Dal Lago, Alessandro - De Biasi, Rocco, Un certo sguardo. Introduzione
alletnografia sociale.
Roma-Bari, Laterza, 2002, pp. 326, ISBN 88-420-6541-2
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Letnografia, dopo essere stata ingiustamente considerata
a lungo come una specie di hobby nellambiente sociologico, in quanto
dotata di metodi considerati scarsamente attendibili e verificabili, finalmente
è stata pienamente riabilitata.
"Ancora qualche anno fa dire che la sociologia, soprattutto
quella etnografica, era un genere di scrittura
[...] sembrava una pericolosa eresia, mentre oggi si tratta di una posizione
del tutto legittima, anche se ammessa con riluttanza da molti sociologi
che Weber avrebbe definito specialisti senza cuore"(p. IX).
Superati dunque i pregiudizi della categoria, resta da
descriverne metodi, oggetti e scopi: lungi dallessere una metodologia
chiusa e rigidamente definita, letnografia sociale si configura
come uno stile di analisi complesso e sfaccettato. La si potrebbe definire
come la descrizione di un particolare mondo sociale in base a una prospettiva
non scontata (cfr. p. X). Va aggiunto che fare etnografia sovente significa
descrivere realtà sociali in base a presupposti che ne illustrino
aspetti poco evidenti e non ovvi.
Una regola aurea del bravo etnografo sociale consiste
nel trattare ciò che è ovvio come se fosse strano e ciò
che appare strano come ovvio. Questa affermazione conduce a importanti
assunti epistemologici: il più importante forse consiste nel rifiutare
le definizioni di senso comune dei fenomeni sociali e per raggiungere
questo obiettivo luso dellironia metodologia (pratica che
in inglese suonerebbe come debunking) diventa essenziale.
"Dato il presupposto del debunking le ricerche
etnografiche sono spesso caratterizzate da una certa predilezione per
ciò che è marginale, imprevedibile, curioso" (p. XI). Un
esempio di ciò sono gli oggetti di ricerca degli autori del volume:
membri di Cosa Nostra, magistrati, poliziotti, ultrà, insegnanti.
Unaltra caratteristica portante del metodo etnografico
è lesperienza e limmersione nel mondo sociale: i "Padri
fondatori" della Scuola di Chicago giravano per ghetti, bordelli e accampamenti
di senza tetto, alcuni lavoravano sul terreno in case da gioco e ospedali
psichiatrici, altri, come nel caso degli autori del volume, hanno bazzicato
stadi di calcio, commissariati di polizia, tribunali
Lo stile etnografico presuppone la capacità di
guardare, un osservare sinestetico profondo, che permetta di cogliere
il senso di una pratica, di un fenomeno, di un rito. Lo sguardo etnografico
naturalmente non è uno sguardo "innocente", da bambini, ma è
carico di saperi, presupposti e tecniche che "diversamente dal mondo delle
scienze naturali e anche della sociologia o dellantropologia orientate
in senso empiristico, non sono necessariamente codificati dai manuali,
non fanno parte della scienza normale" (p. XIII).
Ciò significa che nellesaminare lo stesso
fenomeno, poniamo la violenza degli ultrà del calcio, gli scienziati
sociali sono portati a considerare il fenomeno sociale come un rituale
di gruppo ad esempio Dal Lago, De Biasi,
Bromberger; altri li considerano comportamenti devianti, come Roversi,
o ancora specifici di sottoculture urbane come nel caso di Marchi e Dunning.
Ciò non stupisca: lo sguardo etnografico è
interpretativo [
] e perciò il lavoro etnografico comporta
condizionamenti soggettivi della ricerca; Weber a tale proposito ha affermato
significativamente: "Ogni conoscenza della realtà culturale [
]
è sempre una conoscenza di punti di vista particolari" (Weber 2001,
p.179).
Una delle condizioni primarie delletnografo, quando
entra in un certo mondo sociale o, detto in gergo, conduce una ricerca
"sul terreno", consiste nel fare osservazione partecipante. Losservazione
partecipante consiste nel tentare di guardare ciò che avviene mantenendo
il più possibile un distacco scientifico. Tale coinvolgimento pone
letnografo in una condizione sociale ed esistenziale particolare,
che si potrebbe sintetizzare con i termini spaesamento e/o sdoppiamento.
Lo spaesamento a cui perviene letnografo è
la condizione essenziale per cogliere lalterità; specie in
passato letnografo si recava in paesi lontani; la rottura col suo
stile di vita quotidiano era il punto di partenza della ricerca sul campo.
