Università degli Studi di Bari - Labora torio di Epistemologia Informatica e Dipartimento di Scienze Filosofiche

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Costa, Paolo, Verso un'ontologia dell'umano. Antropologia filosofica e filosofia politica in Charles Taylor.
Milano, Unicopli, 2001, pp. 255, Euro 16,53, ISBN 88-400-0740-7

Recensione di Antonio Allegra - 29/01/2002

Antropologia, Etica, Filosofia politica (multiculturalismo), Filosofia teoretica (fenomenologia)

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Da Radici dell'io (1989) in poi Charles Taylor ha conquistato anche in Italia vasta notorietà ed ampio riconoscimento quale interprete sensibile di fenomeni cruciali come la modernità e la soggettività. Ciò che invece ha tardato ad essere compreso è la complessità e la ricchezza della sua speculazione, che attraversa molteplici temi nonché una quantità non comune di diversi stimoli e fonti. Taylor stesso osserva però — nell'introduzione ai propri Philosophical Papers (1985), che è anche un notevole esempio di autointerpretazione — di ritenere in realtà la sua opera unitaria come "quella di un monomaniaco, o, forse meglio, di quello che Isaiah Berlin avrebbe chiamato un riccio" (p. 1). Ricordo che il "riccio", diceva Berlin, ha una sola idea, ma grande.

Paolo Costa ha cercato di individuare e seguire quest'idea forte, unica ma declinata, come si diceva, in una vasta pluralità di variazioni sul tema. Quale essa sia a suo avviso si può iniziare ad intendere da titolo e sottotitolo del volume. Dico subito che questa ipotesi interpretativa mi sembra perfettamente condivisibile: il punto è che Taylor non avrebbe potuto realizzare le sue notevoli ricostruzioni storico-filosofiche se non avesse avuto un preciso punto di vista teorico da cui coerentemente osservare i molteplici temi che analizza nei suoi testi. La ricostruzione di Costa è, inoltre, assai completa. Non mancano, inizialmente, né cenni biografici piuttosto utili (Taylor è stato in effetti direttamente impegnato in politica e questa vocazione originaria non andrebbe dimenticata nel cercare di comprendere il filosofo), né analisi delle prime opere di Taylor, che sono relativamente misconosciute. Il libro sulla Spiegazione del comportamento (1964), per quanto sia un classico della discussione degli anni '60 sul comportamentismo, è stato in parte oscurato dalla riflessione successiva dell'autore oltre che dall'obsolescenza di quella corrente: l'analisi di Costa sottolinea il ruolo decisivo, in esso, di Merleau-Ponty, le sfumature diverse di Taylor rispetto all'approccio che su problemi assai simili ai suoi tenevano in quegli anni autori come la Anscombe o Hampshire, e soprattutto l'idea guida della embodied agency, che senza dubbio anticipa il lavoro successivo dell'autore canadese. Quanto al saggio su Hegel (1975), si tratta di una assai notevole ricostruzione dell'opera dell'autore forse più ingombrante e al tempo stesso irrinunciabile della filosofia degli ultimi due secoli, ricostruzione condotta alla luce di ipotesi interpretative di provenienza sostanzialmente berliniana.

Mi sembra che qui Costa avrebbe potuto fruttuosamente tentare una lettura più ravvicinata del testo di Taylor, perché anche la riflessione su Hegel prepara tanti temi successivi, in specie quelli maggiormente legati alla sfera etico-politica (intendo dire, in estrema sintesi, che per più di un verso il tendenziale comunitarismo tayloriano, tanto per adoperare l'etichetta di uso più largo, è un ripensamento della Sittlichkeit). Comunque, il centro del libro va riconosciuto nelle pagine successive, dedicate programmaticamente a rintracciare codesti lineamenti di un'antropologia filosofica sviluppati da Taylor nel corso delle sue opere più note. L'esigenza profonda che va riconosciuta in questa antropologia è anzitutto la ricerca di una razionalità possibile, grazie ad uno sforzo comparativo e dialettico espresso nella formula del best account, che ha un valore strategico decisivo. Relativamente al discorso assiologico, l'opzione oggettivistica di stampo naturalistico è recisamente negata, ma non per approdare ai lidi dello scetticismo, tutt'al contrario per definire delle argomentazioni trascendentali, di ispirazione kantiana, allo scopo di chiarire alcuni costituenti fondamentali dell'umano. L'uomo è cioè un valutatore forte, ovvero caratterizzato ineliminabilmente dalla presenza di un vero e proprio telos nella verità e validità di ciò in cui crede e rispetto cui si orienta: e per questo è possibile definire la stessa identità personale in grazia di tale orientamento.

