Bettetini, Maria, Breve Storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio
Milano, Raffaello Cortina, 2001, pp. 157, Euro 11,36, ISBN 88-7078-
697-8
Indice -
L'autrice
Breve storia della bugia è un’opera ricca nell’argomentare
il come definire la menzogna, ed anche un invito al riflettere sulla tematica
della verità. Non si parte dalla tradizionale ottica gnoseologica,
nemmeno dalla sinuosità di una teoria incastrata in un rigido concettualismo,
tutto il contrario. Quest'opera è una presa di coscienza della
vita reale, ed il racconto, attraverso il pensiero filosofico e letterario,
della storia di una problematica tanto profana quanto divina: la menzogna.
Tutti mentiamo per natura? Non sempre è così, a volte lo
facciamo solamente per la necessità di metterci d'accordo con il
prossimo. Nel primo capitolo l'autrice considera la bugia, non come oggetto
delle problematiche sia gnoseologiche che ontologiche, ma come condizione
etica dell'individuo di fronte alla sua libertà: "la bugia
appare come un atto della volontà di un soggetto libero" (p. 4).
La necessità di cominciare dall'ottica etica per avvicinarci ad
una classificazione della bugia, porta Bettetini a riflettere sulla filosofia
aristotelica, nella quale individua le fondamenta della problematica in
questione: "pur non dando definizioni della menzogna in sé, Aristotele
non dubita nel considerarla come un "atto" compiuto da un uomo
che decide se essere veritiero o bugiardo nelle parole o nel comportamento"
(p. 6). L'autrice, così, considera la posizione aristotelica
come punto di partenza consolidato nel riflettere filosofico intorno alla
definizione della bugia. Un'altra considerazione dell'autrice rispetto
alla filosofia aristotelica, la troviamo sempre nel primo capitolo: "La
bugia si presenta alla mente del retore africano sotto un duplice punto
di vista, etico ed ermeneutico: ciascuno rimanda all'altro, poiché
per comprendere il giudizio etico è necessario interpretare correttamente
le Scritture, e d'altra parte per poter interpretare correttamente le
Scritture occorre avere dei riferimenti, anche di ordine etico, al di
fuori di ciò che è semplicemente denotato dal testo scritto"
(p. 9).
Bettetini presenta, attraverso la letteratura, alcuni esempi di come
il nostro atteggiamento morale possa essere influenzato dal modo con il
quale affrontiamo il rapporto tra bugia e verità. L'accettazione
delle cosiddette "riserve mentali" è un esempio: "escamotage
secentesco che consentiva di affermare il falso, sapendolo falso, ma avendo
in mente un significato di quanto detto (con le parole o con i gesti)
differente e veritiero" (p. 17). Ora siamo pronti ad affrontare
un'altra questione vincolata alla definizione di bugia: "Dopo la definizione
di bugia si chiarisce quale dovrebbe essere la condizione necessaria per
il suo fiorire: è necessario un accordo previo proprio sulla verità"
(p. 20). Questa "condizione necessaria", secondo l'autrice, è
"l'accordo su ciò che deve essere definito "vero", o
se dire altro e quindi mentire" (p. 20). In tal modo, concentriamo
l'attenzione sul paragone fra il male inteso come categoria etico-escatologica
(rappresentato nel simbolo del serpente) e l'intenzione nascosta dietro
la bugia, paragone che Bettetini ci offre con gli esempi dati nell'opera
di Shakespeare e nella Genesi: "Il procedere di Iago non è
che un'emulazione dell'astuto agire del serpente, sotto le cui sembianze
si nasconde il nemico di Dio, Satana" (p. 31).
La lettura del secondo capitolo ci permette di considerare la bugia come
stereotipo o come mito. Come stereotipo, la bugia può essere rivelata
dalla libertà naturale dell'individuo come scelta di fronte alla
sopravvivenza morale e fisica; come mito, dall'intenzione dell'uomo di
voler eliminare tutto ciò che lo sconvolge emotivamente. L'autrice
arriva a queste conclusioni attraverso un'analisi storica del pensiero
cristiano. Bettetini esamina il pensiero ebraico nelle Scritture, soffermandosi
sul Nuovo Testamento, nel quale si dice che le parole non debbano offendere
la verità di Dio. Rispetto al segreto "sacramentale"
Bettetini scrive: "Si aprono problematiche infinite e irrisolte:
non è difficile comprendere ed accettare il segreto "sacramentale",
che impone al confessore la morte piuttosto che la rivelazione del peccato
di cui ha ascoltato la confessione" (p. 43). L'autrice nuovamente
richiama il pensiero agostiniano come era inteso nel Medioevo, arrivando
alla conclusione che tale filosofia sia stata interpretata, modificandola.