Lo sdoppiamento è la condizione soprattutto delletnografo
che fa ricerca sul campo at home, ossia nel suo stesso orizzonte
culturale. Questultimo si trova in una situazione "più ambigua"
(p. XV) dato che le situazioni che studia appartengono non a mondi altri,
bensì a mondi contigui, limitrofi, per cui lo sguardo deve essere
quanto mai "allenato" e profondo.
In conclusione la ricerca etnografica è caratterizzata
dal privilegio dellosservazione e della thick description
(descrizione densa) delle pratiche sociali; non pretende di essere oggettiva
o esaustiva ma è consapevole di adottare punti di vista inevitabilmente
parziali. "Benché basata essenzialmente su metodi empirici di osservazione
e descrizione, la ricerca etnografica presuppone uno sguardo denso di
teoria, quindi non ingenuo, né vincolato dogmaticamente allevidenza
di dati così come è veicolata dalle versioni ufficiali,
anche sociologiche" (p. XVII). Entro questa cornice teorica è intuitivo
capire perché i metodi dosservazione
e descrizione etnografica siano plurali e perché Dal Lago nei riguardi
delletnografia sociale preferisca parlare di stile di ricerca e
danalisi piuttosto che di metodologia.
Inoltre ci sembra importante la legittimazione da parte
di Dal Lago e De Biasi di metodi etnografici quali lanalisi documentaria,
le interviste, le storie di vita, e lanalisi di materiali sonori
e audiovisivi, troppo spesso ancora sviliti dal milieu socio-antropologico.
Questo volume, polifonico e poliedrico, comè
nello stile di Alessandro Dal Lago e dei suoi collaboratori, costituisce
un invito alletnografia e offre al lettore una riflessione sulle
tradizioni di ricerca e unampia rassegna dindagini sul campo
in cui le diverse tecniche di analisi sono mostrate dal vivo
e in progress.
Le ricerche comprese nel volume sono state articolate
in due parti, Mondi e Professioni, a cui sono stati premessi due
saggi che discutono le necessarie interazioni tra etnografia sociale,
antropologia e storia.
Il saggio di Augusta Molinari opera un confronto tra
storia ed etnografia sociale sul terreno della storia orale, della microstoria
e delle storie di vita. Federico Rahola analizza il rapporto intercorrente
tra pratiche etnografiche e sapere antropologico, prendendo come assunto
fondamentale la rilettura che Clifford Geertz fa dei classici etnografici
del Novecento secondo la quale ogni etnografia è già di
per sé un atto interpretativo.
Il saggio di Luca Guzzetti sul lavoro degli scienziati
mette in luce la costruzione sociale delle imprese della scienza, dietro
la maschera di neutralità e oggettività di superficie.
Federico Boni affronta con stile etnografico lanalisi
del pubblico dei media; il saggio di Rocco De Biasi è centrato
sul pubblico del calcio, mentre Alessandra Dino presenta una ricerca sulla
mafia in Italia.
Alessandro Dal Lago e Emilio Quadrelli fanno il punto
sulla loro ricerca condotta in un ambiente di criminali di professione,
dove la ricerca è stata problematica e sono stati utilizzate interviste
non strutturate e metodi analoghi a quelli della storia orale.
Il saggio di Fabio Quassoli presenta i risultati di una
ricerca etnografica sul lavoro dei magistrati, mentre Salvatore Palidda
ha affinato il proprio sguardo etnografico nellambiente delle polizie;
infine Devi Sacchetto ha presentato i risultati di una ricerca condotta
su di un campione di insegnanti italiani.
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Introduzione di Alessandro Dal Lago e Rocco De Biasi
1.
