Cimatti, Felice, Nel segno del cerchio. L'ontologia semiotica
di Giorgio Prodi.
Roma, Manifestolibri, 2000, pp. 196, Ä 12,39, ISBN 88-7285-215-3.
Recensione di Yuri Gori - 16/5/2002
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Giorgio Prodi era un biologo, specialista in oncologia, che dai suoi
studi derivò un'originale e poco conosciuta ontologia semiotica.
I suoi studi scientifici lo indussero ad interrogarsi sui modi e sul perché
l'uomo può avere conoscenza dell'alterità che esperisce.
Prodi trovò l'inizio di una risposta nel mondo biologico. Partendo
da certezze scientifiche creò una teoria filosofica che interpreta
in chiave biologica la semiotica e la conoscenza, non distinte dall'ontologia.
La sua ricerca verte sulla dinamica delle possibilità della conoscenza
del soggetto. Per Prodi non sussisterebbe il dualismo soggetto-oggetto
che rinvia all'opposizione cartesiana tra res cogitans e res
extensa. La risposta sta dunque nel non considerare una opposizione
tra i termini dell'atto conoscitivo, bensì una continuità
biologica che c'è tra essi. Sono le cose stesse a farsi conoscere,
e il soggetto non ne viola la natura. Il soggetto può conoscere
qualcosa perché quel qualcosa è inserito nella catena evolutiva
biologica che lo ha costituito. Può conoscere solo perché
è l'ultimo stadio di un percorso evolutivo che comprende tutti
gli oggetti della sua conoscenza, cosicché esso quando conosce,
non fa altro che conoscere se stesso, e dunque la natura in toto.
Da ciò deriva che nell'atto conoscitivo la natura conosce se stessa,
in quanto l'uomo è natura che si pensa.
Nella ricerca scientifica spiegare qualcosa significa cercare un principio
più semplice di ciò che si vuole spiegare (cfr. p.17). Tale
principio inoltre non si basa su nozioni come quelle di volontà
e intenzione. Questo metodo sembra andar bene per la ricerca biologica,
e non per la spiegazione dei fenomeni mentali e semiotici, in cui sembra
costitutiva la volontà del soggetto di agire pensando e comunicando.
Se però introduciamo la nozione di volontà nei fenomeni
semiotici umani, il rischio è quello di spiegare in maniera più
complessa un fenomeno, presupponendo qualcosa di inspiegato. La semiotica
in genere ha posto, come elemento primo per spiegare la comunicazione
e la significazione, l'intenzionalità dei soggetti anche nella
scelta convenzionale del segno e del suo significato. Prodi invece ha
negato ogni valore di intenzionalità nei processi semiotici.
Mondo e semiosi coincidono in un indefinito e intricato sistema di relazioni
e traduzioni da relazioni meno complesse a più complesse. Il linguaggio
umano si fonda su quello della natura in un sistema che si dà senza
ontogenesi. In tale sistema di relazioni tra entità non divise,
ma inserite in un continuum, consiste quella che per Prodi è
la "logica materiale", formata dall'insieme dei rapporti e dalla
quale deriva la "logica categoriale", insita nella natura stessa,
la cui funzione è quella di discernere i rapporti possibili. In
questa visione della realtà c'è coincidenza tra mondo e
linguaggio. Nell'affrontare lo studio del linguaggio così non è
più necessario prendere in considerazione la sua arbitrarietà
o iconicità, dal momento che esso è necessariamente una
evoluzione del mondo, e perciò naturale.
Giorgio Prodi con le sue teorie si oppone ad un modello di semiotica,
come ad esempio quello di Prieto, che ha come fulcro il soggetto umano
consapevole e cosciente delle sue scelte, capace di prendere in considerazione
fra gli aspetti di un oggetto che percepisce, quelli più consoni
alla sua esperienza. Tale modello di soggetto presuppone un'attività
intenzionale, ed un'idea della semiosi che distingua tra segno e sintomo.
In questo modo soggetto e oggetto appaiono divisi nettamente: ma questo
per Prodi rappresenta una complicazione che non apporta spiegazioni alla
dinamica della semiosi. La semiosi infatti è prima di tutto biologica.