Bettetini individua una di queste interpretazioni nella considerazione
di Raimondo di Peñafort, il quale suggerisce tre modi per evitare
la menzogna nel rispondere ad una domanda: il silenzio, la risposta "fuori
tema" e l'uso di termini equivoci. D'altra parte, ci sono altri elementi
che nel Medioevo arricchiscono le riflessioni sulla menzogna, ad esempio
la bugia "scherzosa" e "lo spergiuro", fattori che,
secondo l'autrice, appartengono al mondo dell'intenzionalità nel
comunicare dei medievali. Tuttavia, il rigore della teologia è
rotto dalla poesia medievale, la quale accetta la possibilità che
Dio rispetti l'astuzia ed il libero amore. Bettetini offre come esempio
la storia d'Isotta, la quale: "commette peccati e crimini, ma Dio,
che sembra più un deux ex machina che il Dio dei teologi
suoi contemporanei cancella ogni traccia di misfatto" (p. 52).
L'analisi della concezione poetica e della classificazione della menzogna
continua quando l'autrice offre le sue considerazioni sull'epoca moderna.
Si riferisce ai più noti autori moderni "nemici" della
bugia, tra i quali Ugo Grozio, che come Montaigne definisce la bugia:
"come inammissibile perché è in conflitto con un diritto
altrui e quindi lede un principio di giustizia" (p. 53), oppure
Jonathan Swift e i suoi Houyhnhnms (i cavalli intelligenti de I viaggi
di Gulliver), i quali classificano "la menzogna inutile e quindi,
paradossalmente, impossibile" (p. 23). L'autrice, infine, individua
in Kant il più rigoroso nemico della menzogna (p. 57), e in
Shopenhauer il primo ad affermare che la bugia possa essere considerata
legitima difesa (p. 59).
L'essere bugiardo è, quindi, conseguenza del modo di vivere? Siamo
come viviamo, come agiamo? L'autrice, a proposito di queste domande, scrive
nel terzo capitolo che i Greci "riconoscevano il primato della menzogna,
al loro interno, agli abitanti di Creta, definiti da Epimenide di Cnosso
già nel VII secolo avanti Cristo "cretesi sempre mentitori,
bestie malvagie, ventri oziosi". Forse perché erano di professione
pirati e mercenari, forse perché Ulisse, creando una sorta di antenato
del paradosso del mentitore, mente affermando più volte di essere
nato a Creta " (p. 64). Gli dei greci mentivano non solo con le parole:
"Vi sono civiltà dove non sono le parole a fare la storia, ma i
gesti; e non sono le parole a garantire la verità, ma altro genere
di segni" (p. 65). L'ironia e la sapienza sono state le principali
caratteristiche del filosofo greco, mentre la commedia e la tragedia sono
state le arti drammatiche della filosofia del sapere. Il parlare, un ricorso
per arrivare non alla verità, ma al sapere. In questo senso Bettetini
riconosce la menzogna come un fenomeno che "diventa così il
codice comune tra l'uomo e il dio, che, separati dal resto del mondo grazie
ad una fitta caligine, si parlano a faccia a faccia e si riconoscono proprio
nell'abilità tecnica di una delle tante arti ad entrambi note,
l'arte del mentire" (p. 68).
C'è spazio per un altro tipo di menzogna non dimenticato dall'autrice:
la bugia divina. Gli dei greci mentivano e così esercitavano la
loro potenza davanti all'astuzia umana. Resta dunque da stabilire se la
sostanza divina possieda o no una natura malvagia, tanto da permettere
l'esistenza d'idee cattive nella mente dell'uomo. Bettetini, nell'esprimere
tale concetto, intende riferirsi a R. Descartes; segnala anche altri due
tipi di menzogna: quella che utilizza il principe, nel tardo Medioevo
e nel Rinascimento, per mantenere il suo potere, e l'altra bugia, necessaria
per sopravvivere. La prima rappresentata nelle opere di Machiavelli e
Boccaccio (pp. 78-83), la seconda, caratteristica del "cortigiano"
ipocrita (pp. 84-92). L'atteggiamento del "simulare" continua
nel tempo, e secoli dopo è criticato da Nietzsche. A tal proposito,
Bettetini scrive: "Astuto fu Ulisse ad ingannare perfino gli dei, ma,
sembra suggerire Nietszche, ancora più lo furono coloro che credettero
ai racconti di Omero, alle peripezie del figlio di Laerte, all'esistenza
di dei che, come si disse che affermava Talete, il primo fra tutti i filosofi
a noi noti, "sono da per tutto" (p. 95).
Il quarto capitolo è dedicato alle cosiddette verità e
bugie storiche, tra le quali la verità e la bugia giuridica. L'autrice
cita l'opera di Umberto Eco intitolata La forza del falso contenuta
nella raccolta Serendipities (p. 111). Certamente vale la
pena mettere in risalto quest'interrogativo: deve l'umanità fermarsi
di fronte al dubbio o all'insicurezza imposti dalle limitazioni del pensiero
storico? Come risposta a quest'interrogativo, l'autrice ci parla dei "graziosi
falsi" che, senza volerlo, hanno fatto storia: "Si pone inoltre un
grave problema: è possibile a posteriori dichiarare falsa
la credenza che ha spinto Cristoforo Colombo sulla rotta delle Americhe,
ma al momento?" (p. 112). La forza d'una bugia non voluta ci conduce
a volte all'insospettata verità, anche la sincerità esagerata
può sopportare la menzogna nascosta fra le facce dei politici:
Hitler, Mussolini, e tanti altri che hanno abilmente ricoperto la bugia
storica con una piccola parte di realtà (pp. 123-127).
