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Bettetini, Maria, Breve Storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio
Milano, Raffaello Cortina, 2001, pp. 157, Euro 11,36, ISBN 88-7078- 697-8

Recensione di Rosa Marina González-Quevedo - 2/12/2001

Indice   -   L'autrice

Breve storia della bugia è un’opera ricca nell’argomentare il come definire la menzogna, ed anche un invito al riflettere sulla tematica della verità. Non si parte dalla tradizionale ottica gnoseologica, nemmeno dalla sinuosità di una teoria incastrata in un rigido concettualismo, tutto il contrario. Quest'opera è una presa di coscienza della vita reale, ed il racconto, attraverso il pensiero filosofico e letterario, della storia di una problematica tanto profana quanto divina: la menzogna.

Tutti mentiamo per natura? Non sempre è così, a volte lo facciamo solamente per la necessità di metterci d'accordo con il prossimo. Nel primo capitolo l'autrice considera la bugia, non come oggetto delle problematiche sia gnoseologiche che ontologiche, ma come condizione etica dell'individuo di fronte alla sua libertà: "la bugia appare come un atto della volontà di un soggetto libero" (p. 4). La necessità di cominciare dall'ottica etica per avvicinarci ad una classificazione della bugia, porta Bettetini a riflettere sulla filosofia aristotelica, nella quale individua le fondamenta della problematica in questione: "pur non dando definizioni della menzogna in sé, Aristotele non dubita nel considerarla come un "atto" compiuto da un uomo che decide se essere veritiero o bugiardo nelle parole o nel comportamento" (p. 6). L'autrice, così, considera la posizione aristotelica come punto di partenza consolidato nel riflettere filosofico intorno alla definizione della bugia. Un'altra considerazione dell'autrice rispetto alla filosofia aristotelica, la troviamo sempre nel primo capitolo: "La bugia si presenta alla mente del retore africano sotto un duplice punto di vista, etico ed ermeneutico: ciascuno rimanda all'altro, poiché per comprendere il giudizio etico è necessario interpretare correttamente le Scritture, e d'altra parte per poter interpretare correttamente le Scritture occorre avere dei riferimenti, anche di ordine etico, al di fuori di ciò che è semplicemente denotato dal testo scritto" (p. 9).

Bettetini presenta, attraverso la letteratura, alcuni esempi di come il nostro atteggiamento morale possa essere influenzato dal modo con il quale affrontiamo il rapporto tra bugia e verità. L'accettazione delle cosiddette "riserve mentali" è un esempio: "escamotage secentesco che consentiva di affermare il falso, sapendolo falso, ma avendo in mente un significato di quanto detto (con le parole o con i gesti) differente e veritiero" (p. 17). Ora siamo pronti ad affrontare un'altra questione vincolata alla definizione di bugia: "Dopo la definizione di bugia si chiarisce quale dovrebbe essere la condizione necessaria per il suo fiorire: è necessario un accordo previo proprio sulla verità" (p. 20). Questa "condizione necessaria", secondo l'autrice, è "l'accordo su ciò che deve essere definito "vero", o se dire altro e quindi mentire" (p. 20). In tal modo, concentriamo l'attenzione sul paragone fra il male inteso come categoria etico-escatologica (rappresentato nel simbolo del serpente) e l'intenzione nascosta dietro la bugia, paragone che Bettetini ci offre con gli esempi dati nell'opera di Shakespeare e nella Genesi: "Il procedere di Iago non è che un'emulazione dell'astuto agire del serpente, sotto le cui sembianze si nasconde il nemico di Dio, Satana" (p. 31).

La lettura del secondo capitolo ci permette di considerare la bugia come stereotipo o come mito. Come stereotipo, la bugia può essere rivelata dalla libertà naturale dell'individuo come scelta di fronte alla sopravvivenza morale e fisica; come mito, dall'intenzione dell'uomo di voler eliminare tutto ciò che lo sconvolge emotivamente. L'autrice arriva a queste conclusioni attraverso un'analisi storica del pensiero cristiano. Bettetini esamina il pensiero ebraico nelle Scritture, soffermandosi sul Nuovo Testamento, nel quale si dice che le parole non debbano offendere la verità di Dio. Rispetto al segreto "sacramentale" Bettetini scrive: "Si aprono problematiche infinite e irrisolte: non è difficile comprendere ed accettare il segreto "sacramentale", che impone al confessore la morte piuttosto che la rivelazione del peccato di cui ha ascoltato la confessione" (p. 43). L'autrice nuovamente richiama il pensiero agostiniano come era inteso nel Medioevo, arrivando alla conclusione che tale filosofia sia stata interpretata, modificandola. Bettetini individua una di queste interpretazioni nella considerazione di Raimondo di Peñafort, il quale suggerisce tre modi per evitare la menzogna nel rispondere ad una domanda: il silenzio, la risposta "fuori tema" e l'uso di termini equivoci. D'altra parte, ci sono altri elementi che nel Medioevo arricchiscono le riflessioni sulla menzogna, ad esempio la bugia "scherzosa" e "lo spergiuro", fattori che, secondo l'autrice, appartengono al mondo dell'intenzionalità nel comunicare dei medievali. Tuttavia, il rigore della teologia è rotto dalla poesia medievale, la quale accetta la possibilità che Dio rispetti l'astuzia ed il libero amore. Bettetini offre come esempio la storia d'Isotta, la quale: "commette peccati e crimini, ma Dio, che sembra più un deux ex machina che il Dio dei teologi suoi contemporanei cancella ogni traccia di misfatto" (p. 52).