Come si è appena detto, quest'idea prende una caratteristica forma trascendentale: il riferimento al bene è proprio ad ogni uomo, non essendo possibile identità senza un rapporto ad un bene, comunque definito. Ed a ciò va aggiunta, ancora, la natura dialogica della valutazione forte così definita e della stessa identità, proprio in quanto esse vengono elaborate dialetticamente e argomentantivamente, e sempre in un necessario rapporto agli altri, che ci trasmettono le loro opzioni di valore e vengono poi da noi a loro volta influenzati. È chiaro che, da questo plesso, prospettive di ascendenza hegeliana come quella del riconoscimento possono venire riprese e reinterpretate, determinando notevoli chiarimenti rispetto ad alcuni temi contemporanei al centro di analisi da parte di Taylor (accade così, ad esempio, nel noto saggio sul Multiculturalismo, 1992). Ma è chiaro, soprattutto, che in questo modo viene sottintesa una precisa visione dell'umano, che da una lettura fenomenologica tende a muovere verso un'ontologia. Occorre comunque sottolineare che quest'ultima è insufficientemente dispiegata: Taylor non ha (ancora) saputo o voluto esplicitare pienamente queste premesse che rappresentano lo sfondo del suo discorso. La ricostruzione di Costa al proposito è utile, ma deve fare i conti con una certa scarsità di fonti direttamente riconducibili alla prospettiva vera e propria di un'ontologia ambiziosa. Credo che in questo agisca, da parte di Taylor, una certa diffidenza nei confronti di prospettive metafisiche di stampo tradizionale, almeno nel senso di una costruzione articolata dei propri presupposti.

Per quanto riguarda invece le ulteriori articolazioni più importanti del volume, l'autore mostra una notevole lucidità nello sfatare alcune interpretazioni ancora prevalenti. Mi riferisco in particolare all'interpretazione di Taylor quale comunitario, che, anche se si tiene conto della vaghezza del termine, va senz'altro moderata e sfumata. Taylor è piuttosto, direi, un liberale olistico (a questo proposito egli parla anche, in maniera suggestiva, di liberalismo ospitale); oppure, per adoperare un termine di notevole fortuna nelle proposte della filosofia politica recente, un pensatore di tendenziale ispirazione repubblicana. Infatti, se da un lato è evidente il rifiuto della riduzione del discorso politico alla prospettiva centrata esclusivamente sui diritti individuali, dall'altro sono riconosciuti, a più riprese e in maniera inequivoca, i valori della modernità, tra cui gli stessi diritti individuali. A questo proposito va osservato che la formula, anche stilistica, più tipica dell'autore canadese è quella di un costante tentativo di conciliazione ed interpretazione ermeneuticamente generosa (così Beiner in un saggio di qualche anno fa): egli cioè cerca di individuare le parti migliori, più nobili, delle tradizioni che analizza, e dunque anche di quella della modernità. Tuttavia, talvolta questo aspetto lascia l'impressione di uno sforzo troppo ampio di sintesi, e per converso di insufficiente chiarezza nella definizione delle opzioni teoriche e pratiche. Interessante in quest'ottica il parallelo che le ultime pagine del volume propongono con una figura per molti versi affine quale Hannah Arendt.

Esiste tuttavia una innegabile differenza tra i due pensatori, nel senso che molto più della Arendt Taylor cerca di recuperare e mediare molti elementi della modernità: senza dubbio, sarà appena il caso di notare, la persistente influenza hegeliana si rivela ancora decisiva sotto questo punto di vista. Tuttavia, in assenza dei potenti strumenti metafisici adoperati da Hegel, si ha spesso l'impressione che Taylor resti su un piano maggiormente di esigenze piuttosto che di sintesi compiuta: la mediazione tra olismo e liberalismo è affermata più che rigorosamente pensata. Da questo punto di vista l'attitudine sostanzialmente antimoderna della Arendt mi sembra più consapevole. Ma, al di là di questo aspetto — che non posso affrontare in questa sede —, senza dubbio l'ispirazione politica di Taylor potrebbe essere sintetizzata come quella di colui che accetta i valori della modernità ma che al contempo li pensa (cerca di pensarli) non individualisticamente, ovvero che constata la dimensione, come si diceva prima, dialogica ed intersoggettiva, dunque comunitaria, del nostro stesso radicarci nei valori liberali. Anche da questo punto di vista emerge dunque una coerenza (Costa dice una "circolarità") tra visione etico-politica e precise premesse a livello di interpretazione della soggettività e della sua ontologia. Il volume di Costa si presenta dunque come una sintesi informata ed esauriente su uno dei protagonisti del pensiero contemporaneo ed ha, in particolare, il duplice merito di chiarire alcuni aspetti un po' misconosciuti della sua precisa collocazione di teorico della politica e di individuare lo sfondo più ampio che le sue concezioni etico-politiche presuppongono.

Indice

Prefazione di Ferruccio Andolfi Premessa e ringraziamenti Introduzione Capitolo I: A cavallo tra due tradizioni: 1. I primi lavori; 2. L'interpretazione di Hegel Capitolo II: Lineamenti di un'antropologia filosofica: 1. Cenni introduttivi; 2. Agire incarnato e orientamento morale: che cos'è un self? Capitolo III: L'identità moderna e la sua storia: 1. La modernità come problema ermeneutico; 2. Le fonti dell'identità moderna; 3. La diagnosi del tempo; 4. Multiculturalismo e nuovo modello di ragionamento pratico Capitolo IV: Una filosofia politica: 1. Taylor comunitarista?; 2. La questione québécoise; 3. Una tradizione politica complessa: le idee di società civile e di sfera pubblica; 4. Conclusione: un repubblicanesimo "espressivista" Bibliografia

Autore

Paolo Costa è dottore di ricerca in Antropologia filosofica. È autore di numerose traduzioni e di saggi apparsi in Fenomenologia e società, La società degli individui, Paradigmi, Reset.

Links

Charles Taylor, mirror site curato da Malaspina Great Books
Charles Taylor Bibliography, a cura di William Hughes
Resources for further study of the thought of Charles Taylor, a cura di Scott H. Moore


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