Lemergere delletnografia 2. Lo stile etnografico
3. I primordi delletnografia: la Scuola di Chicago 4. Goffman
e letnografia della vita quotidiana 5. Letnometodologia
e lo studio della conoscenza quotidiana 6. Altre tradizioni di
ricerca etnografica Riferimenti bibliografici
Nota dei curatori
Parte prima Saperi
Etnografia sociale e storia di Augusta Molinari
1. Da paracadutisti a cercatori di tartufi 2. Larte
dellascolto 3. Vite di carta Riferimenti
bibliografici
Pratiche etnografiche e sapere antropologico di Federico Rahola
1. La parola e le sue traiettorie 2. Un presente etnografico?
3. Osservare e trascrivere 4. Il "punto di vista
dei nativi" 5. La voce degli altri Riferimenti
bibliografici
Parte seconda Mondi
Letnografia del laboratorio scientifico di Luca Guzzetti
- Riferimenti bibliografici
Letnografia del pubblico dei media di Federico
Boni
1. La sociologia della comunicazione e lo studio del pubblico
dei media 1.1. Cercasi pubblico disperatamente - 1.2. Dalle
gratificazioni individuali alle pratiche sociali 2. Un etnografo
davanti alla tivù 2.1. Lapproccio qualitativo
al consumo dei media - 2.2. Metodologia e metodi delletnografia
del pubblico 3. Media, interazione e vita quotidiana
3.1. Media e riti quotidiani - 3.2. Consumo dei media e costruzione
dellidentità - Riferimenti bibliografici
Il tifo calcistico di Rocco De Biasi
Premessa
1. Il calcio come fenomeno sociale 1.1. Il tifo
estremo: "hooligans" e ultrà - 1.2. I nuovi scenari sociali del
tifo estremo 2. Verso unetnografia del rituale calcistico
2.1. Lo stadio come raccoglitore di riti - 2.2. Lambivalenza
del rituale calcistico - 2.3. La plasticità ermeneutica dei rituali
- 2.4. La metafora bellica: lo stadio di calcio come scenario sociale
3. Letnografia dello stadio 3.1. Questioni
di metodo e di indagine sul campo - 3.2. Descrizione etnografica di un
evento Riferimenti bibliografici
Vita quotidiana di Cosa Nostra: "normalità" della
devianza? di Alessandra Dino
1. Alcune riflessioni sul metodo
2. È possibile unetnografia di Cosa Nostra? 3.
Processi di costruzione delle identità mafiose 3.1. La configurazione
della struttura di Cosa Nostra - 3.2. Il reclutamento - 3.3. Alcune trasformazioni
richieste dal processo di adattamento - 3.4. Lo scambio dei favori con
il mondo politico - 3.5. Il sistema delle estorsioni: valenze operative
e significati simbolici - 3.6. Altri strumenti per il controllo del territorio
- 3.7. I codici comunicativi - 3.8. Re- ligiosità e morale dentro
Cosa Nostra 4. Figure femminili tra estraneità e appartenenza
a Cosa Nostra 5. Qualche considerazione conclusiva
Riferimenti bibliografici
Parte terza Professioni
Etnografia di una
professione criminale di Alessandro Dal Lago ed Emilio Quadrelli
Premessa 1. Dove nascono i duri
2. Ragazzini di strada e teppisti americani 3. Comunità
di duri 4. Vite spericolate 5. Conclusioni
Riferimenti bibliografici
Il sapere dei magistrati: un approccio etnografico allo
studio delle pratiche giudiziarie di Fabio Quassoli
1. Introduzione
2. Il percorso di ricerca 3. Limmigrato
irregolare/clandestino e il sistema giudiziario 3.1. Imputati,
reati e procedimenti "tipici" - 3.2. "Status" legale e condizione sociale
dellimputato nelliter giudiziario - 3.3. Caratterizzazioni
proverbiali e conoscenza di senso comune Riferimenti bibliografici
Come si studia il lavoro della polizia di Salvatore
Palidda
Premessa 1. Nota sugli studi della polizia
2. Alcune questioni teoriche sulla polizia 3.
Il sapere sulla società come primo risultato del lavoro di polizia
4. La gestione delle regole del disordine 5.
Il riconoscimento sociale del lavoro di polizia 6. Le statistiche
del lavoro di polizia 7. Lattività coercitiva
violenta 8. Le innovazioni tecnologiche nel lavoro della
polizia postmoderna Riferimenti bibliografici
La vita professionale degli insegnanti nelle loro parole
di Devi Sacchetto
1. Introduzione e metodologia della ricerca
2. Linizio della professione 3. La costruzione
della carriera 4. Sostituti di una famiglia in via di implosione
5. Il rapporto "salvifico" 6. La cooperazione
incentivata 7. Note conclusive Riferimenti bibliografici
Gli autori - Indice degli argomenti
| L'autore |
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I curatori appartengono entrambi al DISA dellUniversità
di Genova. Alessandro Da Lago è ordinario di sociologia e docente
di Sociologia dei processi culturali, Rocco De Biasi insegna Sociologia.
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Home page di Alessandro Dal Lago nel sito www.unige.it
http://www.sdf.unige.it/scheda_doc.php?ID=1
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