Il soggetto così rappresenta l'ultimo stadio di una scala evolutiva
e, senza alcuna gerarchia, un semplice lettore ed interprete delle relazioni
logiche del mondo. Tale lettore ha la capacità di entrare in relazione
con determinati oggetti, e, a sua volta, è il prodotto complesso
delle relazioni di altri oggetti più semplici in base alle regole
della logica categoriale. Ogni oggetto è infatti a suo modo interprete
del mondo e, possedendo la facoltà di entrare in contatto solo
con alcuni oggetti, categorizza il suo ambiente, nello stesso modo con
cui certe configurazioni proteiche possono entrare in rapporto con determinati
complessi molecolari.
La natura della lettura-interpretazione è dunque inintenzionale,
connaturata ad un soggetto, ed è precedente alla coscienza. Per
Prodi infatti la semiotica non altro è che biologia, ed il linguaggio
una biologia avanzata.
Dalla logica categoriale, regno delle relazioni di oggetti semplici, si
passa poi a quella proposizionale, grazie alla costituzione di oggetti-lettori-interpreti
capaci di relazionarsi all'ambiente in maniera più complessa, producendo
analoghi stratificati nel soggetto complesso. Questa è l'origine
del distanziamento dell'oggetto dal soggetto, e la costituzione della
logica proposizionale, la quale ha bisogno necessariamente della memoria
soggettiva, della tracce dei segni e della interazione di queste tracce
in un sistema. La logica proposizionale è autonoma dalla logica
categoriale. Il soggetto così non è la causa incausata della
semiotica cartesiana, bensì il punto di arrivo di un'evoluzione,
la sintesi di numerose interazioni semiotiche, e non artefice di esse.
Originale è anche la risposta di Prodi alla domanda fondamentale
della semiotica su come un segno possa significare qualcosa e rinviare
conseguentemente al suo referente. Egli infatti va oltre la teoria della
iconicità o convenzionalità del segno, e quella della semiotica
strutturalista secondo la quale la nozione di referente non pertiene alla
semiosi. Bisogna invece partire proprio dal referente per capire la natura
dei fenomeni semiotici. Esso non è il punto di arrivo della significazione,
ma il punto di partenza, ovvero la significazione stessa. Nella biologia,
in quanto semiotica, esiste infatti una significatività naturale.
La più elementare forma di linguaggio è reperibile nel mondo
biologico nell'ambito delle interazioni biochimiche, in cui ogni organismo
può interagire con determinate proteine. In tali relazioni si ha
dunque una selettività dovuta alla complementarità di distinte
entità.
"Se A può interagire solo con B, allora B è un segno
che 'sta per' la relazione che può intrattenere con A" (p.
51), cosicché "il significato nasce come categorizzazione:
è segno, cioè interazione selettiva" (p. 51; G. Prodi,
p. 32-33, Le basi materiali della significazione, Bompiani, Milano,
1977). L'atto semiotico di A e B ha poi come risultato la creazione dell'agglomerato
AB. Nel mondo delle relazioni biologiche segno e referente coincidono.
Una cosa non diventa segno per convenzione o iconicità, ma quando
per un lettore-interprete essa ha significato, cioè possibilità
di relazione complementare ed inintenzionale. Ecco il perché dell'accantonamento
da parte di Prodi della nozione di volontà nei processi di significazione,
a tutto vantaggio di una visione della semiosi come natura e della natura
come semiosi. Le relazioni semiotiche sono a posteriori, solo dopo che
c'è stata significazione si può determinare la costituzione
di un lettore e della volontà di significazione.
La relazione tra A e B dà, si diceva, come risultato il complesso
AB, che non è altro che il punto di partenza per ulteriori relazioni
le quali, con un carattere evolutivo, porteranno alla costituzione di
lettori più complessi, o, come afferma Prodi, a federazioni di
lettori. Risultato di tutto ciò è la mente dell'essere umano,
formata da un reticolo di relazioni decentrate e prive di ogni gerarchia
intesa come entità capace di produrre volontà e intenzionalità
semiotica. Il segno nel caso dell'uomo sembra comunque separato dal suo
referente. Questo accade perché il segno, per significare, deve
entrare in relazione secondo modalità più articolate a causa
della complicazione dei livelli interpretativi, cosicché si crea
distanza e non separazione. Il soggetto non è allora il soggetto
della semiotica di impostazione cartesiana, bensì un'entità
di per sé semiotica, una catena traduttiva di operazioni di categorizzazioni-riconoscimento
e memoria, con la quale è possibile la formalizzazione di un codice.
