Costa, Paolo, Verso un'ontologia dell'umano. Antropologia filosofica
e filosofia politica in Charles Taylor.
Milano, Unicopli, 2001, pp. 255, Euro 16,53, ISBN 88-400-0740-7
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Da Radici dell'io (1989) in poi Charles Taylor
ha conquistato anche in Italia vasta notorietà ed ampio riconoscimento
quale interprete sensibile di fenomeni cruciali come la modernità
e la soggettività. Ciò che invece ha tardato ad essere compreso
è la complessità e la ricchezza della sua speculazione,
che attraversa molteplici temi nonché una quantità non comune
di diversi stimoli e fonti. Taylor stesso osserva però nell'introduzione
ai propri Philosophical Papers (1985), che è anche un notevole
esempio di autointerpretazione di ritenere in realtà la
sua opera unitaria come "quella di un monomaniaco, o, forse meglio, di
quello che Isaiah Berlin avrebbe chiamato un riccio" (p. 1). Ricordo
che il "riccio", diceva Berlin, ha una sola idea, ma grande.
Paolo Costa ha cercato di individuare e seguire quest'idea
forte, unica ma declinata, come si diceva, in una vasta pluralità
di variazioni sul tema. Quale essa sia a suo avviso si può iniziare
ad intendere da titolo e sottotitolo del volume. Dico subito che questa
ipotesi interpretativa mi sembra perfettamente condivisibile: il punto
è che Taylor non avrebbe potuto realizzare le sue notevoli ricostruzioni
storico-filosofiche se non avesse avuto un preciso punto di vista teorico
da cui coerentemente osservare i molteplici temi che analizza nei suoi
testi. La ricostruzione di Costa è, inoltre, assai completa. Non
mancano, inizialmente, né cenni biografici piuttosto utili (Taylor
è stato in effetti direttamente impegnato in politica e questa
vocazione originaria non andrebbe dimenticata nel cercare di comprendere
il filosofo), né analisi delle prime opere di Taylor, che sono
relativamente misconosciute. Il libro sulla Spiegazione del comportamento
(1964), per quanto sia un classico della discussione degli anni '60 sul
comportamentismo, è stato in parte oscurato dalla riflessione successiva
dell'autore oltre che dall'obsolescenza di quella corrente: l'analisi
di Costa sottolinea il ruolo decisivo, in esso, di Merleau-Ponty, le sfumature
diverse di Taylor rispetto all'approccio che su problemi assai simili
ai suoi tenevano in quegli anni autori come la Anscombe o Hampshire, e
soprattutto l'idea guida della embodied agency, che senza dubbio
anticipa il lavoro successivo dell'autore canadese. Quanto al saggio su
Hegel (1975), si tratta di una assai notevole ricostruzione dell'opera
dell'autore forse più ingombrante e al tempo stesso irrinunciabile
della filosofia degli ultimi due secoli, ricostruzione condotta alla luce
di ipotesi interpretative di provenienza sostanzialmente berliniana.
Mi sembra che qui Costa avrebbe potuto fruttuosamente
tentare una lettura più ravvicinata del testo di Taylor, perché
anche la riflessione su Hegel prepara tanti temi successivi, in specie
quelli maggiormente legati alla sfera etico-politica (intendo dire, in
estrema sintesi, che per più di un verso il tendenziale comunitarismo
tayloriano, tanto per adoperare l'etichetta di uso più largo, è
un ripensamento della Sittlichkeit). Comunque, il centro del libro
va riconosciuto nelle pagine successive, dedicate programmaticamente a
rintracciare codesti lineamenti di un'antropologia filosofica sviluppati
da Taylor nel corso delle sue opere più note. L'esigenza profonda
che va riconosciuta in questa antropologia è anzitutto la ricerca
di una razionalità possibile, grazie ad uno sforzo comparativo
e dialettico espresso nella formula del best account, che ha un
valore strategico decisivo. Relativamente al discorso assiologico, l'opzione
oggettivistica di stampo naturalistico è recisamente negata, ma
non per approdare ai lidi dello scetticismo, tutt'al contrario per definire
delle argomentazioni trascendentali, di ispirazione kantiana, allo scopo
di chiarire alcuni costituenti fondamentali dell'umano. L'uomo è
cioè un valutatore forte, ovvero caratterizzato ineliminabilmente
dalla presenza di un vero e proprio telos nella verità e
validità di ciò in cui crede e rispetto cui si orienta:
e per questo è possibile definire la stessa identità personale
in grazia di tale orientamento.
Come si è appena detto, quest'idea prende una
caratteristica forma trascendentale: il riferimento al bene è proprio
ad ogni uomo, non essendo possibile identità senza un rapporto
ad un bene, comunque definito. Ed a ciò va aggiunta, ancora, la
natura dialogica della valutazione forte così definita e
della stessa identità, proprio in quanto esse vengono elaborate
dialetticamente e argomentantivamente, e sempre in un necessario rapporto
agli altri, che ci trasmettono le loro opzioni di valore e vengono poi
da noi a loro volta influenzati. È chiaro che, da questo plesso,
prospettive di ascendenza hegeliana come quella del riconoscimento
possono venire riprese e reinterpretate, determinando notevoli chiarimenti
rispetto ad alcuni temi contemporanei al centro di analisi da parte di
Taylor (accade così, ad esempio, nel noto saggio sul Multiculturalismo,
1992). Ma è chiaro, soprattutto, che in questo modo viene sottintesa
una precisa visione dell'umano, che da una lettura fenomenologica tende
a muovere verso un'ontologia. Occorre comunque sottolineare che quest'ultima
è insufficientemente dispiegata: Taylor non ha (ancora) saputo
o voluto esplicitare pienamente queste premesse che rappresentano lo sfondo
del suo discorso. La ricostruzione di Costa al proposito è utile,
ma deve fare i conti con una certa scarsità di fonti direttamente
riconducibili alla prospettiva vera e propria di un'ontologia ambiziosa.