L'analisi della concezione poetica e della classificazione della menzogna continua quando l'autrice offre le sue considerazioni sull'epoca moderna. Si riferisce ai più noti autori moderni "nemici" della bugia, tra i quali Ugo Grozio, che come Montaigne definisce la bugia: "come inammissibile perché è in conflitto con un diritto altrui e quindi lede un principio di giustizia" (p. 53), oppure Jonathan Swift e i suoi Houyhnhnms (i cavalli intelligenti de I viaggi di Gulliver), i quali classificano "la menzogna inutile e quindi, paradossalmente, impossibile" (p. 23). L'autrice, infine, individua in Kant il più rigoroso nemico della menzogna (p. 57), e in Shopenhauer il primo ad affermare che la bugia possa essere considerata legitima difesa (p. 59).

L'essere bugiardo è, quindi, conseguenza del modo di vivere? Siamo come viviamo, come agiamo? L'autrice, a proposito di queste domande, scrive nel terzo capitolo che i Greci "riconoscevano il primato della menzogna, al loro interno, agli abitanti di Creta, definiti da Epimenide di Cnosso già nel VII secolo avanti Cristo "cretesi sempre mentitori, bestie malvagie, ventri oziosi". Forse perché erano di professione pirati e mercenari, forse perché Ulisse, creando una sorta di antenato del paradosso del mentitore, mente affermando più volte di essere nato a Creta " (p. 64). Gli dei greci mentivano non solo con le parole: "Vi sono civiltà dove non sono le parole a fare la storia, ma i gesti; e non sono le parole a garantire la verità, ma altro genere di segni" (p. 65). L'ironia e la sapienza sono state le principali caratteristiche del filosofo greco, mentre la commedia e la tragedia sono state le arti drammatiche della filosofia del sapere. Il parlare, un ricorso per arrivare non alla verità, ma al sapere. In questo senso Bettetini riconosce la menzogna come un fenomeno che "diventa così il codice comune tra l'uomo e il dio, che, separati dal resto del mondo grazie ad una fitta caligine, si parlano a faccia a faccia e si riconoscono proprio nell'abilità tecnica di una delle tante arti ad entrambi note, l'arte del mentire" (p. 68).

C'è spazio per un altro tipo di menzogna non dimenticato dall'autrice: la bugia divina. Gli dei greci mentivano e così esercitavano la loro potenza davanti all'astuzia umana. Resta dunque da stabilire se la sostanza divina possieda o no una natura malvagia, tanto da permettere l'esistenza d'idee cattive nella mente dell'uomo. Bettetini, nell'esprimere tale concetto, intende riferirsi a R. Descartes; segnala anche altri due tipi di menzogna: quella che utilizza il principe, nel tardo Medioevo e nel Rinascimento, per mantenere il suo potere, e l'altra bugia, necessaria per sopravvivere. La prima rappresentata nelle opere di Machiavelli e Boccaccio (pp. 78-83), la seconda, caratteristica del "cortigiano" ipocrita (pp. 84-92). L'atteggiamento del "simulare" continua nel tempo, e secoli dopo è criticato da Nietzsche. A tal proposito, Bettetini scrive: "Astuto fu Ulisse ad ingannare perfino gli dei, ma, sembra suggerire Nietszche, ancora più lo furono coloro che credettero ai racconti di Omero, alle peripezie del figlio di Laerte, all'esistenza di dei che, come si disse che affermava Talete, il primo fra tutti i filosofi a noi noti, "sono da per tutto" (p. 95).

Il quarto capitolo è dedicato alle cosiddette verità e bugie storiche, tra le quali la verità e la bugia giuridica. L'autrice cita l'opera di Umberto Eco intitolata La forza del falso contenuta nella raccolta Serendipities (p. 111). Certamente vale la pena mettere in risalto quest'interrogativo: deve l'umanità fermarsi di fronte al dubbio o all'insicurezza imposti dalle limitazioni del pensiero storico? Come risposta a quest'interrogativo, l'autrice ci parla dei "graziosi falsi" che, senza volerlo, hanno fatto storia: "Si pone inoltre un grave problema: è possibile a posteriori dichiarare falsa la credenza che ha spinto Cristoforo Colombo sulla rotta delle Americhe, ma al momento?" (p. 112). La forza d'una bugia non voluta ci conduce a volte all'insospettata verità, anche la sincerità esagerata può sopportare la menzogna nascosta fra le facce dei politici: Hitler, Mussolini, e tanti altri che hanno abilmente ricoperto la bugia storica con una piccola parte di realtà (pp. 123-127).

