la fine quindi del concetto di dualismo, l'osservazione sull'uomo poteva dirsi scientifica. Ed è proprio uno dei futuri appartenenti alla Société che si farà portavoce di questa teoria; per  Pierre George Cabanis (1757-1808) nella sua opera pubblicata nel 1802 'Rapports du physique et du moral de l'homme' e nei suoi dodici Mémoires la scienza dell'uomo non si occupa di un uomo nel quale coesistono un corpo soggetto ad un'anima, bensì esiste una organizzazione nella quale il 'physique' e il 'moral' sono due poli dinamici, distinti ma ontologicamente omogenei ed internamente connessi.

Nelle sue opere ritornano tutti i nodi salienti che avevano animato il dibattito sulla nascente 'science de l'homme'. Cabanis sottrae definitivamente l'uomo alla metafisica per consegnarlo alla scienza d'osservazione. Le precedenti indagini sull'uomo non erano mai pervenute a risultati significativi proprio perché si attribuiva alla realtà e quindi anche all'uomo quell'essenza metafisica  e dualistica che non le è propria. Cabanis coglie lacomplessità dell'indagine sull'uomo proprio perché l'oggetto stesso dell'osservazione si presenta complesso. Negli anni novanta del 1700 c'è un incrementarsi di opere di science de l'homme, soprattutto di craniomentria e fisiognomica che era particolarmente diffusa perché offriva uno studio sui rapporti tra l'esprit, i sentimenti e la loro incarnazione naturale, una scienza quindi che mediava tra il moral e il physique.Intanto a Parigi cominciano a programmarsi i primi corsi di science de l'homme con Lacépède. Moravia fa notare che tutto questo fermento intorno alla scienza dell'uomo segna la nascita della moderna antropologia, e la parola stessa inizia a circolare frequentemente in questo periodo.

Per Moravia ci sono due punti fondamentali che sono alla base della nascita della scienza dell'uomo: il primo è il nesso di continuità della attività della Société con tutte le scienze dell'uomo del Settecento e poi il carattere interdisciplinare  che avrebbe avuto l'attività della Société. Jauffret, il fondatore, auspica un lavoro comune di medici e filosofi, convinto che non si possa studiare separatamente l'uomo fisico da quello morale. Moravia ne riporta in appendice 'L'introduzione alle memorie della Società degli Osservatori dell'uomo'. Tra gli interessi di Jauffret, che nasce come professore di storia naturale, c'erano la scrittura e il linguaggi e fu anche il fautore di un primo museo di etno-antropologia. La Société, nata nel 1799, scompare nel 1805. Moravia ci propone come esempi ben documentati dell'attività della Société i Mémoires di Jean Itard che si occupò del recupero sociolinguistico di un ragazzo trovato nei boschi dell' Aveyron che non aveva avuto mai alcun precedente contatto con la civiltà. Nella seconda parte del testo (Ethnologica), Moravia sottolinea come il Settecento sia anche il secolo che segna la presa di coscienza relativa all'importanza del contatto con la diversità, superando quindi la vecchia analisi del 'selvaggio' basata sui parametri teologico-culturali.Viene superata anche quell'attenzione verso questi popoli nata semplicemente per curiosità o attrazione per il bizzarro.L'uso di resoconti di viaggio nel Settecento era già diffusissimo e veniva considerato materiale non discutibile, si pensi ad esempio al valore che questi testi occupano nell'Encyclopédie. Tuttavia seppur numerose e variegate le 'relations de voyage' del Settecento non potevano ancora considerarsi materiale etnologico vero e proprio.Mancava una metodologia esatta che consentisse di fissare concretamente i dati più importanti allo scopo di soddisfare le esigenze positives' della cultura di tardo secolo. L'esigenza fu sentita così fortemente in Europa che l'orientalista Michaelis diffuse su tutte le gazzette europee un appello a tutti gli studiosi affinché mandassero dei loro suggerimenti per la preparazione di alcune 'Instructions de voyage' di cui i viaggiatori in terre lontane potessero avvalersi. L'appello fu raccolto in Francia dove Volney uno degli apparteneti alla Société nel 1795 preparò le 'Quéstions de statistique à l'usage des voyageurs'. Lo sforzo della Société in quest'ambito fu notevole soprattutto perché si avvertì l'esigenza di sottolineare l'importanza degli studi sull'uomo e sulla diversità culturale, in passato sempre trascurata a favore di ricerche di botanica o sui minerali.Le conoscenze relative allo studio delle razze erano ancora scarse e in alcuni casi anche denotate da toni fantastici, mancava poi uno studio accurato sia sul physique che sul moral dei 'selvaggi'.Lo stesso presidente della Société, Jauffret, nella sua Introduzione qui pubblicata in appendice, invitava i pubblici poteri a non trascurare questo aspetto delle spedizioni in terre lontane.