Credo che in questo agisca, da parte di Taylor, una certa diffidenza nei
confronti di prospettive metafisiche di stampo tradizionale, almeno nel
senso di una costruzione articolata dei propri presupposti.
Per quanto riguarda invece le ulteriori articolazioni
più importanti del volume, l'autore mostra una notevole lucidità
nello sfatare alcune interpretazioni ancora prevalenti. Mi riferisco in
particolare all'interpretazione di Taylor quale comunitario, che, anche
se si tiene conto della vaghezza del termine, va senz'altro moderata e
sfumata. Taylor è piuttosto, direi, un liberale olistico
(a questo proposito egli parla anche, in maniera suggestiva, di liberalismo
ospitale); oppure, per adoperare un termine di notevole fortuna nelle
proposte della filosofia politica recente, un pensatore di tendenziale
ispirazione repubblicana. Infatti, se da un lato è evidente il
rifiuto della riduzione del discorso politico alla prospettiva centrata
esclusivamente sui diritti individuali, dall'altro sono riconosciuti,
a più riprese e in maniera inequivoca, i valori della modernità,
tra cui gli stessi diritti individuali. A questo proposito va osservato
che la formula, anche stilistica, più tipica dell'autore canadese
è quella di un costante tentativo di conciliazione ed interpretazione
ermeneuticamente generosa (così Beiner in un saggio di qualche
anno fa): egli cioè cerca di individuare le parti migliori, più
nobili, delle tradizioni che analizza, e dunque anche di quella della
modernità. Tuttavia, talvolta questo aspetto lascia l'impressione
di uno sforzo troppo ampio di sintesi, e per converso di insufficiente
chiarezza nella definizione delle opzioni teoriche e pratiche. Interessante
in quest'ottica il parallelo che le ultime pagine del volume propongono
con una figura per molti versi affine quale Hannah Arendt.
Esiste tuttavia una innegabile differenza tra i due pensatori,
nel senso che molto più della Arendt Taylor cerca di recuperare
e mediare molti elementi della modernità: senza dubbio, sarà
appena il caso di notare, la persistente influenza hegeliana si rivela
ancora decisiva sotto questo punto di vista. Tuttavia, in assenza dei
potenti strumenti metafisici adoperati da Hegel, si ha spesso l'impressione
che Taylor resti su un piano maggiormente di esigenze piuttosto che di
sintesi compiuta: la mediazione tra olismo e liberalismo è affermata
più che rigorosamente pensata. Da questo punto di vista l'attitudine
sostanzialmente antimoderna della Arendt mi sembra più consapevole.
Ma, al di là di questo aspetto che non posso affrontare
in questa sede , senza dubbio l'ispirazione politica di Taylor potrebbe
essere sintetizzata come quella di colui che accetta i valori della
modernità ma che al contempo li pensa (cerca di pensarli) non individualisticamente,
ovvero che constata la dimensione, come si diceva prima, dialogica ed
intersoggettiva, dunque comunitaria, del nostro stesso radicarci nei valori
liberali. Anche da questo punto di vista emerge dunque una coerenza (Costa
dice una "circolarità") tra visione etico-politica e precise
premesse a livello di interpretazione della soggettività e della
sua ontologia. Il volume di Costa si presenta dunque come una sintesi
informata ed esauriente su uno dei protagonisti del pensiero contemporaneo
ed ha, in particolare, il duplice merito di chiarire alcuni aspetti un
po' misconosciuti della sua precisa collocazione di teorico della politica
e di individuare lo sfondo più ampio che le sue concezioni etico-politiche
presuppongono.
| Indice |
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Prefazione di Ferruccio Andolfi
Premessa e ringraziamenti Introduzione Capitolo I: A cavallo
tra due tradizioni: 1. I primi lavori; 2. L'interpretazione di Hegel
Capitolo II: Lineamenti di un'antropologia filosofica: 1. Cenni
introduttivi; 2. Agire incarnato e orientamento morale: che cos'è
un self? Capitolo III: L'identità moderna e la sua storia:
1. La modernità come problema ermeneutico; 2. Le fonti dell'identità
moderna; 3. La diagnosi del tempo; 4. Multiculturalismo e nuovo modello
di ragionamento pratico Capitolo IV: Una filosofia politica: 1.
Taylor comunitarista?; 2. La questione québécoise;
3. Una tradizione politica complessa: le idee di società civile
e di sfera pubblica; 4. Conclusione: un repubblicanesimo "espressivista"
Bibliografia
| Autore |
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Paolo Costa è dottore di ricerca in Antropologia
filosofica. È autore di numerose traduzioni e di saggi apparsi
in Fenomenologia e società, La società degli individui,
Paradigmi, Reset.
| Links |
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Charles
Taylor, mirror site curato da Malaspina Great Books
Charles Taylor
Bibliography, a cura di William Hughes
Resources
for further study of the thought of Charles Taylor, a cura di Scott
H. Moore
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