Resta, per ultimo, l'inganno poetico,"il dolce" inganno dove
le parole raggiungono il regno della divinità: "L'anima si lasci
andare allo sconvolgimento, alla gioia, al dolore e alla compassione,
alle emozioni provocate dalla poesia: ne godrà e ne trarrà
giovamento" (p. 133). A tal proposito, l'autrice segnala l'affermazione
di Gorgia di Lentini, per il quale " più saggio è
una capacità di discernimento del vero e del falso, che gli è
comunque preclusa" (p. 133).
Ci troviamo dunque di fronte ad una problematica fondamentale nell'incontro
della verità con la poesia: la metafora è il trascorso dalla
realtà storica ad un'altra dimensione, il mondo immaginario, vissuto
attraverso lo specchio "morbido come nebbia di Alice" (p. 135).
Ecco l'arte, non tanto terapeutica quanto considerava Aristotele, ma,
come dice Bettetini in quest'ultimo capitolo, intesa come sistema di regole
date accuratamente dall'artista. Ecco la menzogna letteraria, sviluppata
attraverso la vita di un personaggio irreale, che "ha determinate caratteristiche,
ma le ha nei limiti di un contesto finito, che ammette interpretazioni
idealmente infinite" (p. 136). L'autrice segnala anche le opere di
G. Manganelli La letteratura come menzogna, e di E. Garronni Osservazioni
sul mentire e altre conferenze (pp. 136-137). Lecita è
quindi la menzogna artistica, poiché: "L'arte, la ver'arte, non
copia la vita: la ispira" (p. 139).
Una riflessione su Breve storia della bugia di Maria Bettetini
è tutto ciò che ci resta da fare. Sia benvenuta tra le opere
che fanno riconquistare la liricità alle cose purtroppo dimenticate
dai protagonisti della vita, uomini e donne che percorrono la storia sulla
fragile schiena delle parole.
Indice
Prefazione
1. La bugia: cos'è, come si dice, perché si dice:
La bugia: premesse; Chi dice le bugie?; Platone e Aristotele;
Definizioni e classificazioni; Da Agostino all'Occidente tutto; La bugia
è definita; Riserve mentali; Bisogna essere almeno in due; La bugia
impossibile, perché inutile; Bisogna andare d'accordo; Le condizioni
ideali; Padri e figli della menzogna
2. La bugia proibita: Povero burattino; La menzogna: violenza
sociale e oltraggio a Dio; Sinceri nella vita e nelle parole; Non tutte
le bugie sono gravissime; La menzogna è salvata; Dal moltiplicarsi
delle intenzioni; Altri nemici delle bugie; Il rigore di Kant; Difesa
legittima?
3. Elogio della bugia: Popoli di mentitori; Parole per
giocare; L'arte della menzogna; Mentono gli dei?; Mentono gli spiriti;
Bugia e sacrilegio; Menzogna e follia; Il privilegio del principe; Bugie
per sopravvivere; Bugie per saper vivere; Onesto è dissimulare;
Menzogna e verità fuori dalla morale; White lais, le "bugie
pietose "; Dottore, mi dica la verità
4. Le bugie che hanno fatto la storia e le verità che hanno
ingannato: Mentire per legge; Controllare la menzogna; La patente:
ciò che è detto molte volte diventa vero; La forza del falso;
Falsi d'autore; Quando il falso costruisce il diritto: la fictio iuris;
Ancora storia e menzogne; La forza del vero; La forza dell'ipotesi: le
bugie della scienza
5. La bugia che diverte: ; Divini e dolcissimi inganni;
Si sa, è finito; Però bisogna essere tutti d'accordo; Quando
il finito rende migliore il vero; Quando si fa finta di dire il vero;
Bugiardi e protagonisti; Lelio e Arlecchino; Amleto e Dylan Dog
Bibliografia
L'autrice
Maria Bettetini insegna Storia della Filosofia Medievale all'università
Ca'Foscari di Venezia, città nella qual è ricercatrice dal
1996. Svolse il dottorato in Filosofia ad Oxford e Monaco di Baviera con
la tesi intitolata "I nomi dell'unità: misura, numero e peso
nelle opere di Agostino d'Ippona". Studiosa dell'opera agostiniana
ha pubblicato diverse traduzioni in merito, tra le quale: "Ordine,
musica e bellezza" (Rusconi, Milano, 1992), "Il maestro e la
parola" (Rusconi, Milano, 1993); così come ha curato l'edizione
di Confessioni (Torino, 2000). Autrice dei saggi "La misura delle
cose. Struttura e modelli dell'universo secondo Agostino d'Ippona"
(Rusconi, Milano, 1994) e "La città celeste: i primi mille
anni" (Milano, 1999).
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