Resta, per ultimo, l'inganno poetico,"il dolce" inganno dove le parole raggiungono il regno della divinità: "L'anima si lasci andare allo sconvolgimento, alla gioia, al dolore e alla compassione, alle emozioni provocate dalla poesia: ne godrà e ne trarrà giovamento" (p. 133). A tal proposito, l'autrice segnala l'affermazione di Gorgia di Lentini, per il quale " più saggio è una capacità di discernimento del vero e del falso, che gli è comunque preclusa" (p. 133).

Ci troviamo dunque di fronte ad una problematica fondamentale nell'incontro della verità con la poesia: la metafora è il trascorso dalla realtà storica ad un'altra dimensione, il mondo immaginario, vissuto attraverso lo specchio "morbido come nebbia di Alice" (p. 135). Ecco l'arte, non tanto terapeutica quanto considerava Aristotele, ma, come dice Bettetini in quest'ultimo capitolo, intesa come sistema di regole date accuratamente dall'artista. Ecco la menzogna letteraria, sviluppata attraverso la vita di un personaggio irreale, che "ha determinate caratteristiche, ma le ha nei limiti di un contesto finito, che ammette interpretazioni idealmente infinite" (p. 136). L'autrice segnala anche le opere di G. Manganelli La letteratura come menzogna, e di E. Garronni Osservazioni sul mentire e altre conferenze (pp. 136-137). Lecita è quindi la menzogna artistica, poiché: "L'arte, la ver'arte, non copia la vita: la ispira" (p. 139).

Una riflessione su Breve storia della bugia di Maria Bettetini è tutto ciò che ci resta da fare. Sia benvenuta tra le opere che fanno riconquistare la liricità alle cose purtroppo dimenticate dai protagonisti della vita, uomini e donne che percorrono la storia sulla fragile schiena delle parole.

Indice

Prefazione
1. La bugia: cos'è, come si dice, perché si dice: La bugia: premesse; Chi dice le bugie?; Platone e Aristotele; Definizioni e classificazioni; Da Agostino all'Occidente tutto; La bugia è definita; Riserve mentali; Bisogna essere almeno in due; La bugia impossibile, perché inutile; Bisogna andare d'accordo; Le condizioni ideali; Padri e figli della menzogna
2. La bugia proibita: Povero burattino; La menzogna: violenza sociale e oltraggio a Dio; Sinceri nella vita e nelle parole; Non tutte le bugie sono gravissime; La menzogna è salvata; Dal moltiplicarsi delle intenzioni; Altri nemici delle bugie; Il rigore di Kant; Difesa legittima?
3. Elogio della bugia: Popoli di mentitori; Parole per giocare; L'arte della menzogna; Mentono gli dei?; Mentono gli spiriti; Bugia e sacrilegio; Menzogna e follia; Il privilegio del principe; Bugie per sopravvivere; Bugie per saper vivere; Onesto è dissimulare; Menzogna e verità fuori dalla morale; White lais, le "bugie pietose "; Dottore, mi dica la verità
4. Le bugie che hanno fatto la storia e le verità che hanno ingannato: Mentire per legge; Controllare la menzogna; La patente: ciò che è detto molte volte diventa vero; La forza del falso; Falsi d'autore; Quando il falso costruisce il diritto: la fictio iuris; Ancora storia e menzogne; La forza del vero; La forza dell'ipotesi: le bugie della scienza
5. La bugia che diverte: ; Divini e dolcissimi inganni; Si sa, è finito; Però bisogna essere tutti d'accordo; Quando il finito rende migliore il vero; Quando si fa finta di dire il vero; Bugiardi e protagonisti; Lelio e Arlecchino; Amleto e Dylan Dog
Bibliografia

L'autrice

Maria Bettetini insegna Storia della Filosofia Medievale all'università Ca'Foscari di Venezia, città nella qual è ricercatrice dal 1996. Svolse il dottorato in Filosofia ad Oxford e Monaco di Baviera con la tesi intitolata "I nomi dell'unità: misura, numero e peso nelle opere di Agostino d'Ippona". Studiosa dell'opera agostiniana ha pubblicato diverse traduzioni in merito, tra le quale: "Ordine, musica e bellezza" (Rusconi, Milano, 1992), "Il maestro e la parola" (Rusconi, Milano, 1993); così come ha curato l'edizione di Confessioni (Torino, 2000). Autrice dei saggi "La misura delle cose. Struttura e modelli dell'universo secondo Agostino d'Ippona" (Rusconi, Milano, 1994) e "La città celeste: i primi mille anni" (Milano, 1999).



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