Esso può essere ritualizzato, come negli animali, in cui ad un
segno corrisponde un dato comportamento, o usato liberamente, come può
solo l'uomo, come è evidente nel caso della menzogna.
Nella mente umana l'insieme dei segni raggiunge una complessità
tale da rendersi autonomo e a strutturarsi in base a connessioni autoreferenziali.
Solo in questo caso è lecito porsi il problema della natura del
significato, che è altro dal referente, dalla traccia mnemonica
intesa da Prodi come concetto. Il significato è l'analogo interno
del referente, cioè la sua rappresentazione, formata da operazioni,
catene traduttive, che lo differenziano da altre rappresentazioni. Anche
in questo caso dunque è evidente come il significato, entità
autonoma ontologicamente, derivi da tutta una serie di passaggi sempre
più complessi e semiotici, e dalla contrapposizione dialettica
di altre entità semantiche. Il processo descritto è poi
vincolato da un numero finito di rappresentazioni derivate dalla realtà
e da una selezione di relazioni, affinché lo stesso codice possa
essere condiviso da più di un individuo. La rappresentazione è
una derivazione naturale del suo referente attraverso le catene traduttive,
per cui non è separato trascendentalmente da esso. E' una forma
mentale della cosa all'interno del lettore, che è tale in quanto
federazione di segni e rappresentazioni. Il lettore, o soggetto, è
composto dagli oggetti della sua semiosi. Non c'è distinzione tra
soggetto e oggetto, perché il secondo è una componente per
la costituzione del primo. Il soggetto dunque può esperire la realtà
della natura in quanto ne è il prodotto ultimo, in quanto l'oggetto
che esperisce fa parte del suo sé.
L'uomo è dunque l'ultima fase di un processo evolutivo, inteso
come continuità non graduale. Le differenze che ci sono tra i diversi
stadi evolutivi non indicherebbero separazione nella scala evolutiva,
bensì una specializzazione di facoltà peculiari ottenute
dall'evoluzione stessa. Il linguaggio per l'uomo è il mezzo e la
causa della sua evoluzione. Esso coincide con l'essenza dell'uomo che
può evolversi in base alla logica proposizionale dotata di potenzialità
combinatorie. L'uomo è causa ed effetto del linguaggio.
Prodi afferma che il cervello dell'uomo coincide con il linguaggio, il
quale può essere appreso, grazie agli stimoli esterni, solo perché
le strutture genetiche umane lo hanno in potenza in maniera innata.
La semiotica di Prodi, in quanto ontologia, prevede anche la definizione
della morale, che si ricollega all'ontologia, e quindi alla semiotica,
perché essa è l'atto di riconoscimento dell'alterità
nella sua autonomia. Il riconoscimento non può essere formalizzato
se non tramite il linguaggio, unico mezzo per definire una teoria, che
abbia come conseguenza il distanziamento necessario al fine di far sorgere
un atteggiamento morale. Il distanziamento permette infatti la salvaguardia
dell'alterità, in quanto oggetto di conoscenza. In questo modo
il soggetto può anche riconoscere se stesso nell'interazione sociale
e regolare il suo comportamento. Nel linguaggio il soggetto acquista anche
la sua individualità, dal momento che nel sistema logico-proposizionale
è possibile esercitare facoltà quali la libertà e
la scelta. Nell'alterità del linguaggio sono possibili indefinite
potenzialità ed atti teorici ontologicamente validi, senza considerare
categorie quali il bene e il male, tra i quali l'individuo può
scegliere. La libertà sta nella facoltà di formare ipotesi
preliminari all'agire, in base alla rielaborazione dei dati esterni. La
libertà di costruire ipotesi è libertà in senso assoluto,
anche se vincolata dalle leggi linguistiche. La tematica morale per Prodi
è dunque correlata a quella della conoscenza attingibile solo linguisticamente.
Conoscere significa infatti scandagliare l'ignoto tramite ipotesi, e,
con esse, dividere tra ciò che è conosciuto, o possibile
conoscere, e ciò che va al di là delle nostre possibilità
logico-linguistiche. I limiti definiti dalle regole del linguaggio, possono
essere oltrepassati solo attraverso l'esperienza religiosa o estetica.