Tra gli illustri viaggiatori appartenenti alla Société troviamo Volney che compie viaggi in Siria e in Egitto e pubblica varie relazioni di viaggio.Estremamente attento a ciò che oggi chiameremmo antropologia culturale, Volney si occupa soprattutto del moral degli uomini che incontra nei suoi viaggi, intendendo con ciò uno studio sulle abitudini e i moeurs. Intuisce  l'importanza dell'osservazione sul campo e ne fa il suo metodo di ricerca.Naturalmente nel Settecento la scelta di un'analisi scientifica sull'Altro basata sul régard, l'analyse e l'observation non era casuale, ma era il frutto della filosofia della conoscenza empirista che aveva animato il Settecento. La cultura di questo secolo è sempre più diffidente dall'astrazione e dall'intuizione. In Volney questa tendenza si esemplifica prima nella decomposizione di una scena o di un paesaggio poi nell'osservazione e nell'analisi delle singole parti ed infine della ricomposizione della totalità.

Inoltre Volney introduce nel campo dell'osservazione sull'uomo l'aiuto di altre discipline come la storia e l'archeologia.Sottolinea per primo anche la comparazione tra varie culture per sottrarre la scienza dell'uomo ad un semplice intento descrittivo della diversità. Nella sua opera relativa agli Indiani d'America, Volney propone interessanti paragoni tra questi ultimi e gli antichi Greci, estendendo così il metodo comparativo non solo ai moeurs, ma che al complesso dei riti e delle credenze, delle idee e dei sentimenti. Possiamo quindi affermare che tra Settecento e Ottocento si afferma una nuova scienza dell'uomo, più attenta ai moeurs, alla cultura, alla civilization, che prende anche le distanze da dalle elaborazioni della metà del Settecento dei médicins-anthropologistes che erano soffermati soprattutto su all'uomo singolo. Nasce in questo periodo anche l'uso dei termini 'etnologia' come studio dell'uomo in società e 'antropologia' come studio dell'uomo singolo, da parte di Chavannes