L'uomo per sua natura tende verso la conoscenza della regione extralogica
al di là [al di là: ridondante?], inconcepibile con le nostre
facoltà mentali. Una regione questa necessaria in maniera dialettica
anche per definire ciò che invece l'uomo può comprendere
con la sua logica. Ciò che va al di là della logica è
per l'uomo l'irrazionale, mentre il razionale non sarebbe altro che una
piccola porzione di "irrazionale organizzato" (p.100; G. Prodi,
L'uso estetico del linguaggio, il Mulino, Bologna, 1983, p. 41)
L'esperienza estetica rappresenta il primo processo esplorativo, ipotetico
e conoscitivo dell'uomo, il primo impulso verso il buio ignoto del Dio.
Anche in questo caso l'ipotesi è l'unico modo per affrontare il
problema di ciò che trascende la conoscenza dell'uomo. L'ipotesi
cerca di rendere noto l'ignoto creando un compromesso tra memoria e aspettative.
L'ipotesi inoltre è frutto della combinatoria linguistica. Le argomentazioni
relative a quest'ambito vengono trattate da Cimatti nel cap. 7, dal titolo
"Ai limiti del cerchio: l'esperienza estetica e il problema religioso",
nel quale però almeno due affermazioni non sono del tutto giustificate.
La prima riguarda la divisione tra noto e ignoto. Seguendo infatti la
teoria di Prodi anche all'interno del mondo linguistico umano dovrebbero
esserci delle parti ancora da scandagliare, delle "sacche" di
ignoto, non raggiunte e non illuminate dalla combinatoria linguistica,
ascrivibili al buio irrazionale, che in tal modo è comunque in
parte conoscibile.
La seconda affermazione riguarda la combinatoria degli elementi linguistici
e di conseguenza la possibilità di formare infinite proposizioni.
Il fatto è che le combinazioni possibili in realtà sono
finite. Se fossero infinite ci sarebbe possibilità, anche in questo
caso, di avere conoscenza dell'ignoto, ed anzi non sarebbe necessario
porre distinzione tra noto e ignoto ed un limite al linguaggio. Il limite
c'è, ma solo perché il linguaggio ha un limite proposizionale,
non logico o razionale. Nel linguaggio infatti ci sono le premesse per
produrre proposizioni illogiche, arazionali e irrazionali, anche in questo
caso non di numero infinito. L'ignoto è esperibile e reificabile
già nella lingua, partendo dal presupposto di porre una distinzione
linguistica, per l'appunto, tra noto e ignoto. L'unico modo per oltrepassare
i limiti del linguaggio consiste nel coniare nuovi significanti partendo
da nuovi concetti, e non nella semplice formulazione di ipotesi.
La lingua è fonte di ogni tipo di conoscenza naturale. Lingua e
cultura non si contrappongono alla natura, poiché sono manifestazioni
ultime della significatività naturale. Non è il linguaggio
che crea significati arbitrari, ma sono i significati che si manifestano,
grazie alla capacità linguistica umana, che è il tipo più
evoluto di semiosi. Non c'è separazione tra mente e linguaggio,
tra corpo e mondo, ma piuttosto il monismo di un'ontologia semiotica
In definitiva la teoria semiotica di Prodi è già una delle
possibili evoluzioni conoscitive e linguistiche, un oltrepassare il limite
del linguaggio, per poterlo vedere dall'alto, in una zona che già
fa parte del buio non linguistico. La spinta trascendente esiste all'interno
del linguaggio stesso che possiede, nella sua struttura, le premesse per
un'evoluzione indefinita verso cui trascinare l'uomo.
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Premessa; 1 Lo scienziato e il filosofo; 2 La linea e il cerchio; 3 Il modello biologico: per una semiotica anticartesiana; 4 Dalla complementaritý biologica al triangolo semiotico; 5 Linguaggio ed evoluzione; 6 Al di qua del bene e del male: il linguaggio e la morale; 7 Ai limiti del cerchio: l'esperienza estetica e il problema religioso; 8 Il cerchio e la spirale; 9 Ambiente e mondo, linguaggio e non linguaggio; 10 Conclusioni; Note; Postfazione di Daniele Gambarara: Tre luoghi comuni teorici: mente, arbitrarietý, comunicazione; Bibliografia; Indice dei nomi; Indice degli argomenti.
| L'autore |
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Felice Cimatti Ë ricercatore in filosofia del linguaggio presso l'Universitý
della Calabria. Ha pubblicato: Mente e linguaggio negli animali"
(Carocci, 1998), La scimmia che si parla. Linguaggio autocoscienza
e libertý nell'animale umano (Bollati Boringhieri, 2000).
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