Moravia dedica molto spazio alla vicenda della spedizione Baudin, promotore di una spedizione intorno al mondo con scopi esclusivamente scientifici.Ma l'intento di approfondire anche gli aspetti che riguardavano l'osservazione dell'uomo venne dal médicin-philosophe François Péron.Sebbene egli fosse interessato più agli studi sul physique, Péron fu anche coadiuvato dal pittore Lesueur che riportò in Francia illustrazioni di vestiti,armi, acconciature e costumi dei popoli lontani. La Société nominò una commissione composta da due studiosi di scienze naturali, Hallé e Cuvier, e da due idéologues, Sicard e Degérando. Da questo lavoro nacquero le relazioni di Cuvier concernente le ricerche da farsi nel campo dell'antropologia fisica (anatomia e craniometria) e la relazione di Degérando con delle 'Considerazioni sui vari metodi da seguire nel'osservazione dei popoli selvaggi. Quest'ultimo testo, riportato da Moravia in appendice merita più attenzione; è un testo che colpisce per la sua consapevolezza della specificità e dell'autonomia della nascente scienza dell'uomo. Degérando avverte come una grave mancanza per questa scienza l'assenza di contatto diretto con le diverse culture,che avrebbe consentito di superare quelle congetture e quei sistemi basati su mere speculazioni ed ipotesi fatte al chiuso di uno studio. La raccolta dei dati suggerita da Degérando è basata sui tre momenti fondamentali dell'osservazione, dell'analisi e della comparazione. L'interesse per i 'selvaggi' non è dettato da semplice curiosità, bensì avrebbe illuminato le dinamiche che sono alla base della vita associata dell'uomo. Lo scopo dell'autore era quindi anche quello di risalire all'infanzia dell'uomo moderno, anche attraverso un paragone scomodo come quello con i selvaggi.E' evidente perciò quanto egli non si sentisse il portavoce di una cultura perfetta che non ha nulla da imparare e cogliere dal confronto con la diversità.Raccomanda infatti agli esploratori di avvicinarsi senza pregiudizi, prendendo quindi anche le distanze dalle precedenti esplorazioni, cercando di diventare 'uno di loro' e soprattutto a imparare la loro lingua.Le istruzioni riguardano la raccolta dei dati più diversi: clima, malattie, politica, economia, la forza fisica dei selvaggi, l'arte e la religione.

La prima parte delle 'Considerations' di Degérando è relativa alla struttura fisico-morale dell'uomo, mentre la seconda riguarda l'uomo associato: dalla famiglia alla comunità. All'interno della Société, non assistiamo però all'enfatizzazione del buon selvaggio, nonostante la diffusione delle idee di Rousseau.

L'altro testo su cui Moravia si sofferma è quello di Volney, le 'Osservazioni generali sugli indiani o selvaggi dell'America del nord', riportato anche in appendice.Scritto dopo un viaggio di tre anni negli Stati Uniti, presenta nel suo intento la volontà di non considerare i Pellirosse come inevitabilmente inferiori agli Europei, come avevano fatto molti predecessori.Nonostante fosse tramontato il mito del buon selvaggio l'autore cercherà di non attribuire mai l'inferiorità dei Pellirosse ad una radicale subalternità del continente americano.Le osservazioni di Volney sugli Indiani d'America si inseriscono in una più generale indagine sul clima e il suolo del Nuovo Continente.E' molto interessante la parte dedicata alle riflessioni che Volney tiene con il capo sachem Piccola Tartaruga. Come Degérando, Volney è interessato allo studio della diversità culturale in vista della scoperta delle dinamiche che sono alla base del vivere umano associato perché: 'Più si approfondisce il genere di vita e la storia dei selvaggi, più vi si attingono delle idee in grado di gettar luce sulla natura dell'uomo in generale, sulla formazione graduale della società, sul carattere e i costumi delle nazioni dell'antichità'(pag. 342).

Indice

Prefazione;Introduzione;Parte Prima: Anthropologica; Parte Seconda: Ethnologica;  Appendice; Indice dei nomi

L'autore

Sergio Moravia insegna Storia della Filosofia all'Università di Firenze ed è stato Visiting Professorin varie università americane. E' autore tra l'altro di: Il tramonto dell'Illuminismo (1968)

Links

http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=504

Bibliografia orientativa

Bestermann, Theodor, Studies on Voltaire and the Eighteenth Century,Genève, 1967.
Duchet, Marcel, Le origini dell'antropologia, a cura di S. Moravia, Roma-Bari, 1976-77, 1° ediz. 1971
Landucci, Sergio, I filosofi e  selvaggi.1580-1780,Bari, 1972
Moravia, Sergio, Il tramonto dell'Illuminismo.Filosofia e politica nella società francese 1770-1810, Bari, 1968


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